Gesù: Miracoli o Medicina?

Differenza tra guarigione e “salvezza”

Prima di tutto bisogna campire com’era considerata la malattia nella Giudea di duemila anni fa: L’infermità corporale, specie se grave e cronica, era creduta essere conseguenza visibile di una colpa morale invisibile.

Che la malattia nella cultura ebraica di quei tempi fosse infatti vista come un castigo divino è notoriamente riportato da Giovanni nel preambolo della guarigione del cieco nato (Gv 9, 2), quando i discepoli gli chiedono: “Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, per esser nato cieco?”.

Si scorge in questa domanda la vecchia opinione ebraica secondo cui il male fisico era sempre conseguenza e punizione del male morale, falsa credenza che accomunava colti e popolino: la malattia come castigo di una colpa del malato stesso o di un suo stretto consanguineo e/o ascendente.

Si pensi al riguardo alla lebbra

Che i lebbrosi guariti da Gesù fossero sempre malati affetti dalla pre- cisa e nota entità nosologica provocata dal Mycobacterium leprae rima- ne peraltro dubbio. Cfr. al riguardo questo passo del libro di Pier Luigi Baima Bollone19, I miracoli di Gesù, cap. 7, pagg. 187-190: “La prova del- la diffusione della lebbra di Hansen in quella particolare area geogra- fica è successiva all’epoca di Alessandro il Grande, morto nel 323 a.C. È pertanto storicamente possibile che all’epoca di Gesù si potessero in- contrare casi di lebbra nelle terre di Israele, ma non è detto che ogni malato di lebbra fosse effettivamente affetto da malattia di Hansen … È ipotizzabile che sotto il nome di lebbra siano accomunate varie ma- lattie della pelle, più o meno infettive e maligne, che rendono l’uomo impuro in senso culturale e non possono essere definite dalla cultura medica moderna per l’insufficienza dei dati in nostro possesso. Proba- bilmente vengono confuse tra loro la vera lebbra con la psoriasi, l’ecze- ma e la vitiligine”.

, nell’immaginario antico morbo emblematico del peccato e della discriminazione sociale. L’impossibilità di difendersi dal contagio di una malattia così devastante era garantita al tempo di Gesù da una serie di sanzioni sociali e di leggi di purità

fLa lebbra, ripugnante e contagiosa, era malattia particolarmente te- muta; essendo indice di corruzione, essa rendeva impuro chiunque la contraesse; sovente era considerata come un castigo di Dio (Nm 12, 9- 10; 2Cr 26, 19-21). I sacerdoti, cui spettava sia diagnosticare la malattia (e obbligare il lebbroso a rifugiarsi nel lebbrosario) sia anche constata- re eventualmente l’avvenuta guarigione (con la possibilità quindi che la persona una volta guarita definitivamente potesse ritornare a vivere in comunità) avevano fissato riti primitivi, pienamente rispondenti al loro impegno di preservare il popolo da ogni macchia che potesse escluder- lo dal culto (cfr. Mc 1, 44; Lc 17, 14). Al riguardo delle dettagliate pre- scrizioni sulla lebbra e malattie della pelle, nonché i rigidi obblighi di vita e comportamento dei lebbrosi, cfr. Lv nei due interi capitoli 13 e 14.

In tal modo veniva drammatizzata la condizione della lebbra che condannava il malato alla segregazione dalla società.

Alla base c’era l’idea del giudizio divino, di una corrispondenza tra il male fisico e la situazione morale personale. Su questo sfondo cupo si staglia l’azione di Gesù il quale, incurante del contagio, “tocca” un lebbroso (Mt 8, 3; Mc 1, 41; Lc 5, 13) dopo aver steso la sua mano: la palpazione, il contatto fisico di pelle, non è uno dei primi atti di ogni medico?

In più, l’agire medico di Gesù va ben oltre la semplice guarigione dal male fisico:
si pensi al famoso episodio del paralitico calato giù dal tetto a Cafarnao (Mt 9, 2-8; Mc 2, 1-12; Lc 5, 17-26), quando Gesù dapprima gli rimette i peccati, ovvero lo “salva” dal peccato invisibile. Di fronte alla scandalizzata obiezione di Scribi e Farisei, Gesù risponde portando come prova della remissione invisibile la remissione visibile dalla malattia, quest’ultima per lui quasi banale e secondaria, e lo guarisce dalla paralisi.

La gente, vedendolo curare i malati, che secondo loro sono maledetti, non vede persone curate. Ma persone perdonate. E chi se non il Figlio di Dio o Dio stesso può perdonare in tale modo? Si inizia a diffondere tra la gente quindi l’idea che Gesù sia il Messia. Se Gesù sia contrario o a favore di questa divulgazione è una cosa su cui non c’è da discutere molto. In Marco 1,40-45:

«Venne a Gesù un lebbroso e lo supplicava in ginocchio e gli diceva: “Se vuoi, tu puoi guarirmi”. Mosso a compassione, (Gesù) stese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, guarisci”. Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: “Guarda di non dire niente a nessuno, ma va’, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro”. Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte».

Purtroppo per lui la gente è chiacchierona.

« Si rivolse a dei peccatori per guarirli e per rimetterli in salute.

E come quando i medici fasciano le ferite lo fanno non alla buona ma con arte, per cui dalla fasciatura deriva non solo un’utilità ma anche una specie di bellezza, così è stato della medicina della Sapienza quando, assumendo l’umanità, si è adeguata alle nostre ferite.

Certuni li ha curati con rimedi contrari, altri con rimedi congeneri. Si è comportata come colui che cura le ferite del corpo.

Usa, a volte, rimedi contrari, come quando applica cose fredde a ciò che è caldo, cose bagnate a ciò che è asciutto o altri simili rimedi.

