La Fine del Cristianesimo. La Nascita del Vaticanesimo

Vi è un brano della Lettera agli ebrei, attribuita a San Paolo ma in realtà del suo discepolo Apollo, in cui Gesù viene definito sacerdote (Eb 5, 6; 7, 15-19) ma per spiegare che il sacerdozio levitico era ormai superato e Gesù è venuto anche per sbarazzarsi di quel tipo di sacerdozio, tribale, di casta, al servizio del tempio, per fare sacrifici che mondassero dai peccati (Eb 5, 9-10; 7, 21-25).  La Lettera è chiara anche in positivo quando dice che Gesù non ha bisogno di queste funzioni e tantomeno di sacrifici poiché egli ha fatto questo una volta per tutte, offrendo se stesso (Eb 7, 27). E si potrebbe continuare ma sembra chiaro che il sacerdozio per Gesù in quel tempo era, diciamolo meglio, se non fonte di corruzione e di conformismo, un qualcosa di stantio, di ripetitivo che non entrava davvero nel messaggio di novità che portava Gesù medesimo.

        L’organizzazione delle prime comunità cristiane era diversa, anche se non completamente, da quella del tempio ebraico. In ogni comunità, che come abbiamo visto è una ecclesia, una assemblea, vi era una guida costituita da un collegio di presbiteri (come nelle sinagoghe). Più avanti nel tempo fu creata la figura del supervisore o amministratore, che è poi il vescovo (episcopoi) inteso in senso completamente diverso da quello che poi è diventato. Le comunità paoline avevano organizzazioni leggermente differenti con dei collaboratori di Paolo designati alle varie mansioni con un compito di servizio alla comunità (e non il contrario !). Altre funzioni di servizio furono introdotte al crescere delle comunità  ma sempre per competenze specifiche in un qualche ambito e mai con un qualcuno chiamato per essere al di sopra degli altri con una qualche vocazione in più.

        E’ verso la fine del I secolo che inizia a crearsi una qualche crepa. Il vescovo di Roma Clemente (che, come vedremo, risulterebbe il IV Papa della Chiesa dall’88 al 97) scriveva ai fedeli di Corinto implorandoli di seguire le indicazioni di coloro che erano preposti a capo della comunità e di provvedere al loro mantenimento. Altro documento che attesta la nascita di un qualcosa che Gesù aborriva è del 110. Il vescovo di Antiochia, Ignazio (? – circa 110), faceva sapere scrivendo agli Efesini che il vescovo era unico, era la massima autorità dell’ecclesia, doveva essere rispettato allo stesso modo di Dio. A lui si deve una prima suddivisioni di incarichi nell’ecclesia tra vescovi, presbiteri e diaconi e l’uso, per la prima volta, delle parole Chiesa e Cristianesimo.

 

 

Riporto alcuni brani della I Lettera di Clemente ai Corinzi in cui si affronta il sacerdozio:

I ministri della Chiesa
XLII, 1. Gli apostoli predicarono il Vangelo da parte del Signore Gesù Cristo che fu mandato da Dio. 2. Cristo fu inviato da Dio e gli apostoli da Cristo. Ambedue le cose ordinatamente secondo la volontà di Dio. 3. Ricevuto il mandato e pieni di certezza nella risurrezione del Signore nostro Gesù Cristo e fiduciosi nella parola di Dio con l’assicurazione dello Spirito Santo, andarono ad annunziare che il regno di Dio stava per venire. 4. Predicavano per le campagne e le città e costituivano le primizie del loro lavoro apostolico, provandole nello spirito, nei vescovi e nei diaconi dei futuri fedeli. 5. E questo non era nuovo; da molto tempo si era scritto intorno ai vescovi e ai diaconi. Così, infatti, dice la Scrittura: “Stabilirono i loro vescovi nella giustizia e i loro diaconi nella fede”.

La dignità sacerdotale
XLIII, 1. Che meraviglia se quelli che avevano fede in Cristo stabilirono come opera da parte di Dio i ministri predetti? Anche Mosè “fedele servitore in tutta la casa” segnò nei libri sacri tutto ciò che gli fu ordinato. Gli altri profeti lo seguirono rendendo testimonianza alle norme stabilite da lui. 2. Quando sorse gelosia intorno al sacerdozio e le tribù si disputavano quale di esse si sarebbe ornata del nome glorioso, egli ordinò ai dodici capitribù di portargli delle verghe e che ciascuna fosse contrassegnata dal nome. Avendole prese, le legò, le sigillò con gli anelli dei capitribù e le pose nel tabernacolo della testimonianza sulla tavola di Dio. 3. Chiuso il tabernacolo sigillò le chiavi come le verghe. 4. E disse loro: “Fratelli, la tribù la cui verga germoglierà, Dio sceglie per esercitare il sacerdozio e servirlo”. 5. Venuto il mattino, convocò tutto Israele, seicentomila uomini. Mostrò i sigilli ai capitribù e aprì il tabernacolo della testimonianza e tirò fuori le verghe. E si trovò che la verga di Aronne non solo era germogliata, ma aveva anche il frutto. Che ve ne pare, o carissimi? Mosè non prevedeva che questo sarebbe accaduto? Lo sapeva davvero. Fece così perché non scoppiasse un tumulto in Israele e fosse glorificato il nome del vero e dell’unico Dio. A lui sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Giusto ufficio
XLIV, 1. I nostri apostoli conoscevano da parte del Signore Gesù Cristo che ci sarebbe stata contesa sulla carica episcopale. 2. Per questo motivo, prevedendo esattamente l’avvenire, istituirono quelli che abbiamo detto prima e poi diedero ordine che alla loro morte succedessero nel ministero altri uomini provati. 3. Quelli che furono stabiliti dagli Apostoli o dopo da altri illustri uomini con il consenso di tutta la Chiesa, che avevano servito rettamente il gregge di Cristo con umiltà, calma e gentilezza, e che hanno avuto testimonianza da tutti e per molto tempo, li riteniamo che non siano allontanati dal ministero. 4. Sarebbe per noi colpa non lieve se esonerassimo dall’episcopato quelli che hanno portato le offerte in maniera ineccepibile e santa. 5. Beati i presbiteri che, percorrendo il loro cammino, hanno avuto una fine fruttuosa e perfetta! Essi non hanno temuto che qualcuno li avesse allontanati dal posto loro stabilito. 6. Noi vediamo che avete rimosso alcuni, nonostante la loro ottima condotta, dal ministero esercitato senza reprensione e con onore.

