Debunking: Signoraggismo

Voglio iniziare a smontare uno per uno tutti i testi che i signoraggisti usano per fare soldi e diffondere teorie del complotto.

 

  • FALSO STORICO: COLONIAL SCRIPT

Iniziamo con analizzare il seguente pezzo, diffuso da siti signoraggisti come:
– http://www.liberamenteservo.it/modules.php?name=News&file=print&sid=2065
– http://www.slideshare.net/IFLab/la-moneta-come-strumento-di-dominio
e diversi altri.

Il testo è il seguente:

Verso la metà del settecento l’Inghilterra si trovava all’apice della sua potenza, ma era al contempo pesantemente indebitata. Dalla creazione della banca d’Inghilterra la nazione inglese aveva intrapreso quattro costosissime guerre e si trovava con un debito pubblico pari a £140.000.000 (una cifra immensa a quei tempi). Per poter pagare la banca, il governo inglese pianificò un programma per ammassare ingenti somme di denaro attraverso la tassazione delle colonie americane.

Nelle colonie americane c’era una scarsità di materiale adatto per il conio di moneta, così le colonie cominciarono a stampare i loro soldi in maniera assolutamente indipendente. L’esperimento risultò di grande successo e diede una forte identità alle colonie. Il denaro utilizzato si chiamava Colonial Script, era emesso senza debito e non era garantito nè da oro, nè da argento, ma dalla sola accettazione dei cittadini.


Benjamin Franklin
 si trovava in quel periodo (1763) in visita in Inghilterra e venne interrogato dalla banca d’Inghilterra riguardo la sorprendente prosperità economica delle colonie. Franklin rispose: “E’ molto semplice. Nelle colonie stampiamo i nostri soldi. Si chiamano Colonial script. Li emettiamo in proporzione diretta alle necessità dell’industria e del commercio per rendere facile lo scambio fra produttori e consumatori. In questo modo, creiamo la carta moneta propria delle colonie, ne controlliamo il potere d’acquisto e non abbiamo da pagare interessi a nessuno”.

La banca d’Inghilterra presumibilmente inorridì nell’apprendere che l’America aveva scoperto il segreto del denaro. Di tutta risposta la banca utilizzò tutta la sua influenza per far passare una legge in parlamento, conosciuta come il ”Currency act of 1764” (legge/atto sulla moneta del 1764). Questa legge prevedeva che l’emissione di denaro da parte delle colonie fosse immediatamente interrotta e ritenuta fuori legge. Richiedeva inoltre che tutto il pagamento delle future tasse delle colonie venisse effettuato in argento ed oro.

Questo è quello che Benjamin Franklin scrisse dopo appena un anno dall’entrata in vigore della legge: “In un anno le condizioni cambiarono così radicalmente che la prosperità cessò d’improvviso. Incominciò una recessione talmente forte che le strade delle colonie erano piene zeppe di ”disoccupati”.

A causa del malcontento generale e delle precarie condizioni economiche scoppiò quella che conosciamo come la rivoluzione americana. Spesso nei libri di scuola s’insegna ai ragazzi che questa guerra scaturì da un aumento delle tasse sul tea. Questo è assolutamente ridicolo oltre che falso.

Benjamin Franklin stesso scrisse: “Le colonie avrebbero accettato di buon grado di pagare un pò di tasse sul tea ed altri prodotti se l’Inghilterra non avesse portato via dalle colonie il loro diritto di emettere denaro. Questa fù la ragione della disoccupazione e del malcontento. L’impossibilità delle colonie di emettere denaro fuori dall’influenza di Giorgio Terzo e della banca d’Inghilterra fù la causa scatenante della rivoluzione”.

ANALISI:

Inizio dicendo che questa storia ha delle parti vere e della parti false. Le parti false sono esagerazioni o interpretazioni errate create da chi ha scritto questo testo per avvalorare le posizioni signoreggiaste. Vediamo cosa c’è di vero e falso.

Verso la metà del settecento l’Inghilterra si trovava all’apice della sua potenza, ma era al contempo pesantemente indebitata. Dalla creazione della banca d’Inghilterra la nazione inglese aveva intrapreso quattro costosissime guerre e si trovava con un debito pubblico pari a £140.000.000 (una cifra immensa a quei tempi). Per poter pagare la banca, il governo inglese pianificò un programma per ammassare ingenti somme di denaro attraverso la tassazione delle colonie americane.

VERO.

