Genesi Artificiale

ETIMO: dal greco Γένεσις ghènesis, “nascita”, “creazione”, “origine”

LINGUA: ebraico

FUNZIONE: eziologica (serve a spiegare qualcosa)

CONTENUTO: Nei primi 11 dei suoi 50 capitoli descrive la cosiddetta “preistoria biblica” (creazione, peccato originale, diluvio universale), e nei rimanenti la storia dei patriarchi Abramo, Isacco, Giacobbe-Israele e di Giuseppe, le cui vite si collocano nel vicino oriente (soprattutto Palestina) del II millennio a.C. (la datazione dei patriarchi, tradizionale ma ipotetica, è attorno al 1800-1700 a.C.).

REDAZIONE: 
– religiosa: Secondo la trad. ebraica/cristiana scritta nel deserto e completata nel 1513 a.C. da Mosè in persona.
– scientifica: In Giudea, sulla base di precedenti tradizioni orali e scritte, tra 600 e il 400 a.C. da autori ignoti.

 

Capitolo I, La creazione

Gen.I,1 In principio Dio creò il cielo e la terra.
La traduzione dall’originale è: In principio gli Dei fecero…
Gli ebrei copiarono questo versetto dallo Shautareb dei fenici, popolo presso il quale furono schiavi.
Il filosofo greco Porfirio (300 DC circa) sosteneva che la Genesi fu copiata dal libro “La storia fenicia” di Sanchoniathon, vissuto tra il 1900 ed il 1800 AC.
Nella Bibbia moderna il testo è stato modificato. In passato invece i cristiani lo hanno sfruttato come prova che esiste la Santissima Trinità.

Gen.I,2 La terra era informe e deserta e le tenebre…
Questa teoria è del sacerdote fenicio Sancuniatone (XII e XI secolo AC) che affermava che dio mise ordine alla materia preesistente.
“Tohu-bohu”, tradotto con: “informe”, significa invece: “nel caos”.

Gen.I,3 Dio disse «Sia la luce!». E la luce fu
La Chiesa afferma che molti passi della Bibbia sono stati semplificati per renderli comprensibili ai popoli ignoranti del passato. Qui è data per scontata la conoscenza che i fotoni (che generano la luce) possono benissimo essere stati creati prima del sole, abbracciando una teoria recente che afferma che apparvero pochissimi secondi dopo il Big-Bang.

Gen.I,4 Dio vide che la luce era cosa buona…
Questo passo ha creato un certo imbarazzo ai dotti studiosi. Ma come, il dio onnipotente fa’ le cose senza un minimo di pianificazione, a caso e solo dopo controlla se sono venute bene?

Gen.I,5 …E fu sera e fu mattina, primo giorno.
Qualcuno si è chiesto come può essere passato un giorno quando non sono ancora stati creati gli astri.

Gen.I,7 e 8 Dio fece il firmamento… Dio chiamò il firmamento cielo.
Ci si può chiedere come mai fece nuovamente il cielo, visto che era stato fatto in principio. L’errore sta nella traduzione, nel primo versetto la parola originale era “shamayim” (cieli) e qui troviamo “raqia” (firmamento).

 Anche se oggi con “firmamento” si considera la volta celeste dove brillano le stelle, nel linguaggio biblico era il sostegno che regge il cielo e separa le acque superiori da quelle inferiori.

 

 

 

 

 

 

Nella astronomia antica (1475) è l’ottavo cielo dove dimorano le stelle fisse che si credeva fossero di cristallo.

Una volta si credeva che il firmamento fosse sostenuto da quattro montagne, e da alcune aperture uscisse pioggia e grandine regolate da saracinesche manovrate dalla mano di Dio ed a livello dei monti esistessero serbatoi da dove provenivano i quattro venti. (Geremia 10.13 – Daniele 8.8)

Dal firmamento pendono tutti i corpi celesti, simili a lampade, tutti equamente distanti dalla Terra, e la loro luminosità dipende unicamente dalle relative dimensioni. (Mishnah tradizione orale ebraica raccolta nel I secolo d.C.)

Gen.I,16 Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte…
Ecco un esempio di semplificazione, la luna è descritta come una piccola stella, dimenticando che brilla solo di luce riflessa dal Sole.
Molti si sono chiesti: come facciamo ad essere al quarto giorno della creazione, se non erano ancora state create le due luci per regolare il tempo?

Gen.I,26 E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini…
Oggi al contrario di quanto scritto in questo versetto, la Chiesa afferma che dio non ha un corpo, come ha sempre affermato Platone, quindi l’uomo è stato creato con una somiglianza morale a dio e non fisica. Per quanto riguarda il plurale di: nostra immagine, la CEI afferma che dio si consiglia con sé stesso o con la corte celeste.

Gen.I,27 …maschio e femmina li creò.
Risulta chiaro che a questo punto sono stati creati un maschio ed una femmina umani, ma subito dopo la femmina scompare per essere ricreata da una costola d’Adamo parecchi giorni dopo.

Gen.I,31 Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina, sesto giorno.
La teoria della creazione dell’universo in sei giorni si trova presso i fenici. I caldei e gli indiani affermano della creazione in sei tempi distinti. I persiani la descrivono fatta in sei “gahanbar”.
Si può notare che il settimo giorno per gli ebrei è il Sabato, i cristiani, per differenziarsi sostennero che era la Domenica il giorno del Signore. I mussulmani, venuti per ultimi, per non preferire gli uni o gli altri, scelsero il Venerdì, rimasto ancora libero.
Sulla strana successione degli eventi in questo primo capitolo si è molto discusso per millenni, è strano che un dio perfetto crei le cosa a caso, senza un ordine e senza un piano.
Un solo esempio per tutti, riporto la giustificazione che riuscì a inventare Filone d’Alessandria per difendere il suo dio:

Tutte le cose furono formate simultaneamente e l’ordine è questo: che esse comincino con ciò che è più basso nella loro natura, e terminino in ciò che è più alto. (XXII,67)
Tra i numeri, in virtù delle leggi di natura, il più adatto alla generazione è il 6. Questo è infatti il primo numero perfetto dopo l’unità, in quanto è uguale al prodotto dei fattori che lo compongono (cioè 1x2x3) e ne è insieme la somma (1+2+3) …Inoltre è insieme maschio e femmina (cioè pari e dispari) e il 3 è il punto di partenza dei numeri dispari, il 2 dei numeri pari, e il loro prodotto è il 6. (III,13)
Il cielo fu ordinatamente disposto secondo il numero perfetto che è il 4…, punto di partenza e sorgente della decade. (XV,47)
Il numero 64… che si ottiene moltiplicando per 2 i primi sette numeri,
Il numero 729… che è il risultato della loro moltiplicazione per 3 (XXX,93).
Dio creò gli esseri viventi nel quinto giorno… perché riteneva che non vi fossero due cose legate da parentela più stretta che il numero 5 con le cose viventi.

Capitolo II, Un’altra creazione

Gen.II,2 Allora Dio nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro.
Portò a termine o cessò? Si può lavorare nel settimo giorno per completare i dettagli oppure no?
Nel secondo capitolo appare per la prima volta il nome Jahvé, qui tradotto con dio (in tutto il testo dopo di qui con: Signore Dio in contrasto con gli ebrei che lasciano il nome come in realtà appare.

Gen.II,4 Quando il Signore Dio fece il cielo e la terra…
Qui l’originale “raqia” è tradotto con cielo come nel 2° giorno della creazione, ma nel primo versetto era stata usata la stessa parola per tradurre “shamayim”.

