In difesa dell’Astrologia

Non ho mai capito perché se uno crede nella Religione gli si deve portare rispetto,
mentre se crede in altre cose no.

Ad esempio, spesso vengo preso in giro perché credo all’Astrologia.

Non metto in dubbio che, io stesso mi chiedo perché. Perché Nicolas Micheletti, così appassionato dalla scienza e dal valore empirico delle cose, dal razionalismo della filosofia, tanto da definirsi un “illuminista” considera una materia così assurda e non-credibile come l’astrologia? Perché questo controsenso?

Vi dirò. Ci credo perché l’ho studiata, l’ho testata, e personalmente trovo che funzioni. Non pretendo che mi crediate sulla parola, sarebbe indubbiamente una fallacia ad hominem, provatela voi stessi. Studiatela a fondo, però, prima di valutare un vostro giudizio. Conosco moltissime persone che criticano l’astrologia senza aver mai studiato come funziona. E arrivare a dire a priori che è errata è una fallacia ad ignoratium. Male.

Proprio perché mi considero un vero illuminista, e credo nella ragione e nella logica ho deciso di studiare a fondo l’astrologia. Ammetto che, in realtà, all’inizio volevo smontarla. Sono perplesso quando la gente dice “è ovvio che l’astrologia non funziona: non è scienza!” come se questa fosse una risposta argomentativa. Ad esempio, per smontare la Religione Cattolica non basta dire “è ovvio che è una cazzata: Dio non esiste!”. Per dimostrare che la Religione Cattolica è una cavolata io mi sono preso la briga di studiare molto a fondo la storia, la Bibbia e le verità che essa sosteneva. Nella sezione il Vangelo della Ragione potete trovare la raccolta dei miei saggi dove ho smontato pezzo per pezzo quella religione. Nessun cattolico può controbattere alle affermazioni ivi scritte. Non basta dire “Sono cazzate”. Un vero Filosofo, un vero amante della conoscenza, non ragiona aprioristicamente. Ho iniziato a spaventarmi della validità dell’astrologia quando, per gioco, provavo ad indovinare il segno zodiacale degli altri. 9 volte su 10 azzeccavo.

Chi sostiene che l’astrologia si basa sul “metodo Barnum” (come il CICAP, che stimavo da bambino) non è abbastanza informato. Il “metodo Barnum” dice che le descrizioni dei segni sono fatti in modo che chiunque le legga ci si rispecchi. Falso. Provate a leggere la descrizione di un segno due-tre mesi prima o dopo il vostro, e vedrete quanto vi sembrerà simile a voi.

Oltre a quello, un’altra spiegazione scientifica, che ritengo più plausibile, è l’ipotesi dell’“effetto Forer” ovvero un effetto per cui un individuo, posto di fronte ad un profilo psicologico che crede a lui riferito, tende a immedesimarsi in esso ritenendolo preciso e accurato”. La nostra mente tende ad interpretare ed adattare alla realtà ogni informazione raccolta dall’esterno; infatti leggendo un oroscopo si tenderà a cogliere inconsapevolmente tutte quelle affermazioni che meglio si possono adattare alla nostra situazione attuale, ricordando in seguito solo quelle. Se foste del Leone e provaste a leggere il profilo di qualunque altro segno, fingendo che sia il vostro, vi accorgereste che nascere ad Agosto e non a Gennaio sarebbe rilevante solo nel caso di decidere per la primina.

Ma appunto per questo io vi dico: diffidate anche da quelli che parlano di “oroscopi”. L’astrologia non è oroscopi. L’oroscopo è nato quando nell’antichità l’astrologo rischiava di morire di fame e si è dovuto inventare una forma di divinazione per tirare a campare. L’oroscopo è il principale motivo per cui la gente pensa che tutta l’astrologia sia una stronzata (argumentum ad logicam), per questo motivo io lo ritengo il male assoluto dell’astrologia. Gli stessi “astrologhi” da tv o da giornalini, che fanno gli oroscopi settimanali, sono da considerare ciarlatani totali perché, anche se negli oroscopi ci fosse un fondo di verità, essi non prendono in considerazione l’ascendente, il trigono, e un sacco di altri micro-dettagli che, almeno nella lettura del segno, influiscono.
Il primo a dire di non confondere lo zodiaco con l’oroscopo non è stato Nicolas Micheletti, come potreste erroneamente pensare, ma un certo Tolomeo, uno dei padri della geografia, uno dei più grandi astronomi (gran parte delle costellazioni di oggi sono state mappate proprio da lui), e autore di importanti opere scientifiche storiche, che nel suo Tetrabiblos polemizzava contro i ciarlatani che, rivestendo in modo improprio l’astrologia con pratiche magiche ed occulte, gettavano ombre con predizioni arbitrarie su quella che lui considerava al pari di una scienza: il limite delle predizioni astrologiche, secondo Tolomeo, non è tanto l’oggetto dello studio bensì nell’incapacità umana di comprendere completamente il funzionamento della natura in correlazione agli astri i quali, sempre secondo l’autore, danno a ogni essere umano (e anche a ogni evento meteorologico e movimento tellurico) un destino ineluttabile. Tolomeo è inoltre il primo a usare a rivisitare il concetto segno zodiacale, slegandolo da quello di costellazione e legandolo invece al susseguirsi delle stagioni, concetto diventato fondamentale nello studio astrologico dello zodiaco moderno.
Detto ciò, vi chiedo di non avere pregiudizi con il povero Tolomeo, oggi famoso per la sua errata deduzione del sistema tolemaico. Dai suoi scritti si capisce chiaramente che Tolomeo non credeva davvero che la Terra fosse al centro dell’universo, ma doveva attenersi a quello che la Chiesa gli obbligava a fargli dire: ovvero di ATTENERSI a ciò che affermavano i Testi Sacri. Tolomeo si trovò costretto a introdurre un epiciclo di raggio molto grande, cosa che comportò una variazione considerevole della distanza Terra-Luna con conseguente variazione di grandezza del disco lunare, mentre niente di questo era confermato dalle sue osservazioni. In realtà a lui non fregava molto dove fosse collocata esattamente la Terra, ma si proponeva soltanto di dare un modello matematico attraverso il quale prevedere il moto dei pianeti.  [fonte] E proprio per questo la sua teoria fu tanto valida da rimanere come riferimento per molti secoli dopo di lui. Tolomeo riuscì a calcolare singolarmente la traiettoria di ciascun pianeta con un’opportuna combinazione di epicicli, eccentrici ed equanti, e a trovare per ogni pianeta una combinazione di moti in grado di predire le posizioni successive occupate dal pianeta stesso, cosa che migliorava notevolmente i risultati raggiunti precedentemente. Sembra tuttavia che Tolomeo stesso non pretendesse di aver trovato un modello dell’universo avente realtà fisica: al contrario gli bastava aver trovato un modello matematico che permettesse il calcolo delle posizioni successivamente occupate dai pianeti. Il suo sistema ebbe molto successo anche perchè era conforme alle idee filosofiche dei primi greci, e quindi all’idea secondo cui noi viviamo su di una Terra immobile al centro dell’universo. [fonte]