Fin dalle loro origini, le Colonie lottarono per avere un efficace mezzo di scambio di beni e servizi. Dopo aver ridotto la maggioranza delle loro ricchezza finanziaria per colpa delle importazioni, i primi coloni iniziarono a tenersi stretti i soldi in circolazione. Non riuscivano a trovare un mezzo di scambio adatto in cui il valore non iniziava inevitabilmente a deprezzarsi. I coloni usarono tre tipi di valute:

– Le “Commodity money”, moneta merce agganciata alla merce che più aveva valore all’interno di una regioni come mezzo di scambio (esempio: sale, zucchero, caffè).

– Le “Specie”, moneta merce metallica basate su un regime gold e silver standard.

– Le “Paper money”, monete fiat (forse il primo caso di moneta fiat nella storia occidentale) instituite sotto forma di cambiali o banconote, ipotecate sul valore dei terreni che un individuo possedeva.

(Finkelstein, Stanley S. “The Currency Act of 1764: A Quantitative Reappraisal.” The American Economist 12.2 (1968): pag. 39)

Nelle colonie americane c’era una scarsità di materiale adatto per il conio di moneta, così le colonie cominciarono a stampare i loro soldi in maniera assolutamente indipendente. L’esperimento risultò di grande successo e diede una forte identità alle colonie.

VERO.

Ogni anno, l’offerta delle monete metalliche nelle colonie diminuiva per fattori internazionali. La morte progressiva delle monete metalliche, che risultavano scarseggiare sempre di più, le rese inefficaci come mezzo di scambio per gli acquisti giorno dopo giorno.

I coloni iniziarono ad adottare un sistema di baratto per acquisire beni e servizi richiesti, ad esempio tabacco fu usato come sostituto monetario in Virgina intorno al 1619. (Finkelstein, Stanley S. “The Currency Act of 1764: A Quantitative Reappraisal.” The American Economist 12.2 (1968): pag. 39)

Ciò si dimostrò inefficace e venne sostituito da un sistema mercantilista (l’idea che per aumentare la ricchezza bisogna esportare). Un importante inconvente di questo sistema fu che la qualità dei sostituti fu incostente. I beni di qualità inferiore rimanevano in circolazione mentre quelli di qualità superiore venivano inevitabilmente esportati. Mentre i debiti coloniali crescevano il mercantilismo si dimostrava progressivamente sempre più inefficace.

Questo portò inevitabilmente alla nascita della valuta fiat. Il Massachusetts, nel 1960, divenne la prima colonia a istituirla. Questa valuta fu utilizzata inizialmente come mezzo per finanziare le spese militari durante le guerre ai francesi e agli indiani di Re Giacomo.

Le altre colonie seguirono velocemente l’esempio, ed entro il 1715 già dieci delle tredici colonie avevano ricorso alla nuova moneta cartacea.

L’economista Stanley Finkelstein evidenzia i vantaggi della moneta cartacea che “a meno che non sia supportato dalle monete metalliche (specie) la sua creazione non ha costo.”

Il denaro utilizzato si chiamava Colonial Script, era emesso senza debito e non era garantito nè da oro, nè da argento, ma dalla sola accettazione dei cittadini.

FALSO.

1) Il termine Colonial Script, che in realtà si scriverebbe Colonial Scrip (Buono Coloniale), è stato inventato di sana pianta (vedi più avanti).

2) “La sola accettazione dei cittadini” è un pallino che hanno sempre in testa i signoraggisti che sembrano non riescano a capire il valore delle tasse. Il cartalismo ha ampiamente dimsotrato che a dare valore al denaro, cioè a costringere le persone ad usarlo, è lo strumento delle tasse. I cittadini non usano quel denaro (e non un altro) “perché sì”, ma perché gli serve per pagarci le tasse.

Benjamin Franklin si trovava in quel periodo (1763) in visita in Inghilterra e venne interrogato dalla banca d’Inghilterra riguardo la sorprendente prosperità economica delle colonie. Franklin rispose: “E’ molto semplice. Nelle colonie stampiamo i nostri soldi. Si chiamano Colonial script. Li emettiamo in proporzione diretta alle necessità dell’industria e del commercio per rendere facile lo scambio fra produttori e consumatori. In questo modo, creiamo la carta moneta propria delle colonie, ne controlliamo il potere d’acquisto e non abbiamo da pagare interessi a nessuno”.

Charles_Binderup-2FALSO.

Le citazioni di Franklin sono tutte inventate. Essa provengono da un discorso del 1939 dal deputato Charles G. Binderup, un signoraggista antelitteram avversario del sistema della Federal Reserve. Per sostenere le sue argomentazioni Binderup inventò le citazioni di sana pianta. Il professor Leo Lemay, uno dei maggiori esperti di Franklin, ha detto che nessuna delle citazioni era genuina, e che le opinioni di Franklin sono state travisate. Maggiori informazioni possono essere trovate qui: https://en.wikipedia.org/wiki/Talk:Early_American_currency/Archive_1

e qui: https://21stcenturycicero.wordpress.com/fraud/how-benjamin-franklin-made-new-england-prosperous/

La banca d’Inghilterra presumibilmente inorridì nell’apprendere che l’America aveva scoperto il segreto del denaro.