Usa anche dei rimedi congeneri, come una benda rotonda per una ferita rotonda, una benda allungata per una ferita di forma allungata e, quando esegue la fasciatura, non la fa identica per tutte le membra ma fatta su misura per ogni singolo membro.» (Agostino, De doctrina cristiana I,14,13).

Le parole di Agostino mettono in luce quel tema del Cristo medico che non solo era a lui particolarmente caro, ma che aveva trovato anche un’ampia diffusione popolare nel cristianesimo dei primi secoli.

Un’antica iscrizione funebre trovata a Timgad (Africa settentrionale) contiene l’invocazione: «Cristo, tu solo medico (Christe, solus medicus), vieni in aiuto…».

L’immagine del Cristo medico è quella che maggiormente si è diffusa nella tradizione cristiana primitiva, come appare dalla massiccia testimonianza evangelica. La quale, d’altronde, riprende la testimonianza dell’Antico Testamento sul Dio d’Israele, chiamato “Colui che guarisce” (Esodo 15,26).

Per quel che riguarda l’Antico Testamento, «guarigioni naturali e miracolose non vengono fondamentalmente distinte. Sia che cooperino disposizioni umane e pratiche o no, è assolutamente essenziale il fatto che il malato nella sua malattia e il convalescente nella sua guarigione incontra Dio, il quale manda mediatamente o senza mediazioni la malattia e la guarigione. Mentre lo stesso Esculapio, dio preminente dell’arte medica, deve tollerare accanto a sé la concorrenza di Apollo e questo a sua volta quella dei figli di Esculapio, Macaone e Iodalerio, per Israele i rapporti con la malattia sono monopolio esclusivo di YHWH. Egli stesso non si ammala o si ferisce come gli dèi, per esempio Horus in Egitto, che Thot deve guarire da una puntura di scorpione» (Hans Walter Wolff).

Ora, secondo i vangeli, l’attività terapeutica è centrale nel ministero di Gesù. I vangeli sottolineano che Gesù cura i malati (il verbo greco therapèuein, “curare”, ricorre 36 volte, mentre il verbo iàsthai, “guarire”, si trova 19 volte), e curare significa anzitutto “servire” e “onorare” una persona, averne sollecitudine.

Gesù vede nel malato una persona, ne fa emergere l’unicità e si relaziona a lui con la totalità del suo essere, cogliendone la ricerca di senso, vedendolo come una creatura capace di preghiera e segnata da fragilità, mossa da speranza e disposta all’apertura di fede, desiderosa non solo di guarigione, ma di ciò che può dare pienezza all’intera sua vita. Il Gesù terapeuta manifesta che ciò che conta è la persona malata, non la sua malattia.

I racconti di guarigione lasciano trasparire la lunghezza e la fatica di tali interventi di Gesù:
non si tratta di interventi magici, ma di incontri personali, che costano tempo ed energie fisiche e psichiche per condurre colui che sragiona a entrare in una relazione umanizzata (l’indemoniato geraseno: Mc 5,1-20), che chiedono a Gesù di informarsi e di avere ragguagli sulla malattia del ragazzo epilettico per poter intervenire (Mc 9,14-29), che richiedono la ripetizione di gesti terapeutici (come nel caso della guarigione del cieco di Betsaida: Mc 8,22-26), che gli sottraggono forze (come nell’episodio della guarigione dell’emorroissa: Mc 5,25-34).

La maggioranza dei lettori dei vangeli attribuiscono le guarigioni, riferite dai quattro vangeli, a Gesù come agente attraverso cui si producono i benefici nel malato. Una simile lettura è sconfessata dalla lettera stessa di tali racconti. L’analisi dei testi implica non solo che ci si debba opporre a tale lettura, ma che si debba anche portare una significativa chiarificazione. Nei racconti di guarigione, normalmente la guarigione è menzionata alla fine, brevemente, ed è l’effetto congiunto di Gesù e di uno o più partner nell’azione. Essa è il frutto della relazione che si è stabilita fra Gesù e chi gli sta accanto, il suo o i suoi interlocutori, i partner nella scena. È la presentazione di questa relazione che occupa la parte principale del racconto. Mai l’uomo è puramente passivo nel racconto di guarigione. A lui è chiesto di aprirsi all’azione di Cristo e in questo è centrale la fede. Il miracolo assume così una struttura dialogica che riflette la struttura stessa della salvezza cristiana, l’incontro tra Cristo e l’uomo bisognoso. La fede è lo spazio e la possibilità di questo incontro. In sostanza, l’attività di guarigione del Cristo medico consiste essenzialmente nello stabilire una relazione vera con la persona che ha di fronte.

Possiamo scegliere, fra i tanti, l’esempio della guarigione di un uomo lebbroso. Il testo si trova in Marco 1,40-45:

«Venne a Gesù un lebbroso e lo supplicava in ginocchio e gli diceva: “Se vuoi, tu puoi guarirmi”. Mosso a compassione, (Gesù) stese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, guarisci”. Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: “Guarda di non dire niente a nessuno, ma va’, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro”. Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte».

http://www.giornaledicardiologia.it/r.php?v=559&a=6640&l=9280&f=allegati/00559_2010_12/fulltext/04.2010-12_890-896.pdf

Come confermato da Ratzingher, Gesù aveva probabilmente studiato dagli Esseni. Chi erano gli Esseni?

