La Bibbia NON è ispirata da Dio

L’ANTICO TESTAMENTO

Per questa ragione anche noi ringraziamo sempre Dio: perché quando riceveste da noi la parola della predicazione di Dio, voi l’accettaste non come parola di uomini, ma, quale essa è veramente, come parola di Dio, la quale opera efficacemente in voi che credete. 
1 Tessalonicesi 2:13
Fino alla prima metà del XIX secolo, la Chiesa era unanime riguardo la dottrina dell’ispirazione: Dio ha dettato le parole della Scrittura effettivamente ai suoi autori umani in modo da perpetuare infallibilmente la Sua speciale rivelazione.
Nel II secolo, Giustino Martire chiamava la Bibbia “la vera lingua di Dio”.
Il Vescovo e teologo Gregorio Nazianzeno scriveva:
“Le più piccole linee della Scrittura sono dovute alla cura minuziosa dello Spirito Santo. Dobbiamo quindi prestare attenzione alle più piccole sfumature di significato”.  
Nel IV secolo, Gregorio di Nissa ha detto che era “la voce dello Spirito Santo”. Nei secoli XVI e XVII, anche i riformatori protestanti ribadivano queste affermazioni.
Nel 1500 il teologo domenicano Domingo Báñez affermava che Bibbia il risultato di una mera dettatura verbale da parte di Dio all’agiografo.

Ma dalla seconda metà del XIX secolo con la diffusione delle idee evolutive, l’evoluzione scientifica e l’ascesa dell’alta critica negli studi biblici portarono i teologi a mettere in discussione il concetto storico di ispirazione verbale, e iniziarono ad apparire tentativi per continuare a reggere l’idea che la Bibbia fosse ispirata.
“L’ Inerranza biblica”, ovvero la concezione che la Bibbia sia Infallibile, rientra nel concetto di “ispirazione biblica” degli antichi, che oggi è affermato solo da alcuni protestanti fondamentaliste e dai Testimoni di Geova, mentre i Cattolici, gli ortodossi, le Chiese protestanti storiche (luteranicalvinisti) e anglicani, invece, affermano che la Bibbia sia ispirata da Dio e infallibile SOLO in materia di fede e di morale, mentre nelle sue parti storiche e scientifiche può contenere qualche errore.
Ciò dimostra quindi che, confermato dalla Chiesa, la Bibbia NON è la Vera (nel senso Diretta) Parola di Dio.
Inoltre, nell’Antico Testamento non è mai scritto che tale raccolta di Libri sia ispirata da Dio. Mai.

Ogni volta che compare la parola “ispirazione”, nella versione originale descrive qualcosa di diverso. Questo perché il concetto di “ispirazione” per come lo crediamo oggi a quel tempo era assente. Ecco dove compare la parola “ispirazione” nell’AT.
« il Dio d’Israele li ispirava [lett. che era su loro]. »   (Esdra5,1)
« fecero progressi con l’incoraggiamento delle parole ispirate [lett. con la profezia del] del profeta Aggeo »   (Esdra 6,14)
« Il mio Dio mi ispirò [lett. pose nel mio cuore] di radunare i notabili »   (Neemia 7,5)
« Ma certo essa è un soffio nell’uomo; l’ ispirazione [lett. neshamà, soffio] dell’Onnipotente lo fa intelligente. »   (Giobbe 32,8)
« Vi legate con alleanze che io non ho ispirate [lett. che non sono da me»   (Isaia 30,1)
«  Io gli ispirerò sentimenti di pietà per voi [lett. e porrò per voi misericordie»   (Geremia 42,12)
Ma allora in che senso la Bibbia è ispirata da Dio?

Questo arrampicarsi sugli specchi dei teologi venne ridicolizzato dal filosofo cristiano danese Soren Kierkegaard (1813 – 1855) che, azzardando anche una previsione sullo sviluppo della mentalità di questa categoria nel futuro, diceva:

“Avremo una folla di uomini che farà delle scienze naturali la sua religione. Le scienze naturali mostrano ora che tutto un complesso di concetti che si trovano nella Sacra Scrittura, riguardanti i fenomeni naturali, sono insostenibili: ergo, la Sacra Scrittura non è la parola di Dio; ergo, non è la Rivelazione. Qui la scienza teologica viene a trovarsi in imbarazzo. Perché le scienze naturali hanno forse ragione in ciò che dicono: ma la scienza teologica desidera tanto anch’essa essere scienza, ma allora anche qui perderà la partita. Se la cosa non fosse così seria, sarebbe molto comico pensare la penosa situazione della scienza teologica: però se lo merita perché è la nemesi della sua fregola di volersi spacciare per scienza”.

