Critica a Pasolini

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Considero il Pasolini un regista sopravvalutato e reputo inguardibili, se non pallosi, molti dei suoi film, a cominciare proprio da Salò. A mio avviso, Pasolini ha sempre avuto il pessimo vizio di giudicare tutto sulla base delle sue idee politiche. Niente di male, ma io in un film bado all’estetica, e nel caso di Pasolini quest’ultima mi pare piuttosto mediocre.

Mai autore è stato più citato e iconizzato di Lui, un vate, un profeta, un messia. Oggi Pasolini risulta incredibilmente datato, appesantito da un ideologismo oramai logoro, da una retorica antiborghese e da un pauperismo proletario morto e sepolto, per non parlare delle sue presunte capacità profetiche, pensieri ed idee sempre citate a sproposito, lo hanno trasformato in una sorta di frate indovino di una certa asfittica cultura di sinistra.

Sopporto ancor meno chi attualizza i suoi concetti dopo anni e anni, anche perche` quello che ha descritto e` morto e sepolto. Ho riletto di recente alcuni suoi articoli, e li ho trovati parziali, datatissimi, una curiosita` storica, ormai.

Non sarebbe meglio concentrarci sulla comprensione di questo presente e di un incasinatissimo futuro, piuttosto?

I FILM di Pasolini sono datati, ingenui, inutilmente freddi e bloccati.

A me pare che non eccellesse in nessuna delle espressioni artistiche in cui si cimentò. Come scrittore è mediocre. I due romanzi romani sono essenzialmente un documento socio-linguistico sul sottoproletariato delle borgate. Il sogno di una cosa poi è un pasticcio, a cominciare dalla più elementare capacità di gestire i tempi della scrittura, per tacere del resto. Molti dei suoi film sono gravati da un simbolismo artificioso, e comunque oltremodo intellettualistici. Che senso ha la spiccata idiosincrasia verso l’attore professionista in nome di una realtà primigenia, quando poi si dichiara essere un film “la ricostruzione completa del mondo”? Il professionista recita, e la realtà “si perde”. Quale realtà? Un film non è la realtà: lo ha appena detto. Del resto è inutile spianare la cinepresa su un contadino domandandogli di essere se stesso. Non si può chiedere a un uomo di essere se stesso, se non con effetti grotteschi. Mi pare che Pasolini raramente riesca a venire a capo delle proprie contraddizioni ideologiche (sul piano artistico dico), non di rado accompagnate da un’imperizia disarmante nell’uso dei mezzi. Come poeta va meglio. Penso soprattutto a Le ceneri di Gramsci (più che alle poesie friulane), dove il suo manierismo (e sia detto in senso tecnico) conosce anche elevazioni di un certo spessore. Ma per me rimane soprattutto il polemista e l’intellettuale “corsaro”. Nonostante anche qui gli si possa imputare più di una svista, per es. la recensione a Céline, che lascia perplessi non tanto per il giudizio negativo in sé, quanto per la scarsa qualità dell’analisi. Ma tant’è. Anche questo fa parte del “vitalismo” pasoliniano. Comprese le sue incontinenze, che io considero in un’ottica tutt’altro che moralistica, e che mi sembrano possedere anzi una certa pregnanza.

Pasolini è stato complice nella creazione di un odio di classe, una categorizzazione forzata finalizzata inconsciamente all’attuazione di una strategia divide et impera che ci ha fossilizzato nei decenni successivi e ci ha portato all’attuale presente dove la gente pensa che “essere comunista” e “essere fascista” siano cose serie.
So che mi arriveranno strali scandolezzati da ogni parte, tentativi di correzione del tipo “ma non è lui che era un coglione, sono gli altri , da destra e da sinistra, ad averne fatto un santino.”Eh no.
Dicendo così, lui è sempre nel giusto, e passa dall’ essere un santino al costituire una reliquia.

Certo, a sentire Zigaina parlare del suo interesse per Eliade e Frazer, si può credere che non gli dispiacerebbe.

