BERLUSCONI GOLDSTEIN ITALIANO

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In 1984 di George Orwell c’è un importante quanto impopolare personaggio famoso chiamato Emmanuel Goldstein.

E’ un politico odiato dalla nazione, a cui è dedicato giornalmente un momento della giornata chiamato “2 minuti d’odio”.

In questi 2 minuti il popolo del romanzo impreca contro il suddetto visualizzato attraverso uno schermo, il quale è accusato di tutti i disastri che ha colpito la nazione degli ultimi anni.

Berlusconi è l’esatta stessa cosa. Un capro espiatorio a cui sono attribuiti non 2 minuti, bensì 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 di odio, da 20 anni a questa parte.

Berlusconi è stato accusato di tutto. Quando oggi vediamo l’economia andare male, c’è sempre qualche genio che se ne esce con “eh, è colpa di 20 anni di Berlusconi”. Berlusconi continua ad essere un Male anche di potere in mano glien’è rimasto ben poco.

In realtà Berlusconi è stata la cosa più di sinistra che ci sia stata negli ultimi vent’anni. Ora vi spiego perché:

1) Pochi sanno che Berlusconi fu l’unico a tentare in sede UE una mossa che non solo aveva senso, ma che era ‘di sinistra’, quando fra il 2001 e il 2006 cercò l’adozione di una misura che escludesse dal calcolo del deficit pubblico le spese per le strade, infrastrutture, computer per le scuole, ecc. Come dire a Bruxelles “penalizzateci se spendiamo troppo per il superfluo, ma non per l’essenziale”. E chi fu che insorse come lupi contro l’idea? Il centrosinistra (per conto della Germania). La stessa formazione nelle cui fila primeggiano portabandieri italiani sia della UE, che dell’Unione Monetaria.

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Se vediamo il grafico dei bilanci settoriali dell’Italia i maggiori surplus di bilancio del settore privato si sono avuti negli anni di governo del PDL (2001-05 e 2007-11), mentre nei governi Prodi (‘96-’98 e 2005-‘07), d’Alema (’98-2000), Amato (2000-’01) e Monti (2011-’13) i surplus del settore privato sono stati ridotti, ovvero sono stati uccisi i risparmi dei cittadini, deflazionati gli stipendi, fatte fallire le imprese, tagliate sanità, assistenza, istruzione e tutte le altre porcate rientranti sotto l’egida del pareggio di bilancio del settore governativo.

Acquisendo consapevolezza dell’anarchia criminale nella quale ci sta facendo piombare l’euro, acquisiscono anche senso le dichiarazioni fatte da Berlusconi durante il 2012, ovvero la proposta di nazionalizzare l’euro per l’italia (ovvero fare in modo che il governo italiano possa emettere euro come fosse una valuta nazionale) e la promessa di aprire un inchiesta sul colpo di stato finanziario di Monti nel novembre 2011.

3) Chiedevi perché Berlusconi è statato bollato dal Wall Street Journal nel 2008 come “un nemico del Libero Mercato, non un Liberista economico disposto a fare ciò che è  necessario”. E chiedetevi perché il Times di Londra arrivi a scrivere un editoriale dove chiama il capo di governo di un Paese europeo “clown” e  “buffone sciovinista”. Vi rispondo io:

