La Creazione secondo TUTTI

Oggi la maggior parte dei credenti sul pianeta pensa che discendiamo da Adamo ed Eva e il Mondo sia stato creato in sette giorni. Ma tutti i religiosi hanno sempre pensato questo? Ovviamente no. La mitologia abramitica è solo una delle tante che abbiano formulato una cosmogonia, cioè un mito della creazione divina. Oggi è la più diffusa solo perché i monoteisti (soprattutto cattolici) hanno sterminato a destra e sinistra le altre religioni presenti.

Ho deciso di raccogliere tutti i miti delle religioni più importanti e metterli a confronto. Ho curiosamente notato che per scrivere un mito, come quelli dei popoli antichi, bisogna spiegare solo 5 cose:

  1. cosa c’era all’inizio
  2. chi è e come si chiama il dio creatore
  3. dove vive e qual è l’origine del creatore
  4. cosa crea
  5. qual è il mezzo della creazione

 


 

 

 FENICI

All’inizio c’era solo un caos oscuro e ventoso.

Questi ciechi venti si accavallarono uno sull’altro, formando una specie di nodo d’amore la cui natura era il desiderio.

Durante un’eternità di tempo, Desiderio precipitò in un fango acquoso chiamato Mot.

Questo fango generò esseri viventi, semplici creature senza coscienza di se stesse. Da loro nacquero, a loro volta, creature più complesse e così via.

Queste creature contemplavano il cielo e videro che Mot era a forma di uovo e c’era il sole, la luna, le stelle ed i pianeti.

 

 

 EGIZI

All’inizio c’erano solo le acque del caos, sovrastate dal buio e dal silenzio.

Otto creature, con la testa di rana i maschi e di serpente le femmine, nuotavano nelle acque del caos, prima della creazione. Le creature poi si fusero, formando il Grande Uovo.

Dopo un tempo lunghissimo, il guscio si ruppe ed apparve il Creatore, padre e madre di tutte le cose, fonte di ogni vita, il dio Sole.

Le due metà del guscio separarono le acque del caos ed il Creatore le face diventare il mondo.

Mentre giaceva nell’abisso delle acque, il Creatore si sentiva molto solo e voleva abitare con altri esseri il nuovo mondo. Così i pensieri del Creatore divennero gli dei e tutte le altre cose del mondo e le sue parole diedero vita alla terra.

 

 ANTICA CINA

All’inizio déi tempi, c’era solo l’oscu­rità. Il mondo era un gigantesco uo­vo che conteneva il caos. Dentro l’uovo dormiva e cresceva il gi­gante Panku, che un giorno improvvisamente si svegliò e ruppe il guscio.

Il contenuto più leggero salì in alto e formò il cielo; quello più pesante scese in basso e diventò la Terra. Per migliaia di anni Panku, temendo che i due elementi potessero riunir­si, li tenne separati spingendo in su il cielo con la testa e schiacciando la Terra con i piedi.

Quando, soddisfatto del suo lavoro, Panku morì, il respiro si trasformò in vento, la voce in tuono, l’occhio sini­stro divenne il Sole e il destro formò la Luna, mentre le sue braccia diven­tarono montagne, le sue vene sen­tieri e strade, i suoi capelli le stelle del cielo, la sua carne terreno per i campi e il suo sudore si trasformò in pioggia e rugiada.

Così il gigante Panku creò il mondo.

 

 

 BABILONESI

Una volta non c’erano né cielo né terra. Dèi capricciosi e draghi mostruosi abitavano l’universo vuoto e nero. Il più forte e generoso fra tutti gli dèi era Marduk, i guerriero.

Una lunga spada pendeva dal suo fianco e le sue mani stringevano fasci di fulmini che squarciavano  le tenebre con bagliori accecanti.

Un giorno Marduk incontrò sulla sua strada un drago dall’aspetto terribile. Il mostro sconosciuto aveva grandi ali piumate e scintillanti di metalli preziosi; dalle sue fauci spalancate e irte di denti usciva un ruggito sordo e minaccioso

–        Chi sei e che cosa vuoi da me?- chiese Marduk al mostro che gli sbarrava la strada.

–        Il mio nome  è Tiamat- rispose l’orribile bestiaccia – e voglio te, Marduk. Non riuscirai a vincere Tiamat, il drago degli abissi!

