Gesù NON voleva la Chiesa

E non chiamate «padre» nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare «guide», perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.

 

L’idea che debba esistere l’istituzione “Chiesa”, con una gerarchia, e tutto il resto… discende da una frase, una sola, scritta dall’evangelista Matteo, solo da lui:

Matteo 16, 13-20

13 Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”. 14 Risposero: “Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti”. 15 Disse loro: “Voi chi dite che io sia?”. 16 Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente”. 17 E Gesù: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 19 A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli “. 20 Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

La frase d’interesse è rivolta all’apostolo Simon Pietro al quale Gesù dice che egli è Pietro e su quella pietra costruirà la sua Chiesa, cioè l’assemblea,  la comunità dei fedeli.

Gli altri evangelisti non riportano questa frase e neppure frasi simili, tanto che il suo contenuto doveva essere marginale e non fondante una parte fondamentale della fede di cui Cristo era portatore.

Insomma Gesù non aveva alcuna intenzione di fondare una struttura perenne che fosse portatrice dei suoi insegnamenti. I cristiani, le gerarchie della Chiesa intendo, hanno imbrogliato, anche qui, il prossimo su una questione, questa sì, fondante per il messaggio di Gesù. Il Cristo, infatti, veniva sulla Terra per salvare in tempi rapidi tutti i peccatori (in pratica l’umanità) perché, Egli stesso lo dice e ripete più e più volte, sta finendo il mondo, sta per venire il Giudizio Univesale, ed occorre procedere alla salvezza prima che ciò accada. Leggiamo, ad esempio da Luca (ma queste frasi si ritrovano in ogni evangelista):

Luca 21, 31-32

31 Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. 32 In verità vi dico: non passerà questa generazione finché tutto ciò sia avvenuto.

La parola Chiesa, come detto, non figura negli altri evangelisti e neppure nella gran maggioranza degli scritti neotestamentari. Solo Matteo la usa dove visto con significato di assemblea universale e la usa in un altro passo con significato diverso, di comunità locale:

Matteo 18, 17

17 E se rifiuta d’ascoltarli, dillo alla chiesa; e se rifiuta di ascoltare anche la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano.

Il fatto che qui si parli di assemblea locale è testimoniato dal testo dei Vangeli elaborato dalla CEI (Conferenza Episcopale) che non riporta la parola chiesa ma assemblea:

Matteo 18, 17

17 Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano.

Abbiamo quindi la parola Chiesa, nel senso di assemblea universale, scritta una sola volta da un solo evangelista. Da qui a credere che Gesù volesse una Chiesa che durasse nei secoli, confrontandola con l’imminente Giudizio Universale, è una sciocchezza che diventa imbroglio per i fedeli credenti.

Ma c’è di più.

Se si legge con attenzione si scopre un “te” e questo te non può essere Gesù poiché, come mostrano tutti e 4 i Vangeli, Gesù aveva buoni rapporti sia con i pubblicani (pubblici peccatori) che con i pagani se solo si pensa che all’epoca erano tutti pagani ed i cristiani si contavano al massimo a centinaia e che Gesù era venuto proprio per salvare queste persone, non certo i cristiani che non esistevano.

 

Stiamo parlando comunque di un periodo in cui vi era una gran quantità di sette ebraiche ed il Cristianesimo nascente in qualche modo era inteso come una di tali sette.

Vi è un documento neotestamentario, La lettera di Giacomo (scritta tra il 75 e l’80, all’interno di gruppi ebraico-cristiani, e quindi attribuita falsamente a Giacomo che a quell’epoca era già stato giustiziato), in cui il Cristianesimo viene presentato come un ebraismo liberale e le assemblee che facevano riferimento a Paolo, una degenerazione religiosa.

Da qui si può capire quali divisioni vi fossero tra gli stessi cristiani e chi ha studiato un poco dell’intervento di Costantino sa bene quanta pulizia dovette fare l’Imperatore al Concilio di Nicea (325) che egli stesso dirigeva. Da qui si può anche cogliere che Gesù non è stato cristiano e in un doppio senso: da una parte la Chiesa, dopo la morte di Gesù, passò agli insegnamenti di Paolo che con Gesù non c’entrano nulla, e dall’altra, Gesù non ha fondato la Chiesa cristiana ma si limitava a tentare di riunire il popolo d’Israele in un modo differente.

