La Croce non è un simbolo cristiano

LA SAGOMA DELLA CROCE

Dopo l’editto di Costantino (313) si passò dalle catacombe alle chiese, una transizione che ha cambiato radicalmente il simbolo della croce.
L’immagine della crux simplex  – essendo rozza – non si accordava con un discorso artistico. Il pesce, con l’essenza figurata della croce, apparteneva a un simbolismo semplice della clandestinità. Ragion per cui, superata la fase della persecuzione, si è aperta la fase della raffigurazione artistica per la “glorificazione della forca”.


L’arte cristiana si è impossessata della croce a con i primi dipinti del IV secolo.
Tuttavia, successivamente l’ha arricchita sino a giungere all’attuale simbolo  con il vettore verticale che si allunga sopra la trave orizzontale.

Effetto monco:

    La Crocifissione - Jan van Eyck, 1430 - New York, The Metropolitan Museum of Art

Del Brunelleschi – 1410-25:

Brunelleschi: l'artista che ha codificato l'immagine del Crocifisso - Firenze, S. Maria Novella - 1410-25 Per ottenere un’immagine impeccabile il vettore verticale è stato prolungato così da esaltare «l’effetto elevazione», così da aggiungere apoteosi all’esecuzione capitale.

I CHIODI

Premessa essenziale
Secondo i quattro Vangeli non c’è stata una crocifissione “privilegiata” per Cristo e una crocifissione “comune” per i ladroni. Cioè, Cristo è stato crocifisso come gli altri condannati: sullo stesso tipo di croce e nell’identico modo.

Vero è che in qualche dipinto medievale Cristo appare legato con le corde. Ma già prima i chiodi avevano preso il sopravvento.
Nelle prime due figure Gesù appare crocifisso mediante chiodi; i due ladroni invece sono legati con corde. I ladroni evidenziano il gradino iconografico precedente, le tracce della metamorfosi del Crocifisso. In un caso o nell’altro, i venerandi artisti hanno mentito.

I chiodi comparvero per la prima volta sulle mani, mentre i piedi restarono liberi o annodati con una corda. In seguito, ciascun piede fu trapassato da un chiodo. In totale quattro chiodi (come nella croce della Chiesa Ortodossa  ). Infine, con la scuola di Margaritone e Cimabue, si passò a un solo chiodo sui due piedi accavallati. Così da giungere a tre chiodi complessivi, in ossequio al significato allegorico e esoterico del numero 3.
Le corde nei due ladroni:

 Andrea Mantegna - 1457-1459 - Musée du Louvre, Parigi

 Derik Baegert - tra il 1476 e 1515 - Pinacoteca di Monaco

Cristo senza chiodi sui piedi – con le corde ai piedi – con 4 chiodi:

Pannello d'avorio - tardo x secolo - Museo Calouste Gulbenkian - Lisbona       Miniatura Francese del XIV secolo  - Parigi, Bibliothèque Nationale de France      Crocifissione - rame dorato e smalti - 1200-1220 - Musée du Louvre, Parigi

I chiodi cagionano un maggior pathos, esaltano il martirio e infondono “inconsciamente” il dolore della Passione.

IL POGGIAPIEDI [suppedaneo]

La croce, oltre ad essere uno strumento di tortura, aveva funzione “deterrente” per scoraggiare le rivolte (Spartacus 71 aC) e l’inosservanza delle leggi.
In quell’ottica era del tutto illogico far riposare “comodamente” i piedi del condannato-torturato. Anche qui è utile comunque osservare la differenza tra Cristo e i due ladroni. Si riscontri la differenza tra i chiodi e le corde sui piedi dei tre condannati.

Senza il suppedaneo:

Come sopra > Derik Baegert - tra il 1476 e 1515 - Pinacoteca di Monaco

Nel crocifisso del Brunelleschi:

Il suppedaneo è servito a conferire una sorta di risalto al Cristo crocifisso e a “fissare l’immagine” in una rappresentazione che rimarrà stabile nella movenza artistica.

 VOLTO ADDOLORATO + TESTA RECLINATA

Nei primi dipinti troviamo un Cristo dal volto gioioso, occhi aperti e con il capo ritto.
Quel volto esprimeva il concetto di redenzione nella beata sofferenza: il sublime appagamento per un’uccisione attesa che doveva compiersi. In verità il presagio beatificante è un falso, tant’è vero che Cristo prima di morire gridò al Padre “perché mi hai abbandonato?”.