Di seguito un brano di Ignazio di Antiochia della Lettera agli Efesini:

1.6 La persona del vescovo

  1. Se in poco tempo ho avuto tanta familiarità con il vostro vescovo, che non è umana, ma spirituale, di più vi stimo beati essendo uniti a lui come la Chiesa lo è a Gesù Cristo e Gesù Cristo al Padre perché tutte le cose siano concordi nell’unità. Nessuno s’inganni: chi non è presso l’altare, è privato del pane di Dio. Se la preghiera di uno o di due ha tanta forza, quanto più quella del vescovo e di messi al vescovo come a Gesù Cristo
    II,1. Se siete sottomessi al vescovo come a Gesù Cristo dimostrate che non vivete secondo l’uomo ma secondo Gesù Cristo, morto per noi perché credendo alla sua morte sfuggiate alla morte. 2. È necessario, come già fate, non operare nulla senza il vescovo, ma sottomettervi anche ai presbiteri come agli apostoli di Gesù Cristo speranza nostra, e in lui vivendo ci ritroveremo. 3. Bisogna che quelli che sono i diaconi dei misteri di Gesù Cristo siano in ogni maniera accetti a tutti. Non sono diaconi di cibi e di bevande, ma servitori della Chiesa di Dio. Occorre che essi si guardino dalle accuse come dal fuoco.
    Senza i diaconi, i presbiteri e il vescovo non c’è Chiesa
    III,1. Similmente tutti rispettino i diaconi come Gesù Cristo, come anche il vescovo che è l’immagine del Padre, i presbiteri come il sinedrio di Dio e come il collegio degli apostoli. Senza di loro non c’è Chiesa. 2. Sono sicuro che intorno a queste cose la pensate allo stesso modo. Infatti ho accolto e ho presso di me, un esemplare della vostra carità nel vostro vescovo, il cui contegno è una grande lezione, come la sua rivere con più severità sulla cosa. Non arriverei col pensiero a tanto da comandarvi come un apostolo essendo, invece, un condannato.

Ed ancora nella Lettera ai cristiani di Magnesia:

1.1.1.1 Sottomissione al vescovo

III,1. Conviene che voi non abusiate dell’età del vescovo, ma per la potenza di Dio Padre gli tributiate ogni riverenza. In realtà ho saputo che i vostri santi presbiteri non hanno abusato della giovinezza evidente di lui, ma saggi in Dio sono sottomessi a lui, non a lui, ma al Padre di Gesù Cristo che è il vescovo di tutti. 2. Per il rispetto di chi ci ha voluto bisogna obbedire senza ipocrisia alcuna, poiché non si inganna il vescovo visibile, bensì si mentisce a quello invisibile. Non si parla della carne, ma di Dio che conosce le cose invisibili.

IV,1. Bisogna non solo chiamarsi cristiani, ma esserlo; alcuni parlano sempre del vescovo ma poi agiscono senza di lui. Questi non sembrano essere onesti perché si riuniscono non validamente contro il precetto.

Con parole sempre uguali Ignazio insiste anche con la Lettera ai cristiani di Smirne e con altra Lettera ai cristiani di Tralle. Insomma sembra proprio che uno dei fondatori della Chiesa e delle sue prime gerarchie sia stato Sant’Ignazio.

(3) E pensare che il Gesù dei Vangeli, in Matteo, diceva ai suoi discepoli:

Matteo 6, 5-6

5 Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. 6 Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E, se occorre far questo per rivolgersi a Dio, cosa ci stanno a fare i sacerdoti che ripetono un rito stantio al quale il fedele partecipa come ora detto ? Ma c’è molto di più. Anche la chiesa, intesa come edifico, non serve più a nulla: allo scopo di riunirsi basta una sala qualunque. E la cosa è detta anche da San Paolo sia nella I Lettera ai Corinzi ( 3, 16-17) sia negli Atti degli Apostoli:

Atti 17, 24-28

24 Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è signore del cielo e della terra, non dimora in templi costruiti dalle mani dell’uomo 25 né dalle mani dell’uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa, essendo lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. 26 Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio, 27 perché cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. 28 In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come anche alcuni dei vostri ché di lui stirpe noi siamo.

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