Contro la Maternità Surrogata

Credo che ogni persona debba avere il diritto di affittare il corpo altrui, ma solo se può permetterselo, e solo se tale persona, quella che lo affitta, è disperata abbastanza da accettare la mercificazione della sofferenza di un parto.

Credo che il consumismo che ormai è arrivato in ogni ambito della vita umana debba essere soddisfatto anche in questo. Infondo liberalismo vuol dire soddisfare ogni singolo capriccio dell’essere. No?

Credo che i bambini che potevano essere adottati, ma che grazie all’utero in affitto rimarranno senza una famiglia da amare, non valgono nulla, sono di serie B e sono cavoli loro se sono stati sfortunati.

Credo che sia normale amare un bambino non per l’amore che sa darti ma per il suo codice genetico, e penso che non ci sia nulla di male che questa sia chiaramente la base di un’accettazione dell’eugenetica. Sarà fighissimo scegliere i tratti somatici dei nostri figli in futuro.

Credo che sia giusto privare un bambino del latte materno. Anche se la scienza dice che è di fondamentale importanza per lo sviluppo del cervello non me ne frega nulla, la scienza è una cagata. Tranne quando serve a soddisfare i miei capricci, ben intesi.

Credo che in tutta questa storia non ci sia per nulla lo zampino delle lobby delle industrie biotecnologiche, le quali ottengono dei profitti mastodontici dalla maternità surrogata, né l’interesse degli istituti d’adozione, che hanno sempre reso sempre più difficile adottare un figlio non perché perderebbero un mezzo di profitto, ma solo perché gli vogliono ultra-bene.

Credo che l’utero in affitto sia anche un ottimo strumento per equidistribuire la ricchezza, infondo è ricchezza che passa da super-ricchi a super-poveri. Cosa? Si potrebbe fare creando la piena occupazione? Non capisco di cosa stai parlando.

Credo che il mio sia sarcasmo.

E il tuo?

(Tratto dalla fanpage)

Est modus in rebus, sunt certi denique fines
quos ultra citraque nequit consistere rectum.

C’è una giusta misura nelle cose, ci sono giusti confini
al di qua e al di là dei quali non può sussistere la cosa giusta.

(Quinto Orazio Flacco)

 

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