In realtà, e sfortunatamente, la moneta cartacea si deprezzò velocemente a causa di deficit decisamente troppo elevanti in confronto alla tassazione. Nel 1740, le cambiali del Rhode Island furono solo il 4% del valore nominale e quelle del Massachusetts erano l’11%.

(Finkelstein, Stanley S. “The Currency Act of 1764: A Quantitative Reappraisal.” The American Economist 12.2 (1968): pag. 39-40)

Di tutta risposta la banca utilizzò tutta la sua influenza per far passare una legge in parlamento, conosciuta come il ”Currency act of 1764” (legge/atto sulla moneta del 1764). Questa legge prevedeva che l’emissione di denaro da parte delle colonie fosse immediatamente interrotta e ritenuta fuori legge. Richiedeva inoltre che tutto il pagamento delle future tasse delle colonie venisse effettuato in argento ed oro.

Nella realtà, infatti, il Currency act del 1964 ha esteso il Currency Act del 1751 a tutte le colonie a tutto il Nord America. Cosa diceva quella legge?

Il motivo per cui venne creato il primo Currency Act nel 1751 fu che l’offerta di moneta (ricchezza finanziaria) crebbe ad un ritmo troppo più veloce rispetto a quello dell’economia globale delle colonie (ricchezza reale), e ciò portò ad un’iperinflazione e alla conseguente riduzione del potere d’acquisto. Questo danneggio i mercanti inglesi che furono forzati ad accettare la valuta deprezzata per il pagamento dei debiti privati. Fu questo portò al Currency Act del 1751.

(Ward, Harry M. “Review: Money and Politics in America, 1755-1775: A Study in the Currency Act of 1764 and the Political Economy of Revolution.” The Journal of Southern History 40.3 (1974): pag. 462)

A causa del malcontento generale e delle precarie condizioni economiche scoppiò quella che conosciamo come la rivoluzione americana. Spesso nei libri di scuola s’insegna ai ragazzi che questa guerra scaturì da un aumento delle tasse sul tea. Questo è assolutamente ridicolo oltre che falso.

Nella realtà, infatti, il Currency act del 1964 ha esteso il Currency Act del 1751 a tutte le colonie a tutto il Nord America. Cosa diceva quella legge?

La legge del 1751 limitava l’emissione di carta moneta e la creazione di banche pubbliche nel New England (Colonia americana sulla costa orientale).

( “Money and Politics in America, 1755-1775: A Study in the Currency Act of 1764 and the Political Economy of Revolution,” pag. 462. )

La banca d’Inghilterra presumibilmente inorridì nell’apprendere che l’America aveva scoperto il segreto del denaro. Di tutta risposta la banca utilizzò tutta la sua influenza per far passare una legge in parlamento, conosciuta come il ”Currency act of 1764” (legge/atto sulla moneta del 1764).

La moneta emessa causò una svalutazione nei confronti della sterlina britannica, la quale causò problemi alla Gran Bretagna, che si trovò costretta ad accettare una moneta deprezzata dai coloni per il pagamento dei debiti.

( Allen, Larry. The Encyclopedia of Money. 2nd edition. Santa Barbara, Calif: ABC-CLIO, 2009. ISBN 978-1-59884-251-7. pag. 96).

Questa legge prevedeva che l’emissione di denaro da parte delle colonie fosse immediatamente interrotta e ritenuta fuori legge. Richiedeva inoltre che tutto il pagamento delle future tasse delle colonie venisse effettuato in argento ed oro.

L’Atto limitò la futura emissione di titoli di credito in certe situazioni. Permise alle fatture/conti (bills) esistenti di essere usati come moneta a corso legale per i debiti pubblici (ad esempio pagare le tasse), ma annullò il loro utilizzo per i debiti privati (ad esempio il pagamento dei commercianti).

(Allen, Larry. The Encyclopedia of Money. 2nd edition. Santa Barbara, Calif: ABC-CLIO, 2009. ISBN 978-1-59884-251-7. pag. 96-98).

Questo è quello che Benjamin Franklin scrisse dopo appena un anno dall’entrata in vigore della legge: “In un anno le condizioni cambiarono così radicalmente che la prosperità cessò d’improvviso. Incominciò una recessione talmente forte che le strade delle colonie erano piene zeppe di ”disoccupati”.

