Abiura e Critica ai Nerd

Come canta il mitico e geniale CapaRezza nella celebre canzone sui videogiochi “… fino all’Abiura di Me” scrivo questo articolo esortato da un dubbio che ormai mi torna in testa da un po’ di tempo.

Il campo riguarda, per l’esattezza, i videogiochi, ma non solo: fumetti, fandom, film, e tutto quello che riguarda una categoria di persone, i cosiddetti: Nerd.

O Geek.

O Otaku.

O in molti altri modi, ma questi sono i più usati.

Ho intitolato l’articolo “Abiura” perché nell’adolescenza anche io sono stato un nerd, cioè mi sono definito tale, e ero anche uno di quelli convinti. Ma ora sto iniziando a vedere il mondo in modo molto diverso.

Rinnego le mie passioni? Assolutamente no.
Rinnego un orgoglio per qualcosa che, infondo, di orgoglio ne merita poco? Assolutamente sì.

Definirsi “Nerd” al giorno d’oggi, soprattutto dopo l’abuso e stupro della parola che ne è stato fatto, è davvero qualcosa di cui vantarsi?

La parola Nerd nasce nella metà negli anni ’60, per indicare, secondo alcuni, i knurd (“drunk”, cioè ubriaco, al contrario) cioè gli individui che non bevono alle feste. Secondo un’altra versione nasce per indicare quelli che portavano la maglietta con la scritta N.E.R.D., cioè scienziati che lavoravano al Northern Electric Research and Development, che erano soliti indossare il pocket protector, l’astuccio da tasca diventato icona emblematica per la figura del nerd.

Come dico sempre, l’uomo ha bisogno di creare categorie, ma ciò non significa che questo procedimento sia una cosa giusta e positiva.

Ho intitolato questo articolo anche “Critica”, perché una critica è proprio quella che voglio fare.

I primi dubbi mi sono venuti dopo aver visto che la parola Nerd, oggi, è molto più vicina come sinonimo di “Fanatismo” che a quello di “Intelligenza”. Moltissimi Nerd che ho avuto modo di conoscere e vedere, come quelli che spopolano su siti come Lega Nerd, non sono affatto intelligenti, ma fanatici. Non sono intelligenti né sul piano scolastico, né su quello di interazioni sociali. Che non vuol dire che siano timidi, al contrario. Paventano una finta estroversione e un finto coraggio, ma solo da dietro uno schermo. Sono leoni da tastiera che si credono Divinità, magari perché abilissimi nei videogiochi o dotati di una grandissima cultura personale basata sul copia-incolla da Wikipedia, che li rende nulla di più che cinici e fanatici delle loro idee indiscusse. Incapaci al confronto reale si crogiolano nel mondo che si sono creati nella loro mente circoscritta.

Come dice Hayao Miyazaki, Dio indiscusso dei nerd giapponesi, gli otaku,  “Non passano tempo guardando gente reale e sono umani che non sopportano di avere a che fare con gli altri umani”. Miyazaki accusa gli “otaku” di aver rovinato l’industria degli anime e di averlo indotto al ritiro. Ha spiegato che le persone animate non possono essere create da chi non passa molto tempo osservando gli altri, cosa che non fanno gli otaku per definizione i quali, a detta del regista, infestano il business degli anime. (fonte)

 

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