INVENZIONE degli APOSTOLI

Gli Apostoli non sono mai esisti. Vediamo le argomentazioni:

 

1) EBREI MASOCHISTI?

Dagli “Atti” di un vero Sinedrio ebraico, mentre era in corso il “Processo a Gesù”, non sarebbe mai risultato che i Giudei osarono scagliare contro se stessi e i propri figli la maledizione riportata nei Vangeli (Mt 27,25):

“E tutto il popolo rispose: il suo sangue (di Gesù) ricada sopra di noi e i nostri figli”.

Una cronaca descritta da amanuensi talmente catechizzati al punto da far decadere la veridicità del “processo a Gesù” ancor prima che potesse iniziarsi. Infatti, un eminente sacerdote ebreo come Giuseppe, discendente dagli Asmonei per parte di madre e da Sommi Sacerdoti in linea paterna, così come tutti i Giudei di allora e di oggi, non avrebbe mai potuto riconoscere verosimile questo paradosso: gli Ebrei, dopo averlo osannato, fanno crocefiggere il proprio “Messia” divino e nel contempo si maledicono per l’eternità. L’evento, se per assurdo fosse accaduto, sarebbe stato di una tale gravità che lo storico sacerdote, ligio al proprio credo, l’avrebbe riferito nelle sue cronache, poiché, poco prima della distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C. ad opera di Tito, figlio dell’Imperatore Vespasiano, provvide personalmente a recuperare gli Atti del Sinedrio insieme a tutti i documenti conservati negli Archivi Pubblici (fatto che dimostreremo più avanti).
La mancata citazione di ulteriori Atti del Sinedrio, da parte dello storico, ci porta ad indagare sugli “Atti degli Apostoli” e sui Vangeli perché quanto viene riferito in questi manoscritti, in ultima analisi, avremmo dovuto trovarlo negli Atti di un vero Sinedrio e riportati dall’ebreo nel XVIII Libro di “Antichità Giudaiche”: l’epoca di Gesù.

 

2) L’ATTO DEL SINEDRIO:

Si alzò allora nel Sinedrio un fariseo, di nome Gamalièle, Dottore della legge, stimato presso tutto il popolo. Dato ordine di far uscire per un momento gli accusati, disse: «Uomini di Israele, badate bene a ciò che state per fare contro questi uomini (gli Apostoli). Qualche tempo fa venne Theudas, dicendo di essere qualcuno, e a lui si aggregarono circa quattrocento uomini. Ma fu ucciso, e quanti s’erano lasciati persuadere da lui si dispersero e finirono nel nulla. Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, al tempo del censimento, e indusse molta gente a seguirlo, ma anchegli perì e quanti s’erano lasciati persuadere da lui furono dispersi. Per quanto riguarda il caso presente, ecco ciò che vi dico: Non occupatevi di questi uomini (gli Apostoli) e lasciateli andare. Se infatti questa teoria o questa attività (Cristianesimo) è di origine umana, verrà distrutta (come avvenuto a Theudas e Giuda il Galileo); ma se essa viene da Dio, non riuscirete a sconfiggerli; non vi accada di trovarvi a combattere contro Dio!». Seguirono il suo parere e li rimisero in libertà” (At 5,34-40).

In Atti 5,34-40 vengono narrati vari personaggi storici realmente esistiti:
– Gamaliele, Dottore della Legge del Sinedrio (l’organo di comando degli ebrei) cui figliò diventa Sommo Sacerdote nel 63 d.C.  (At. XX 213)
Theudas, Profeta anti-romano
Giuda il Galileo, capo del movimento nazionalista giudaico anti-romano, a capo della rivolta popolare giudaica iniziatasi il 6 d.C. contro la dominazione di Roma.

Gamaliele, per proteggere gli Apostoli, parla al Sinedrio della morte di Theudas; situazione impossibile in quanto per personaggio all’epoca dei fatti era ancora in vita.