A causa del malcontento generale e delle precarie condizioni economiche scoppiò quella che conosciamo come la rivoluzione americana. Spesso nei libri di scuola s’insegna ai ragazzi che questa guerra scaturì da un aumento delle tasse sul tea. Questo è assolutamente ridicolo oltre che falso.

I Currency Act crearono molta tensione tra le colonie e la madre patria, e ciò fu un elemento scatenante per la venuta della Rivoluzione Americana. In tutte le colonie, eccezion fatta per Delaware, gli Atti furono considerati come un “grande affronto”.

(Greene, Jack P. and Richard M. Jellison. “The Currency Act of 1764 in Imperial-Colonial Relations, 1764–1776”. The William and Mary Quarterly, Third Series, Vol. 18, No. 4 (October 1961), pag. 517)

Quando il Primo Congresso Continentale si riunì nel 1774, venne istituita la Dichiarazione dei Diritti, che conteneva le obiezioni coloniali a certe leggi del Parlamento inglese (agli “Intolerable Acts”). Il Congresso convocò il Parlamento inglese per abrogare il Currency Act del 1764, uno delle sette leggi etichettate come “sovversive nei confronti dei diritti degli americani”.

( Reid, John Phillip. Constitutional History of the American Revolution, III: The Authority to Legislate. Madison: University of Wisconsin Press, 1991. ISBN 0-299-13070-3 pag. 265)

Tuttavia, secondo gli storici Jack Greene e Richard Jellison il dibattito sulla valuta non fu un “problema vissuto” nel 1774, per via della modifica del 1773 al Currency Act.

L’impatto più importante a questa controversia fu psicologico, ovvero che contribui a convincere molti coloni che il Parlamento inglese non capiva o non gli importava dei loro problemi. I leader coloniali arrivarono a pensare che, piuttosto che il Parlamento inglese, loro erano i candidati migliori per legiferare per le colonie.

  • CITAZIONI INVENTATE

 

Ci sono diversi testi usati dai signoraggisti per avvalorare le loro tesi, come “The Money Masters” e “Web of Debt”. Molti di essi contengono frasi false o errate.


CITAZIONI FALSE ATTRIBUITE a ABRAHAM LINCOLN

“Il denaro prede potere sulla nazione in tempo di pace e cospira contro di essa in tempi di avversità. E’ più dispotico di monarchia, e più insolente di autocrazia, più egoista di una burocrazia.”

Questa citazione non è da Lincoln: in realtà è una parafrasi di qualcosa detto nel 1906 da William Jennings Bryan. (fonte)

Frase Falsa presente su:
– http://www.signoraggio.com/signoraggio_isignorideldenaro.html
– http://www.aerrepici.org/Forum/topic.asp?TOPIC_ID=1011 (ndr. articolo contro Barnard)
– etc.

Il resto della citazione è stato a lungo sostenuto di essere da Lincoln, ma gli studiosi hanno sempre respinto. Questa frase non appare fino a 20 anni dopo la morte di Lincoln:

“Vedo in un prossimo futuro una crisi si avvicina che mi innervosisce e mi fa tremare per la sicurezza del mio paese corporazioni sono stati in trono, un’era di corruzione nelle alte sfere sarà seguire, e il potere del denaro del paese cercherà di prolungare il suo regno, lavorando sui pregiudizi della gente fino a quando la ricchezza viene aggregata in poche mani e la repubblica è distrutto. “

Frase Falsa presente su:
– http://ilcomplotto-del-mantecatore.blogspot.it/2011/08/lassassinio-di-john-f-kennedy-e-la.html
– etc.

“Il Governo dovrà creare, emettere e far circolare tutta la valuta e il credito necessario a soddisfare il potere di spesa del Governo e il potere d’acquisto dei consumatori. “

Questa frase rappresenta effettivamente l’interpretazione della politica monetaria di Lincoln, ma in realtà è stata scritta da Gerald McGeer nel 1930.


CITAZIONI FALSE ATTRIBUITE AI ROTHSCHILD

“Lasciatemi emettere e controllare il denaro di una nazione, e mi sarà indifferente chi vada ad occupare la funzione di scrivere le leggi.”

Attribuita a Amschel Rothschild

Pur quanto i Rothschild non siano proprio degli angeli, non esiste nessuna fonte da nessuna parte di questa citazione. Molto probabilmente è stata inventata di sana pianta.


Fonte:

http://s6.zetaboards.com/Bill_Still_Reforum/topic/1176883/1/


Vedi Anche:
– DEBUNKING: Signoraggismo e Colonial Scrip