Gesù infatti non si differenzia dagli insegnamenti ebraici ma rivendica spesso nei Vangeli il suo essere ebreo. In proposito leggiamo il Vangelo di Matteo:

Matteo 5, 17-18

17 Non pensate ch’io sia venuto per annullar la legge od i profeti; io non son venuto per annullarli; anzi per adempierli. 18 Perciocché, io vi dico in verità, che, finché sia passato il cielo e la terra, non pure un iota, od una punta della legge trapasserà, che ogni cosa non sia fatta.

Inoltre egli si rivolge agli apostoli per invitarli non a predicare ai gentili (pagani), questo lo farà appunto Paolo, ma a chi del popolo di Israele era in difficoltà:

Matteo 10, 5-7

5 Non andate fra i pagani e non vi fermate nelle città dei Samaritani. 6 Rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa di Israele. Andate ed annunciate che il Regno di Dio è vicino.

 

Matteo 15, 24-26

24 Ma egli rispose: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele».25 Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: «Signore, aiutami!». 26 Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini».

Sembra evidente il fine di Gesù, riformare in qualche modo la pratica dell’ebraismo nel suo popolo prima della fine imminente con l’avvento sulla Terra del regno di Dio. Gesù era convinto di quanto diceva e questa fine imminente lo spingeva ad una rapida operazione all’interno, insisto, del suo popolo. Non c’era tempo e quindi non si poneva proprio il proposito di una Chiesa universale. E non è che Gesù fosse un esaltato che viveva esperienze differenti da quelle del suo popolo. La credenza del Giudizio Universale e dell’avvento del Regno di Dio in Terra era diffusissima (e lo sarà almeno per tutto il I secolo) tra gli ebrei. In proposito vi sono due testimonianze, sia di Paolo che dello stesso Pietro:

1 Corinzi 10, 11

11 Ora, queste cose avvennero loro per servire da esempio e sono state scritte per ammonire noi, che ci troviamo nella fase conclusiva delle epoche.

 

1 Pietro 4, 7

7 La fine di tutte le cose è vicina. Siate dunque moderati e sobri, per dedicarvi alla preghiera.

Purtroppo per questi profeti (e fors’anche per noi) non vi fu alcun Giudizio Universale e la gente che aveva creduto in quella profezia, che aveva abbracciato quella fede, che per questo aveva rinunciato alla sua vita (abbandonando beni, mogli, figli, …) credendola inutile di fronte al disastro imminente per il quale occorreva solo prepararsi spiritualmente, ebbene questi fedeli, ormai alla terza e quarta generazione, si stavano spazientendo. I cristiani tra l’altro aspettavano il ritorno di Gesù in Terra perché era stato promesso che egli avrebbe diretto le danze del Giudizio. Una lettera (falsamente attribuita a Pietro) degli inizi del II secolo tenta di calmare le acque:

2 Pietro 3, 3-10

3 sapendo questo, prima di tutto: che negli ultimi giorni verranno degli schernitori coi loro scherni i quali si condurranno secondo le loro concupiscenze 4 e diranno: Dov’è la promessa della sua venuta? perché dal giorno in cui i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano nel medesimo stato come dal principio della creazione. 5 Poiché costoro dimenticano questo volontariamente: che ab antico, per effetto della parola di Dio, esistettero de’ cieli e una terra tratta dall’acqua e sussistente in mezzo all’acqua; 6 per i quali mezzi il mondo d’allora, sommerso dall’acqua, perì;  7 mentre i cieli d’adesso e la terra, per la medesima Parola son custoditi, essendo riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della distruzione degli uomini empi.  Ma voi, diletti, non dimenticate quest’unica cosa, che per il Signore, un giorno è come mille anni, e mille anni son come un giorno.  9 Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come alcuni reputano che faccia; ma egli è paziente verso voi, non volendo che alcuni periscano, ma che tutti giungano a ravvedersi.

10 Ma il giorno del Signore verrà come un ladro; in esso i cieli passeranno stridendo, e gli elementi infiammati si dissolveranno, e la terra e le opere che sono in essa saranno arse.