Questo evento narrato infatti si è verificato quando il Re dei Giudei, Erode Agrippa I, era ancora vivo.
Quando Gamaliele parla sono vivi tutti gli apostoli, compreso Giacomo il Maggiore, che verrà ucciso da lo stesso Agrippa prima di morire (At 12,1) quindi nel 44 d.C.

Lo storico Giuseppe Flavio nel Libro XX di “Antichità Giudaiche” (Ant. XX cap.V, 97/102) ci narra che:

Nel 44 d.C. muore il Re dei Giudei, Erode Agrippa I. L’Imperatore Claudio decide di ricostituire la Provincia romana di Giudea, Samaria, Idumea, Galilea e Perea… e di far subentrare al posto d’Agrippa -come Governatore della Provincia- il Procuratore Cuspio Fado il quale fa uccidere “Theudas” durante il suo incarico (44-46 d.C.).

Due anni dopo, nel 46 d.C. Fado viene sostituito dal Procuratore Tiberio Alessandro (46-48 d.C.), il quale dopo un processo dà l’ordine di crocifiggere Giacomo e Simone, due figli di Giuda il Galileo, il capo del movimento nazionalista giudaico anti-romano.

Quindi l'”Atto del Sinedrio” narrato , avvenuto prima della morte di Agrippa (44 d.C.), non può essere successivo alla morte di Theudas, cioè durante Fado (44-46 d.C.)


Ergo questo discorso è falso. E’ stato scritto in epoca successiva da uno scriba cristiano, con pseudonimo “Luca”, ed è stato messo in bocca a Gamalièle, per discolpare, in un processo del Tribunale giudaico, gli Apostoli arrestati, fra cui Simone e Giacomo, dall’accusa di istigazione uguale a quella di Theudas, Giuda il Galileo e i figli Giacomo e Simone; accusa che comportava la pena di morte da parte dei Romani.

Ma, poiché il discorso è una assurdità ed è evidente che non fu fatto, dimostra che è falso sia larresto che lassoluzioneperciò, a quella data, nessuno degli Apostoli è stato arrestato


Al contrario, al verso 102, come
 abbiamo letto in “Antichità”, sia Giacomo che Simone, figli di Giuda il Galileo, “furono sottoposti a processo” e fatti giustiziare: quindi colpevoli e non più latitanti (nel 46/48 d.C., dopo la morte di Erode Agrippa).

PERCHE’ SAN LUCA HA MENTITO?

Lo scopo di san Luca è far apparire ai posteri che il Sinedrio abbia assolto gli “Apostoli”, fra cui Giacomo e Simone, dall’accusa, così come articolata in ipotesi da Gamalièle, di essere equiparati ai Profeti rivoluzionari quali, Giuda il Galileo, i suoi figli Giacomo e Simone e Theudas.

Tale “Atto del Sinedrio”, inventato e riportato in “Atti degli Apostoli”, convocato mentre Erode Agrippa era ancora vivo, è una falsificazione mirata a fugare ogni dubbio sulla condotta zelota degli “Apostoli”, dissociandoli dai sobillatori Theudas e Giuda il Galileo, e ad introdurre l’altra menzogna correlata alla persecuzione dei successori di Cristo da parte di Agrippa: la “fuga” dal carcere di Simone Pietro per l’intervento di un angelo di Dio (LOL! At 12,7) nonché l’uccisione di Giacomo, falsamente addebitata al Re da “l’evangelista” impostore.

CONCLUSIONE
Un falso Atto del Sinedrio non poteva che essere nullo, pertanto la sua datazione e il suo scopo erano e sono nulli. Ne consegue che introdurre in “Atti degli Apostoli un finto Atto del Sinedrio di Gerusalemme, il Supremo Consiglio del Sommo Sacerdote del Tempio, con funzioni giudiziarie e amministrative (pur se asservito al potere imperiale di Roma), operante nel I secolo, è un reato cui si deve rispondere di fronte alla storia.

 

E SE LUCA SI FOSSE SEMPLICEMENTE SBAGLIATO?