Mardùk non rispose. In silenzio raccolse il suo coraggio per superare la terribile prova che lo attendeva. All’improvviso, il mostro spiccò un gran balzo verso Marduk, il quale non si fece sorprendere. Rapido, gli lanciò contro una rete di luce che fermò il mostro a mezz’aria impigliandolo fra mille sprazzi luminosi. Un ruggito assordante squarciò l’universo. Tiamat schiumava di rabbia tentando di liberarsi dalla rete di luce. Marduk sguainò la lunga spada e squarciò il  mostro in due. Appese la schiena del mostro, che era maculata, in alto, perché diventasse il cielo con le stelle, e poggiò un piede sul ventre del mostro, che divenne la terra con i fiumi e gli oceani.

( “Mondo magico”, Emme Edizioni, rid.)

 

 ANTICA GRECIA

All’inizio c’era il Caos, il grande abisso vuoto. Dal Caos emerse Eurìnome, la ballerina. Aveva tan­tissima voglia di danzare, ma nessuna superficie sulla quale poggiare i piedi.

Per questa ragione decise di dividere il Cielo dal ma­re e cominciò a volteggiare sulle onde, fino a creare un vortice intorno al proprio corpo.

Da questo vortice nacque Borea, il freddo vento del nord. Il vento divenne sempre più impetuoso. Eurìnome allora lo afferrò e lo strizzò come fosse uno straccio e lo trasformò in un serpente a cui det­te il nome di Ofione. Dall’unione di Eurìnome e di Ofione nacque l’Uovo Universale.

Ofione si arrotolò sette volte intorno al gigantesco Uovo, finché questo si schiuse. Dall’Uovo Univer­sale uscirono tutte le meraviglie del creato. Eurinome e Qfione si stabilirono in una reggia sul Monte Olimpo. Ofione disse:

-Spetta a me sedere sul trono, perché io sono il creatore dell’universo!
Eurinome, furibonda, urlò:
-Come osi, rettile? Senza di me non saresti
stato nulla. Io devo sedermi sul trono e governare su tutto!-

Vi fu una violenta lotta tra i due: Eurinome, con un calcio, fece cadere tutti i denti di Ofione. A contatto con la terra i denti del serpente si trasformarono in esseri umani, il primo dei quali si chiamò Pelasgo.

 

(Luciano De Crescenzo, I grandi miti greci,Rid.)

 

 EBREI

In principio Dio creò il cielo e la terra. Il mondo era vuoto e deserto, le tenebre coprivano gli abissi e un vento impetuoso soffiava su tutte le acque.

Dio disse: «Vi sia la luce». E apparve la luce.

Dio vide che la luce era bella e separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce Giorno e le tenebre Notte.

Dio disse: «La terra si copra di verde, produca piante e ogni genere di albero da frutta». E così avvenne.

Dio disse: «Le acque producano animali che guizzano, nel cielo volino gli uccelli e la terra produca varie specie di animali». E così avvenne.

Dio disse: «Facciamo l’uomo:sia simile a noi, sia la nostra immagine». Dio creò l’uomo simile a sé, lo creò a immagine di Dio, maschio e femmina li creò. Dio vide che tutto quello che aveva fatto era davvero molto bello.

Il settimo giorno, terminata la sua opera, Dio si riposò.

(La Bibbia, LDC-Leumann e ABU,

rid. e adatt. da Genesi 1-2)

Miti a confronto: analisi degli elementi comuni

FENICI INDIANI YAKIMA EGIZI CINESI MAYA BABILONESI GRECI EBREI
INIZIO Caos buio vento Acqua Cielo Acqua Caos Buio Silenzio 8creature Buio Uovo Caos Silenzio Vuoto Cielo Buio Acqua Dei Draghi Buio Vuoto Caos Acqua Vuoto Caos Vuoto Buio Acqua
CHI CREA Desiderio Grande Capo Lassù Dio Sole Panku Tepeu e Gucumatz Dio Marduk Dea Eurinome Dio Ofione Dio
ORIGINE DEL CREATORE Nodo d’amore Esisteva prima Uovo Uovo Esistevano prima Esisteva prima Caos Vento Esisteva prima
MEZZO DELLA CREAZIONE fango Fango Uovo Pensieri Parole Uovo Corpo Pensieri Parole Drago Tiamat Uovo Denti Pensieri Parole
  ELEMENTI COMUNI DIO X X X X X X X
CAOS X X X X X
BUIO x X X X X X
SILENZIO X X
ACQUA X X X X X X
FANGO X X
UOVO X X x
PENSIERI X X x
PAROLE X X X

