Intelligenza Emotiva Nobile

  • Cos’è l’intelligenza emotiva

L’intelligenza si fa sempre più un concetto complesso e di difficile definizione. Come dice ironicamente  H. M. Enzensberger, forse non siamo abbastanza intelligenti da capire cosa sia l’intelligenza. Sicuramente il nostro quoziente di intelligenza, il classico QI,  da sempre sopravvalutato dal nostro sistema educativo tradizionale, non esaurisce l’intelligenza di un individuo né determina la sua riuscita personale.  Attualmente si è sempre più consapevoli dell’importanza di un altro tipo di intelligenza: quella emotiva. Cosa significa “intelligenza emotiva”? Spesso si fa confusione: si crede che una persona molto emotiva abbia automaticamente questo tipo di intelligenza. Invece, secondo Daniel Goleman, il maggiore divulgatore di questo concetto, significa possedere alcune abilità precise : la consapevolezza emotiva (distinguere le proprie emozioni e comprenderne le cause); il controllo emotivo; sapersiautomotivare (incanalare le emozioni verso un obiettivo e reagire agli insuccessi); l’empatia  (comprendere le emozioni altrui); la gestione efficace delle relazioni interpersonali .

Il dominio delle emozioni, in altre parole, è una chiave indispensabile dello sviluppo del sé e della riuscita dei nostri progetti, delle nostre professioni e delle relazioni. Se il cervello emozionale non funziona  la persona non è in grado di decidere, di amare e di farsi amare. Il successo dipende all’80% dall’intelligenza emotiva.

Le neuro-scienze ormai ci forniscono una mappa sempre più dettagliata di come funzionino a livello neuronale le nostre emozioni e le nostre risorse per controllarle, elaborarle e relazionarci in modo empatico con gli altri. Le abilità dell’intelligenza emotiva sono il risultato di una stretta interazione tra varie aree del cervello che dialogano (corteccia e sistema limbico): tutto il nostro cervello – e non solo i neuroni specchio così fondamentali nel processo empatico – concorre nel produrle. E naturalmente non solo il cervello ma anche l’educazione del pensiero ricevuta fin dalla nostra prima infanzia, produce un apporto fondamentale nel mettere a punto la nostra intelligenza emotiva.

Tutti noi abbiamo fatto esperienza di quanto spesso siamo vittime delle nostre passioni e dei nostri impulsi e non è certo un QI elevato che ce ne potrà mettere al riparo. Al contrario, l’intelligenza emotiva, ovvero appunto, citando Goleman : “l’empatia, l’attitudine a motivarsi e a perseverare nelle avversità, a controllare le proprie pulsioni e sapere aspettare con pazienza la soddisfazione dei propri desideri, la capacità di non cambiare repentinamente umore e non lasciarsi dominare dall’amarezza al punto da non poter essere capaci di pensare, la capacità di sperare, ecc.” avrà un’influenza fondamentale sulla nostra abilità di reagire alle avversità della vita. E’ come se avessimo due “anime” emotivamente contrapposte: una irruenta, impulsiva, che ci mette sotto scacco e ci invade come uno tsunami; un’altra più ponderata, intelligente, intuitiva, che sa comprendere e mediare.  La nostra vita interiore, affettiva e sociale dipende dunque da una buona cooperazione, un buon equilibrio tra queste due anime.

  • Se l’intelligenza emotiva non è  nobile

Tuttavia pensare che avere una buona intelligenza emotiva e dei neuroni specchio efficienti, significhi essere per forza “buoni”, eticamente corretti è un’ingenuità. L’intelligenza emotiva non è per forza la nostra parte nobile. E’ un’arma a doppio taglio, esattamente come le nostre capacità cognitive tradizionalmente intese.

Può essere infatti usata per manipolare gli altri, per dominarli; ci sono infatti persone emotivamente intelligenti che sono addirittura dei mostri. Così come si può essere empatici verso un altro, sapersi immedesimare in lui senza per questo provare compassione.

Come dice il prof. Vittorio Gallese, dell’equipe di Rizzolatti che ha scoperto i neuroni specchio: “Effettivamente empatia e compassione si possono completamente separare l’una dall’altra. Pensi soltanto a un sadico: prova piacere proprio perché può immedesimarsi nel dolore della sua vittima.”

Quindi è esattamente il contrario: è un pensiero eticamente formato che può indirizzare l’empatia e l’intelligenza emotiva verso fini nobili, edificanti, umani, nel senso ampio del termine.