Gli Esseni erano esperti di medicina, che (così come i successivi giudeo-cristiani) utilizzavano anche la medicina naturalefrizioni freddeabluzionifangoterapiaidroterapia, (in Masada si sono trovate le vasche a caduta, per questi riti di idroterapia fatti all’alba ed al tramonto come vuole la regola maestra della medicina naturaleclisteridigiunivegetarianesimo,fruttarismofitoterapia, imposizione delle mani (prano terapia), meditazione nel deserto, confessione pubblica e privataurino terapia, mangiavano in comunità, festeggiavano il giorno di riposo (il 7° giorno della settimana, il sabato = come giorno di riposo), non effettuavano sacrifici animali perché anche vegetariani, ecc.ecc.

Secondo Giuseppe Flavio, gli esseni usavano la “medicina naturale” per curare la malattia.
Leggiamo in Bellum iudaicum II,136 (traduzione di Luigi Moraldi): «Hanno una cura straordinaria degli scritti degli antichi, scegliendo specialmente quelli che riguardano il profitto dell’anima e del corpo. E qui studiano come guarire le malattie, le radici che preservano da esse e le proprietà delle pietre (minerali)».

Uno dei libri più importanti dell’essenismo è il Libro dei Giubilei, che risale alla seconda metà del secondo secolo a.C.
Leggiamo in Giub. X,12-13 (traduzione di Luigi Fusella): «Affinché Noè curasse con le piante della terra, noi [gli angeli] gli dicemmo, insieme con l’inganno, il rimedio di ogni malattia. E Noè, così come glielo avevamo insegnato, scrisse ogni specie di rimedio in un libro».
È dunque possibile che il contenuto del passo precedente di Giuseppe Flavio sia collegabile a questo passo del Libro dei Giubilei.
vedi anche: http://www.capurromrc.it/cristo/sette.htm

Presso i Nazareni l’espressione “B’ney Amen” significava, appunto, “Figli di Dio”: ESATTAMENTE COME SI DEFINIVA GESU’ il quale faceva parte della comunità Nazarena, da cui, tuttavia, si era in un certo qual modo differenziato aderendo (o fondando insieme) alla comunità degli Ebioniti – Nazareni di suo fratello Giacomo.
Una “piccola” osservazione. Il nome completo del “Vivente” era: Aumen El, (Il Dio Nascosto o il Dio Vivente). E’ sin troppo ovvio che il nome “Emanuel“, attribuito a Gesù, NON DERIVAVA AFFATTO dall’EBRAICO “IMHA’NU EL”, che significa “Dio è con noi”, ma proprio da AUMEN EL, termine TIPICO della setta dei NAZARENI !

A causa della evidente CENSURA OPERATA nei confronti della comunità ESSENO-NAZARENA, da parte degli “evangelisti” e delle gerarchie ecclesiastiche, le quali seguivano PRECISE strategie tese ad obliare certi aspetti che intendevano mantenere nascosti, i furbastri fondatori hanno lasciato credere che “Emanuel” (Aumen El) derivasse dall’ebraico e che significasse “Dio è con noi” !

MA PERCHE’ tutta questa “censura” all’insegna dei NAZARENI ?
Censura che è arrivata persino alla risibile e falsa affermazione che “Nazareno” significasse “abitante di Nazareth” !, si possono fare varie ipotesi: tuttavia, a mio avviso, la spiegazione risiede nel fatto che la fede dei Nazareni si identificava con quella giudaica solo in parte. Ed è solo in parte che AUMEN EL si identificava con Yahweh !
Infatti, Aumen El, a differenza di Yahweh, era un Dio “androgino”, più vicino alle deità del mondo pagano-gentilizio che a quello ortodosso ebraico !
I nazareni, rigidamente vegetariani, contestavano la legge dei sadducei, affermando che tale legge era menzognera, in quanto Mosè diede agli israeliti (e quindi ai nazareni) un’altra Legge, successivamente  “armonizzata” (per usare un termine cattolico !) dalla protervia dei sadducei !
Un forte motivo di contrasto era rappresentato dai sacrifici degli animali sull’altare del Tempio !
A prescindere dall’aspetto etico, secondo il quale i nazareni ritenevano che anche la vita degli animali, al pari di quella degli uomini, andasse rispettata, c’è anche un’altro aspetto importante: tali sacrifici riconducevano direttamente alle usanze dei pagani, per cui i nazareni ritenevano inammissibile il fatto che Mosè potesse aver dato tale legge ! (Considerando che gli animali sacrificati finivano nelle cucine dei sadducei, si può anche capire l’avversione che costoro provavano nei confronti dei Nazareni !)

Gli ESSENI del MAR MORTO.
Chi erano costoro ? Innanzitutto va chiarito, una volta per tutte, che la parola “esseno” (nel linguaggio dei primi nazareni, ESSAYY) non identificava l’adepto ad una particolare setta, ma solo le CARATTERISTICHE degli adepti a determinate sette, in quanto “esseni” significava “guaritori”.
Nello stesso linguaggio, anche i “medici” egiziani sarebbero stati chiamati a loro volta “esseni”, senza tuttavia avere nulla in comune per ciò che concerne l’aspetto religioso delle sette palestinesi !
Dunque, Esseni come “guaritori”, in generale. Gli esseni del Mar Morto avevano, rispetto agli esseni-nazareni, una connotazione decisamente più “giudaizzante”.
Molto probabilmente gli altri Esseni presenti nel nord dell’Egitto, e che furono chiamati dai greci “therapeuti” (medici o guaritori), avevano caratteristiche intermedie tra i nazareni e gli esseni del Mar Morto.
Il nome con il quale questi esseni erano identificati dalla popolazione non greca era “Jesseani” (o Jessaeni): nome dal quale sicuramente derivò “Ossaeni“, cioè gli ESSENI del MAR MORTO, (con tale nome li identificò  Epifanio di Salamina)
Dal momento che lo stesso Eusebio di Cesarea affermò che i primi “cristiani” vennero chiamati “jesseni” (solo gli sciocchi, i disinformati e gli accademici della Mira Lanza possono credere che i primi cristiani
venissero chiamati “cristiani”), e che altri padri “fondatori” affermarono che il cristianesimo nacque in Egitto, tra la comunità dei terapeuti, si può ben capire l’effettiva presenza di Gesù in Egitto, e NON CERTO IN TENERA ETA’ !
By Elio