Cosa si dice in questo brano ? Un altro imbroglio dei primi cristiani nei riguardi dei fedeli che sempre più acquisivano l’aspetto del gregge. Si dice che non è che non si erano mantenute le promesse di Gesù. Ci mancherebbe ! Il fatto è che i tempi di Dio e degli uomini sono un qualcosa percepito diversamente e, in ogni caso, si trattava di un atto di profonda umanità del Signore che avrebbe permesso che schiere sempre maggiori di uomini si salvassero. Quindi, più tempo passa, rispetto al promesso Giudizio, più persone si salvano con la conseguenza che la Chiesa diventa una mediatrice importante ed i fedeli aspettano sine die il lieto fine. Beh, non a caso queste menti hanno dominato il mondo per 2000 anni ! Da questo momento i cristiani iniziarono ad esistere nonostante i Vangeli (troppo impegnativi) anteponendo ai medesimi la maggiore autorità della Tradizione, una vera bestemmia. E la Tradizione è la loro tradizione anche se, se si andasse ad indagare, ci si troverebbe in profondo imbarazzo a scegliere tra le centinaia di tradizioni diverse sulle quali ha prevalso quella che meglio si è assimilata con il potere imperiale di Roma. Anche qui vorrei tranquillizzare i lettori. Non è una mia ipotesi ma l’idea della Tradizione che ha il primato sulle Scritture è scritto nelle differenti bibbie tradotte e piene di commenti ad hoc. Rodriguez esemplifica con unaBibbia tradotta dall’ebraico e dal greco in Spagna nel 1944. Si tratta della Bibbia Nácar-Colunga (i due autori) stampata con autorizzazione ecclesiastica. In questo testo si legge:

La verità rivelata, anima e vita della Chiesa, prima che nei libri fu scritta nell’intelligenza e nel cuore di essa [Chiesa cattolica]. E’ qui che risiede vivificata dallo Spirito Santo, libera dai mutamenti temporali e dal fluttuare delle umane opinioni. […] Perciò il sentire della Chiesa cattolica, la dottrina dei Padri e dei Dottori, che ne sono portavoce e testimoni; la voce dello stesso popolo fedele, unito ai suoi pastori per formare con loro il corpo sociale della Chiesa, sono il criterio principe in base al quale sono sempre state giudicate le controversie sui punti dottrinali teorici e pratici. E’ così che il Concilio Tridentino ha stabilito che nell’interpretazione delle Sacre Scritture, per quanto riguarda le cose della fede e i costumi, a nessuno è lecito allontanarsi dal sentire dei Padri e della Chiesa.

E’ dunque la Chiesa la sola che interpreta le Scritture e può raccontare ciò che crede quando crede, addirittura cambiando interpretazioni a seconda dei tempi e dei luoghi. E’ inutile quindi rivolgersi ad un rappresentante della Chiesa reclamando il tal passo evangelico. Lui risponderà come crede ed avrà ragione lui, anche perché il relativismo è peccato. E così il cristianesimo-ebraico parlato agli umili, diventa piano piano, con l’apporto determinante di Paolo, il cristianesimo dei gentili e degli ebrei ellenizzati, cioè di categorie di persone agli antipodi rispetto all’umile popolo di Palestina che era nell’interesse di Gesù e soprattutto diventa, dal Concilio di Nicea in cui i vescovi non parlavano più ebraico ma greco, una struttura di potere ed in simbiosi con esso.

Costantino il Grande, per suoi piani che servivano, a suo giudizio, a rafforzare il potere decadente dell’Impero, intervenne nelle aspre polemiche tra le due diverse sette cristiane del Nord Africa, quella dei santi guidata da Maiorino e quella cattolica guidata da Mensurio. La Chiesa dei santi chiamava traditrice, perché accordatasi con i persecutori romani, la Chiesa cattolica. Nel 313 le due fazioni, ora guidate da Donato (quella dei santi) e da Ceciliano (quella cattolica), stavano per arrivare ad uno scisma. Costantino a questo punto finanziò la Chiesa di Ceciliano e di fatto isolò quella di Donato. E non lo fece per mera simpatia ma perché aveva delle mire ben precise: far funzionare la Chiesa cattolica in modo che fosse alleata dell’Impero. A tal fine non si dovevano scontentare altre religioni e Costantino, proprio con il Concilio di Nicea, impose alla Chiesa cattolica vari dogmi, come la Trinità, che recepiva le istanze di molte religioni dell’Impero (Oriente ed Egitto), la consustanzialità tra Padre e Figlio ed ilCredo, il tanto conclamato Credo che non fu ispirato ai vescovi conciliari dallo Spirito Santo ma da Costantino ! Povero Gesù, zimbello di questi crapuloni !(1)

Le vicende del Concilio di Nicea, in cui i 300  vescovi invitati da Costantino banchettarono e vissero nel lusso per alcuni giorni tanto che si chiesero se questo era il paradiso cui aspiravano, sono raccontate in vari testi come, ad esempio, Deschner [1] e Rodriguez. Non è questo il momento di discutere questa tappa fondamentale e fondante della storia della Chiesa cattolica. Ho citato questo Concilio, insieme a ciò che per la Chiesa è la verità della fede, solo per rendere conto che da questo punto, questa organizzazione chiamata Chiesa cattolica utilizzerà il nome di Gesù, degli apostoli e di Maria per una sua politica mirata al suo mantenimento in posizioni di privilegio e quindi in alleanza con ogni potere civile che lo permetta.