Gen.II,5 nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba… perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno lavorava il suolo
Ricordiamo che tutte le piante furono create, senza bisogno di contadini, già dal 3° giorno. Questa è solo una scusa per creare l’uomo.

Gen.II,7 allora il Signore Dio plasmò l’uomo con la polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita…
Il secondo capitolo non ha nulla a che fare col primo. Qui si ricomincia a creare dall’inizio un’altra volta.

Gen.II,9 Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi…
Dimenticando di averli già creati, ancora prima dell’uomo.

Gen.II, da 10 a 14 Un fiume usciva da Eden… si divideva e formava quattro corsi… Il quarto fiume è l’Eufrate.
Questo giardino è ispirato al famoso giardino di San’a, nell’Arabia Felice. Lo stesso nome Paradiso deriva dal persiano Pari-daeza anteriore all’ebraico.
Seguendo questa descrizione l’Eden avrebbe dovuto coprire un terzo dell’asia e dell’africa.

Gen.II,15 Il signore Dio prese l’uomo e o pose nel giardino di Eden perché lo coltivasse e lo custodisse.
Dal versetto precedente abbiamo visto la vastità del giardino. Non sarà un compito facile coltivarlo e custodirlo tutto per un solo uomo.

Gen.II,17 …ma dall’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare …quando tu ne mangiassi, certamente moriresti»
Questo è il primo ordine che dio da all’uomo, di non occuparsi del bene e del male, nonostante sia ad immagine di dio egli deve rimanere il più ignorante possibile. Forse per questo la Chiesa ha contrastato il progresso per tanto tempo e bruciato i pensatori.
Comunque sia Adamo ed Eva mangiarono un frutto e non ne morirono.

Gen.II,18 E il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile».
Credete che a questo punto dio gli dia una donna?
No, gli porta invece tutti gli animali selvatici che non lo aiuteranno per niente.

Gen.II,19 …plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo …in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome.
Ma non erano già stati creati il 6° giorno gli animali ed il 5° gli uccelli?
Nell’originale al posto di uomo c’è scritto Adamo.
È la prima volta che è nominato, Sul famoso libro Veda dei brahmani, anteriori agli ebrei, esso si chiamava Adimo. Nella lingua fenicia Adamo ed Eva avevano lo stesso significato.

Gen.II,20 …ma non trovò aiuto che gli fosse simile.
Adamo fa notare all’onnipotente dio quello che noi abbiamo notato due versetti fa.

Gen.II,21 Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo; che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto…
Perché togliere una costola per fare una donna che esisteva già dal primo capitolo?
Anche qui il nome Adamo è sostituito con uomo e Jahvé con Signore Dio.

Gen.II,23 Allora l’uomo disse: …La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta.
Questo nome durerà poco, solo fino al capitolo III versetto 18.

Gen.II,24 Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie.
Quale padre e madre? Fino ad ora non esistono.

Capitolo III, La mela

Gen.III,1 Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna…
In tutto il capitolo non è fatta menzione del diavolo, anche se la versione ufficiale, in una nota, ci ricorda che il serpente lo raffigura.
Il terzo giorno, quando fu creato il serpente con tutti gli animali, fu considerato cosa buona. I popoli orientali credevano che il serpente fosse un animale immortale e astuto. I Caldei avevano il mito della disputa tra dio e il serpente, così come nella religione egizia il serpente Apopi era l’antagonista di Dio.

Gen.III,4-5 Non morirete affatto! Anzi Dio sa che… diventereste come Dio, conoscendo il bene ed il male.
L’uomo non era già stato fatto a somiglianza di dio? Se questa somiglianza non è fisica come afferma la chiesa, perché dio non ha un corpo, allora cosa ci resta?

Gen.III,7 Allora si aprirono gli occhi tutti e due e si accorsero di essere nudi;
Era questa la conoscenza del bene e del male.

Gen.III,8 …che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno…
Che dio senza corpo è questo? Sembra un fattore che controlla i propri campi.

Gen.III, 9-12 Dove sei? …ho avuto paura, perché sono nudo…
Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato…
La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell’albero…
Rispose la donna: Il serpente mi ha ingannata…

Sembra un dialogo tra padre e figlio colto in flagranza, come spesso fanno i bambini, Adamo tenta di negare.

Gen.III,14-15 …sii maledetto… sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai… Io porrò inimicizia tra te e la donna tra la sua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».
Come camminava fino a quel momento il serpente? Ora è stato condannato ad essere serpente, cosa che già era, sarà anche nemico della donna, mentre con l’uomo andrà d’accordo.
Leggete bene il 15° versetto perché il CEI afferma: In questa prima promessa di salvezza, è annunciato il vincitore di Satana Gesù Cristo… Nella promessa è profeticamente adombrata Maria.
Questa nota è stata posta per dimostrare agli ebrei che l’antico testamento già parlava di Gesù.
A voi serve la nota? leggendo il 15° versetto avevate capito immediatamente che si stesse parlando di Gesù e Maria.

Gen.III,16 Alla donna disse: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai i figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà».
Letta meglio la storia della mela, non sembra che sia solo colpa della donna, ma è quella che ha avuto la punizione più grossa. Il serpente è rimasto nella stessa condizione, strisciava prima e striscia ora, la donna, grazie a questo particolare versetto è stata sottomessa per duemila anni.

Gen.III,17 All’uomo disse: …maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai cibo… con il sudore del tuo volto mangerai il pane; …polvere tu sei e polvere tornerai.
Con questo, anche l’uomo è sistemato. Invece di difendersi, o di andarsene umiliato e afflitto, fregandosene della collera divina l’uomo che fa?

Gen.III,18 L’uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti gli essere viventi.
Dio ci ha appena maledetto per sempre e Adamo pensa a cambiare il nome alla sua donna? Comunque avevamo preannunciato questo ripensamento al versetto 23 del IIo capitolo.

Gen.III,21 Il Signore Dio fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì.
È chiaro che per gli ebrei, dio aveva un corpo. Un dio crea, ordina ma non fa nulla con le mani.
Ho letto una simpatica spiegazione: dio aveva fatto l’uomo per coltivare il giardino ma poi ha dovuto crearsi da solo le piante, ora non ci prova nemmeno a chiedere la collaborazione di Adamo e fa le tuniche direttamente.

Gen.III,22 Il Signore Dio disse allora: Ecco l’uomo è diventato come uno di noi…
Ancora il plurale che denota l’esistenza di molti dei e poi perché stupirsi? Non era stato fatto a loro immagine e somiglianza?
Se invece dio è unico allora parla spesso da solo.

Gen.III,23 Il Signore Dio lo cacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto.
Il Signore lo aveva messo nel giardino proprio per coltivarlo
(Gen.II,15).

Gen.III,24 Scacciò l’uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via dell’albero della vita.
La parola Kerub significa bue. Questi strani animali armati si vedono spesso a Ninve o a Babilonia a guardia dei palazzi sotto forma d’immagini scolpite.
La CEI intende Cherubini, vale a dire angeli. Da dove provengono questi angeli? Di sicuro non sono mai stati creati, è la prima volta che sono menzionati.

Capitolo IV, Fratelli

Gen.IV,1 Adamo si unì a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino e disse: «Ho acquistato un uomo dal Signore».
Nel libro per la prima volta l’uomo è chiamato Adamo. In ebraico uomo e Adamo è la stessa parola, chissà perché la CEI ha deciso di chiamarlo Adamo in italiano solo dal 4° capitolo.
È anche la prima volta che un personaggio nomina Jahvé, qui naturalmente tradotto dalla CEI come Signore.