QUMRAN: Nelle COMUNITA’ PALEOCRISTIANE (Esseni) le DONNE ERANO SACERDOTESSE !
Eccezionale scoperta dalle giare che contenevano i rotoli del mar morto, in cui si capisce come la comunità Essena avesse integrato negli ordini sacerdotali ANCHE le DONNE, come aveva precedentemente fatto anche Gesù ” ERA ASSISTITO da MOLTE DONNE”.
Le grotte di Qumran, dove nel 1947 furono ritrovati i famosi rotoli del Mar Morto, furono, nel I secolo d.C., un importante centro di spiritualita’ e di culto del gruppo ebraico degli Esseni, una sorta di monastero non solo maschile ma aperto anche alle donne, come dimostrerebbe il recente studio di una serie di antichi contenitori utilizzati per conservare gli unguenti e i profumi ed anche piatti e brocche.
Se i rotoli negli ultimi 65 anni sono stati studiati a fondo, finora non era mai stato compiuto un’indagine approfondita sulle ceramiche di Qumran, ritrovate nelle grotte vicino al Mar Morto, tra cui anche le giare (diverse decine) che contenevano proprio quei manoscritti.
Questo studio e’ stato compiuto adesso da un’equipe di studiosi italiani guidata dai professori Marcello Fidanzio e Riccardo Lufrani nei sotterranei del museo Rockfeller di Gerusalemme.

La Facolta’ Teologica dell’Italia Centrale ha partecipato a questo progetto in collaborazione con l’Ecole Biblique et Archeologique Française di Gerusalemmeospitando due sessioni preparatorie nella propria sede di Firenze e inviando due dei suoi studenti di teologia biblica, Diletta Rigoli e don Bledar Xhuli, che oggi hanno riferito, in una conferenza stampa nel capoluogo toscano, dei risultati emersi durante il ”Qumran Seminar”.
– Le ”giare-manoscritto”, hanno spiegato Rigoli e Xhuli, sono cilindri di ceramica alti circa un metro, di fattura molto raffinata, che vanno dal II secolo a.c. al 70 d.C., anno della distruzione del Tempio di Gerusalemme da parte dei romani.
La ‘lettura’ delle giare, e dell’altro materiale ceramico ritrovato nel sito archeologico (molti piatti, che probabilmente servivano per la offerte votive, ma anche brocche, vasi, unguentari) secondo i due ricercatori potrebbe confermare che Qumran (su cui esistono ancora molti misteri e punti di controversia tra varie correnti di pensiero) sia stato un importante centro di spiritualita’ e di culto esseno, di cui le grotte (in cui le giare sono state ritrovate) costituivano una specie di ”biblioteca” per la conservazione del testo sacro nella sua purezza, anche per difenderlo da eventuali saccheggi da parte dei soldati Romani.
I nuovi studi sulle giare sembrano confermare molte delle ipotesi avanzate da Roland De Vaux, domenicano dell’Ecole Biblique di Gerusalemme, che condusse gli scavi delle grotte di Qumran e dell’insediamento adiacente. Fu De Vaux a formulare la celebre teoria che interpreta il sito archeologico come un ”monastero esseno”.
De Vaux propose nel 1959 la sua teoria: Qumran era il sito comunitario degli Esseni, una setta che intorno al 150 a.C. si era staccata da Gerusalemme, in opposizione all”’empia” ellenizzazione dell’ebraismo, per praticare il lavoro, la preghiera e l’osservanza della purita’ rituale; e i rotoli erano la loro ”biblioteca”, nascosta nelle grotte per metterla in salvo, al tempo della rivolta antiromana culminata nella distruzione del Tempio, nel 70 d.C.
Nel periodo successivo la prematura morte di De Vaux nel 1971, gli studi si approfondirono e la teoria dell’archeologo subi’ le prime forti critiche: si constato’ che solo una parte dei documenti rimandava agli Esseni, gli altri attestavano tendenze religiose diverse e anche divaricanti.
Tuttavia mentre i manoscritti furono completamente pubblicati negli anni ’90, i materiali di scavo, rimasti ‘dormienti’ dalla meta’ degli anni ’50, nel 1987 furono affidati dall’E’cole Biblique all’archeologo domenicano Jean-Baptiste Humbert, sotto la cui supervisione ha operato la squadra italiana nelle ultime settimane.
Tratto da: antikitera.net

MALATTIE E RIMEDI

Le Scritture fanno spesso riferimento alle malattie vere e proprie, stati patologici del corpo o della mente, e alle malattie spirituali, cioè alla condizione di chi è malato figurativamente. Benché la Bibbia non sia stata scritta in primo luogo per dare consigli su cure mediche e altri rimedi per le varie malattie, le informazioni che contiene al riguardo sono scientificamente accurate. La cosa più importante è che spiega come superare le malattie spirituali.