Detto ciò, è importantissimo dire che a quel tempo la terra al centro dell’universo era una metafora che venne fatta passare dai gruppi di potere (di allora) come una “verità universale” , l’esatto intendimento era infatti questo: l’uomo , come progetto di Dio è al centro del Mondo (il mondo inteso anche come universo) , quindi la Terra , che è la base dell’uomo è al centro della Creazione e tutto ruota attorno ad essa. Gli antichi preti (chiamiamioli così) sapevano benissimo che la Terra era una “palla” che girava attorno al sole , ma per convenienza vollero mantere nomi e simboli dei tre Ordini ( Religioso, Astrologico, Astronomico ) e si creò così la confusione che accompagnò per tanto tempo la conoscenza . Quale sia stato il beneficio di tutta questa mescolanza/confusione creata a tavolino è ancora motivo di accesi dibattiti , sta di fatto che (per fare un esempio) quando nei testi scrivevano ” Luna ” gli Astronomi ( la parte scientifica ) vedeva il Satellite che ruota attorno alla Terra , gli Astrologi vedevano “gli influssi lunari” , e i Preti vedevano “gli Angeli” .

Perché difendere l’Astrologia

Lasciando da parte che l’astrologia sia vera o falsa, voglio scrivere questo breve paragrafo per fare un discorso morale. Ebbene, l’uomo ha bisogno di credere in qualcosa. E’ così da sempre, perché è nella sua natura. Voltaire, pur essendo contrario all’astrologia, e a molte forme di superstizione e teorie non scientifiche, nel suo “Trattato sulla Tolleranza” da un chiarissimo segno di come le persone dovrebbero relazionarsi davanti ai credi della gente.
In sintesi, il pensiero è questo: è una credenza dannosa? No? Allora va bene.

La domanda che dobbiamo porci, quindi, è: l’astrologia si può considerare una superstizione dannosa?
Il mio modesto parere è: assolutamente no.

Da quando “credo” nell’astrologia sono molto più aperto ad accettare i difetti delle persone (che casualmente combaciano sempre con il loro segno, ma ciò è sicuramente una “coincidenza”). Spesso quando mi arrabbio per qualche motivo, penso: “eh ma lui è **** quindi è normale che sia ####”, e dopo questo il perdono arriva dopo poco. Penso che questo atteggiamento pacifico al dialogo e al cercare di capirsi spinto dall’astrologia sia totalmente mancante nella maggior parte delle religioni. Le religioni nella storia hanno sempre sottolineato le differenze tra le persone in modo negativo, l’astrologia invece ti insegna che nessuno è perfetto. Ogni segno ha dei difetti e dei pregi, non esistono segni peggiori o segni migliori, ma esistono segni perfetti per altri segni.

L’astrologia può essere un grande strumento sociale se presa per il verso giusto, e questo è secondo me un motivo per non accanirsi contro di essa.

 

Ora vediamo alcune critiche più serie che vengono fatte all’astrologia:

1) Cosa vuole dire appartenere ad un segno zodiacale? Significa che, al momento della nascita, il sole si trovava in una determinata zona dello zodiaco, costituito da dodici costellazioni; in realtà, sono tredici secondo l’astronomia, in quanto esiste anche quella dell’Ofiuco, ma l’astrologia ha effettuato una serie di ripartizioni arbitrarie nell’ampiezza delle costellazione zodiacali.

In buona sostanza la critica afferma che i segni dello zodiaco dovrebbero essere 13, invece di 12, poiché esiste anche la costellazione dell’Ofiuco ed inoltre, che l’astrologia avrebbe suddiviso le costellazioni secondo un’ampiezza arbitraria.

Se proviamo a chiederci chi per primo ha suddiviso i segni dello zodiaco, tralasciando l’astrologia babilonese e quella egiziana di cui abbiamo pochi riscontri e rifacendoci all’astrologia tradizionale occidentale, non possiamo che rispondere citando il primo manuale di astrologia: il Tetrabiblos (1. 10) del sopracitato Claudio Tolomeo.

Quattro sono i tempi dell’anno: primavera, estate, autunno e inverno.

La primavera abbonda in umidità, che si diffonde quando, il freddo dell’inverno è passato e inizia il calore;
l’estate abbonda in calore per la vicinanza del Sole al nostro punto verticale;
l’autunno abbonda in secchezza per il riassorbimento degli umori che segue alla stagione calda;
l’inverno abbonda in freddo, giacché il Sole si trova nel punto più lontano dal nostro vertice.

Per ciò, sebbene lo zodiaco in quanto cerchio non abbia alcun principio naturale, la dodicesima parte, l’Ariete, fu posta a fondamento e inizio delle altre parti.
Fu  assunta, come causa iniziale dello zodiaco, la sovrabbondanza umida della primavera e gli altri tempi dell’anno furono fatti seguire ad essa. Invero la prima età di tutti gli esseri viventi abbonda, non diversamente dalla primavera, dell’essenza umida ed è tenera e molle; la seconda età, che giunge fino al culmine del vigore, abbonda in calore come l’estate; la terza, che già sfiorisce ed è l’inizio del declinare, abbonda in secchezza al pari dell’autunno; l’ultima infine, prossima alla dissoluzione, abbonda in freddo come l’inverno.”