4) Berlusconi entrò sulla scena politica come il tipico Liberista economico (Liberal Economics), colui cioè che invoca privatizzazioni a raffica, tagli fiscali ai ricchi, botte ai sindacati, flessibilità ultras per i lavoratori, riduzione del ruolo del governo, deregulation selvaggia, socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti. Nelle Corporate Boards della City di Londra come a Bruxelles fu un giubilo unico. Era il 1994, Tangentopoli aveva appena eliminato quella fastidiosa classe politica così statalista, popolana, centralista, che non piaceva affatto alla classe dei neoliberisti rampanti di Londra e Washington. L’ipotesi che Tangentopoli sia stata teleguidata dall’esterno proprio per far strada alla Liberal Economics sul modello Thatcher/Reagan, non è cospirazionismo da Internet. Torniamo al ’94. Dopo pochi mesi fu chiaro che l’uomo di Arcore era tutto meno che un purista del mercato. Prima cosa, nella sua compagine di governo troneggiavano (ancora oggi) partiti simil-nazionalisti con legami molto radicati con le classi medio-basse, e avversi al concetto di leadership finanziaria sovranazionale incontrastata. Secondo, e ancor più cruciale, Berlusconi non dava segno di voler trasformare la ricca Italia in una trincea del capitalismo speculativo d’assalto, col minor numero di regole possibili, e paradiso degli investitori selvaggi. E mai lo ha fatto. L’Italia dei tre mandati del Cavaliere rimane ancora oggi un Paese tradizionalista nel Capitale, nelle banche, zeppo di zavorre statali, poco profittevole (questo fra parentesi ci ha salvato dal crack finanziario USA, ma agli investitori frega nulla di noi cittadini e dei nostri risparmi, nda). L’ipotesi è dunque che nella stanza dei bottoni i famelici Padroni del Vapore si siano spazientiti dopo anni di frustrazione dei loro piani per l’Italia, ergo l’attacco del Times. Vediamo i fatti.

Siamo nel 2004, la prestigiosa e influente fondazione di destra neoliberale Stockholm Network di Londra pubblica un rapportodove si legge “Alberto Mingardi e Carlo Stagnaro(due teorici ultra Liberisti italiani, nda) sono delusi dalla differenza fra la retorica delLiberoMercato di Silvio Berlusconi e la sua reale capacità di fornirele tangibili riforme dell’ostinataburocrazia statale italiana” (1). Parole che trovano eco su decine di pubblicazioni della destra economica europea, sigle troppo oscure per questo contesto, ma tutte improntate a un senso di delusione verso le politiche economiche di Silvio. Passano due anni e il noto Economist (che non è quel bastione di progressismo che alcuni sciocchi qui pensano, nda) scrive: “L’Italia necessita urgentemente di riforme radicali, ma la coalizione di Berlusconi, che in  teoria doveva essere dedita al Liberismo economico, ha fatto quasi nulla nei suoi 5 anni al governo” (2). Da notare che siamo nel 2006, a poco dall’avvento del governo Prodi, che riceverà in quegli anni il plauso di una ridda di fanatici del Libero Mercato, come il Fondo Monetario Internazionale, e il motivo c’è: Prodi alla Commissione Europea fu uno dei falchi del Liberismo economico, e nella stanza dei bottoni sapevano bene a quel punto che per ottenere le radicali riforme del lavoro e della finanza, in Italia era sui dalemiani che bisognava puntare, visti i tentennamenti di Silvio. Dopo pochi giorni esce il tedesco Der Spiegel: “L’amministrazione Berlusconi non ha mai mantenuto le promesse di taglio alle tasse, ulterioriprivatizzazioni, e riforme strutturali necessarie per aumentare la competitività e privare le burocrazie del potere”. (3)

Dopo pochissimo dall’elezione di Prodi, l’università di Harvard negli USA indice un seminario ultra neoliberal sull’economia italiana, presente anche Gianfranco Pasquino (ops!). Nella pubblicazione degli atti si leggono le parole di Alberto Alesina, professore ‘Nathaniel Ropes’ di politica economica nel prestigioso ateneo, che dopo aver ricordato i compiti futuri del bravo Prodi, dice: “L’Italia ha problemi gravissimi, ha bisogno di una iniezione di libero mercato con riforme economiche neoliberali… fra cui ridurre le tasse, tagli all’impiego pubblico e alle pensioni, rafforzare il settore dei servizi, e rendere più facili i licenziamenti”. (4) Cioè una pessima pagella, a suo dire, dei precedenti anni di Berlusconi, che anche l’Economist continuava  a definire “assai scarsi di riforme delle insostenibili pensioni e dell’inflessibile (sic) mercato del lavoro”, da parte di un leader “mai veramente interessato alle riforme” (5). Il fuoco di sbarramento contro il‘disobbediente’ Cavaliere è a questo punto massiccio. Le bordate arrivano anche dagli USA, e proprio guarda caso allo scadere del breve mandato Prodi. Il Wall Street Journal, voce dei falchi fra i falchi della finanza di destra, scrive a pochi giorni dalle elezioni del 2008 che “Berlusconi ci ha deluso in economia durante il suo ultimo mandato”. La vicenda Alitalia sta infuriando, cioè, sta infuriando gli investitori esteri assetati di affari sul cadavere della nostra linea aerea, mentre Berlusconi osa ipotizzare una cordata italiana per il salvataggio. Scrive il WSJ: “Berlusconi la scorsa settimana se n’è uscito contro la vendita di Alitalia, e questo è un segnaledi mancanza di dedizione alle riforme”…. “Air France-KLMvolevano garanzie che i sindacati e i politici non bloccassero le dolorose ristrutturazioni (per i lavoratori, nda)” E dopo due righedi plauso per il compiacente Veltroni, il quotidiano dà l’affondo: “Berlusconi aveva promesso tagli alle tasse, riforme del mercato del lavoro e liberalizzazioni, ma ha fallito in tutto… Egli si è rivelato più un nemico corporativo del Libero Mercato che un Liberista economico disposto a fare ciò che è  necessario” (6)