Ma a me ha fatto sempre saltare la mosca al naso questa frase pasoliniana:

“O esprimersi e morire o restare inespressi e immortali“oppure, nella sua variante:“La morte non è nel non poter comunicare ma nel non poter più essere compresi.“

Pasolini, nelle Lettere luterane, scrive:

“I giovani maschi che camminano quasi religiosamente per strada tenendo con aria protettiva una mano sulla spalla della donna, o stringendola romanticamente per mano, fanno ridere o stringono il cuore. Niente è più insincero di un simile rapporto che realizza in concreto la coppia consumistica.”

Parole sante, verrebbe da dire. Peccato che non siano sue. O meglio. Pasolini non è stato il primo a comprendere che la soddisfazione personale attraverso i beni di consumo e la riduzione ad oggetto delle persone erano strettamente connesse. Ci aveva già pensato, per così dire, la Scuola di Francoforte, ed in particolare il suo filosofo più grande e fumiste: Theodor Wiesengrund Adorno (Rileggersi in ginocchio La dialettica dell’ Illuminismo e Minima moralia.), a stabilire il nesso tra capitalismo basato su produzione e consumo e la nozione di sesso basata esclusivamente sul piacere. Ciò che caratterizza tutto il discorso pasoliniano, facendo intravvedere personali idiosincrasie e, spiace dirlo, un orientamento sessuale mai pienamente accettato, è il passo ulteriore: vedere il sesso come rituale conformistico. Dopo aver dichiarato questo, la conclusione è una sola. Il piacere è scomparso dalla soddisfazione personale che il sesso offriva.

E infatti, sempre da Lettere Luterane:

“La società preconsumistica aveva bisogno di uomini forti, e dunque casti. La società consumistica ha invece bisogno di uomini deboli, e perciò lussuriosi. Al mito della donna chiusa e separata (il cui obbligo alla castità implicava la castità dell’uomo) si è sostituito il mito della donna parte e vicina, sempre a disposizione. Al trionfo dell’amicizia tra maschi e dell’erezione, si è sostituito il trionfo della coppia e dell’impotenza. I maschi giovani sono traumatizzati dall’obbligo che impone loro la permissività: cioè l’obbligo di far sempre e liberamente l’amore.”

Se si guarda ai film di Pasolini, non c’è una donna dotata di un qualsiasi, seppur minimo, appeal sessuale: la donna è madre (quindi al di sopra di ogni desiderio sessuale esplicito, anche se rivestita, fino al ridicolo, fino alla spudorata burletta psicoanalitica, di implicazioni edipiche: Edipo Re, Il Vangelo secondo Matteo, dove è sua madre Susanna Colussi a recitare la parte della Madonna, Teorema,Mamma Roma, Medea), o puttana, defraudata quindi di un desiderio sessuale proprio, e sfogo-contenitore di quello maschile, (Mamma Roma, ancora, Salò o le 120 giornate di Sodoma, Decamerone), o è bambina o comunque minorata (l’ Assurdina Caì di Che cosa sono le nuvole?, Zumurrud de Il fiore delle Mille e una Notte).

Insomma, davanti ad una donna adulta, non necessariamente madre, dotata di un desiderio proprio, Pasolini che fa? Urlacchia sdegnato come un Ippolito qualsiasi accanto a Fedra! E va bene che le donne non gli interessano. Ma da qui a considerarle una minaccia apportatrice di lussuria e di corruzione alla castità del fantomatico maschio forte&casto della società preindustriale, ce ne corre.

A chi, per esempio, con robusto seppur miope buonsenso, gli faceva notare che era meglio la desolante visione della coppia mercificata ma “moderna”, piuttosto che quella, tabuata e arcaica, dei muti corteggiamenti sui sagrati delle chiese friulane, o delle fuitine sicule, o dei delitti d’ onore, Pasolini, insofferente alle finezze del dialogo e abituato ad argomentare a frasi oracolari, risponde nell’ unico modo possibile: ignorandolo.

Ci casca con tutte le scarpe. Emula proprio l’ atteggiamento heideggeriano che Adorno (sì sì, proprio lui), stigmatizza: distribuisce attorno a sé un tabù secondo cui ogni comprensione delle sue idee sarebbe contemporaneamente una falsificazione.

Perché? Perché è un coglione. Sopravvalutato.

E adesso, andate pure in deliquio per le Lettere luterane, provate a ravvisare parole profetiche sull’ attualità, negli Scritti corsari.