Nella parte in grassetto, emerge come Tolomeo suddivise lo Zodiaco e perché esso è composto di 12 parti.

Infatti, se da un lato c’è, chi, come Platone, ha parlato di animale a dodici facce, la suddivisione in dodici parti dello zodiaco, non è effettuata in base alle costellazioni, ma in base ai quattro tempi dell’anno: le quattro stagioni.

E come arriviamo a 12 segni zodiacali?

Ogni stagione non presenta un tempo unico, ma tre fasi: inizio, centro e fine stagione, in conformità con l’azione della luce.

La luce, su cui si fonda l’astrologia, presenta, oltre alle quattro fasi a seconda del moto del Sole, tre ulteriori momenti di illuminazione: un incremento (quando il Sole sorge), un permanere (a mezzogiorno) e un declinare (quando il Sole cala).

Il numero dei dodici segni zodiacali deriva dal numero delle stagioni (fasi delle luce) più le tre sotto-fasi in cui ogni stagione è suddivisibile (4 x 3 = 12).

E’ interessante notare che Tolomeo avverte che l’Ariete è indicato come primo segno dello zodiaco, ma specifica: essendo lo Zodiaco un cerchio non può avere un inizio, ma esso viene indicato per primo per convenzione. Perché all’inizio della primavera (inizio dell’Ariete) il numero di ore in cui la terra è sottoposta ad illuminazione da parte del Sole (12 ore) è uguale al numero di ore di buio (12 ore), ma le ore di luce iniziano ad aumentare.

 

2) La forza di gravità dei pianeti sul nascituro è debolissima e gli stessi strumenti della sala parto o l’infermiera hanno un maggiore effetto gravitazionale degli astri. Come un influsso gravitazionale (o anche elettromagnetico) possa poi tradursi in tutti gli effetti cosmici previsti dall’astrologia sul futuro degli individui è, tra l’altro, veramente difficile da immaginare.

Come abbiamo visto nella risposta al punto n. 1) e come vedremo successivamente, l’astrologia si basa sulla luce e quindi, poiché oggi sappiamo che la luce percorre 300.000 km al secondo, non è difficile pensare che un raggio di luce che parte dal Sole e viene riflesso da Giove, possa ritornare in meno di un’ora sulla terra.

Oggi sappiamo che la luce ha una particolare frequenza che cambia anche nell’arco della giornata che è perfettamente misurabile mediante uno spettrometro e che cambia colorazione in base alla frequenza del raggio. Abbiamo raggi ultravioletti, raggi rossi e raggi di tutte le tonalità.

Sappiamo grazie alla cronobiologia, scienza che tutto è tranne che legata all’esoterismo, che le frequenze luminose alterano costantemente il nostro metabolismo, secondo un ritmo (definito circadiano) che opera nelle 24 ore (veglia/sonno) ma anche a livello settimanale, mensile, annuale, etc.

 

3) Non esistono vere basi teoriche (i significati simbolici e dogmatici non sono teorie), né basi statistiche che mostrino in modo inequivocabile le correlazioni tra astri e faccende umane.

Il fatto che non esiste una statistica umana e che non sia mai stata elaborata, non significa che non sia possibile da elaborare.

4) L’astrologia non si è evoluta nel corso dei secoli, a differenza delle discipline scientifiche che sono in continuo cambiamento e progresso in quanto basate sulla sperimentazione. Gli astrologi hanno ancora come punto di riferimento il Tetrabiblos di Tolomeo e quindi un universo geocentrico.

Oggi sappiamo che la Terra gira intorno al Sole, mentre nell’antichità si credeva il contrario.

L’astrologia si basa sulla luce sulla Terra e quindi, quello che conta, non è chi sta al centro. Conta la situazione naturale che si manifesta, per esempio il giorno e la notte, la primavera o l’inverno.

Il giorno o la notte, in particolar modo, sono ritenuti molto importanti. Per esempio sappiamo che Marte è nocivo di giorno (Marte è più secco e di giorno è più secco), mentre Saturno di notte (Saturno è più freddo ed è più nocivo di notte perché di notte fa più freddo che di giorno).

Inoltre, a qualcuno sembrerà sorprendente, Tolomeo ha scritto due grandi manuali, l’Almagesto e il Tetrabiblos.

Se nel primo, l’Almagesto, ha trattato di matematica, geografia ed astronomia abbracciando la concezione geocentrica (cosiddetta Tolemaico-aristotelica), nel Tetrabiblos, Tolomeo ha predisposto gli astri secondo una concezione eliocentrica.

Per l’astrologia, il Sole è il centro del sistema (non avete notato che il Sole è il segno zodiacale?) ed è il Sole che illumina gli astri dando loro un significato.

Anche per la costruzione dei cosiddetti domicili e delle esaltazioni degli astri (cioè le associazioni tra segni zodiacali e pianeti come la Luna in Cancro e il Sole in Leone), Tolomeo, parte sempre dal Sole.

Quindi è errato affermare che l’astrologia si basa su un sistema geocentrico, visto che tutto inizia e finisce in virtù della luce del Sole.

A proposito di astrologia soprendente, se qualche astronomo colto dovesse leggere, resterà sicuramente sorpreso nello scoprire che capita anche agli astronomi di cadere in false credenze.

Su numerosi siti di astronomia è possibile leggere correttamente che “Il pianeta Venere, nella sua rivoluzione intorno al Sole, viene illuminato in modo da formare, come la Luna intorno alla Terra, delle fasi“. Quando però si scrive che Galileo lo verificò con le osservazioni al cannocchiale, e scrisse: “Cynthiae figuras aemulatur mater amorum” (la madre degli amori, Venere, imita le configurazioni di Cinzia, la Luna)” come fosse una sua scoperta, si sta affermando un falso storico. Primo perché Galileo conosceva bene (e difendeva) l’astrologia, ma soprattutto perché le fasi di Venere, come le fasi di qualunque astro errante sono uno dei pilastri su cui si basa la sapienza astrologica, in quanto Tolomeo ne fa tema centrale nel capitolo dedicato alle “virtù delle configurazioni al Sole” in cui afferma esplicitamente (Tetrabiblos I.8), che i pianeti, al pari della Luna, attraversano varie fasi, in funzione delle quali rilasciano particolari virtù (calore, freddo, umido e secco).