Le malattie sono dovute all’imperfezione che produce la morte, trasmessa al genere umano dal peccatore Adamo. (Ge 3:17-19; Ro 5:12) Comunque Geova Dio colpì direttamente “Faraone e la sua casa con grandi piaghe a causa di Sarai, moglie di Abramo” (Ge 12:17) e causò i “foruncoli con bolle” che coprirono uomini e bestie durante la sesta piaga inflitta all’antico Egitto. (Eso 9:8-11) Fece sì che la presuntuosa Miriam contraesse improvvisamente la lebbra (Nu 12:9-15), colpì il figlio illegittimo di Davide e Betsabea così che si ammalò e infine morì (2Sa 12:15-18) e ai giorni di Davide ‘mandò una pestilenza in Israele’ (2Sa 24:15). Tutti questi atti di Dio avevano lo scopo di sostenere il suo nome e la sua legge, e di proteggere, liberare o disciplinare paternamente il suo popolo eletto.

Inoltre, con il permesso di Geova, Satana “colpì Giobbe con foruncoli maligni dalla pianta del piede alla sommità del capo”. (Gb 2:6, 7) Ciò permise a Giobbe di diventare un esempio di integrità per il popolo di Dio. Dio poi guarì Giobbe e per la sua fedeltà gli prolungò la vita di altri 140 anni. (Gb 42:10, 16) A volte infermità erano prodotte da demoni, come nel caso dell’indemoniato cieco e muto guarito da Gesù Cristo. (Mt 12:22) Le Scritture però distinguono fra le malattie normali e quelle dovute a influsso demonico. — Mt 4:24; Mr 1:32-34; At 5:16; vedi INDEMONIATO.

La disubbidienza alla Parola di Dio, per esempio in questioni relative alla moralità sessuale, può provocare malattie e perfino la morte. (Pr 7:21-27) Gli israeliti furono avvertiti che se avessero disubbidito a Geova, egli li avrebbe colpiti con varie malattie. — De 28:58-61.

La Bibbia menziona vari disturbi e malattie. Per esempio, gli israeliti, se avessero disubbidito, avrebbero sofferto di tubercolosi, foruncoli, emorroidi, eczema e pazzia. (De 28:22, 27, 28, 35) La Legge forniva informazioni circa la diagnosi e la terapia dei casi di lebbra. (Le capp. 13, 14) Un discendente di Aaronne affetto da erpete era escluso dalle funzioni sacerdotali, e un animale che ne fosse affetto non poteva essere offerto in sacrificio. (Le 21:17, 20; 22:22) Gesù Cristo, mediante la potenza di Dio, guarì cecità congenita (Gv 9:1-7), sordità (Lu 7:22), idropisia (Lu 14:1-4), lebbra (Lu 5:12, 13), epilessia, paralisi e altre malattie e infermità (Mt 4:23, 24). A Malta, Paolo guarì il padre di Publio, che era “afflitto da febbre e dissenteria”. — At 28:1-8.

I ricercatori odierni a volte tentano di essere più precisi della Bibbia nel descrivere i sintomi e le malattie che vi sono menzionati, ma spesso le loro opinioni sono contrastanti. Comunque, dal momento che la Bibbia è l’ispirata Parola di Dio, possiamo essere certi che quando menzionavano una malattia gli scrittori erano accurati. A volte invece la malattia non veniva indicata. Per esempio, la Bibbia non dice quale malattia avesse causato la morte dei due ragazzi riportati poi in vita da Geova per mezzo di Elia e di Eliseo. (1Re 17:17-24; 2Re 4:17-37) Non rivela la natura dell’“infermità della quale doveva morire” Eliseo (2Re 13:14, 20) né indica quale malattia causò la morte di Lazzaro. — Gv 11:1-4.

Cure mediche nell’antichità. Nell’antico Israele e in altri paesi biblici vi erano medici che curavano varie malattie. In Egitto ‘i medici imbalsamarono dunque Israele (Giacobbe)’. (Ge 50:1-3) Il discepolo Luca è definito “il diletto medico”. (Col 4:14) Marco parla di una donna “soggetta da dodici anni a una perdita di sangue” che “da molti medici era stata sottoposta a molte pene e aveva speso tutte le sue risorse e non ne aveva ricevuto nessun beneficio, ma, anzi, era peggiorata”. — Mr 5:25-29.

I medici ebrei a quanto pare usavano certe erbe e forse dei rimedi dietetici. Il ‘balsamo di Galaad’, olio aromatico ottenuto anticamente da piante di Galaad, veniva a volte applicato sulle ferite, forse come antisettico o come lenitivo. (Ger 46:11; 51:8) Sembra si facesse uso di certe foglie per scopi terapeutici. (Ez 47:12; Ri 22:1, 2) A quanto pare si usavano cataplasmi. (2Re 20:7; Isa 38:21) L’olio a volte veniva applicato per alleviare ferite e contusioni (Isa 1:6), e qualche volta si applicava alle ferite vino e olio (Lu 10:34). Veniva raccomandato anche di bere vino in quantità moderata per il suo effetto distensivo e le sue proprietà medicinali. — Pr 31:6; 1Tm 5:23.

Nell’antico Egitto venivano praticate sia la medicina che la chirurgia, e in merito lo storico Erodoto (II, 84) scrive: “L’arte della medicina in Egitto è ripartita come segue: ogni medico cura una malattia soltanto, non più. Tutti i luoghi sono pieni di medici, poiché vi sono medici degli occhi, quelli della testa, dei denti, della regione addominale e quelli delle malattie che non hanno precisa localizzazione”.

In Egitto la tecnica chirurgica era in grado di eseguire la cauterizzazione per fermare un’emorragia, e la rimozione di un frammento osseo che poteva esercitare pressione sul cervello in seguito a una frattura del cranio. Per le fratture ossee si usavano stecche, e sono state rinvenute mummie con tre stecche di corteccia fissate con bende. (Cfr. Ez 30:20, 21). Il Codice di Hammurabi conferma che nell’antica Babilonia c’erano chirurghi; infatti stabilisce l’onorario per certi medici e menziona un “coltello di bronzo per interventi operatori”.

