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Quando il giornalismo diventa pornografia

Abbiamo un giornalismo che ci parla dei problemi, ma non ci spiega chi ce li causa.

Un giornalismo che fa audience sul mostrare in diretta poveri che si lamentano, ma che non offre soluzioni per togliere quei poveri dalla strada.

Un giornalismo che crea studi televisivi con questo sciacallaggio come tema principale, ad esempio “Dalla vostra parte” di Del Debbio.

Ebbene, è per me importante informarvi che questo genere di giornalismo nella lingua anglosassone ha un termine tecnico per essere indicato, ovvero “poverty porn”, ovvero “povertà pornografica”, perché, se ci pensate un attimo, questo è.

Immagini che provocano un eccitamento di emozioni del pubblico, che termina in un becero onanismo anti-stress di orgasmici “prima o poi scoppia una rivoluzione” e “ma perché nessuno mette una bomba in parlamento?”.

Vi ho voluto portare la conoscenza di questo concetto perché noi dobbiamo opporci a questo tipo di informazione, dobbiamo opporci al poverty porn e chiedere un informazione giusta di notizie realmente importanti, con giornalisti della professionalità di Paolo Barnard.

Dobbiamo volere un giornalismo vero, privo di minchiate di nessuna importanza, che servono solo a distrarre il popolo mentre il Potere compie tranquillamente le sue malefatte.

Il porno lasciamolo ai siti per adulti, torniamo a chiedere vera informazione.

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