Cristo predicò il regno di Dio … poi venne la Chiesa.

 

E COSA SONO I SACERDOTI ? 

 

Come già accennato, il Papa è la massima autorità della Chiesa cattolica, una specie di vicario di Gesù Cristo sulla Terra. Riletta ora questa frase mostra che c’è qualcosa che non va. Resta certamente vero che il Papa è la massima autorità della Chiesa cattolica ma, in quanto alla rappresentanza di Gesù sulla Terra, neanche a parlarne.

Seguiamo un pochino le vicende che portarono all’invenzione del Papa che, come già detto, non è previsto in alcun modo nei Vangeli che non prevedono neppure una Chiesa.

Innanzitutto un Papa proviene da un clero e Gesù non voleva un clero, anzi lo aborriva.

Nel Nuovo Testamento (Rom 12, 6-7; I Cor 12, 8-10; Ef 4, 7-11) vi sono elencati vari carismi e ministeri ma mai si parla di un qualcosa che abbia a che vedere con il sacerdozio, con una Chiesa, con edifici per il culto, con rituali, liturgie e funzioni. Nel Nuovo Testamento si parla di sacerdozio solo in riferimento a vecchie usanze degli ebrei Leviti.

Marco 1, 44

44 Guardati dal farne parola ad alcuno; ma va’, mostrati al sacerdote ed offri per la tua purificazione quel che Mosè ha prescritto; e questo serva loro di testimonianza.

 

Marco 2, 26

26 Come entrò nella casa di Dio, sotto il sommo sacerdote Abiatàr, e mangiò i pani dell’offerta, che soltanto ai sacerdoti è lecito mangiare, e ne diede anche ai suoi compagni?.

 

Luca 1, 5

Al tempo di Erode, re della Giudea, c’era un sacerdote, chiamato Zaccaria, della classe di Abìa, e aveva in moglie una discendente di Aronne chiamata Elisabetta.

Vi è un brano della Lettera agli ebrei, attribuita a San Paolo ma in realtà del suo discepolo Apollo, in cui Gesù viene definito sacerdote (Eb 5, 6; 7, 15-19) ma per spiegare che il sacerdozio levitico era ormai superato e Gesù è venuto anche per sbarazzarsi di quel tipo di sacerdozio, tribale, di casta, al servizio del tempio, per fare sacrifici che mondassero dai peccati (Eb 5, 9-10; 7, 21-25).  La Lettera è chiara anche in positivo quando dice che Gesù non ha bisogno di queste funzioni e tantomeno di sacrificipoiché egli ha fatto questo una volta per tutte, offrendo se stesso (Eb 7, 27). E si potrebbe continuare ma sembra chiaro che il sacerdozio per Gesù in quel tempo era, diciamolo meglio, se non fonte di corruzione e di conformismo, un qualcosa di stantio, di ripetitivo che non entrava davvero nel messaggio di novità che portava Gesù medesimo.

L’organizzazione delle prime comunità cristiane era diversa, anche se non completamente, da quella del tempio ebraico. In ogni comunità, che come abbiamo visto è una ecclesia, una assemblea, vi era una guida costituita da un collegio di presbiteri (come nelle sinagoghe). Più avanti nel tempo fu creata la figura del supervisore o amministratore, che è poi il vescovo (episcopoi) inteso in senso completamente diverso da quello che poi è diventato. Le comunità paoline avevano organizzazioni leggermente differenti con dei collaboratori di Paolo designati alle varie mansioni con un compito di servizio alla comunità (e non il contrario !). Altre funzioni di servizio furono introdotte al crescere delle comunità  ma sempre per competenze specifiche in un qualche ambito e mai con un qualcuno chiamato per essere al di sopra degli altri con una qualche vocazione in più.