5) Le costellazioni hanno una estensione diversa l’una dall’altra, ad esempio la costellazione della Vergine è molto più grande delle altre costellazioni. Invece, i segni dello zodiaco sono tutti uguali.

Nella risposta al punto 1 si spiega perché il cerchio zodiacale è stato ripartito in 12 parti. Come anticipato, gran parte delle costellazioni astronomiche di oggi sono state catalogate da Tolomeo.

Vogliamo credere che proprio colui che le ha mappate, con estrema precisione (Tolomeo è anche il padre della geografia), non sapeva che le costellazioni hanno grandezze diverse? Davvero qualcuno vorrebbe insegnare a Tolomeo come si misurano le costellazioni?

 

6) La precessione degli equinozi ha fatto sì che i segni zodiacali, una volta coincidenti con le zone di cielo occupate dalle rispettive costellazioni, siano oggi in realtà spostati di una trentina di gradi: tra l’inizio di un certo segno zodiacale e l’entrata del Sole nella costellazione con lo stesso nome passa circa un mese. Considerando, infatti, che la fascia zodiacale copre 360° e supponendo, per semplicità, che le dodici costellazioni dello zodiaco siano uniformemente distribuite, si ha che ciascuna di queste ultime si estende approssimativamente per 30°: ma negli ultimi 2100 anni, la precessione ha spostato gli equinozi (e i solstizi) proprio di 30°, provocando il ritardo di un mese”. 

Per rispondere a questa critica possiamo fare tranquillamente riferimento alle risposte ai punti 1) e 5).

La suddivisione e il momento dei dodici segni non avviene in base alle costellazioni, ma in base agli equinozi ed ai solstizi (alle quattro stagioni), e, di conseguenza, lo zodiaco, tiene conto del moto precessionale.

Infatti, l’inzio del primo segno zodiacale non è fisso, ma cambia ogni anno andando a coincidere con il giorno dell’equinozio di primavera.

Coloro che citano la precessione degli equinozi per criticare l’astrologia sanno chi è stato il primo a parlare di precessione degli equinozi?

L’astronomo greco Ipparco di Nicea, che ne parlò nella sua opera Sullo spostamento dei segni solstiziali ed equinoziali; l’opera di Ipparco, tuttavia, è andata perduta, ma il metodo da lui adottato è descritto nell’Almagesto di Claudio Tolomeo. Proprio da quel Tolomeo che ha descritto le costellazioni, e che ha scritto il primo manuale di astrologia di cui abbiamo trattato in abbondanza.

Davvero Tolomeo, che fu il primo ad aver riportato gli scritti di Ipparco di Nicea sulla precessione, l’avrebbe dimenticata o rimossa nello scrivere il suo manuale di astrologia?

 

 

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(DA QUI IN POI SONO SOLO APPUNTI RANDOM)

Con lo stesso incipit con cui ho iniziato l’articolo “Indovinare il segno zodiacale” inauguro questo dove voglio spezzare una lancia in difesa dell’Astrologia, alla quale io un po’ credo. Lo faccio proprio perché sono Razionalista, e come tale non mi fermo all’apparenza ma esamino e solo dopo do una valutazione. In questo articolo voglio smentire le classiche critiche che fatte all’Astrologia da persone scettiche e non informate. Poi ognuno sarà libero di credere cosa vuole, ovviamente, ma è importante non valutare un argomento su premesse errate.

1. L’astrologia non può essere considerata una scienza, anzi non può neppure essere presa sul serio, perché la fonte delle sue affermazioni (la tradizione) non è affidabile.

La moderna riflessione epistemologica ha ormai sufficientemente chiarito che ciò che si richiede a una teoria affinché venga ritenuta tale, è la possibilità che essa sia controllabile empiricamente, non dai processi attraversi i quali essa è stata costruita: processi, inevitabilmente influenzati da aspettative, pregiudizi, o addirittura da superstizioni e miti[1]. Anzi, spesso è proprio da queste idee “metafisiche” che nascono le teorie più rivoluzionarie[2]. Così è accaduto, per esempio, con la teoria di Copernico, la cui prima intuizione, derivò probabilmente da suggestioni neoplatoniche, assai più vicine alla teologia che alla scienza[3].

Da un punto di vista empirico, l’astrologia è senz’altro controllabile. E, in effetti, è stata sottoposta a controlli di un certo rilievo. Mi limiterò qui a ricordare due tra i maggiori filoni di ricerche statistiche condotti fino ad oggi nel campo dell’astrologia.

La prima serie di indagini si deve ai coniugi Michel e Françoise Gauquelin, i quali, esaminando decine di migliaia di temi di nascita, approdarono, tra l’altro, a interessantissime correlazioni tra la vicinanza di alcuni pianeti agli angoli del cielo (soprattutto l’Ascendente e il MC) e le attività professionali dei soggetti[4].

Molti scienziati potrebbero replicare che non hanno alcuna voglia di sprecare anni della loro vita a tracciare grafici e a compilare statistiche astrologiche soltanto per confutare l’astrologia sul piano empirico. Ebbene, essi sono padronissimi di pensarla così: è questione di scelte personali e quindi valori. Ma in tal caso, in nome della correttezza scientifica, abbiano il buon senso di non parlare di astrologia o, almeno, presentino i loro discorsi per quel che sono, e cioè affermazioni frutto di impressioni più emotive che razionali, opinioni personali che non derivano da conoscenze sufficientemente approfondite.

2. Gli astrologi affermano che i corpi celesti sono in grado di influenzare la personalità e il destino degli uomini; ma le uniche influenze ragionevolmente ipotizzabili sulla base delle attuali conoscenze sono rappresentate dalla forza di gravità e dalle radiazioni elettromagnetiche. Ora, se si eccettuano il Sole e la Luna, tali fattori sono di entità talmente piccola da non poter essere presi in considerazione.