► Vedi l’aspetto del viso  con le modifiche nel sito del Vaticano

 Vedi testo sottostante - Biblioteca Vaticana     Crocifisso ligneo toscano    "Immagine di Cristo trionfante, vivo e non sfigurato dalle sofferenze - Francesco a S. Damiano in Assisi - Crocifissi lignei toscani - Questo tipo di croce era comune in Toscana e in Umbria, ma in tutte le regioni italiane si trovano esempi di questo crocifisso. La forma e il materiale cambiano, ma non il messaggio." Da uno studio pubblicato dalla Diocesi di Verona (www.diocesiverona.it/dal/2043/1352.pdf)

Dal libro: Ave Crux gloriosa – Croci e crocifissi nell’arte dal VIII al XX secolo:

Dal libro: Ave Crux gloriosa - Croci e crocifissi nell'arte dal VIII al  XX secolo - A cura di Pietro Vittorelli

Brunelleschi:

Nell’epica del martirio gli elementi di giubilo (perfino una croce rivestita di fiori e gemme) rischiavano di indebolire l’effetto emotivo della compassione misericordiosa. La teologia della croce, che consacra al culto la pena di morte, ha perciò opportunamente modificato l’espressione e anche la direzione del volto.

LA CORONA DI SPINE

In nessun condannato è presente un anello spinato.
Anzi, per lungo tempo sul capo di Cristo troviamo un’aureola, mentre solo più tardi comparirà la corona di dolenze. Il tutto per aggiungere maggior “dolore teologico”.

Vedi i tre dipinti in alto.
D’altro canto, i due temi (volto-gioioso/aureola e volto-addolorato/spine) sono intrecciati in una concezione diametralmente opposta. Entrambi, comunque, hanno una stessa finalità di fiction.

Dal Messia sereno si è passato al Messia delle sofferenze mediante il trapianto di una corona di spine che ha aggiunto maggior evidenza ai triboli dell’espiazione, così da accrescerne la carica emotiva.

LA SIGLA JNRI

Oltre ai dipinti possiamo avvalerci dei testi evangelici:

Matteo

27,37

«Questi è il re dei Giudei»
Marco

15,26

«Il re dei Giudei»
Giovanni

19,19

«Gesù il Nazareno, il re dei Giudei»
Giovanni

19,21

«Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei»

Crocifissione, 1304-1306 - Giotto di Bondone Cappella Scrovegni - Padova   Fra Angelico - La crocifissione - 1441-42 - Convento di San Marco, Firenze    Affresco - Taddeo Gaddi - chiesa di Santa Croce, Firenze      

IL TITULUS CRUCIS: PERCHÉ LE PAROLE SONO STATE PUNTEGGIATE?

A)  Il testo biblico depennato
Nel testo c’era la motivazione della condanna, così come prescritta dal diritto romano.
L’iscrizione era in tre lingue: Greco, Latino ed Ebraico. (Luca 23,38)
Così è scritto nella Vulgata, ma la Bibbia CEI ha cancellato queste parole. Perché?

B)  Ragioni di contenuto
Il “Re di un popolo o di una nazione” è infinitamente lontano e immensamente discordante dal concetto di un Dio universale. Quel riferimento patriottico sconfessa il ruolo e l’essenza “dell’entità Assoluta” sovranazionale e soprannaturale.
Qualcuno ha osservato che punteggiando la frase (JNRI) non viene richiamata alla memoria l’enunciazione, così che evitando di pronunciarla si evita di riflettere sull’incongruenza evocativa. Chiaramente, alla bisogna, sono state scelte le parole di Giovanni, giacché quelle di Matteo e di Marco sono ancor meno pregevoli.

Brunelleschi:

B)  Foggia artistica del cartiglio sopra la croce

Dal punto di vista artistico pennellare una frase è poco piacente. Meglio quindi la sigla. Ancor più se dipinta su un’elegante tavoletta a forma di pergamena, piuttosto che su una rude tavolozza di legno, com’era nel reale. Le lettere tacciono sul contenuto nel fare bella presenza.

 

L’ALTEZZA DELLA CROCE

Le croci, secondo l’uso romano del tempo, non erano alte.
Il condannato, tutt’al più, rimaneva coi piedi un palmo al di sopra del terreno.
L’altezza della testa di Cristo si può desumere anche dalla canna di issopo sulla quale era stata infissa una spugna per inumidire le labbra di Gesù.
L’issopo è infatti una pianta piuttosto bassa e la canna può misurare appena un piede [30 centimetri]. Cosicché la testa di Gesù era all’altezza di un uomo con un braccio elevato più una parte della lunghezza della canna: in tutto 220 – 230 cm circa: bassissima.

Cornelis Engebrechtsz, 1468-1527 - New York, The Metropolitan Museum of Art     Andrea Mantegna - 1457-1459 - Musée du Louvre, Parigi

L’altezza asservita all’effetto “elevazione”.

RICOPERTO

I condannati, tra le varie crudeltà, subivano anche lo svestimento. Ma del Cristo ignudo non desideriamo parlare. Anzi, per deontologia, ci piace considerare “artisticamente corretta” l’alterazione dell’immagine.

Da un discorso di un teologo agli artisti sull’idealismo della Croce: il problema plastico del Crocifisso.

«Il primo fine dell’arte sacra deve essere l’espressione della nostra adorazione a Dio (…) sorpassando e trasfigurando la materia, anche oltre le sue leggi.
L’arte sacra ha un secondo fine “ermeneutico”, cioè deve essere la forma ausiliaria dell’eloquenza sacra: i pittori fanno per la religione coi loro quadri quanto gli oratori con i loro discorsi….»

 

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