Gen.IV,2 Poi partorì ancora suo fratello Abele. Abele era pastore di greggi, e Caino lavoratore del suolo.
Sta iniziando la storia del primo omicidio, cerchiamo di capire il movente.

Gen.IV,3 e 4 …Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore; anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso.
Qualsiasi genitore mostrerebbe di gradire entrambi i regali, ma il Signore no:

Gen.IV,4 e 5 Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta.
Cos’altro poteva offrire Caino che era contadino? Doveva rubare gli agnelli del fratello? Come prevedibile si innescano delle gelosie:

Gen.IV,5 Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto.
Essendo la prima volta in assoluto che un “padre” pur se potente, ha a che fare dei figli, possiamo perdonare lo sbaglio, ma il Signore in questo caso non capisce:

Gen.IV,6 Il Signore disse allora a Caino: «Perché sei irritato e perché abbattuto il tuo volto?»
Caino non resiste più, allora:

Gen.IV,8 Caino disse al fratello Abele: «Andiamo in campagna!»
Non andarono in campagna per fare merenda, lì successe il fattaccio, non sembra molto originale, ma bisogna tener conto che questo è il primo omicidio del mondo.
Il Signore, essendo onnipotente, sospetta:

Gen.IV,9 …«Dov’è Abele, tuo fratello?». Egli rispose: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?»
Il Signore non ci casca, lo maledice e lo caccia.

Gen.IV,15 Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte…
Dio è contrario alla pena di morte, almeno per ora. Lamech, cinque generazioni dopo Caino e padre di Noè, se ne approfitterà.

Gen.IV,23 Lamech disse alle mogli (ne aveva due alla faccia della monogamia cristiana) …Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido. Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamech settantasette.
Le leggi sono fatte per essere usate dai criminali.

Gen.IV,25-26 Adamo si unì di nuovo alla moglie, che partorì un figlio e lo chiamò Set… anche a Set nacque un figlio… Allora si cominciò ad invocare il nome del Signore.
Già Eva invocò il nome del Signore nel primo versetto di questo stesso capitolo.

Capitolo V, Genealogia d’Adamo

Gen.V,1 Questo è il libro della genealogia di Adamo…
Riassumo sotto forma di tabella la genealogia d’Adamo, le età non sono indicate nella Bibbia ma le ho calcolate utilizzando gli anni di nascita e morte. La storia proseguirà nel Capitolo X:

Nome Anno nascita Età Anno morte
Adamo 0 930 930
Set 130 912 1042
Enos 235 905 1140
Kenan 325 910 1235
Maalaleel 395 895 1290
Iared 460 962 1422
Enoch 622 365 987
Matusalemme 687 969 1656
Lamech 874 777 1651
Noè 1056 950 2006

Capitoli VI, VII, VIII e IX, Noè

Gen.VI,2 i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero.
I figli di Dio nell’originale sono gli stessi dei della creazione. In tutti i racconti mitologici, qualche dio è sceso in terra per mettere incinta una ragazza.

Gen VI,3 Allora il Signore disse: «il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni».
Il Signore non manterrà la parola data. Ci saranno molti personaggi nel racconto biblico che vivranno molto di più, e al giorno d’oggi viviamo molto di meno.

Gen.VI,4 C’erano sulla terra i giganti a quei tempi -e anche dopo- quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini…
Chi sono questi giganti? Quando sono stati creati? La bibbia non ci dice null’altro, ed il CEI aggiunge una chiara nota esplicativa:
I giganti favolosi indicano una razza proterva.

Gen.VI,6 E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo.
Un dio onnipotente che si pente e si addolora per ciò che egli stesso ha fatto? Non è quello che ci racconta la chiesa.

Gen.VI,7 Il Signore disse: Sterminerò dalla terra l’uomo che ho creato: con l’uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d’averli fatti.
Per fortuna che era contrario alla pena di morte!

Gen.VI,9 Questa è la storia di Noè…
Da dove arriva questa storia? Gli archeologi hanno provato che ci fu un inondazione tra il Tigri e l’Eufrate, questa ha dato origine a molte storie antecedenti la bibbia. Nell’epopea di Gilgamesh la pioggia durò sei giorni e sei notti. Per i Sumeri l’eroe si chiama Utnapishtim che è avvertito dal dio Ea di costruire un’arca per le coppie di animali e per lui stesso. Gli Atzechi hanno Tapi, che avrà un’avventura simile a quella del nostro Noè, colomba inclusa.
Per altri popoli il nome è molto simile all’ebraico Noah: alle Hawaii è Nu-u, in Cina Nu-wah, nella Sierra Parima (tra il Brasile ed il Venezuela) Ma-noa.

 

Gen. VI, 13 Allora Dio disse a Noè “È venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra. 

Questo versetto indica come un disastro naturale è stato divinizzato dagli ebrei. Secondo alcuni teorici il Diluvio Universale biblico non è stato altro che un innalzamento delle acque dovuto all’avvicinarsi di una nana bruna (Nibiru) nel nostro Sistema, e difatti il “mito” del Diluvio è noto a tutte le civiltà antiche.

 

Gen.VI,15 Ecco come devi farla: l’arca avrà trecento cubiti di lunghezza, cinquanta di larghezza e trenta di altezza.
132×22 metri, alta 13,20 metri. Risulta molto grande, ma nonostante questo è impossibile che abbia ospitato tutti gli animali ed il cibo necessario a nutrirli quaranta giorni.
Voltaire ha scritto che un prete di nome Pelletier, nel XVII secolo, ha spiegato come questo sia stato possibile.

Gen.VII,11 nell’anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno…
Inizia il diluvio.

Gen.VII,17 Il diluvio durò sulla terra quaranta giorni…
Piove per quaranta giorni, forse fisicamente insufficienti per coprire tutta la terra d’acqua, oltre le montagne, ma sorvoliamo.

Gen.VII,24 Le acque restarono alte sopra la terra centocinquanta giorni.
Tra il versetto 17 ed il 24 si potrebbe calcolare la durata del diluvio: 40 (durata del diluvio)+150 (durata delle acque sulla terra)=190 giorni. In pratica poco più di sei mesi.
Teniamo a mente questo calcolo fino al versetto 13 del prossimo capitolo.

Gen.VIII,1 Dio si ricordò di Noè…
C’è andata bene. Chissà cosa stava facendo di così importante per dimenticarsi della terra?

Gen.VIII,6 e 7 fece uscire un corvo… esso uscì andando e tornando finché si prosciugarono le acque sulla terra.
Sembra che ci sia asciutto. Invece no.

Gen.VIII,9 ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede tornò… perché c’era ancora l’acqua su tutta la terra.
Per il corvo invece c’era asciutto.

Gen.VIII,13 L’anno seicentuno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra.
Anche qui si può calcolare la durata del diluvio. Vi ricordo che iniziò: nell’anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette del mese (Gen.VII,11).
Quindi: dal 17/2 del 600° anno al 1/1 del 601° anno, 317 giorni ossia più di dieci mesi.
Al 24° versetto furono invece 190 giorni; poco più di sei mesi.

Gen.IX,6 Chi sparge sangue dell’uomo dall’uomo il suo sangue sarà sparso…
Qui dio, non solo è a favore della pena di morte, ma la ordina chiaramente.