Guardate un po’ come è stato profetico. Chi aderisce più pronamenteOGGI a quel modello di coppia da lui stigmatizzato. Se i giovani maschi che a lui stringevano il cuore o le giovani mie coetanee che a me strappano un sorriso.

La castità sia sinonimo di forza. Soprattutto se accettata perché imposta – se accetti un’imposizione della società non sei più debole di qualcuno che la mette in discussione?

In ogni caso, le cose che non ho mai perdonato a pasolini sono altre e sono molte.

In primo luogo la maniera di porsi.
Non è una questione di dire delle buone cose con la bocca sporca di merda, pasolini è stata una figura politica e stato un socialista un comunista e un comunista non puo comportarsi cosi.

Intendiamoci non è un problema il fatto che si trombasse i ragazzini e nemmeno il fatto che se la tirasse come se fosse l’unico stronzo ad aver studiato in italia dai tempi di garibaldi ad oggi, e nemmeno il gusto sempre costante per la provocazione, anche quando rimaneva puramente fine a se stessa.

Il problema di pasolini è quello di aver voluto creare il mito pasolini, di avere imposto a se stesso un ruolo da aristocratico della cultura disceso per illuminare il volgo con la sua arguta sapienza. Di aver usato il socialismo per alimentare un suo personale culto del carisma che di socialista ha ben poco.

Un’altra questione che non gli perdono è quella di aver innescato, fra i molti intendiamoci, quella dinamica della provocazione continua del gusto di andare oltre esclusivamente per farlo che se all’epoca poteva sembrare rivoluzionario oggi è uno degli ingredienti chiave del sistema egemone.
In effetti non a caso molti tasselli dell’industria culturale berlusconiana vengono da quel tempo e da quella parte politica.

Preferisco un milione di volte una persona come Calvino che sulla questione degli stupri del circeo lo prese a schiaffi in bocca e gli fece fare la figura del bimbo.

L’ultima cosa che mi risulta insopportabile di pasolini è anche la piu grave.

Il suo (e scusate la metafora) fare il frocio col culo degli altri. si perche il nostro rantava da mane a sera contro la civilta dei consumi regalandoci meraviglie degne di fabry tipo la polemica contro le strade, ola polemica contro, udite udite, i capelli lunghi a suo dire generatori di una confusione morale che legittimerebbe i fascisti.
Questa roba me la aspetterei da un contadino di matera, non da un cretino che ha vissuto da rockstar della politica.
Per intenderci per fare le rockstar ci vuole un mercato della cultura, ci vuole un industria dell immateriale, e hai voglia a lamentarti che si stava meglio quando si stava peggio, ma quando si stava peggio tu non eri un cazzo di nessuno, non avevi neanche il pulpito necessario per poter raccontare le tue minchiate.

Ora quasta roba è veramente insulsa, è il solito vizio da arcitaliano, di fottere dal tavolo da cui si mangia oppure di lamentarsi a prescindere; aggravato dal fatto di pretendere di vomitare oro colato alle masse ignoranti, perche io SONO IL VATE etcetc.

Onestamente (e non è un giudizio artistico ma un giudizio politico) di una persona cosi se ne faceva veramente a meno.

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7 Comments

  1. Si. Forse avete veramente ragione. Pasolini era proprio un bastardo. Avete visto il film di Abel Ferrara? Ecco. Le è piaciuto ? E’ da quel film che sto pensando… .

  2. Se oltre alla parola “STATO” si potessero cancellare la destra e la sinistra intese come definizioni del pensiero e delle azioni degli individui sarebbe il massimo.
    Semplicemente non sono mai esistite.
    Sono i due più grossi recinti dove ci hanno ingabbiato.

  3. Beh che dire….a 40 anni dalla sua morte ancora lingue biforcute e saccenti che ne sparlano…non mi meraviglio, e’ il destino delle menti geniali

  4. Citi Adorno, Calvino, Mircea Eliade, riporti il loro pensiero, le loro parole…. mentre le tue, di parole, si limitano a definire, in modo tronfio e meschino, cretino e coglione un uomo in ogni caso assassinato.

  5. condivido appieno. Finalmente qualcuno ha il coraggio di dire la verità su questo mediocre regista celebrato solo perché i luoghi di cultura sono colonizzati da estremisti.

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