 

 

 

 

 

 

 

 

 INDIANI

 

MITO DELLA CREAZIONE

(per gentile concessione di

http://www.quartadimensione.net/portalewest/wakima.htm )

 

(Mito degli Indiani Yakima)

 

Agli inizi del mondo c’era solo acqua. Whee-me-me-owan, il Grande Capo Lassù, viveva su nel cielo tutto solo. Quando decise di fare il mondo, venne giù in luoghi dove l’acqua è poco profonda e cominciò a tirar su grandi manciate di fango, che divennero la terraferma.

Fece un mucchio di fango altissimo che, per il gelo, divenne duro e si trasformò in montagne. Quando cadde la pioggia, questa si trasformò in ghiaccio e neve sulla cima delle montagne.Un po’ di quel fango indurì e divenne roccia.Il Grande Capo Lassù fece crescere gli alberi sulla terra, ed anche radici e bacche.

Con una palla di fango fece un uomo e gli disse di prendere i pesci nell’acqua, i daini e l’altra selvaggina nelle foreste.

Quando l’uomo divenne malinconico, il Grande Capo Lassù fece una donna affinché fosse la sua compagna e le insegnò a preparare le pelli, a lavorare cortecce e radici e a fare cesti con quelle. Le insegnò quali bacche usare per cibo e come raccoglierle e seccarle. Le insegnò come cucinare il salmone e la cacciagione che l’uomo portava.

 

Fonte:

(Miti e leggende degli Indiani del Nordamerica Demetra)

 

 

 

LE ORIGINI – IL DILUVIO UNIVERSALE  PRESSO GLI INDIANI D’AMERICA

(per gentile concessione di

http://www.quartadimensione.net/portalewest/le_origini.htm)

 

Il mito della creazione più diffuso tra gli indiani dell’America Settentrionale prende origine da un diluvio causato da una grave colpa nel comportamento. Un dio (in genere “il vecchio”, che ha però le funzioni di esecutore più che di creatore in senso assoluto e primordiale) invia a turno degli animali sul fondo del mare a raccogliere del fango: i primi due o tre non ci riescono e tornano a galla annegati e senza tracce di fango sulle zampe; tocca all’ultimo animale riuscirci, perdendo la vita, ma recando con sé un po’ di melma che servirà al vecchio per creare la terra e gli esseri umani.

Anche in questi miti prevale l’idea che alle origini ci fosse una razza imperfetta: secondo la tribù dei Blood (Blackfoot) un tempo, al posto degli esseri umani, c’erano degli esseri con due teste.

In un mito degli Algonkini (che comprendono Arapaho, Cheyenne, Ogibwa, Fox e altri) gli animali protagonisti sono la lontra, il castoro, il topo muschiato e l’anatra; in una narrazione analoga dei Crow del Montana la ricerca del fango è affidata a quattro anatre. Il dio in questione è considerato il Sole, che un tempo si chiamava “il vecchio” ed è tutt’uno con il “vecchio coyote”. Questa figura popolare, dalle caratteristiche ambigue, è frequente nei racconti indiani. In questo caso appare come il creatore, ma in prevalenza è un “collaboratore”, talvolta anche indisciplinato; forse la sua figura ha perso d’importanza con il tempo divenendo suo malgrado di secondo piano. Le sue principali caratteristiche sono il carattere maligno e impostore e capace d’ignobili beffe.

Inktonmi, per i Sioux del Canada (Assiniboin), è una figura demiurga che ha un corrispondente in Inktonmi dei Sioux del Dakota (il quale ha le stesse caratteristiche del Coyote). Per questi ultimi – essere supremo è Wakantanka, il “grande potere”, mentre per gli indiani Algonkini è Manitou: la “forza magica” e l’espressione del lo spirito che culmina con l’essere supremo, “il grande spirito”. n altro mito della creazione si trova tra i Gros Ventre (Algonkini n ord occidentali). In esso si narra di Nihant (bianco), il formatore della nuova umanità, anch’egli, come il Coyote, protagonista di alterne vicende.

