I Vescovi Cristiani non praticavano la castità

Il Dogma della Sacra Castità viene attribuito da San Paolo, e se ne parla per la prima volta nella prima lettera ai Corinzi 7, 32 e 33 (Testo Bibbia CEI)

– chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore;
– chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie,

In realtà non è altro che una forzatura dei cattolici, in quanto in Timoteo capitolo 3 troviamo ben altre indicazioni:

che il vescovo sia irreprensibile,
che abbia preso una sola moglie (Bibbia Martini)
non sposato che una sola volta (CEI 1974)
,
sobrio, prudente…

Che ben governi la propria casa, che tenga subordinati i figliuoli con perfetta onestà.

I diaconi abbiano preso una sola donna (Bibbia Martini)
i diaconi non siano sposati che una sola volta (CEI 1974)
e regolino bene i loro figliuoli e le proprie case.

L’unico “dogma” che impone Paolo è in realtà la monogamia dei Vescovi. La poligamia in molti paesi arabi e pagani di quel tempo era molto comune, si richiedeva quindi ai vescovi di occuparsi di solo una donna. Questa visione apre la visione al fatto che molti discepoli critistiani erano quindi poligami, e che probabilmente tutte le forme di amore era accettate.
La sobrietà della monogamia era richiesta solo ai Vescovi.

Lo stesso “primo Papa” San Pietro era chiaramente sposato.  Marco 1,30 + Luca 4,38 + Matteo 8,14

La suocera di Simone era a letto…  Mc 1,30

Simone è il nome originale di Pietro.

E questa tradizione di Vescovi sposati è andata avanti indubbiamente fino almeno al 409 d.C, come ci conferma il fatto che il vescovo di Nola, San Paolino di Nola fosse sposato con una donna di nome Terasia.
(Nella Lettera LIII di Girolamo al Sacerdote Paolino – Anno 395/396)

Il celibato dei preti è arrivato più di mille anni dopo, ovvero nel 1079 con papa Gregorio 7°!

Ma, ripeto in forma completa, nel Nuovo Testamento si dice l’esatto contrario, ovvero secondo Paolo il “vescovo” DEVE avere famiglia:

“…bisogna che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola moglie, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare,  non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro. Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità,  perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?” (1a Epistola a Timoteo, cap. 3)

 

 

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