E’ verso la fine del I secolo che inizia a crearsi una qualche crepa. Il vescovo di Roma Clemente (che, come vedremo, risulterebbe il IV Papa della Chiesa dall’88 al 97) scriveva ai fedeli di Corinto(2) implorandoli di seguire le indicazioni di coloro che erano preposti a capo della comunità e di provvedere al loro mantenimento. Altro documento che attesta la nascita di un qualcosa che Gesù aborriva è del 110. Il vescovo di Antiochia, Ignazio (? – circa 110), faceva sapere scrivendo agli Efesini che il vescovo era unico, era la massima autorità dell’ecclesia, doveva essere rispettato allo stesso modo di Dio. A lui si deve una prima suddivisioni di incarichi nell’ecclesia tra vescovi, presbiteri e diaconi(2) e l’uso, per la prima volta, delle parole Chiesa e Cristianesimo.

E’ l’inizio della costruzione di una gerarchia nella Chiesa. Un vescovo rappresenta il luogo e dal vescovo dipendono i diaconi ed i presbiteri che venivano nominati con l’imposizione delle mani. In tal modo entravano in un ordo risultando ordinati. E’ d’interesse notare che l’ordo era una istituzione imperiale romana. Vi erano tre ordo che distinguevano i cittadini per importanza. Il primo era quello che raggruppava senatori e governanti, il secondo quello che metteva insieme i vari notabili, il terzo quello che caratterizzava la plebe. La Chiesa distinse in due gli ordo che la riguardavano, quello delle gerarchie (i minus ter o ministri che via via divennero magis ter o maestri, con un passaggio epico e tipico da minus a magis) e quello della plebe (chiaro no ?).  A questo punto fu San Cipriano (200-258) a rendere sacerdoti (persone sacre, consacrate, diverse dal gregge dei fedeli) i ministri, attingendo direttamente dalla tradizione ebraica e costruendo quindi la categoria di chierici contro i quali Gesù si era battuto, dati i risultati, inutilmente. E questo uso divenne generalizzato dopo il Concilio di Nicea (325) perché Costantino voleva un gruppo di persone di riferimento ed affidabili cui assegnare la cura dei sudditi dell’impero. La codifica della figura del sacerdote (prima delegata ai vescovi quindi ai presbiteri) avvenne nel V secolo, quando l’eucarestia che precedentemente ogni fedele poteva officiare divenne sempre più una esclusiva del clero. La Chiesa si era costituita come sistema di potere allo stesso modo di altre religioni non senza qualche insigne personaggio che, fino al IV secolo, rifiutava con fermezza la cosa. E’ il caso, ad esempio, di San Girolamo (347-420) che nel rifiutare i sacerdoti affermava che nei testi sacri si parlava solo di diaconi e di presbiteri e non di vescovi e quindi il diventare vescovo significava essere fuori dall’ecclesia. San Girolamo, che era personaggio di rilievo in quanto tradusse la Bibbia in latino (la famosa Vulgata), rifiutò di conseguenza la carica di vescovo e la sua posizione la fece presente anche nella traduzione della Bibbia, quando in luogo del termine che propriamente significa diacono mise quello di minus ter o ministro che vuol dire colui che è sottoposto agli altri. Fu la Chiesa post Girolamo a cambiare quel termine in magis ter, che vuol dire colui che è più su degli altri.

Occorre comunque osservare che a partire dal III secolo e fino a più o meno l’anno Mille valeva quanto aveva introdotto San Leone Magno poi Papa Leone I (390-461) e cioè che ogni comunità sceglieva i suoi ministri e, attenzione, li poteva revocare. Dopo l’anno Mille il sacerdote iniziò ad essere imposto dall’alto e venne eliminata quella norma di salvaguardia della revoca. Oggi un vescovo indegno, ad esempio pedofilo, arrivato lì non scelto dai fedeli ma dal vertice, non può essere rimosso non solo dall’ecclesia, dall’assemblea dei fedeli, ma neppure dalle massime autorità della Chiesa.

Le varie contorsioni teologiche sul sacerdozio terminarono nel 1225 con il Concilio Laterano IV, quando Papa Innocenzo III stabilì che l’eucarestia poteva essere officiata solo da un sacerdote validamente e lecitamente ordinato. Nascevano i professionisti di Dio, coloro che rendevano i fedeli degli spettatori di un atto che li dovrebbe vedere partecipi, l’eucarestia(3). Un esercito che iniziò ad arruolare fannulloni, persone con il vitto e l’alloggio garantiti in ogni disastro ed avversità, che intrapresero una carriera di corruzione senza precedenti che raggiunse il suo apice tra il XIV e XV secolo tanto da originare la Riforma. In nome di Gesù.

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