Gen.IX, 21-23 Avendo bevuto il vino si ubriacò e giacque scoperto all’interno della sua tenda. Cam, padre di Canaan, vide il padre scoperto e raccontò la cosa ai due fratelli… presero il mantello… camminando a ritroso, coprirono il padre scoperto; avendo rivolto la faccia indietro, non videro il padre scoperto.
Cerchiamo di capire qualcosa, Cam vede senza volerlo Noè, ubriaco fradicio e nudo. Chiama i fratelli che lo coprono entrando a ritroso per non vederlo.
Che cosa fa il pacifico Noè a questo punto?

Gen.IX,25 Sia maledetto Canaan! Schiavo degli schiavi sarà per i suoi fratelli.
Che cosa c’entra Canaan? La sua unica colpa è che suo padre ha visto, per sbaglio, suo nonno Noè nudo. Per questo banale incidente Noè inventa la vergogna umana della schiavitù.

Capitolo X, Genealogia di Noè

Gen.X,1 Questa è la discendenza dei figli di Noè…
Questa genealogia è un pasticcio, mezza nel capitolo X, ma senza specificare le età, e mezza nel Capitolo XI che dovrebbe essere dedicato ad un’altra storia. Riassumiamo entrambe sotto forma di tabella per i nomi che c’interesseranno fino ad Abramo:

Nome Anno nascita Età Anno morte
Sem 1556 600 2156
Arpaschad 1658 438 2096
Selach 1693 433 2122
Eber 1723 464 2187
Peleb 1757 239 1996
Reu 1787 239 2026
Serug 1819 230 2049
Nacor 1849 148 1997
Terach 1878 205 2083
Abram 1948 175 2123

Vogliamo ricordare, che dio ha ordinato che la vita dell’uomo sia di centoventi anni (Gen.VI,3) e nessuno, neanche per coincidenza, è vissuto meno del limite imposto.

Gen X,32 …Da costoro si dispersero le nazioni sulla terra dopo il diluvio.
Sembra chiaro che sono tutti dispersi per la terra, invece no, si ritrovarono a Babele.

Capitolo XI Babele

Gen.XI,4 …Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo… per non disperderci su tutta la terra.
Ma non eravate già dispersi dal Gen.X,32?
San Girolamo dice che la torre era alta 20000 piedi (1 piede=26,6cm?? 1 cubito=44cm).

Gen.XI,5 Ma il Signore scese a vedere le città e la torre che gli uomini stavano costruendo.
Anche in questo caso l’onnipotente dio deve “scendere” per vedere quello che sta succedendo.

Gen.XI,9 Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse per tutta la terra.
Lo scrittore di questo capitolo si è confuso (dio si può confondere?) ha creduto che Babele derivasse dalla radice ebraica babal, che significa proprio confondere. In realtà gli archeologi hanno provato con i ritrovamenti delle ziggurat (alte torri babilonesi costruite con mattoni e bitume in Mesopotamia) che Babele ha la stessa etimologia di babilonia cioè da bab-ilu che significa porta di dio (intesa come città di dio). I babilonesi davano quel nome a tutte le loro capitali.

Se vi state preoccupando di questa divisione dell’umanità leggete la nota rassicurante del CEI: Un peccato di orgoglio… provoca la divisione e l’incomprensione dell’umanità che sarà restaurata nella Chiesa con il miracolo della Pentecoste.

 

Capitoli da XII a XVIII, Abramo

Gen.XII,1 Il Signore disse ad Abram «Vattene dal tuo paese dalla tua patria e dalla casa di tuo padre.
Dio si è dimenticato che Abramo se n’è già andato dal suo paese che era Ur dei Cadei.

Gen.XII,4 Allora Abram partì, Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran.
Per controllare se dio ha fatto bene i conti torniamo un attimo al capitolo precedente:
Gen.XI,26 Terach aveva settant’anni quando generò Abramo…
Gen.XI,32 L’età della vita di Terach fu di 205 anni…
Terach generò Abramo a 70 anni e visse 205 anni. Abramo partì dopo la morte del padre, quindi doveva avere: 205-70 = 135 anni e non 75 (sono solo 60 anni di differenza, nessuno è perfetto)

Abramo passa attraverso la terra promessa, non la riconosce e prosegue. Dio cerca di avvertirlo dicendo:
Gen.XII,7 Alla tua discendenza io darò questo paese…
Abramo non capisce l’avvertimento.

Gen.XII,10 Venne una carestia nel paese e Abram scese in Egitto.
Forse pentendosi dell’avvertimento dato, per evitare che Abramo rimanga nella terra promessa dio gli manda la carestia. Invece di rimanere nei paraggi ad attendere tempi migliori, Abramo va molto lontano (secondo la matematica ha già circa 140 anni ma è ancora arzillo). Arriva a Menfi, in Egitto, dove regna il faraone Amenemeth I della XII dinastia (1991-1785).

Gen.XII,12 Dì dunque che tu sei mia sorella, perché io sia trattato bene per causa tua e io viva per riguardo a te.
In cambio della prostituzione della moglie spacciata per sorella, gli diedero:

Gen.XII,16 greggi e armenti e asini, schiavi e schiave, asine e cammelli.
Notare l’ordine d’importanza, gli schiavi valgono meno degli asini ma più delle asine.

Gen.XII,17 Ma il Signore colpì il faraone e la sua casa con grandi calamità, per il fatto di Sarai, moglie di Abram
Dio mandò grandi piaghe, non al magnaccia, ma al faraone che disse:

Gen.XII,18-19 Che mi hai fatto? Perché non mi hai dichiarato che era tua moglie? Perché hai detto: È mia sorella, così che io me la sono presa in moglie? E ora eccoti tua moglie, prendila e vattene
Il povero faraone aveva sentimenti seri verso la donna, ingannato non tenta nemmeno di vendicarsi, gli chiede almeno di andarsene.
Dio, felice della furbizia di Abramo, gli garantisce per la seconda volta la terra promessa. Abramo, forse offeso per esserci passato poco prima non ci va, ma suo figlio Lot, si separa e accetta l’offerta stabilendosi vicino a Sodoma:

Gen. XIII,10 un luogo irrigato da ogni parte… era come il giardino del Signore, come il paese d’Egitto…
Lot è fatto prigioniero a Sodoma, Abramo sempre pronto quando bisogna ammazzare qualcuno, partecipa alla guerra in corso.

Gen.XIV,14 organizzò i suoi uomini esperti nelle armi, schiavi… nel numero di 318 e si diede all’inseguimento sino a Dan.
Erano diventati tanti. Abramo con i suoi alleati vince.
Non senza prima un’esagerazione:

Gen.XIV,15 li sconfisse e proseguì l’inseguimento fino a Coba, a settentrione di Damasco.
Da Sodoma a Damasco ci sono molti chilometri, bisogna passare tutto il Libano.

Tra gli alleati vincitori troviamo Melchisedech re di Salem (Gerusalemme) sacerdote del dio El Eljon che benedice Abramo in nome del suo dio.

Gen.XIV,19 Sia benedetto Abram dal Dio altissimo, creatore del cielo e della terra.
Gen.XIV,20 Abram gli diede la decima di tutto.
Sembra che Abramo riconosca questo dio straniero e gli paga anche un tributo.
Il CEI risolve il problema falsificando la traduzione, nel testo il nome del dio è: “El Eljon” diventa: “Dio altissimo”, lasciandoci credere, senza affermare ne smentire, che sia lo stesso dio di Abramo.