Questa tesi, non sempre esplicitata in modo così chiaro, rappresenta, a mio avviso, il principale ostacolo all’accettazione dell’astrologia da parte del mondo scientifico. La scienza, secondo una concezione molto diffusa, non può accogliere al suo interno formulazioni che facciano riferimento a forze, forme di energia o qualsiasi altro fattore che non siano chiaramente definibili, oltreché rilevabili con gli strumenti attualmente disponibili. Venir meno a questo principio, vorrebbe dire ricadere nella metafisica e nella superstizione che hanno condannato gli uomini a tanti secoli di oscurantismo.

Personalmente non credo che le influenze descritte dall’astrologia siano riconducibili all’attrazione gravitazionale dei corpi celesti o a qualsiasi tipo di radiazione elettromagnetica a noi nota (dai raggi infrarossi ai raggi cosmici), perché l’utilizzo di tali fattori come principi esplicativi darebbe luogo a conseguenze teoriche del tutto inaccettabili. In particolare:

  • detti fattori non sono assolutamente in grado di render conto della differenza qualitativa dell’influenza esercitata dai vari pianeti sull’uomo, come non rendono conto del differente influsso esercitato dagli stessi pianeti quando si trovano nei diversi segni zodiacali (forse l’attrazione gravitazionale del Sole in Acquario è qualitativamente diversa da quella del Sole in Cancro?);
  • gli influssi dei corpi celesti, ammesso che abbiano un qualche rapporto con la distanza, sicuramente non variano con il quadrato di essa, come accade con l’intensità dei campi elettromagnetici o gravitazionali (Marte congiuntoal Sole, cioè quando si trova alla massima distanza dalla Terra, astrologicamente parlando, non è certamente meno potente di quando viene a trovarsi in aspetto di opposizione con il luminare, vale a dire alla distanza minima dal nostro pianeta)[6];
  • la gravità o la radiazione elettromagnetica non riescono a spiegare la qualità degli aspetti planetari (perché l’attrazione esercitata su di noi da due pianeti che si trovano a una distanza angolare di 60° è armonica, mentre quella degli stessi pianeti quando sono a 90° è sfavorevole?).

È ora di sgombrare il campo da certe ambiguità o forzature, dovute alla necessità di dare comunque una “copertura” di scientificità all’astrologia. Così facendo, non si fa che offrire il petto a critiche feroci o ad aperte derisioni, come quella attuata da Andrew Fraknoy in un suo articolo, dove, a titolo provocatorio, egli propone addirittura l’istituzione della “jetologia”, ovvero della scienza

la quale sostiene che la posizione di tutti i jumbo-jet del mondo nel momento della nascita di una persona condiziona la sua personalità e il suo destino[7].

Gli astrologi devono avere il coraggio di ammettere che, allo stato attuale delle loro conoscenze, non sono in grado di pronunciarsi circa la natura dell’influenza esercitata dai corpi celesti sugli uomini. Del resto, questo non può essere considerato un argomento valido a favore dei detrattori dell’astrologia, perché la scienza non si occupa, e non deve occuparsi, delle “cause ultime” dei fenomeni: ogni teoria si limita a porre in relazione l’accadere di determinati fatti con il verificarsi di certe condizioni (se esistono le condizioni richieste, allora quei fatti accadranno inevitabilmente). Così la proposizione “tutti i corpi tendono a cadere verso il centro della Terra” costituisce una legge scientifica, sia pure molto banale, anche se si potrebbe non sapere fino in fondo perché questo avvenga. A noi, almeno in una fase iniziale, è sufficiente aver stabilito che in date condizioni, ad esempio sollevando un corpo e abbandonandolo a se stesso, esso invariabilmente ricadrà verso il basso.

La storia della scienza è piena di esempi di grandi scienziati che hanno posto le basi per teorie avanzatissime (rispetto alle concezioni a loro contemporanee), senza essere capaci di fornire tutte le spiegazioni che sarebbe stato lecito aspettarsi.

Le tre leggi di Keplero sul moto dei corpi celesti sono da considerarsi scientifiche a pieno titolo, anche se Keplero non aveva idea del perché i corpi celesti si muovessero precisamente in quel modo; nello specifico, egli ignorava l’esistenza di una forza di gravità che fungesse da contrappeso alla forza centrifuga e impedisse ai pianeti di sfuggire nello spazio infinito.

Newton enunciò la sua teoria della gravitazione universale in aperto contrasto con la concezione a lui contemporanea (quella cartesiana), per la quale non era ammissibile l’esistenza di forze capaci di agire a distanza e per giunta nel vuoto (l’unico modo che aveva un corpo per influire su un altro era per contatto diretto): forze sulla cui natura lo stesso Newton non era in grado di pronunciarsi.

astrologi

Per giungere ad Einstein, la sua teoria della relatività è quanto di meglio oggi disponiamo per spiegare una gran quantità di fenomeni fisici. Eppure anche essa, soprattutto nelle sue conseguenze empiriche, lascia senza risposta molti interrogativi. Sappiamo che la velocità della luce non può essere superata, ma ne ignoriamo il perché; o, se consideriamo come spiegazione il fatto che, a velocità prossime a quelle della luce, una parte sempre crescente dell’energia fornita a un corpo per accelerarlo si traduce in un aumento di massa, non sappiamo rispondere alla domanda sul “perché” questo si verifichi. Non sappiamo nulla nemmeno in merito alla contrazione del tempo, se non che questa è stata puntualmente verificata in tutti gli esperimenti condotti finora.

Alcuni studiosi continuano a difendere una concezione della scienza per la quale una teoria è valida solo quando riesce a porre due eventi, che appaiono in qualche modo collegati tra loro (es. il lampo e il tuono), in una relazione causale che spieghi perché il secondo è conseguenza del primo. Si tratta, tuttavia, di un’ottica alquanto limitativa, che non rende conto dell’effettivo procedere della scienza contemporanea, cioè non descrive i comportamenti reali e i criteri adottati dai ricercatori nel loro lavoro. Questo vale soprattutto quando ci si addentra nel mondo dei fenomeni subatomici, dove le normali leggi fisiche, che fanno riferimento alla meccanica classica, perdono ogni validità.