IL NUOVO TESTAMENTO

Qui la cosa è ancor più palese, chiunque vi dica che è su ispirazione divina vi mente come un dannato. Infatti, tranne l’autore dell’Apocalisse (peraltro assunta a stento nella Bibbia), nessun autore neotestamentario ebbe a dichiarare la sua produzione come divina o ispirata da Dio: né Paolo, né gli autori delle altre epistole, né gli evangelisti medesimi. Al contrario, la stessa assicurazione di Luca, di avere «accuratamente indagato tutti i fatti fin dalle origini», dimostra, più e meglio di altre considerazioni, quanto poco il compilatore si ritenesse estasiato da divine illuminazioni. E neppure credeva di fare qualcosa di eccezionale. Piuttosto, fin dal primo verso, confessa che «già molti» prima di lui avevano compilato simili narrazioni. Ma queste non lo avevano soddisfatto, per cui era sua intenzione di migliorarle. Curioso invece come sia lo stesso Papa Ratzinger a confessare che Luca «non possedeva una conoscenza precisa della legislazione veterotestamentaria» (L’infanzia di Gesù, pag. 95) Quello di migliorare i Vangeli fu pure – senza alcun dubbio – il proposito dei loro innumerevoli copisti, i quali cancellarono e inserirono, paragrafando e profondendosi nella coloritura di dettagli. In generale, riassunsero e adattarono, più che fornire corrette riproduzioni. «Il testo originale – spiegano i teologi Hoskyns e Davey – scompare sempre di più; si rilevano le contraddizioni, che diventano via via più numerose, tra i manoscritti di differente derivazione, mentre si cerca di appianarle e di compensarle: il risultato è il caos». Fino all’anno 200 circa, i testi del Nuovo Testamento soggiacquero – secondo il teologo Julicher – «ad un parziale imbarbarimento formale», giacché si trattavano i Vangeli secondo i gusti o le necessità del momento. Ma altri amanuensi, anche posteriori a quell’epoca, hanno incluso nuovi miracoli oppure hanno ingrandito quelli preesistenti. Per por fine all’inaudito imbarbarimento, il vescovo Damaso di Roma chiamò nel 383 il dalmata Girolamo, falsario e calunniatore privo di scrupoli (tanto che il mondo cattolico lo elevò con sicuro istinto a patrono delle facoltà teologiche), incaricandolo di stabilire un testo unitario delle bibbie latine, delle quali non ce n’erano due che concordassero in passi di una certa lunghezza. Di conseguenza, il delegato papale tramutò la lezione del modello da lui usato come base per la sua «rettifica» dei quattro Vangeli in circa 3.500 punti. Questa traduzione di Girolamo, conosciuta col nome di Vulgata, quella generalmente diffusa – benché rifiutata per secoli dalla Chiesa stessa – fu dichiarata l’unica autentica solo nel XVI secolo dal Concilio di Trento. Tuttavia, come nessuno dei manoscritti latini della Bibbia concorda pienamente con un altro, così anche tra quelli greci (nel 1933 si conoscevano ben 4.230, nel 1957 già 4.680 manoscritti greci del Nuovo Testamento) non ce ne sono due con l’identico testo. Una concordanza di tutti i codici si riscontra appena nella metà delle parole. Ciò accade nonostante che, o piuttosto proprio perché nella tradizione manoscritta si sono equiparati e allineati i Vangeli tra di loro. Si stima il numero di queste varianti, ovvero delle diverse lezioni e modi interpretativi, intorno a una cifra di 250.000. E dunque, il testo della Bibbia – oggi diffusa in più di 1.100 lingue e dialetti – risulta degenerato senza speranza e mai più ripristinabile, nemmeno in maniera approssimativa. E non basta, dato che tuttora si continua a falsarlo e a modificarlo. In piena ufficialità Lutero, ad esempio, nella sua traduzione relativa ai prigionieri di guerra di Davide, aveva scritto: «Ma il popolo là rinchiuso! ora egli fece uscire! lo strinse sotto seghe! ed asce di ferro! e lo bruciò nelle fornaci di mattoni». Orbene, dopo la Seconda guerra mondiale, questo metodo del «divino Davide» rammentava un po’ troppo i metodi di Hitler. Ed ecco che la Bibbia stampata nel 1971 «secondo la traduzione tedesca di Martin Lutero» dal Consiglio della Chiesa evangelica dì Germania – in sintonia con l’Unione delle Società bibliche evangeliche in Germania, autorizzata nel 1956 e nel 1964 – trasforma così il passo citato come segue: «Ma egli condusse fuori il popolo colà riunito, collocandoli come servi alle seghe, ai picconi e alle asce di ferro, e facendoli lavorare ai forni di mattoni». Oppure, dove Lutero aveva tradotto il corrispondente passo del I Libro di Cronache, 20,3: «Fece uscire gli abitanti ch’erano nella città, e li fece a pezzi con delle seghe, degli erpici di ferro e delle scuri», ecco mutato il tenore del medesimo passo nella Bibbia «secondo la traduzione di Martin Lutero» autorizzata dal Consiglio delle Chiese evangeliche: «Fece uscire gli abitanti e li adibì ai lavori forzati con seghe e scuri di ferro». E ancora; se Lutero scrive di «cinquantamilasettecento» persone che Dio fa morire perché avevano rimirato l’Arca dell’alleanza, la Bibbia del suddetto Consiglio (Ekd) ne ricava la modica quantità di «settanta uomini». La falsificazione è sistematica. Nella redazione revisionata nel 1975 della Bibbia di Lutero, appena due terzi risalgono direttamente a Lutero stesso. Almeno una parola su tre è stata cambiata, talvolta leggermente, talaltra pesantemente.

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