In questo racconto, Nihant, stufo del modo di vivere delle popolazioni selvagge di quel tempo, dà il via al diluvio con un complesso cerimoniale di cui fanno parte lo sterco di bue (che veniva usato come combustibile), la pipa sacra e l’accompagnamento di tre canti e tre grida culminante con un calcio decisivo sferrato alla terra.

 

“Venne fuori l’acqua e piovve per giorni e giorni” dice la leggenda. Cessata la pioggia Nihant era l’unico sopravvissuto alla deriva nelle acque assieme a una cornacchia che, stanca di volare, gli chiedeva continuamente di riposarsi. Nihant le rispondeva ogni volta di appoggiarsi sopra la pipa sacra. La pipa, avvolta in una pezza di pelle, conteneva tutti gli animali. Essi, pur essendo tutti privi di vita, potevano venir resuscitati dalla pipa sacra e dal canto di Niharat. Nihant. scelse quelli più resistenti sott’acqua. Il primo a tuffarsi fu un toffolo che non riuscì ad arrivare fino in fondo: sentendosi mancare tornò a galla semisoffocato. Egli lo rianimò col suo canto e il toffolo si tuffò di nuovo, arrivò quasi a sfiorare i1 fondo e tornò su tramortita. Toccò poi a una tartaruga che credette di non aver raccolto la melma. Dopo un attento esame Nihant scoprì invece che aveva un po’ di terra nascosta tra le zampe; con quella poca terra, con un incantesimo, fece sorgere un lembo di terra abbastanza grande per lui e per la cornacchia che finalmente potè riposare (nel frattempo si era ancora lamentata senza posarsi sulla pipa).

 

“Voglio che ci sia terra fin dove posso vedere!” disse Nihant. È questo un aspetto curioso del mito; nella terra a perdita d’occhio non c’era neppure una goccia d’acqua. La situazione venne poi risolta dal pianto di Nihant dal quale nascono i corsi d’acqua, mentre dalla terra vengono poi plasmati gli uomini che terranno compagnia a Nihant e alla cornacchia.

 

A proposito dei miti indiani del nord Stith Thompson osserva: “Fra gli americani troviamo, ora il “creatore” in un mondo che egli noti ha ancora creato, ora l’acqua primordiale che sembra coprire tana terra non ancora creata; concezione, quest’ultima, comune a tutte le tribù indiane, con la sola eccezione, forse, del gruppo eskimese.

 

Il Thompson rileva che non ci si può attendere criteri ordinati per la sistemazione dei miti da parte degli indiani, prerogativa questa delle mitologie più filosofiche.

 

Gli indiani del Southwest invece, pur riferendosi anche loro a una distesa d’acqua primordiale, presuppongono che la tribù sia sorta dal basso, dopo una serie di passaggi attraverso tre o anche quattro inondi sovrapposti. Ogni mondo viene perfezionato, o distrutto e sostituito da quello successivo perché ritenuto non soddisfacente. Questi indiani hanno in comune con quelli della California una storia sulle origini: all’inizio la terra e il cielo erano congiunti, la terra era la madre dell’umanità, mentre il cielo era il padre. In un certo periodo succede che, in vari modi, il cielo venga spinto in alto e staccato dalla terra, così da dar spazio all’ umanità.

 

 

 

 HINDU

 

 

Un dio di nome Prajapati viveva nelle acque primordiali.

Un giorno emerse singhiozzando e lamentandosi perché si sentiva solo.

Le sue lacrime cadute nell’acqua formarono la terra, mentre quelle che scrollava via divennero il cielo e l’aria.

Egli poi creò gli uomini e gli spiriti, il giorno e la notte, le stagioni e la morte. Ecco come tutto ebbe origine.

All’inizio ci fu un seme.

Esso galleggiò per un anno sull’Oceano: brillava ai raggi del sole.

Dal seme nacque un uovo d’oro.

Dall’uovo uscì Brahama.

Egli si divise in due esseri, un uomo e una donna.