Ma arriviamo a esempi più vicini alla nostra vita di tutti i giorni. La mia capacità empatica mi fa  essere perfettamente consapevole di cosa infastidisce un mio amico, o un genitore o un insegnante: per esempio so quanto li infastidisca che li interrompo, oppure che scherzo quando mi stanno dicendo qualcosa di serio. A quel punto  lo faccio apposta per metterli in difficoltà.

So che se sono affettuoso con mio padre o complimentoso con un insegnante, faccio loro piacere, li predispongo bene verso di me. Lo faccio per ottenere da loro un vantaggio, li manipolo.

Ci sono persone che hanno il dono di intuire subito quali sono i punti deboli degli altri perché sono appunto empatici, emotivamente intelligenti, sanno capire cosa li muove; perciò li provocano o per fargli fare una pessima figura davanti a terzi o se ne servono per ottenere ciò che vogliono . I venditori, i pubblicitari, chi lavora nella propaganda ne sono degli ottimi esempi.

Quindi l’intelligenza emotiva di per sé è un materiale grezzo: va lavorata, indirizzata, perchè sia eticamente costruttiva va trasformata in Intelligenza Emotiva Nobile.

  • Cos’è l’Intelligenza Emotiva Nobile?

L’intelligenza emotiva e le emozioni sane, “nobili”, rispetto alle emozioni grezze, si configurano come una sorta di contro-emozioni, in grado di contrastare i nostri impulsi egoistici. Sono tutte quelle emozioni che ci motivano a rispettare il diritto degli altri, perché rifiutiamo “appassionatamente” l’idea di essere fonte di sofferenza e ingiustizia.

Ad esempio cosa mi genera repulsione per la falsità e la menzogna? La pulsione, l’attrazione per la verità, che può essere un’emozione sufficientemente forte e passionale, sebbene raffinata, da contrastare la spinta che mi porta ad ingannare gli altri (o addirittura me stesso) per comodità o per tornaconto personale. L’attrazione per la verità è quella stessa spinta che può farmi appassionare ad una ricerca scientifica o esistenziale. Sento che voglio comprendere, costi quel che costi. Chi ha fatto delle scoperte scientifiche sa esattamente cosa sia e come possa emozionare.

Oppure la gratitudine: è più facile per me prendere ciò che mi serve dagli altri e sentirlo come dovuto. Ma il sentimento di gratitudine è quella contro-emozione forte che mi spinge a ringraziare e, appena possibile, a contraccambiare. Se la mia intelligenza emotiva è nobile, sentirò verso un amico capace che mi aiuta a studiare un sentimento che mi porterà a difenderlo quando qualcun’altro lo definirà un “secchione sfigato”. Oppure, fermarsi a pensare cosa fa mia madre per me e decidere di levarle qualche peso aiutandola, vuol dire fare emergere pienamente questo stesso sentimento.

Il sentimento di rimorso e rimpianto può destare in noi un tale malessere da condurci a chiedere scusa a chi abbiamo offeso, nonostante il nostro orgoglio possa venirne ferito. Ha un impatto emotivo forte e, se non arriva ad essere patologico e bloccante, può essere fortemente riparatore nelle nostre relazioni quotidiane.

Il piacere intenso che accompagna la compassione e l’atto del perdono è un’emozione in grado di contrastare il rancore e la voglia di vendicarmi, in tutta la sua intensa e corrosiva potenza. La vendetta è ovviamente piacevole, ma ha breve durata e nefasti effetti boomerang.

La motivazione altruistica che accompagna un atto, è ormai cosa acquisita, provoca un benessere intenso e ha una portata emotiva terapeutica tale in chi la sperimenta che contrasta il pessimismo e addirittura la depressione.

Potremmo definire queste contro-emozioni come  sentimenti della ragione, che non hanno niente del vago sentimentalismo o del buonismo ingenuo del tutto irrazionale e infondato. Per chi li ha sperimentati, la loro forza non ha nulla da invidiare alle altre emozioni, perché oltre all’energia vitale che li accompagna, contribuiscono alla costruzione del senso della nostra vita stessa.

Che cosa fa sì che si possa potenziare la nostra intelligenza emotiva e trasformarla in nobile? Senza l’ interesse, la volontà di farlo e lo sforzo è impossibile. Si deve volere essere educati eticamente, sentirne il bisogno, l’urgenza. Un’urgenza dell’anima.

 

fonte: http://www.athenaeumnae.it/seminari/lezioni-on-line/empatia-e-neuroni-specchio-lintelligenza-emotiva/lempatia-e-lintelligenza-emotiva-nobile/

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