L’odontoiatria era praticata in Fenicia. È stato rinvenuto un esemplare di dentiera in cui sei denti della mascella inferiore erano tenuti insieme da un filo d’oro fino. Un altro era costituito da una protesi di filo d’oro che teneva insieme denti presi da un’altra persona.

Magia e falsa religione. Dei medici egizi e dei loro rimedi un’enciclopedia dice: “Da antichi documenti medici su papiro che ci sono pervenuti, il più ampio dei quali è il papiro Ebers, sappiamo che le nozioni di medicina di quei medici erano puramente empiriche, in gran parte basate sulla magia e assolutamente non scientifiche. Nonostante le ampie possibilità che avevano non sapevano quasi nulla dell’anatomia umana, le loro descrizioni delle malattie sono estremamente rozze e tre quarti delle centinaia di prescrizioni contenute nei papiri sono assolutamente inefficaci. Anche la loro arte d’imbalsamare era così rudimentale che poche mummie si sarebbero conservate in un clima diverso da quello egiziano”. — The International Standard Bible Encyclopaedia, a cura di J. Orr, 1960, vol. IV, p. 2393.

Georges Roux, medico e studioso francese (nel suo libro Ancient Iraq, 1964, pp. 305-309) afferma: “Le diagnosi e le prognosi dei medici mesopotamici erano un miscuglio di superstizione e osservazione accurata”. C’erano esperti medici professionisti i quali pur ritenendo che quasi tutte le malattie avessero un’origine soprannaturale davano il debito peso anche ad altre cause, quali contagio, cibi e bevande. Il medico a volte mandava i pazienti da un divinatore, il sacerdote-baru, che cercava di scoprire il peccato nascosto causa della malattia. Oppure il medico mandava il paziente dal sacerdote-ashipu, che con incantesimi e riti magici esorcizzava i demoni. Roux osserva: “I medici della Mesopotamia, come i suoi astronomi, basavano la loro arte su dottrine metafisiche e così chiudevano la porta a una fruttuosa ricerca di spiegazioni razionali”.

I babilonesi consideravano Ea il principale dio delle guarigioni e, per proteggersi dagli spiriti malvagi, portavano amuleti e talismani. Per i greci Igea era la dea che proteggeva la salute, e i medici dell’antica Grecia si ispiravano ad Asclepio (Esculapio). I romani associavano certe divinità con la cura di determinati disturbi: ad esempio, per il mal di cuore Angina, e per la febbre, Febris. Va notato che una verga con attorcigliato un serpente era il simbolo del dio greco Asclepio. (ILLUSTRAZIONE, vol. 2, p. 530) L’alquanto simile caduceo, verga alata con due serpenti intrecciati, che è l’insegna dell’attività farmaceutica, è una copia della verga che nell’arte romana portava il dio Mercurio.

A proposito degli antichi concetti di patologia, un’enciclopedia dice: “Presso i popoli primitivi, le malattie erano la conseguenza di magia ostile che faceva presa su una persona, oppure la loro incidenza era attribuita alla violazione di un tabù. Comunque nei casi di malattie incurabili si presupponeva un antefatto di magia e stregoneria, e i rimedi a cui si ricorreva includevano immancabilmente uno sciamano, o stregone. Era suo compito indovinare la causa soprannaturale della malattia, e cercare di eliminarla con l’uso di formule magiche, malie, droghe e incantesimi”. — The Interpreter’s Dictionary of the Bible, a cura di G. A. Buttrick, 1962, vol. 1, p. 847.

Le Scritture indicano che Satana afflisse Giobbe (Gb 2:7) e che i demoni a volte possono causare infermità. (Mt 17:14-18) Quindi gli antichi pagani avevano ragione di attribuire loro almeno certe malattie. Ma, a differenza dei pagani, i fedeli sacerdoti e medici ebrei non ricorrevano mai alla magia nemmeno per fini terapeutici. (De 18:9-13) Gesù Cristo e i suoi veri seguaci non pronunciavano formule magiche, neanche quando espellevano demoni nell’effettuare guarigioni. Se decidevano di abbracciare il cristianesimo, coloro che avevano praticato la magia abbandonavano simili pratiche demoniche. Certamente un medico cristiano non avrebbe mai fatto ricorso all’occultismo né avrebbe mandato un paziente da chi praticava la magia. — At 19:18, 19.

Esattezza delle informazioni scritturali. Di Ippocrate, medico greco del V e IV secolo a.E.V. considerato “il padre della medicina”, è stato detto: “Le opere e l’insegnamento suo portarono al superamento della medicina sacerdotale e magica e all’avvento di una scienza medica fondata sull’osservazione e sul ragionamento”. (Dizionario Enciclopedico Italiano, Treccani, vol. VI, p. 337) Ippocrate in effetti era contemporaneo di Malachia, ma gran parte di ciò che la Bibbia dice a proposito delle malattie era stato scritto da Mosè circa mille anni prima. Si noti però la seguente osservazione di un medico: “I più informati studiosi di medicina che svolgono attualmente il lavoro migliore giungono alla conclusione che la Bibbia sia un libro scientificamente molto accurato. . . . I particolari che riguardano la vita sessuale, la diagnosi, la terapia e la medicina preventiva esposti nella Bibbia sono molto più avanzati e degni di fiducia delle teorie di Ippocrate, molte tuttora non dimostrate, e alcune grossolanamente inaccurate”. — H. O. Philips, in una lettera all’AMA [American Medical Association] News, pubblicata nel numero del 10 luglio 1967.