No, Luca non si sbagliò, ma si vide costretto ad inventare questo “Atto del Sinedrio” perché voleva impedire la identificazione di un apostolo con lo stesso nome di uno dei fratelli di Gesù. Inoltre doveva nascondere la relazione che intercorreva fra gli altri apostoli (con l’identico appellativo dei restanti fratelli di Cristo) e Giuda il Galileo.

Fu esattamente a tale scopo che citò Gamalièle, il noto fariseo Dottore della Legge (ricordato più volte da Giuseppe Flavio), per fargli testimoniare il falso sia su Theudas che su Giuda il Galileo, facendo risultare che quest’ultimo morì prima del Profeta- grazie all’affermazione riferita nel brano descritto dopo di lui (Theudas) sorse Giuda – col preciso intento di impedire a chiunque di sapere che il Profeta era uno dei figli rivoluzionari di Giuda, il capo degli Zeloti ormai morto da tempo, e infine comprendere il vincolo parentale, con il dirompente nesso, derivante dalla corrispondenza tra i nomi dei fratelli di Gesù e quelli dei figli del Capo degli Zeloti.                

Oltre a fungere da “testimonianza”, fu spacciato per vero un “giudizio” di assoluzione emesso nel corso di unprocesso“, istruito appositamente nellambito del Sinedrio, poichè lo scriba redattore di “Atti” aveva letto “Antichità Giudaiche” di Giuseppe Flavio ed al verso 102, come abbiamo visto sopra, é riferito che Giacomo e Simone, figli di Giuda il Galileo, furono sottoposti a processo.

A ciò, l’astuto evangelista inventò un finto “contro processo” apposta per diversificare gli eventi ed impedirne la sovrapposizione grazie alla “assoluzione” degli apostoli Giacomo e Simone; in contrasto agli omonimi Zeloti, Giacomo e Simone, i quali, viceversa, furono condannati alla crocefissione. Lo scriba cristiano, infatti, sapeva bene che entrambi gli apostoli erano anchessi “Zeloti” … e più avanti lo verificheremo anche noi.
Uno studioso che, seguendo la narrazione dello storico ebreo, giunge ai paragrafi dal 97 al 102 del XX Libro di “Antichità”, laddove si parla di Theudas e di Giacomo e Simone, i due figli di Giuda il Galileo, si rende conto che sono versi manomessi e il 101 addirittura interpolato per intero, ossia “incollato” in quel punto del Libro. 

Esso si richiama ad una carestia che afflisse i Giudei, già descritta dettagliatamente dall’ebreo qualche capitolo prima, la cui datazione era vitale per la dottrina cristiana: avrebbe permesso di individuare lanno in cui fu giustiziato “Gesù”, le cause e il contesto storico che provocò levento.
Nell’argomento VIII dimostriamo la falsificazione della carestia riportata anche in “Atti degli Apostoli” e in “Historia Ecclesiastica” di Eusebio di Cesarea.

 

MA CHI ERA THEUDA?

 

Ma procediamo per gradi e ritorniamo al testo di Giuseppe Flavio sopra riportato di (Ant. XX 97/102) sottoponendolo ad una analisi filologica. Notiamo che Giacomo e Simone erano due veri appellativi giudaici indicati col patronimico, mentre “Theudas” non era un nome bensì un attributo che nel greco antico (koiné) voleva dire “Luce di Dio”.
Esso rende l’idea di una traduzione corretta dall’aramaico (Giuseppe scrisse le sue opere in tale idioma poi ne curò la versione in greco) ma non è accompagnato dal nome proprio né da quello del padre quindi non identificabile come dato storico da tramandare ai posteri; pur essendo evidente che si trattava di una persona importantissima se i Romani portarono la sua testa, nientemeno, dal fiume Giordano sino a Gerusalemme per esibirla alla popolazione come mònito.Lanomalia di questo attributo senza nome e senza patronimico è condivisa sia in “Atti degli Apostoli” (lo abbiamo visto col discorso di Gamalièle) che dal Vescovo Eusebio di Cesarea (IV sec. d.C.), il quale, unico storico oltre all’ebreo, riporta l’episodio esattamente come lo abbiamo letto sopra nella sua “Historia Ecclesiastica” (Libro II cap. 3°,11) identificando il Theudas di “Atti” con quello di “Antichità”; e questo importante dato, già da solo, ci consente di accertare chi fu il primo falsario cristiano a capire quanto fosse dirompente per la sua dottrina il vero nome di Theudas.
Grazie alla carica di rilievo e all’influenza che esercitò sull’Imperatore Costantino e la sua Corte, Eusebio fu il primo cristiano ad aver la possibilità di accedere agli Archivi Imperiali e visionare gli scritti di Giuseppe Flavio reinterpretandoli nella sua Historia allo scopo di impedire l’identificazione dei veri protagonisti evangelici.