Per essere in linea con la falsità del CEI, Abramo con l’altro re:
Gen.XIV,22 Abram disse al re di Sodoma: «Alzo la mano davanti a Dio, il Dio altissimo…
Suggellando un patto di non aggressione col re di Sodoma ben sapendo che la città è stata condannata da dio e sarà presto distrutta.

Gen.XV, da 18 a 20 In quel giorno il Signore concluse questa alleanza con Abram – Alla tua discendenza io do questo paese dal fiume d’Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate.
Israele non è così grande, ma dio insiste per cercare di convincerli ancora oggi di attaccare i paesi arabi confinanti.

Gen.XVI,2 Sarai disse ad Abram: Ecco il Signore mi ha impedito di aver prole; unisciti alla mia schiava forse da lei potrò avere figli.
Sara sembra ben intenzionata, ma quando la schiava Agar resta incinta la fa scappare.
La schiava incontra l’angelo di dio (ma quando è stato creato?) che le annuncia la nascita d’Ismaele dal quale discenderanno tutti gli arabi:

Gen.XVI,11 saranno come un somaro: contro tutti.
La schiava torna, ha il figlio ed è cacciata nuovamente ma dio li aiuta.

Gen.XVII,1 Quando Abram ebbe novantanove anni, il Signore gli apparve e gli disse: Io sono il dio onnipotente…
La traduzione di “El Shaddai” che appare nell’originale a questo punto è: il dio della montagna, questo è ancora un altro dio.

Gen.XVII,8 tutto il paese dove sei straniero, tutto il paese di Canaan in possesso perenne; sarò il vostro Dio.
Dopo avergli promesso tutto dal Nilo all’Eufrate, qui cambia idea e si ridimensiona alla sola Palestina.
Si può spiegare solamente ammettendo che questo dio della montagna è un altro dio che cerca di rubare Abramo al dio precedente.

Gen.XVII,10-14 Sia circonciso tra di voi ogni maschio
Gen.XVII,14 il maschio non circonciso, di cui cioè non sia stata circoncisa la carne del membro, sia eliminato…
Mosè, che apparirà in seguito, non era circonciso.

Dio a questo punto gli promette un figlio, Abramo ride, afferma che lui ha cento anni e Sara novanta, lascia ad intendere che non gli funziona più, tenta di passare la palla ad Ismaele ma dio non vuole sentir ragioni.1
Gen.XVII,22 e, salendo in alto, lasciò Abramo.

Visto che Abramo non se la sente, Dio pensa come fare e trova la soluzione:
Gen.XVIII,1-2 all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno… tre uomini stavano in piedi presso di lui.
Chiedono di Sara per metterla incinta.
Dio decide di agire personalmente e si porta due amici? O sono tre dei?

Alla sua età Sara, che è quella che ha forse un poco di buon senso, non si spaventa dell’idea di essere violentata da tre uomini, ma se credevano di metterla incinta:
Gen.XVIII,11 e 12 era cessato a Sara ciò che avviene regolarmente alle donne. Allora Sara rise dentro di sé…
Al Signore non piace essere preso in giro e s’inalbera:
Gen.XVIII 13 a 15?? Perché Sara ha riso… C’è forse qualcosa impossibile per il Signore?
Sara si spaventa, da vecchia moglie esperta su come raggirare gli uomini tenta anche con il Signore negando l’evidenza:

Gen.XVIII,15 Non ho riso!
Il Signore non è stupido, chiude il discorso con:

Gen.XVIII,15 Si, hai proprio riso.
Qui l’autore interrompe bruscamente, per due capitoli preso dall’eccitazione del racconto di Sodoma e Gomorra si dimentica di Sara. (in Gen.XXI,1 scriverà: Il Signore visitò Sara come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso).

Gen.XVIII,16 Quegli uomini si alzarono e andarono a contemplare Sodoma dall’alto.
Qui gli dei tornano nuovamente ad essere più di uno.

Gen.XVIII,17 Il Signore diceva: Devo io tener nascosto ad Abramo quello che sto per fare,
Questo Dio onnipotente sembra molto indeciso. Parla ancora da solo.

Gen.XVIII,21 Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!
Perché non sapeva già tutto? Anche questa volta deve “scendere” a vedere per controllare? Gli erano giunte solo vaghe voci.

Abramo approfitta dell’indecisione di dio, e tenta di fargli cambiare idea chiedendo di evitare la distruzione se troverà 50 giusti. Dio cede subito e promette, ma Abramo incalza, gli fa scendere il numero a 45, poi ancora a 40, 30, 20, ed infine 10.

Capitolo XIX, la distruzione di Sodoma

Gen.XIX,1 I due angeli arrivarono a Sodoma sul far della sera.
In passato questa storia non fu tradotta dal latino, per non scandalizzare troppo i fedeli. La storia proviene dal racconto di Filemone e Bauci.
Gli angeli trovano ospitalità a casa di Lot, ma evidentemente non passano inosservati:

Gen.XIX,5 Falli uscire da noi perché possiamo abusarne!
Molto espliciti, non tentano nemmeno di farli uscire con una scusa.

Gen.XIX,8 Sentite io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace!
Grande spirito paterno, ma la folla perversa non accetta!

Gen.XIX,9 Ora faremo a te peggio che a loro!
Gli assediati riescono a chiudere la porta, gli angeli oramai non hanno più dubbi.
Avvertono Lot di scappare con la famiglia perché:

Gen.XIX,13 noi stiamo per distruggere questo luogo.

Gen.XIX,24 Il Signore fece piovere dal cielo, sopra Sodoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco…
Dio invece aveva promesso che sarebbe stata distrutta dagli angeli.

Lot scappa con la famiglia, erano stati avvertiti di non guardare indietro, ma la curiosità è donna e la moglie di Lot non sa trattenersi. Fu immediatamente trasformata in una statua di sale.

Gen.XIX,31 e 32 Ora la maggiore disse… facciamo bere del vino a nostro padre e poi corichiamoci con lui, così faremo sussister una discendenza…
Dio si è scandalizzato per la sodomia, ma l’incesto va bene.
(Fortunatamente in altri passi della Bibbia siamo in contrasto: Lv.XVIII,7, Dt.XXVII,22 Nessuno si accosterà a una consanguinea per avere rapporti con lei)
Le figlie si sollazzano con il padre per ben due notti, nascerà Morab, capostipite dei Morabiti e Ammoniti.

Capitolo XX, Re Abimelech

Abramo decide che con la moglie incinta e novantenne, è un buon periodo per attraversare il deserto di Cades. Avrà avuto anche una certa età la nostra Sara ma non deve fare poi così schifo perché appena arriva nel Negheb Abramo riesce a venderla un’altra volta (questa volta al re Abimelech) con la scusa che è sua sorella, ma è scoperto.

Gen.XX,9-10 Tu hai fatto a mio riguardo azioni che non si fanno… a che miravi agendo in tal modo?
Questo re dimostra saggezza perché è il primo che tenta di spiegare ad Abramo che non si dovrebbe prostituire la moglie nemmeno se ha già 90 anni, ma è ingenuo quando non capisce perché lo abbia fatto.

Per giustificarsi Abramo ammette che è sua moglie ma dice anche:
Gen.XX,12 è veramente mia sorella…
Non risulta dalle genealogie riportate nella bibbia, ma se così fosse:
(Gen.XXVII,22 Maledetto chi si unisce con la propria sorella, figlia di suo padre o di sua madre.)