Alitalia non va giù agli investitori internazionali, e infatti non poteva mancare la regina dei loro quotidiani, il Financial Times, che tenta nel settembre del 2008 di mandare un richiamo all’insubordinato Cavaliere, suggerendogli di “… seguire l’esempio della Thatcher, e di sfidare i sindacati a scoprire le carte, così da far scoppiare l’ascesso (sic) di 30 anni di relazioni sindacali italiane irresponsabili e dannose” (7). E ancora: “Nonostante la sua immagine da imprenditore neoliberale, Berlusconi, dicono i critici, si trova a suo agio a fare il dirigista statale, con l’Alitalia in primis. La compagnia viene consegnata a un gruppo italiano e sottratta ai compratori stranieri” (8) E che il Financial Times avesse anch’egli dichiarato una guerra permanente a Berlusconi, anche se con metodi decisamente più ortodossi di quelli del Times, lo dimostra quanto ha scritto poche settimane fa, con toni sprezzanti: “Il suo primo governo nel 1994 non ha combinato nulla. I suoi cinque anni al potere dal 2001 al 2006 sono stati noti per aver fallito di nuovo nell’introdurre in Italia le riforme Liberiste così essenziali al Paese per essere competitivo nell’eurozona” (9).

Ricordo a questo punto, per chi si fosse perso, che questo coro martellante che pronuncia sempre le parole magiche ‘riforme’ e ‘Liberismo’, altro non chiede se non la solita ricettaprecedentemente descritta: privatizzazioni a raffica, tagli fiscali ai ricchi, botte ai sindacati, flessibilità ultras per i lavoratori, riduzione del ruolo del governo, deregulation selvaggia, socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti (come peraltro leggibile nelle dichiarazioni riportate). La ricetta, cioè, che di noi persone e del nostro sangue versato se ne fotte, e che pretende solo una cosa: Unlimited Corporate Profits. Ne è un esempio brillante una delle raccomandazioni del Fondo Monetario Internazionale (leggi il Tesoro USA) fatte all’Italia allo scadere del 2008, altro rimbrotto al Cavaliere. E’ profferta con un linguaggio omeopatico, ma la si può leggere fra le righe: “Gli autori apprezzano in Italia gli sforzi per diminuire la disoccupazione (nota dell’autore: si preoccupano dei nostri senza lavoro?). Gli autori incoraggiano una seconda tornata diriforme del mercato del lavoro, per rafforzare il legame fra redditi e produttività (nda: vale a dire il valore e la qualità di vita della persona misurato unicamente in termini di contributo al profitto altrui). Gli stipendi devono adeguarsi alle differenze regionali (nda: gabbie salariali, su cui il FMI insiste da tempo), il lavoro a tempo indeterminato deve essere più flessibile (nda: già praticamente non più in offerta, qui si chiede che sostanzialmente scompaia), in tandem con una rete di ammortizzatori sociali maggiorati (nda: ci risiamo, socializzare i danni e privatizzare i profitti, cioè lo Stato paga per la disperazione dei lavoratori, le aziende licenziano e si ri-quotanoin borsa).” (10) Questa abiezione sociale è ciò che realmente si cela dietro alla parola ‘riformismo’ (Rutelli, Prodi e D’Alema + seguaci prendano nota).