A proposito del medico cristiano Luca, che scrisse uno dei Vangeli e il libro di Atti, C. Truman Davis, medico chirurgo, ha dichiarato: “Dove troviamo una descrizione medica, è meticolosamente accurata. Luca usa ben ventitré termini tecnici greci che si trovano nelle opere di Ippocrate, di Galeno e negli scritti di altri medici dell’epoca”. — Arizona Medicine, marzo 1966, “La medicina e la Bibbia”, p. 177.

L’osservanza della Legge spesso aveva benefici effetti sulla salute. Per esempio la Legge richiedeva che presso un accampamento militare gli escrementi umani venissero coperti (De 23:9-14), offrendo così una notevole protezione dalle malattie infettive portate dalle mosche, quali dissenteria e febbre tifoidea. Si evitava la contaminazione degli alimenti e dell’acqua, perché la Legge dichiarava impuro tutto ciò su cui cadeva morto un animale “impuro”, e si dovevano prendere certe precauzioni, fra cui quella di frantumare un recipiente di terracotta così contaminato. — Le 11:32-38.

Pure interessante è la seguente dichiarazione: “Gli aspetti profilattici erano fondamentali in questa legislazione, che quando era osservata contribuiva molto alla prevenzione di polioencefalite portata da alimenti, febbri intestinali, intossicazioni da cibo e vermi parassiti. L’insistenza sul mantenimento di una riserva idrica pura era il mezzo più efficace per prevenire l’insorgere e il diffondersi di malattie come amebiasi, febbri del gruppo enterico, colera, schistosomiasi e spirochetosi ittero-emorragica. Tali misure profilattiche, che costituiscono una parte fondamentale di qualsiasi sistema sanitario, avevano particolare importanza per il benessere di una nazione che viveva in condizioni primitive in una regione subtropicale della terra”. — The Interpreter’s Dictionary of the Bible, cit., vol. 2, pp. 544, 545.

Un altro medico ha messo in risalto come presso le nazioni che circondavano l’antico Israele una legislazione sanitaria esisteva, se mai, solo in forma elementare, e ha affermato: “È ancora più sorprendente dunque che in un libro come la Bibbia, che a quanto si dice non sarebbe scientifico, ci debba essere un codice sanitario, ed è altrettanto sorprendente che una nazione appena uscita dalla schiavitù, spesso soggetta a invasioni nemiche e più volte portata in cattività, avesse fra le sue leggi scritte un codice sanitario così saggio e ragionevole. Questo è stato riconosciuto da fonti veramente autorevoli, anche da quelle che non hanno grande interesse per gli aspetti religiosi della Bibbia”. — A. Rendle Short, The Bible and Modern Medicine, Londra, 1953, p. 37.

Secondo la Legge, la lepre e il maiale erano due degli animali che gli israeliti non potevano mangiare. (Le 11:4-8) A questo proposito Short dichiara: “È vero, noi mangiamo il maiale, il coniglio e la lepre, ma questi animali sono soggetti a infezioni parassitarie e si possono mangiare impunemente solo se ben cotti. Il maiale si nutre di cose immonde, ed è portatore di due vermi, la trichina e un tipo di tenia, che si possono trasmettere all’uomo. Nelle condizioni presenti in questo paese il pericolo è minimo, ma sarebbe stato ben diverso nella Palestina dell’antichità, ed era meglio evitare cibi del genere”. — Op. cit., pp. 40, 41.

L’osservanza delle giuste esigenze di Geova riguardanti la moralità sessuale ebbe pure un buon effetto spirituale, mentale e fisico sugli israeliti. (Eso 20:14; Le 18) Anche i cristiani, che devono restare moralmente puri, godono degli stessi benefìci per la salute. (Mt 5:27, 28; 1Co 6:9-11; Ri 21:8) L’osservanza delle alte norme morali della Bibbia offre protezione dalle malattie trasmesse per via sessuale.

Paolo raccomandò a Timoteo di bere un po’ di vino per i disturbi di stomaco a cui andava spesso soggetto. (1Tm 5:23) Che il vino abbia proprietà medicinali è confermato da studi recenti. Salvatore P. Lucia, docente dell’Istituto di medicina dell’Università della California, ha dichiarato: “Il vino è largamente impiegato nel trattamento di affezioni dell’apparato digerente. . . . Il contenuto di tannino e le proprietà leggermente antisettiche del vino lo rendono efficace nel trattamento di coliche intestinali, colite mucosa, stitichezza spastica, diarrea e di molte malattie infettive del tratto gastrointestinale”. (Wine as Food and Medicine, 1954, p. 58) Naturalmente Paolo consigliò a Timoteo di bere “un po’ di vino”, non molto, e la Bibbia condanna l’ubriachezza. — Pr 23:20; vedi UBRIACHEZZA.

Le Scritture riconoscono l’esistenza del fattore psicosomatico, benché solo in tempi relativamente recenti i medici si siano resi conto che c’è una certa relazione fra le condizioni patologiche del corpo e lo stato emotivo della persona. Proverbi 17:22 dice: “Il cuore che è gioioso fa bene come un rimedio, ma lo spirito che è abbattuto secca le ossa”. Sentimenti come invidia, timore, avidità, odio e ambizione egoistica sono nocivi, mentre un effetto buono e a volte anche salutare si ha coltivando e manifestando i frutti dello spirito di Dio: amore, gioia, pace, longanimità, benignità, bontà, fede, mitezza e padronanza di sé. (Gal 5:22, 23) Le Scritture, naturalmente, non considerano certo psicosomatiche tutte le malattie, né sconsigliano di consultare medici o di curarsi. Paolo chiamò il fedele cristiano Luca “il diletto medico”. — Col 4:14.