Gen.XX,14 Abimelech prese greggi e armenti, schiavi e schiave, li diede ad Abramo e gli restituì la moglie Sara.
Abramo riesce ad avere comunque quello che vuole.

Gen.XX,16 A Sara disse «Ecco ho dato mille pezzi d’argento a tuo fratello: sarà per tè come un risarcimento…
Il re Abilmelech supera sé stesso offrendo dei pezzi d’argento che saranno usati come moneta solo molto tempo dopo. Anche in Gen.XXIII,15 riappariranno pezzi d’argento che non si usavano a quei tempi.

Capitolo da XXI a XXIV, Isacco

Gen.XXI,1 Dio visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso.
Come già annunciato Sara, che è andata a letto quasi con tutti, va anche con il Signore, ma questa volta la santa donna non chiede denaro. Nasce Isacco ma rischia di non durare a lungo:

Gen.XXII,10 stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio.
Era solo uno scherzo che dio volle fare ad Abramo. Ed Isacco riuscì a sopravvivere.

A 127 anni Sara muore. Abramo vuole comprargli un terreno sepolcrale:
Gen.XXIII,17 a 20 Abramo pesò ad Efron il prezzo… cioè 400 sicli d’argento nella moneta corrente sul mercato
Abbiamo già notato che non esisteva ancora la moneta che si descrive e non sarebbe esistita nemmeno dopo, ai tempi di Mosè, presunto autore di questo libro.
Efron si accorge che lo si vuole pagare con una moneta che non esiste e declina l’offerta:

Gen.XXIII 400 sicli d’argento che cosa è mai tra me e te?
Abramo, approfittando per l’ultima volta della moglie, comincia a procurarsi da solo un pezzo della terra promessa.

Abramo cerca moglie per il figlio e:
Gen.XXIV,2 Abramo disse al suo servo… Metti la mano sotto la mia coscia…
Questa falsa traduzione è stata scritta per non scandalizzare i fedeli, a quei tempi si usava promettere mettendo la mano sui genitali dell’altro. Comunque gli fa promettere di:

Gen.XXIV,3 e 4 non prendere per mio figlio una moglie tra le figlie dei Cananei… ma che andrai al mio paese, nella mia patria.
Il servo andrà nella città di Nacor, ma il paese di Abramo era Ur dei Caldei ben più distante.

Gen.XXIV,9 Il servo mise la mano sotto la coscia di Abramo
Ancora.

Trova una ragazza con l’anfora vicino ad una fonte. (XXIV,13)
Rebecca è figlia del fratello di Abramo, cioè cugina di Isacco, ma questo non ferma certo il matrimonio.

Capitolo da XXV a XXXIII, Giacobbe

Gen.XXV,21 Isacco supplicò il Signore per sua moglie, perché essa era sterile…
Sembra che tutte le mogli degli ebrei siano sterili. Per fortuna, oltre che le vecchie, dio si sacrifica volentieri anche con le giovani e mette incinta anche lei, con più passione perché partorirà ben due gemelli.
I due gemelli, Giacobbe ed Esaù, ricalcano ben presto le orme dei loro parenti e litigano per la primogenitura.

Gen.XXV,29 a 31 Una volta Gicobbe aveva cotto una minestra di lenticchie… Esaù… disse… lasciami mangiare un po’ di questa minestra… Gicobbe disse vendimi subito la tua primogenitura.
Esaù gliela vende volentieri per la gustosa minestra rossa di lenticchie. La storia non finisce qui, ma come al solito si interrompe, vedremo poi il seguito.

Gen.XXVI,1 Venne una carestia nel paese oltre la prima che era avvenuta ai tempi di Abramo, e Isacco andò a Gerar presso Abimèlech, re dei Filistei.
Che Abimelech fosse “re dei Filistei” è un notevole anacronismo. Il redattore del libro ha trasposto ai tempi dei patriarchi (XVIII secolo a.C.) la situazione a lui contemporanea: i Filistei si insediarono sulla costa di Canaan solo nel XII secolo a.C.

Isacco, memore delle coraggiose imprese del padre, tenta di prostituire la moglie con Abimelech, ancora scapolo, dopo la disavventura con Sara forse non si era ancora ripreso, ma lui non ci casca nemmeno la seconda volta:
Gen.XXVI,8 Si affacciò alla finestra e vide Isacco scherzare con la propria moglie Rebecca.
Scherzare è, ovviamente, un eufemismo.
Gen.XXVI,9 Sicuramente essa è tua moglie. E perché tu hai detto: è mia sorella?
Per fregarti come tentò di fare suo padre, il re non capisce nemmeno questa volta.
Gen.XXVI,11 Chi tocca quest’uomo e la sua moglie sarà messo a morte.
Al padre era andata meglio, ma visto che non è riuscito ad ottenere molto è dio che lo consola benedicendolo e centuplicando i suoi raccolti (Gen.XXVI,24)

Abimelech capisce che non riuscirà mai a civilizzare quella famiglia di delinquenti e decide di disfarsene una volta per tutte:
Gen.XXVI,16 vattene via da noi…
Ma Isacco rimane, anzi litiga con altri pastori per l’acqua.

I figli continuano la lotta per la primogenitura:
Gen.XXVII,1 Isacco era vecchio e gli occhi gli si erano così indeboliti che non ci vedeva più. Chiamò il figlio maggiore Esaù.
Rebecca sente che Isacco vuole benedire Esaù prima di morire, ed escogita un piano, fa indossare a Giacobbe gli abiti di Esaù, e per simulare i peli che Giacobbe non aveva lo fa rivestire di pelli di capretti.
Giacobbe che sarà anche cieco ma non scemo del tutto, sospetta e chiede:
Gen.XXVII,24 tu sei proprio il mio figlio Esaù? Rispose: Lo sono
Giacobbe imbroglia il padre e si fa benedire, arriva Esaù:

Gen.XXVII,33 Isacco fu colto da un fortissimo tremito.
Ma è troppo tardi per rimediare.

Isacco istiga alla vendetta Esaù, ma Rebecca vigila ed avvisa Giacobbe:
Gen.XXVII,42 e 43 tuo fratello vuol vendicarsi di te uccidendoti… fuggi a Carran da mio fratello Labano.
Giacobbe va a Carran a prendere moglie, lungo la strada:
Gen.XXVIII,12 Fece un sogno…
Vedremo dopo perché i suoi sogni saranno importanti, per ora si limita a sognare dio:

Gen.XXVIII,13 Io sono… il Dio di Abramo tuo padre e il Dio di Isacco.
Il Signore si presenta come il dio privato di Abramo, che era poi suo nonno, e di Isacco, ma non doveva essere il dio di tutti?

Trova la ragazza al solito pozzo Gen.XXIX,2 che è come al solito una sua cugina, figlia dello zio Làbano fratello di sua madre.

Gen.XXIX,16 Làbano aveva due figlie… Lia aveva gli occhi smorti mentre Rachele era bella di forme e avvenente di aspetto.
Indubbiamente scelse la cugina Rachele.
Giacobbe aveva preso il posto del fratello, ora la figlia brutta prende il posto della sorella:

Gen.XXIX,23 Quando fu sera, Labano rese la figlia Lia e la condusse da lui ed egli si unì a lei… Quando fu mattina… ecco era Lia!… Giacobbe disse… Che mi hai fatto?
Lo zio Labano trova una soluzione, per una settimana fatti questa racchia, poi passa pure all’altra.