Da essi ebbe origine l’umanità..

 

 

 

 AFRICANI

 

 

Iddio creatore era solo nel villaggio e si annoiava.

Allora decise di creare gli uomini.

Prese tante noci e vi alitò sopra.

Ciascuna divenne un uomo o una donna.

(Pigmei del Gabon)

 

Dio fece l’uomo di argilla e poi lo mise a cuocere nel forno del pane.

Volendo averlo ben cotto, lo lasciò troppo a lungo nel forno, così, quando lo tirò fuori, era diventato nero.

Allora lo avviò su per il fiume Nilo alla terra delle facce bruciate: l’Etiopia.

Poi fece un altro uomo d’argilla e lo mise in forno; ma questa volta, per paura che bruciasse, lo tirò fuori troppo presto e questo fu l’uomo bianco.

Dio lo abbandonò lungo la corrente perché andasse a vivere nei Paesi del nord. Il terzo esemplare, infine, uscì dal forno al momento giusto, di un bel colore terracotta: così gli fu concesso di abitare sul Nilo.

in questo modo Dio creò l’uomo.

(Nubiani del Sudan)

 

 

 

 

 NORD AMERICANI

 

 

Agli inizi del mondo c’era solo acqua. Whee-me-me-owan, il Grande Capo Lassù, viveva su nel cielo tutto solo. Quando decise di fare il mondo, venne giù in luoghi dove l’acqua è poco profonda e cominciò a tirar su grandi manciate di fango, che divennero la terraferma.

Fece un mucchio di fango altissimo che, per il gelo, divenne duro e si trasformò in montagne. Quando cadde la pioggia, questa si trasformò in ghiaccio e neve sulla cima delle montagne.Un po’ di quel fango indurì e divenne roccia.Il Grande Capo Lassù fece crescere gli alberi sulla terra, ed anche radici e bacche.

Con una palla di fango fece un uomo e gli disse di prendere i pesci nell’acqua, i daini e l’altra selvaggi­na nelle foreste.

Quando l’uomo divenne malinconico, il Grande Capo Lassù fece una donna affinché fosse la sua compagna e le insegnò a preparare le pelli, a lavora­re cortecce e radici e a fare cesti con quelle. Le insegnò quali bacche usare per cibo e come rac­coglierle e seccarle. Le insegnò come cucinare il sal­mone e la cacciagione che l’uomo portava.

( Indiani Yakima)

 

 

 MESOAMERICANI

 

 

Mille e mille anni fa il mondo era vuoto. Non c’era alcun uomo, né un solo animale, né pietre, né erbe, né alberi; solo il cielo ed il mare esistevano. Tepeu e Gucumatz, il dio creatore e il dio formato-re, decisero di creare la terra e il sole. In un attimo dalla nebbia scaturirono montagne e boschi. Tepeu e Gucumatz crearono poi gli animali e ad ognuno di essi assegnarono una casa: chi viveva tra i cespugli, chi sugli alberi, chi nelle buche del terreno. I due dèi si rivolsero agli animali dicendo:

—   Parlate, gridate e cantate i nostri nomi! Gli animali gridavano, ululavano, ma non riuscivano a pronunciare i loro nomi.

—    Così non va — dissero Tepeu e Gucumatz. E provarono a creare l’uomo. Lo fecero di fango, ma subito videro che non andava bene. L’uomo non aveva forza, cadeva giù molle e la testa non stava su. Allora i due dèi dissero:

–   Proviamo a scolpire l’uomo nel legno. I fantocci di legno assomigliavano all’uomo, ma non avevano anima e neppure cervello. Tepeu e Gucumatz erano sconsolati:

la creazione dell’uomo era proprio difficile.

Ma ecco avvicinarsi quattro animali:il  gatto, il coyote, il pappagallo e il corvo, che portarono ai due creatori una pannocchia matura di mais. Tepeu e Gucumatz presero la pannocchia e macinarono i chicchi con una pietra. Poi impastarono la farina con l’acqua del mare e crearono i muscoli e la forza dell’uomo. Finalmente la loro opera era perfetta. L’uomo aveva anima e cervello e cantava lodi a Tepeu e Gucumatz, creatori del cielo e della terra.

(Popolo MAYA)

 

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...