Quarantena. Secondo la Legge, chi aveva o si sospettava che avesse una malattia contagiosa veniva messo in quarantena, vale a dire veniva allontanato dagli altri o isolato per un certo tempo. Periodi di quarantena di sette giorni erano richiesti nei casi sospetti di lebbra che riguardavano persone, indumenti e altri oggetti, o case. (Le 13:1-59;14:38, 46) Inoltre chi avesse toccato un cadavere era impuro per sette giorni. (Nu 19:11-13) Anche se le Scritture non dicono che sia stata stabilita per motivi sanitari, quest’ultima norma costituiva una certa protezione se si trattava del cadavere di qualcuno morto per una malattia infettiva.

Uso figurativo. A motivo dei loro peccati Giuda e Gerusalemme si ammalarono spiritualmente. (Isa 1:1, 4-6) Per quanto i capi religiosi tentassero invano di sanare la frattura del popolo, dicendo falsamente che c’era pace (Ger 6:13, 14), nel 607 a.E.V. non furono in grado di evitare la distruzione della città. Invece Geova promise che Sion o Gerusalemme si sarebbe ristabilita (Ger 30:12-17; 33:6-9), e questa guarigione si verificò nel 537 a.E.V. con il ritorno in patria di un rimanente ebraico.

Gesù Cristo riconobbe che i peccatori erano malati spiritualmente e cercò di farli tornare a Geova perché avessero la guarigione spirituale. Infatti, quando venne criticato perché mangiava e beveva con gli esattori di tasse e i peccatori, Gesù disse: “I sani non hanno bisogno del medico, ma quelli che stanno male sì. Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a pentimento”. — Lu 5:29-32.

In Giacomo 5:13-20 viene spiegato cosa fare se un componente della congregazione cristiana si ammala spiritualmente. Il contesto, in cui l’essere malati è contrapposto all’essere in buono spirito, indica che Giacomo non parlava di una malattia fisica, ma di una malattia spirituale. A proposito dei passi per porvi rimedio e della loro efficacia, Giacomo scrive: “C’è qualcuno malato [spiritualmente] fra voi? Chiami gli anziani della congregazione presso di sé, e preghino su di lui [in modo che possa udire la preghiera e mostrarsi d’accordo dicendo “Amen”], spalmandolo d’olio [incoraggiandolo con confortanti consigli lenitivi tratti dalla Parola di Dio, per riportarlo in unità con la congregazione (Sl 133:1, 2; 141:5)] nel nome di Geova [in tutta lealtà a Dio e secondo il Suo proposito]. E la preghiera della fede [pronunciata dagli anziani per la persona malata spiritualmente] farà star bene [spiritualmente] l’indisposto e Geova lo desterà [dallo scoraggiamento e dal sentirsi abbandonato da Dio; Geova lo rafforzerà onde cammini nella via della verità e della giustizia (Flp 4:13)]. E se ha commesso dei peccati, gli sarà perdonato [da Geova (Sl 32:5; 103:10-14), se reagisce positivamente alle preghiere e alla riprensione, correzione ed esortazione basate sulla Parola di Geova impartite dagli anziani, pentendosi della sua condotta e seguendo la retta via (Sl 119:9-16)]”.

Come affrontare una malattia. Le malattie sono una calamità che può colpire anche chi è ricco materialmente. (Ec 5:16, 17; cfr. Mt 16:26). Alcuni hanno cibi squisiti in abbondanza ma non possono goderne a motivo di qualche disturbo di stomaco o degli intestini. (Ec 6:1, 2) Anche i fratelli spirituali di Gesù Cristo possono ammalarsi fisicamente. (Mt 25:39, 40) Malattie fisiche colpirono cristiani quali Epafrodito, Timoteo e Trofimo (Flp 2:25-30; 1Tm 5:23; 2Tm 4:20), ma la Bibbia non dice che questi cristiani siano stati guariti miracolosamente dagli apostoli.

Comunque, quando un servitore di Dio è malato fisicamente, è giusto che preghi Geova di dargli la forza d’animo necessaria per sopportare la malattia, e la forza spirituale per rimanere integro durante tale periodo di debolezza della carne. “Geova stesso lo sosterrà su un divano di malattia”. — Sl 41:1-3; vedi anche 1Re 8:37-40.

Comunque, l’assumere sangue per fini terapeutici sarebbe una violazione della legge di Dio. — Ge 9:3, 4; At 15:28, 29; vedi SANGUE.

Geova può eliminare le malattie. (Eso 15:26; 23:25; De 7:15) Isaia predisse un tempo in cui “nessun residente dirà: ‘Sono malato’” (Isa 33:24) e scrisse della guarigione spirituale di ciechi, sordi, zoppi e muti in profezie che promettono anche una guarigione fisica. (Isa 35:5, 6) Gesù Cristo, quando era sulla terra, compì guarigioni sia fisiche che spirituali adempiendo la profezia messianica secondo la quale “egli stesso ha preso le nostre malattie e ha portato le nostre infermità”. (Mt 8:14-17; Isa 53:4) Alla base di queste guarigioni c’era il sacrificio della sua vita umana, che sarebbe stato il coronamento della via che aveva seguito da che lo spirito di Dio era sceso su di lui al Giordano nel 29 E.V. I cristiani hanno dunque ragione di sperare, come pure ampie prove, che tramite il risuscitato Gesù Cristo e per mezzo del Regno di Dio, l’umanità ubbidiente non godrà solo di un temporaneo sollievo dalle malattie, ma sarà per sempre libera dal peccato, dalle malattie e dalla morte dovuti ad Adamo. Per questo ogni lode va a Geova, identificato da Davide come colui “che sana tutte le tue malattie”. — Sl 103:1-3; Ri 21:1-5.

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