Gen.XXIX,27 Finisci questa settimana nuziale, poi ti darò anche quest’altra.
Lasciamo da parte la bigamia, e facciamo attenzione al versetto Lv.XVIII,18: E quanto alla moglie, non prenderai la sorella di lei, per farne una rivale…

Notate anche che a causa della primogenitura rubata sono ebrei solo i discendenti, figli di schiave, di Giacobbe, ma non i figli legittimi di Esaù.

Le due sorelle litigano e Lia dice a Rachele:
Gen.XXX,15 È forse poco che tu mi abbia portato via il marito perché voglia portar via anche le mandragore di mio figlio?
Ma era lei che aveva fregato il marito alla sorella.
Gen.XXX,15 Ebbene si corichi pure con te… in cambio delle mandragore di tuo figlio.
Che bello scambio.

Giacobbe non sopporta più il suocero e se ne vuole andare: Làbano dice:
Gen.XXX,28 Fissami il tuo salario, e te lo darò
Magnanimo Giacobbe risponde:
Gen.XXX,31 non mi devi nulla
Poi si accontenta di avere tutte le pecore di colore scuro e le capre chiazzate o punteggiate.

Gen.XXX,37 Prese rami freschi di pioppo di mandorlo e di platano, ne intagliò la corteccia a strisce bianche… Mise i rami così scortecciati… agli abbeveratoi dell’acqua.
Vedendo, durante l’accoppiamento, questi rami le capre generavano capretti striati, punteggiati o chiazzati. Giacobbe non contento dell’inganno toglieva i rami quando si accoppiavano animali deboli per lasciarli al suocero.

Gen.XXX,43 Egli si arricchì oltre misura e possedette greggi in grande quantità, schiave e schiavi, cammelli e asini.
La truffa scientifica adottata pare che funzioni.
Alla fine Giacobbe scappa, si stava mettendo male per lui, Làbano lo insegue ma dio interviene minacciandolo. Rachele prima della fuga rubò anche gli idoli del padre che li cerca:

Gen.XXXI,34 Rachele aveva preso gli idoli e li aveva messi nella sella del cammello, poi vi si era seduta sopra.
Ladri e idolatri alla faccia del dio unico, comunque per non alzarsi Rachele dice al padre:

Gen.XXXI,35 non posso alzarmi davanti a te perché ho quello che avviene di regola alle donne.
Ladri, idolatri e bugiardi.

Fanno la pace e Làbano:
Gen.XXXI,53 il Dio di Abramo e il Dio di Nacor siano giudici tra noi
Quanti dei ci sono?

Giacobbe torna a casa, ma non dimentica di aver truffato anche Esaù, che non lo aspetta proprio con amore fraterno:

Gen.XXXII,12 Salvami dalla mano di mio fratello… e colpisca me e tutti, madre e bambini.
Le madri sono 4 e i bambini 11, qui se ne dimentica parlando di una madre sola.

Gen.XXXII,23 Durante quella notte… prese le due mogli, le due schiave, i suoi undici figli…
Ora ci sono tutti.

Gen.XXXII,25-26 Giacobbe rimase solo, e un uomo lottò con lui fino al spuntare dell’aurora. Vedendo che non poteva vincerlo, lo colpì all’articolazione del femore, e l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui.
Chi è quest’uomo cattivo che aggredisce Giacobbe?

Gen.XXXII,27-29 Quegli disse: Lasciami andare, perché è spuntata l’aurora. Non ti chiamerai Giacobbe ma Israele… hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto.
Non è chiaro cosa significhi questo passo. Perché dio lotta con Giacobbe, perché dio non poteva vincerlo? Dio, indispettito perché non riusciva a batterlo, per vendicarsi gli ha slogato il femore.

Capitolo XXXIV Dina

Gen.XXXIV,1-2 Dina, la figlia che Lia aveva partorita a Giacobbe uscì… la vide Sichem… principe di quel paese, e la rapì, si unì a lei e le fece violenza.
Un’altra squallida storia di sesso e violenza della bibbia, ma questa volta il rapitore si pente e vuole sposare la vittima.

Gen.XXXIV,3-4 amò la fanciulla e le rivolse parole di conforto. Poi disse a… suo padre «Prendimi in moglie questa ragazza».
Sembra che ci sia il lieto fine, ma Giuseppe viene a saperlo.

Gen.XXXIV,7 …così non si doveva fare.
Credete che si siano indignati per il rapimento e la violenza carnale? No, il problema è un altro:

Gen.XXXIV,14 non possiamo fare questo, cioè dare la nostra sorella ad un uomo non circonciso, perché ciò sarebbe un disonore a noi.
Tutto qui, fino a che se la violentava poteva andare bene, ma sposarla no. Per accontentarli il principe si fa circoncidere con tutti gli uomini della sua città. Credete che ora venga il matrimonio con il sospirato lieto fine?

Gen.XXXIV,25 il terzo giorno, quando essi erano sofferenti i due figli di Giacobbe… presero ciascuno una spada… e uccisero tutti i maschi.
Fu una strage.

Gen.XXXIV,27-29 I figli di Giacobbe si buttarono sui cadaveri e saccheggiarono la città… Presero così i loro greggi e i loro armenti, i loro asini e quanto era nella città e nella campagna. Portarono via come bottino tutte le loro ricchezze, tutti i loro bambini e le loro donne e saccheggiarono quanto era nelle case.
Fortunatamente il buon Giacobbe si accorge che i suoi discoli figlioli stanno massacrando un popolo e li sgrida, non per tutti quei cadaveri, ma perché così facendo:

Gen.XXXIV,30 allora Giacobbe disse… mi avete messo in difficoltà, rendendomi odioso agli abitanti del paese… mentre io ho pochi uomini; essi si raduneranno contro di me… e io sarò annientato…
A parte il fatto che si continua a chiamarlo Giacobbe mentre il nome era stato cambiato da Dio in Israele, sembra che l’unico fastidio di Giacobbe sia di rendersi odioso ai vicini, ma non finirà qui, il buon padre si vendicherà in punto di morte, quando i figli speravano già che il vecchio si fosse dimenticato di questa piccola marachella.

Gen.XXXIV,31 Risposero «tratta nostra sorella come una prostituta.
Per tre volte (due volte Abramo ed una Isacco) nella loro famiglia avevano spacciato la moglie per sorella ed usata come prostituta.

Tutta la storia di Dina è vergognosa, ma per fortuna è falsa come gran parte del resto. Come potevano due sole persone trafiggere con la spada uno per uno tutti gli uomini di un intero popolo in una sola notte? Avranno anche avuto la febbre ma non erano mica paralitici. Contando poi il tempo, Dina all’epoca dei fatti aveva solo quattro anni.

Capitoli da XXXV a XXXVIII, La storia si fa confusa

Dovremmo saltare da un capitolo all’altro fino a quando non arriveremo alla storia di Giuseppe, per cercare di mettere un minimo di ordine nel divino componimento.

Gen.XXXVI,31 Questi sono i re che regnarono nel paese di Edom, prima che regnasse un re degli Israeliti.
Non ha molta importanza la lista di nomi, ma il primo re israelita apparve 500 anni dopo Mosè, che dovrebbe aver scritto tutto questo libro.