Ma torniamo a Silvio Berlusconi. L’ultimo avvertimento gli giunge proprio dal Times il 7 maggio 2009, e in toni inequivocabili: “Nei suoi due maggiori mandati Berlusconi ha fallito nelle riforme così disperatamente urgenti in Italia… La UE e l’OECD continuamente rivelano l’eccessiva regolamentazione del business (in Italia, nda)… I lavoratori statali rimangono protetti… e le sue sbandierate riforme del sistema pensionistico sono state minimali… le tasse rimangono alte, e la resistenza del suo governo a tagliare la spesa pubblica è enorme” (11).

Tre settimane dopo, il possente quotidiano britannico perderà di colpo la sua celebrata compostezza dopo 224 anni, e dalle sue pagine partirà un attacco sgangherato e volgare a Silvio Berlusconi. Vi si leggerà che è “un clown”, “un buffone sciovinista”, un playboy patetico, la cui performance con le signorine e nei confronti degli italiani curiosi della vicenda Noemi è inaccettabile, per il bene della democrazia e del mondo intero. Certo, come no.

E così, di nuovo, l’Italia antagonista di sinistra si è fattainfinocchiare degli isterismi dei D’Avanzo, Travaglio e Santoro, Grillo e compagnia, ha di nuovo eletto a suo paladino l’ennesimo baraccone di destra neoliberale (dopo Freedom House), e insiste nell’ignorare che ciò che gli sta corrompendo la vita non è il lodo Alfano, o Emilio Fede, né il burattino Berlusconi, ma sua maestà Il Burattinaio, leggi Liberal Economics and Corporate Power. Eppure Clinton ce l’aveva detto: “It’s the economy, stupid”.

 

5) Martin Schulz, ex – alcolizzato, Presidente del Parlamento europeo, scrive di lui:
“Berlusconi è una minaccia per l’Italia e per la Ue. E’ sinonimo di odio, invidia e litigio”
L’8 novembre 2012 è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere della Gran Croce dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Per quali meriti?

Schulz è accusato di censura, di estendere indebitamente clientelismo politico sull’amministrazione del Parlamento Europeo, nonché di usare i soldi pubblici destinati al suo Gabinetto e agli uffici esterni del Parlamento per pagarsi la campagna elettorale e farla al Pd. (http://www.byoblu.com/post/2014/05/12/questo-e-martin-schulz-l-amicone-di-renzi.aspx)

 

6) I problemi che ha avuto Berlusconi sono caccole in confronto a quelli dei suoi avversari.
– Giro di prostituzione. Ok. Spiegatemi come un’immoralità sessuale possa influenzare la macroeconomia di un Paese.
– Evasione Fiscale. Che in un Paese a Moneta Sovrana non è assolutamente un problema economico, ma morale.*
– Figuracce. Sicuramente è meglio un Monti che distrugge l’economia nazionale, ma serio e professionale mentre lo fa, che un Berlusconi che gestisce l’economia in modo positivo ma fa battute troppo spinte. No?

*questo lo spiego per l’ennesima volta a chi si è connesso solo ora: uno stato a moneta sovrana non ha bisogno delle tasse per finanziarsi. Leggete qua che è meglio: https://www.facebook.com/nictolas/photos/a.198017803699245.1073741826.198012607033098/340240152810342/?type=1&permPage=1

 

Arrivati a questo punto… ATTENZIONE:

Non sto dicendo che Berlusconi sia un eroe. Berlusconi, esattamente come Goldstein nel romanzo, non è altro che una pedina del sistema. Berlusconi deve incarnare il personaggio capro espiatorio. E’ complice, per cui anche lui è un vero criminale.

Berlusconi sa benissimo quali sono i piani speculativi dell’Unione Europea e della Commissione Trilaterale, e non ha mai fatto nulla per denunciarli realmente. Perché anche lui ci guadagna.

Come facciamo quindi a cambiare le cose?

Iniziamo a ignorare Berlusconi, smettiamo di parlare di lui, e iniziamo a dire le cose come stanno. Iniziamo ad attaccare chi veramente sta facendo danni in questo momento.

Solo cambiando noi stessi possiamo cambiare davvero le cose.

 

 

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