Dopo molti tentativi infruttuosi, gli scienziati sono pervenuti a nuove teorie che sembrano far violenza alla nostra esperienza quotidiana, tanto appaiono assurde; ma esse funzionano, cioè riescono a descrivere i fenomeni in maniera molto puntuale.

In una sua recente opera, Richard P. Feynman, fisico di spicco nella ricerca internazionale, premio Nobel nel 1965, ci parla dello strano comportamento della luce[8], guidandoci con grande maestria nel dominio dei fenomeni quantistici, mostrandoci come la scienza sia sempre più orientata a descrivere i fenomeni di cui si occupa piuttosto che cercar di spiegare perché essi si svolgono in quel particolare modo. Egli osserva che ormai “i fisici hanno imparato a convivere con questo problema: hanno cioè capito che il punto essenziale non è se una teoria piaccia o non piaccia, ma se essa fornisca previsioni in accordo con gli esperimenti”[9]. In definitiva, una teoria descrive come funziona la Natura, ma non è detto che sia in grado di spiegare per quale motivo la Natura funzioni così[10].

Il rifiuto di certi scienziati per quei fatti (o presunti tali) che non trovano adeguate spiegazioni all’interno del sistema di teorie scientifiche consolidate, o che si trovano addirittura in conflitto con esso, assume spesso connotati che lo accomunano più a un meccanismo psicologico di difesa, che a un procedimento di confronto razionale. Andando a osservare più da vicino l’attivismo di certi scettici, scopriamo spesso che essi non sono critici soltanto nei confronti dell’astrologia, ma anche verso tutti quei campi fenomenici che, se accettati, creerebbero, per un motivo o per un altro, qualche problema alla loro visione scientifica del mondo.

astronomo

Per motivi analoghi, essi tentano di negare ogni validità all’omeopatia e all’agopuntura, non essendo sufficientemente chiari i meccanismi secondo i quali tali metodi di cura agiscono. Peccato che questi siano ormai talmente diffusi tra la gente d’ogni ceto sociale, al punto che il mancato riconoscimento da parte di certi settori della scienza ufficiale non turba più di tanto!

Le resistenze sono ancora maggiori nei confronti della precognizione. Qui, non solo ci si trova ancora una volta alle prese col problema della mancata conoscenza della natura delle energie coinvolte, ma, ancor peggio, l’accettazione della realtà del fenomeno costringerebbe a prendere in considerazione l’ipotesi che certi eventi (quelli oggetto di predizione) possano in qualche modo influenzare l’individuo che li percepisce ancor prima di essere accaduti, con un totale capovolgimento del nesso causa-effetto.

Sono dell’idea che Grazia Bordoni, nel suo ultimo articolo su “Ricerca ’90”, abbia toccato un aspetto molto importante delle motivazioni che spingono molti scienziati a criticare l’astrologia.

È curioso … – ella scrive, – che persone dotate di cultura e di credito scientifico perdano il loro tempo a parlare di qualcosa a cui non credono e che, per di più, conoscono poco e male. Non sarà che tutto sommato, sotto sotto, dell’astrologia hanno un po’ paura e cercano di esorcizzarla facendola apparire come una faccenda per gonzi o per stupide donnicciole?[12].

Si tratta di un aspetto che meriterebbe di essere approfondito maggiormente: potremmo forse scoprire che certi comportamenti e certe argomentazioni non hanno una base poi così razionale come si vorrebbe dare a intendere.

3. L’astrologia è, nel migliore dei casi, in grado di fare affermazioni controllabili sul piano empirico, ma spesso i nessi che essa dichiara esistere tra certe configurazioni zodiacali/planetarie e caratteristiche personali non sono verificati nella pratica; allo stesso modo, molte delle sue previsioni si rivelano un totale fallimento.

Molti scienziati hanno facile gioco nel mostrare l’abisso che esiste tra l’astrologia e scienze come l’astronomia, in grado di prevedere un’eclissi di Sole o di Luna, o il passaggio di una determinata cometa, con grande precisione anche con un anticipo di centinaia di anni; o la fisica, in base alla quale è possibile inviare sonde interplanetarie capaci di passare, dopo mesi, a una distanza prestabilita da un dato pianeta, situato magari, al momento del lancio, in tutt’altra zona del cielo.

Chi cerca di screditare l’astrologia, mostrando quanto essa sia lontana dall’ideale metodologico delle scienze naturali, dimentica (o fa finta di non sapere) che esistono altre discipline, alle quali è da tempo riconosciuto lo statuto di scienze, in special modo quelle che si occupano del comportamento dell’uomo, come l’economia, la psicologia, la sociologia e l’antropologia, le quali non posso vantare una tale accuratezza nelle previsioni. Dette scienze utilizzano per lo più teorie probabilistiche dove, in presenza di determinate condizioni, l’accadimento di un dato evento è atteso all’interno di un certo spettro di probabilità. Non ci sono certezze, né nessi causali necessari, nelle scienze umane, bensì una probabilità definita che i fatti previsti dalla teoria si verifichino.

astronomo

Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale) e gli studiosi che si riconoscono in esso sono pronti a puntare il dito sulle predizioni astrologiche che non si avverano, ma poi non si stracciano le vesti quando i maggiori esperti mondiali non riescono a prevedere, sulla base delle teorie maggiormente accreditate, l’evoluzione di fenomeni macroeconomici a distanza di pochi mesi. Nessuno, per esempio, aveva previsto nelle sue devastanti dimensioni, la recente crisi economica e finanziaria che ha colpito i cosiddetti Paesi emergenti, con pesanti ripercussioni in tutto il mondo occidentale. Come nessuno, oggi, è in grado di fare previsioni attendibili sugli sviluppi futuri della situazione economica negli USA, caratterizzata da un periodo di floridità insolitamente lungo.