Gen.XXXV,22 Ruben andò ad unirsi con Bila, concubina del padre, e Israele lo venne a sapere.
Bila era prima moglie di Giacobbe che, per ora, non si lamenta.
L’altro figlio di Lia, Giuda con Chira ebbe tre figli, il primo Er ebbe per moglie Tamar ma egli:

Gen.XXXVIII,7 si rese odioso a Dio e Dio lo fece morire senza eredi.
Che cosa bisogna fare per rendersi odiosi, se tutti massacri, gli incesti, le truffe viste fino a qui vanno bene?
Morto lui Giuda passa Tamar all’altro suo figlio Onan per fargliela mettere incinta in nome del fratello ma:

Gen.XXXVIII,9 Onan sapeva che la prole non sarebbe stata considerata come sua; ogni volta che si univa alla moglie del fratello; disperdeva per terra.
Per onanismo oggi s’intende masturbazione anche se non c’entra molto con la storia. A Dio non piace nemmeno questo e fa morire anche lui. Giuda non la passa al terzo figlio e, rimanda a casa Tamar.

Tamar si veste da prostituta. Giuda che evidentemente frequentava quel tipo di signorine non la riconosce e se la porta a letto, offrendole in pagamento un capretto, con un espediente lei gli ruba il sigillo ed il bastone.
Dopo tre mesi, Giuda scopre che Tamar era la prostituta ed è anche incinta. Ordina di bruciarla viva (chissà perché visto che a lui non dispiaceva quella professione) ma lei gli mostra il sigillo ed il bastone e Giuda dice:

Gen.XXXVIII,26 …«Essa è stata più giusta di me…
Ci vuole poco ad essere più giusti di Giuda.
Tamar dal rapporto avuto con lui, genera due figli.

Capitoli XXXVII – XLVII, La storia di Giuseppe

Gen.XXXVII,2 Giuseppe all’età di diciassette anni pascolava il greggi con i suoi fratelli…
Questa storia assomiglia a molte altre, Ippolito e Ferdra, Bellerafonte e Stenobea, Ebro e Damasippe, Tamis e Peribea, Mirtilo e Ippodamia, Peleo e Demetra.

Giuseppe sogna che il sole e la luna si prostrano davanti a lui. Giacobbe è un uomo giusto ma non si fa mettere i piedi in testa da nessuno, nemmeno da suo figlio:
Gen.XXXVII,20-21 che sogno è questo che hai mai fatto! Dovremmo forse venire io e tua madre e i tuoi fratelli a prostrarci fino a terra davanti a te? I suoi fratelli perciò erano invidiosi di lui, ma suo padre tenne in mente la cosa.
Cominciano ad arrabbiarsi ed i fratelli:

Gen.XXXVII,19 si dissero l’un l’altro… Orsù uccidiamolo e gettiamolo in qualche cisterna! Poi diremo: una bestia feroce l’ha divorato!
Ruben (che ha fregato la concubina al padre) non è d’accordo, pensa che uccidere è peccato quindi vuole gettarli vivo in una cisterna nel deserto. Giuda (il frequentatore di prostitute) propone di venderlo agli ismaeliti. Stranamente poi lo vendettero dei madianiti.

Gen.XXXVII,28 Passarono alcuni mercanti madianiti…
I mercanti, per 20 sicli d’argento lo vendettero agli ismaeliti, che lo vendettero a loro volta in Egitto a Potifar consigliere delle guardie del faraone. La moglie di Potifar ci prova subito:

Gen.XXXIX,7-8 gettò gli occhi su Giuseppe… «Unisciti a me!» Ma egli rifiutò…
La donna si sente offesa del rifiuto e vuole vendicarsi:

Gen.XXXIX,12-19 gli le lasciò tra le mani la veste, fuggì e uscì… essa pose accanto a sé la veste di lui finché il padrone venne a casa. …Quel servo ebreo… mi si è accostato per scherzare con me…
Sappiamo come scherzano i personaggi della bibbia.
Curioso notare che la stessa storia è anche descritta nel Corano, con una lieve differenza. Lì Giuseppe si difende affermando che è stata lei a strappargli la veste in presenza di un neonato in una culla. Il precoce bambino, suggerisce di controllare lo strappo della veste, se è sul davanti ha ragione la donna, sul retro ha ragione l’uomo. Lo strappo era sul retro e Giuseppe fu scagionato. Nella bibbia invece lo chiudono in prigione.
In galera Giuseppe diventa capo banda. Due anni dopo il faraone cerca qualcuno per interpretare i suoi sogni. Trova Giuseppe che gli consiglia di:

Gen.XLI,33 Ora il faraone pensi a trovare un uomo intelligente e saggio, e lo metta a capo del paese.
Ovviamente il faraone sceglie lui. La soluzione che trova è di tassare tutti di un quinto durante le annate buone per immagazzinare i depositi. Quando poi arriva la carestia:

Gen.XLVII,15-16 …«Dacci il pane! Perché dovremmo morire sotto i tuoi occhi? Infatti non c’è più denaro» …rispose Giuseppe: «Cedetemi il vostro bestiame, e io vi darò il pane in cambio del vostro bestiame, se non c’è più denaro».
Dimenticando che il pane era già loro, perché proveniva dal quinto tassato.
Così Giuseppe, riuscì ad appropriarsi anche del bestiame per conto del faraone.

L’anno dopo peggiorò
Gen.XLVII,18 …«non nascondiamo al mio signore che si è esaurito il denaro e anche il possesso del bestiame è passato al mio signore, non rimane più a disposizione del mio signore se non il nostro corpo e il nostro terreno.
Giuseppe ruba anche la terra al popolo.

Gen.XLVII,20 …Così la terra divenne proprietà del faraone…
Oramai non hanno più nulla.

Gen.XLVII,23 Giuseppe disse… eccovi il seme, seminate… ma quando sarà il raccolto voi darete un quinto al faraone…
Giuseppe viene a sapere che suo padre è ammalato e torna a casa al capezzale di Giacobbe giusto in tempo per ricevere l’eredità.

Gen.XLVIII,22 io do a te, più che ai tuoi fratelli un dorso di monte che io ho conquistato dalle mani degli amorrei con la spada e con l’arco.
Non è vero, sappiamo che l’ha comperata per cento pezzi d’argento.

Gen.XLIX,28 Tutti questi formarono le 12 tribù di Israele… ognuno egli benedisse con una benedizione particolare.
Nemmeno questo è vero, non li ha benedetti tutti, e due li ha addirittura maledetti.

Il primogenito Ruben:
Gen.XLIX,4 non avrà preminenza, perché ha invaso il talamo di suo padre…
Ricordate che gli aveva fregato la concubina? È dal 22° versetto del capitolo XXXV che Giacobbe rimugina vendetta per le corna.

Simone e Levi che massacrarono gli sichemiti dopo la circoncisione:
Gen.XLIX,5 strumenti di violenza sono i loro coltelli… Maledetta la loro ira… io li dividerò in Giacobbe e li disperderò in Israele
Questa sarebbe la benedizione. Comunque i leviti diventeranno sacerdoti e daranno i natali a Mosé, non male come maledizione.

Giacobbe muore ed è imbalsamato come fanno gli egiziani:
Gen.L,11 ci vollero 40 giorni perché tanti ne occorrono per l’imbalsamazione. …è un lutto grave, questo, per gli egiziani
Tutto questo fa sospettare che Giuseppe fosse oramai egiziano.

Gen.L,25 Giuseppe fece giurare ai figli di Israele così: «Dio verrà certo a visitarvi e allora voi porterete via di qui le mie ossa».
Come lieto fine del Genesi, Giuseppe vorrebbe che lo portassero via dall’Egitto ma:

Gen.L,26 Giuseppe morì all’età di centodieci anni; lo imbalsamarono e fu posto in un sarcofago in Egitto.

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