Impariamo dai Più Piccoli

I bambini sono la cosa più vicina a Madre Natura, perché l’hanno “lasciata” da meno tempo di noi.
Sono cioè più vicini all’istinto naturale della nostra specie.
Se dicono cose diverse dagli adulti è perché sono leggermente più avanti sulla linea dell’evoluzione. Per questo motivo andrebbero ascoltati, e non indottrinati. Portandoli a pensare nello stesso modo in cui pensava il “vecchio mondo” significa porre un freno all’evoluzione. Ascoltiamo i bambini. Ascoltiamo Madre Natura.

La mia ottica si differenzia da quella della religione più diffusa al mondo (tanto per cambiare), il Cristianesimo, che basandosi sul pensiero di uno dei suoi Padri, Santo Agostino d’Ippona, vede nei bambini come creature sbagliate.

Negli scritti dei Padri della Chiesa la parola fanciullo designava il luogo dell’imperfezione. Le debolezze infantili erano la prova vincente dell’esistenza del peccato originale e della viziosità della natura umana.

Sant’Agostino chiamava “peccati” tutte quelle azioni che nei fanciulli rivelavano fragilità e malizia: avidità, prepotenza, ribellione, gelosia ed egoismo ( E. Becchi, I bambini nella storia, Laterza, Roma-Bari, 1994). L’infanzia, soprattutto la prima infanzia, era una mancanza, un non essere, una privazione, un’anormalità, un’infermità. Soltanto nei secoli della rinascita la riscoperta dell’uomo nella sua naturalità aprirà la porta al riconoscimento delle potenzialità infantili e a un maggior senso di tenerezza.

Solo dall’inizio dell’ottocento è possibile individuare in modo netto due rappresentazioni sociali prevalenti del bambino. Al bambino innocente e all’infanzia intesa come sinonimo di bontà dell’Emile di Rousseau (J.J. Rousseau, Emilio o dell’educazione, trad. it. Mondadori, Milano 1997.), un impasto di primitivismo e di irrazionalismo, si contrappongono il bambino colpevole secondo la dottrina cristiana, del peccato originale, e l’infanzia come luogo dell’imperfezione secondo il pensiero di Agostino ( E. Becchi, I bambini nella storia, Laterza, Roma-Bari, 1994).

hearth

Le debolezze infantili non volontarie e coscienti sono la prova dell’esistenza del peccato originale e della viziosità intrinseca alla natura umana. La convinzione prevalente che la natura del bambino fosse più incline al male che al bene implicava la necessità di svolgere una continua azione di correzione, che si espletava anche attraverso modalità violente, per sviluppare il carattere e la ragione. Tale convinzione favorì il consolidarsi di un sistema educativo incentrato sulla necessità di reprimere, frenare e rettificare la naturale inclinazione dei bambini al male, che fu vincente sulle teorie rousseauniane, secondo le quali i bambini dovevano essere lasciati crescere liberi e indipendenti. Rousseau, reinterpretando la dottrina del peccato originale, insisteva sulla dimensione naturale umana e sulla sua basilare importanza nell’arte di formare gli uomini ( A. Giallongo, Il bambino medioevale, Dedalo, Bari, 1990.).

Questa dicotomia si perpetuò anche nel Novecento, anzi fu proprio l’immagine luciferina, delinquenziale a prendere il sopravvento scientifico, nonostante le fotografie, la pubblicità e tanta letteratura tendessero a favorire il vissuto di innocenza angelicata dell’infanzia. Il bambino nelle fotografie del tempo andava travestito da adulto in miniatura, con tutti i connotati dell’eleganza e del distacco, o da Cupido giocosamente impertinente, o da dolce fatina.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...