 

Fra le centinaia di appellativi giudaici dell’epoca, con il patronimico aggiunto obbligatoriamente al nome proprio per identificare le persone, lunico da eliminarsi era quello di Giuda il Galileo. Qualsiasi altro sarebbe stato lasciato nella cronaca … tranne quello del fondatore, il 6 d.C., della “quarta filosofia zelota” (così la chiamò lo storico), nazionalista rivoluzionaria, che propugnava l’uso della forza per liberare la terra d’Israele dall’occupazione romana ed eliminare le caste sacerdotali, opportuniste corrotte, così come quelle dei ricchi privilegiati ebrei.
I copisti amanuensi cristiani non potevano lasciare intatte, in un documento storico, descrizioni di vicende che, una dopo l’altra, vedevano come protagonisti tre uomini, giustiziati dai Governatori imperiali, con i nomi corrispondenti a quelli ditre fratelli di Gesù (stiamo per verificarlo), per di più risultanti figli di colui che fu Capo degli Zeloti; di conseguenza fecero passare il titolo “Theudas” come se fosse un nome, dopo aver cancellato quello vero, ma, senza rendersene conto, firmarono la contraffazione con le proprie mani quando scrissero “sobillatore di nome Theudas”* nel testo originale greco
. Basta rileggere i brani storici su riportati per verificare che l’ebreo Giuseppe Flavio ha citato i diversi protagonisti direttamente col rispettivo appellativo, senza mai specificare “di nome”: sarebbe stato superfluo in quanto già “nomi”. La necessità di evidenziare un attributivo come “nome” dipese proprio dal fatto che non lo era.

*  Il lemma originale giudaico, che Giuseppe Flavio tradusse in greco con “Luce di Dio”, era scritto “Uriel” אוּרִיאֵל

Nessun giudeo dell’epoca si chiamava così perché nella mitologia ebraica (cfr Bellum V 388) era l’angelo che, con la spada fiammeggiante di Dio, fece strage (185.000 uomini) di Assiri: l’intero esercito di Re Sennacherib il quale, dopo aver invaso il regno di Giuda, teneva sotto assedio Gerusalemme. Non fu un caso se il sedicente profeta Giuda “Theudas” adottò come soprannome un titolo divino che per quella gente personificava la suprema giustizia vendicativa di Yahweh contro gli aggressori della Terra Promessa al Suo popolo. Il santo appellativo calzava perfettamente con gli intenti degli Zeloti … ma Cuspio Fado non era un seguace del Credo israelita e, abbiamo letto, “Uriel” non lo impressionò affatto. 

Del resto, la leggenda semita è un adattamento in chiave religiosa di un verosimile episodio bellico, accaduto nel 701 a.C., testimoniato da una tavoletta d’argilla trovata nel palazzo reale di Ninive e conservata presso il British Museum di Londra. In essa si riporta, più realisticamente, che “i capi dei Giudei pagarono 30 talenti d’oro e 800 d’argento oltre un immenso bottino” al Re Sennacherib per togliere l’assedio a Gerusalemme … và da sè che le gesta dei “santi” eroi dell’Antico Testamento sono semplici leggende alla pari degli altri miti. 

 

 

 

 

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