Sono anni, ormai, che le cassandre – guru mondiali dell’economia – prevedono crolli rovinosi della borsa con conseguente avvitamento su se stesso di tutto il sistema produttivo e finanziario. Ma nulla di tutto questo è accaduto finora. Né si sa con certezza se accadrà nell’immediato o in un futuro più lontano, oppure se si profili un raffreddamento graduale dell’economia, senza gravi conseguenze per le condizioni di vita della gente. Si prospettano, invece, tanti scenari possibili, all’incirca quanti sono gli studiosi che se ne occupano, alcuni dei quali insigniti addirittura del premio Nobel per l’economia.

In una condizione molto simile si trovano la psicologia e la sociologia. Non solo esse vengono poste in serie difficoltà quando si chiede loro di effettuare previsioni a breve o media scadenza su determinati fenomeni sociali oppure sul comportamento di un dato individuo, ma, molto spesso, più studiosi, posti di fronte allo stesso evento, ne danno spiegazioni nettamente divergenti tra loro.

Forse per questa ragione, diciamo che l’economia, la psicologia o la sociologia sono un cumulo di superstizioni da non meritare alcuna considerazione scientifica?

L’astrologia, occupandosi, in definitiva, di eventi umani, dovrebbe essere considerata in maniera simile. Ciò non significa che le sue affermazioni non siano suscettibili di alcun controllo, che non sia possibile costruire situazioni sperimentali che potrebbero “falsificare” certe sue affermazioni, bensì che non bisogna aspettarsi un legame necessario, deterministico, tra configurazioni astrali e caratteristiche individuali o eventi in cui il soggetto si troverà coinvolto. Un legame esiste, naturalmente, ed è quello che da fondamento all’astrologia. Tuttavia, esso è di tipo probabilistico, esattamente come si verifica in tutte le scienze che studiano l’uomo e il suo comportamento.

Del resto, l’esigenza di un allentamento del rapporto di necessità tra condizioni ed eventi, che solleva subito critiche da parte degli avversari, i quali vi leggono una prova della malafede degli astrologi, non è una situazione che riguarda esclusivamente le scienze umane. Basti pensare alla meteorologia, la quale non è in grado di stabilire con esattezza che tempo farà in un dato luogo con più di due o tre giorni di anticipo, e anche in questo caso commette spesso notevoli errori. Se però consideriamo le previsioni meteorologiche sotto il profilo statistico, appare subito evidente che quelle corrette sono incomparabilmente più frequenti di quelle errate, e comunque in numero maggiore di quelle ottenute basandosi solo sul senso comune.

L’astrologia, a mio avviso, può ragionevolmente aspirare a risultati analoghi a quelli ottenuti dalle scienze umane, nelle quali l’indeterminismo introdotto dal libero arbitrio e della creatività degli individui non permette, e non permetterà mai, la costruzione di una sociologia scientifica (analoga alle scienze naturali), come quella vagheggiata da Augusto Comte nell’800, o di una psicologia basata sulla relazione stimolo-risposta, come pretendevano, in periodi molto più recenti, i cosiddetti comportamentisti.

I tempi sono ormai maturi perché gli astrologi più impegnati e sensibili al problema del riconoscimento ufficiale della propria disciplina, intensifichino gli sforzi per dimostrare che il loro lavoro si basa su elementi obiettivi, verificabili da chiunque voglia prendersi la briga di farlo. Ciò non significa voler racchiudere tutta la ricchezza dell’astrologia in un numero, necessariamente limitato, di formulazioni standard. Quel che si richiede, e in maniera non più rinviabile, è di fornire prove inequivocabili circa la realtà degli influssi astrali sugli esseri umani.

Si è perso sin troppo tempo in sterili disquisizioni tra i sostenitori dell’astrologia e coloro che, richiamandosi alle conoscenze scientifiche consolidate, si sentono in diritto di opporre un rifiuto a priori. Per uscire da questa palude, non c’è che una strada: lasciar parlare i fatti, ponendo in atto un gran numero di indagini sperimentali di alto profilo – molto più di quanto si sia fatto finora – i cui risultati non possano più essere ignorati dalla scienza ufficiale. Oggi, l’informatica mette a disposizione strumenti formidabili per compiere studi statistici su grandi numeri, che coinvolgano una pluralità di fattori: possibilità impensabili fino a venti o trenta anni fa.

Si tratta semplicemente di stabilire con chiarezza i passi da compiere e successivamente impegnarsi per realizzarli concretamente. Sono d’accordo con Francesco Maggiore sugli aspetti da affrontare prioritariamente, e cioè:

  • la definizione dell’oggetto di studio dell’astrologia, raggiunta attraverso un serio confronto tra le persone maggiormente impegnate nel settore;
  • la realizzazione di ricerche sul campo, basate magari su un numero ristretto di fattori, purché altamente significativi;
  • la presa di distanza, senza tentennamenti, da coloro che si fregiano del titolo di astrologo per pavoneggiarsi in televisione o ingrassare il proprio portafoglio con interventi che gettano discredito sull’intera categoria.

Note e riferimenti bibliografici

[1] Karl R. Popper, Logica della scoperta scientifica, Torino, Einaudi 1970, pagg. 9-10; cfr. anche K. Popper, Congetture e confutazioni, il Mulino, Bologna 1972, pag. 322. Non bisogna dimenticare che Popper critica l’astrologia in più occasioni per l’incapacità da essa dimostrata, secondo l’autore, di formulare previsioni scientificamente controllabili (cfr. K. Popper,Congetture e confutazioni, cit., pag. 63, pag. 67, pag. 324, pag. 392, pag. 436 e pag. 574). È vero anche, tuttavia, che la conoscenza astrologica dello stesso Popper, almeno da quanto si può dedurre dai suoi scritti, non sembra andare al di là di quella ricavata leggendo qualche oroscopo sui giornali.

[2] K. Popper, Logica della scoperta scientifica, cit., pagg. 307-8.

[3] Giulio Preti, Storia del pensiero scientifico, Mondadori, Milano 1975, pagg. 148-152; Thomas Kuhn, La rivoluzione copernicana, Einaudi, Torino 1972, pag. 175 e pag. 297.

