La Vera Faccia di Che Guevara

Girovagando su Internet ho scoperto un sito molto interessante, e come tutti voi miei lettori (2) sapete, non posso rimanere nell’indefferenza e non parlare….
soprattutto quando si parla della VERITà, la cosa + rara di questo ipocrito mondo…
 
Allora prima di tutto vi d’ho l’indirizzo dal quale ho tratto la storia sottostante, nel caso crediate che sia inventata….
è un sito che parla del vero Comunismo, e è descritto da chi l’ha vissuto veramente, da cubani infatti, non da italiani stupidotti che mai l’hanno visto di persona.
 
 
 La storia sarebbe + lunga ma io vi metto le parti + interessanti, non crediate che sia una specie di censura…
La Storia al completo la trovate sul sito ufficiale.
 
[…]
 
Il guerrigliero argentino odiava gli omosessuali e li ha perseguitati in ogni modo possibile a Cuba e ora è diventato, dopo essere stato l’eroe del maggio francese, il martire dell’orgoglio gay. Curioso. Il personaggio più omofobico che hanno partorito le rivoluzioni del Novecento ha finito per essere adorato da questo pubblico consumatore di fanatismi di sinistra.

Propongo un esempio apparso su "El Nuevo Herald digital" il 28 dicembre 1997, che ci spiega come assassinava il Che. Il suo autore è Pierre San Martin.  

"Erano gli ultimi giorni del 1959. In quella cella fredda e scura sedici prigionieri dormivano per terra e noi altri sedici rimanevamo in piedi per permettere loro di sdraiarsi, ma questo non ci preoccupava, l’unico nostro pensiero era che eravamo vivi e questo era l’importante. Vivevamo ora per ora, minuto per minuto, secondo per secondo senza sapere cosa sarebbe successo l’attimo seguente.  

Un’ora prima del cambio della guardia sentimmo la porta di ferro aprirsi e lanciarono una persona nella già affollata cella. Con l’oscurità non potemmo renderci conto che era un ragazzino di dodici, massimo quattordici anni.  

– E tu perché sei qui?- chiedemmo quasi all’unisono.

– Perché ho provato a difendere mio padre, ma l’hanno fucilato ugualmente, quei figli di puttana.- ci rispose, guardandoci con la faccia ferita e insanguinata.  

Ci guardammo per cercare una risposta consolatrice per il ragazzo, ma non la trovammo. Avevamo già tanti problemi… Erano già due o tre giorni che non si fucilava e cominciavamo a sperare che quell’incubo fosse finito. Le fucilazioni sono impietose, ti tolgono la vita quando più la necessiti per te e per i tuoi cari, senza ascoltare i tuoi desideri di vita.  

La nostra allegria durò poco. La porta si aprì di nuovo e chiamarono dieci di noi, compreso il ragazzo. Non li avremmo più rivisti. Come si poteva togliere la vita a un ragazzino in quella maniera? O forse ci sbagliavamo, forse stavano per liberarci? Vicino al muro dove si fucilava, con le mani sui fianchi, camminava l’abominevole Che Guevara.  

Diede l’ordine di portare per primo il ragazzo e gli ordinò di inginocchiarsi. Tutti gli gridammo di non fare quel crimine e ci offrimmo al posto del condannato. Il ragazzo disubbidì, con un coraggio indescrivibile rispose all’infame figuro:

– Se mi devi uccidere devi farlo come si fa con gli uomini, in piedi, e non in ginocchio come i vigliacchi.

Andandogli dietro, il Che ribatté: – Vedo che sei un giovane valoroso…

Sfoderò la pistola e gli sparò un colpo alla nuca che quasi gli tagliò il collo.  

Tutti gridammo: "Assassini, vigliacchi, miserabili" e molto altro. Si girò verso la finestrella da cui provenivano le grida e svuotò il caricatore. Non so quanti ne uccise e ferì.

Ci rendemmo conto di questo incubo, dal quale non potremo mai svegliarci, dopo un po’, nell’ospedale Calixto García, dove ci avevano portati feriti. Capimmo dopo non so quanto tempo che la nostra unica salvezza era la fuga, la nostra unica speranza di sopravvivere".

Cito integralmente questa testimonianza perché la comunità gay, con la quale mi identifico e con la quale solidarizzo, si renda conto che esibire l’immagine del Che come moda costituisce un insulto per molte delle sue vittime, fra le quali grandi scrittori gay cubani, per esempio Virgilio Piñeira e Reinaldo Arenas.

Senza contare i bambini che sono cresciuti traumatizzati dalla famosa frase: "Saremo come il Che". Vale a dire, guerriglieri e terroristi.

 

à bientôt,

 * scrittrice cubana esiliata a Parigi.

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5 Comments

  1. Bene, bisogna informare la gente, soprattutto gli stupidi con magliette, cappellini, fasce e chi più ne ha più ne metta di questo assassino.
    Non capisco come si possa adorare così un vero e proprio terrorista!!
    Indossare una maglietta del Che è come indossare una maglietta con Bin Laden!!
    Di fronte a queste cose rimango allibito…mah…

  2. Bene bene questo non lo sapevo. l\’ho sempre odiato quell\’essere è per questo lo odierò sempre di più, doveva essere ucciso sul nascere come tutti i comunisti, i rivoluzionari etc, quelli che hanno un libero pensiero che vogliono cambiare il mondo facendolo diventare un immensa CAOS!!!!!!!! dico di tuti i pacifisti,gay,aspiranti tali,Travestiti, politcanti di ogni genere. tutti questi dovrebberò essere messi al MURO! o meglio impiccati davanti alla folla  (scusami Cesare beccaria ma la pena di morte quando ci vuole ci vuole)
    per essere di esempio per tutti come fecero per Mussolini!!!!!!! quei bastardi comu-gay-paci-libertari!

  3. se lo legge il lizzi… sei fregato!!! cmq ricordati di me… e ricordati a venezia… chi è stata quell\’essere a mangiare quella sera con te in quella specie di pizzeria??? l\’hot dog ti ricordi? ma quanto era grosso?hihihihi….kiss

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