[4] Michel Gauquelin, Il dossier delle influenze cosmiche, Astrolabio, Roma 1974.

[6] Pochi, semplici, calcoli chiariranno meglio il concetto: la distanza minima di Marte dalla Terra è di circa 56 milioni di Km, quella massima pari a 400 milioni di Km, con un rapporto tra di loro superiore a 1:7, il che corrisponderebbe, in base alle leggi sui campi gravitazionali o elettromagnetici (la cui validità non è qui in discussione), a una variazione d’intensità pari a più di 50 volte tra aspetto di opposizione Marte-Sole e quello di congiunzione.

[7] Andrew Fraknoy, Dieci domande per l’astrologo, in “Scienza e paranormale”, anno 2, n. 1.

[8] Richard P. Feynman, QED. La strana teoria della luce e della materia, Adelphi, Milano 1989. Si tratta di un’opera la cui lettura è vivamente consigliabile a tutti coloro che considerano la scienza come un’avanzata trionfale, capace di dare risposte a tutte le nostre domande, accrescendo passo passo le nostre certezze sul mondo.

[9] Op. cit., pag. 25.

[10] Op. cit., pag. 24.

[11] Piero Angela, Viaggio nel mondo del paranormale, Garzanti, Milano 1978, pagg. 16-18.

[12] Grazia Bordoni, Chi ha paura dell’astrologia?, “in Ricerca ’90”, n. 39, Luglio 1999.

 

3 thoughts on “In difesa dell’Astrologia”

  1. Bel post, mi è piaciuto.

    C’è però una grave inesattezza, le statistiche di Ciro Discepolo sull’ereditarietà astrale non hanno mai dimostrato nulla, e per dirla tutta, nemmeno esistono. Come hai fatto a cascarci? Forse non sei così razionale come dici di essere. 🙂

    Se vuoi sapere la verità su queste statistiche potresti domandarla direttamente ai professori universitari citati da Discepolo nel suo libro “Osservazioni politematiche sulle ricerche Discepolo-Miele”.

    Ma la cosa non è indispensabile, perché anche dalla semplice lettura di questo libro, reperibile on line, si può comprendere che il millantato risultato non è in realtà mai esistito.

    Dovresti porre attenzione a ciò che Discepolo scrive a pagina 35.

    Discepolo in questo paragrafo torna a parlare della statistica precedente, ossia di quella che aveva dato un brillante risultato, e dice che preso da qualche scrupolo, aveva provato a mischiare le famiglie per altre 100 volte, e che aveva trovato un risultato significativo solo due o tre volte.

    Questo significa che quel “brillante risultato” che credeva di aver conseguito non era in realtà mai esistito.

    Discepolo avrebbe dovuto mischiare per 100 volte le famiglie, sin dall’inizio, e calcolare la media dei risultati ottenuti per ottenere il valore atteso per la sua variabile.

    Non bisogna essere degli esperti di statistica per comprenderlo.

    Supponi di voler calcolare la probabilità di uscita dei numeri della roulette, pensi che ti basterebbe osservare i numeri che escono in 37 giocate?

    Se la pallina si ferma per 4 volte sul numero “3” e non si ferma mai sul numero “2”, questo di certo non significa che la probabilità di uscita del numero “3” è uguale a 4/37 e che quella del numero “2” è pari a zero.

    Il numero “2” che non è mai uscito in questa serie di 37 giocate, può uscire in una serie di giocate successive, così come il numero “3” che era uscito per ben quattro volte, potrebbe non uscire mai in una serie successiva di 37 giocate.

    Il discorso cambia se invece di osservare soltanto una serie di 37 giocate, se ne osserva una di 370, o meglio di 3700. In questo caso possiamo ottenere la probabilità di uscita dei vari numeri, che dovrebbe essere per tutti uguale e valere 1/37.

    Si tratta di cose talmente elementari che provo vergogna a spiegarle.

    L’errore di Discepolo ha dell’incredibile.

    Il risultato statisticamente significativo che aveva trovato inizialmente, non era quello delle coppie di figli e di padri reali, ma quello del loro numero random che casualmente era risultato molto basso.

    Ed è incredibile anche il seguito della storia, ossia di come Discepolo sia riuscito a trasformare questo insuccesso in un brillante risultato statistico.

    1. In realtà per quando riguarda Ciro il Discepolo sapevo che non era attendibile, per quello ho scritto “(DA QUI IN POI SONO SOLO APPUNTI RANDOM)”

      La seconda parte dell’articolo è una bozza di materiale che dovrei ancora analizzare. In realtà sarebbe meglio lo rimuovessi.

      Sì sono molto disordinato in effetti. Ahaha

  2. Ti confesso che inizialmente c’ero cascato anch’io. Perché uno pensa: “Come fa un tizio ad affermare che la sua statistica è stata controllata dai professori universitari se questo non è vero? Quindi deve essere vero”, ed invece è falso.

    I professori avevano controllato la statistica su 8.000 soggetti, e non l’intera statistica su 75.000 soggetti, e comunque anche relativamente a questa statistica su 8.000 soggetti, l’errore metodologico l’avevano trovato, tanto è vero, che gli hanno consigliato di continuare a mischiare le famiglie per 100 volte anche in futuro.

    Discepolo non ha saputo rinunciare al successo che credeva di aver ottenuto.

    Eppure dovrebbe essersi reso conto dell’errore, perché a pagina 35 scrive: “Ahimé questo si ripeté
    solo due o tre volte, significativamente in senso statistico”.

    Ahimé che cosa significa? Significa che questa ulteriore verifica, che avrebbe dovuto compiere fin dall’inizio, aveva fatto volatilizzare l’apparente risultato che aveva ottenuto.

    Ma probabilmente Discepolo a questo punto aveva già raccolto la serie di commenti positivi al suo “incontrovertibile” risultato statistico, che sono serviti a formare il suo libro, e non se l’è sentita di smentire tutto.

    L’astrologia è veritiera, ma molto spesso sono gli astrologi a non esserlo.

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