La mia Confessione

Ero lì.
Sulla soglia del sagrato, fissando quel tempio pagano di una religione morta da secoli, con il cuore in un gabbia di ghiaccio. E feci un passo.
Mi trovai catapultato nel confessionale, dove il prete con voce calma disse:
<<Dimmi figliolo>>

Ho peccato padre.
La verità è che ho peccato. Ho creduto che un uomo potesse amare un altro uomo solo perché l’amore è una creazione di Dio. Non ho capito quanto questo potesse causare violenza.

Ho peccato, ho peccato padre, perché ho affidato dogmaticamente la mia logica al rigore scientifico, senza affidarmi ciecamente al frutto della fede inconoscibile.

Ho peccato, ho peccato padre, perché ho ascoltato l’astrologia, che è una fantasia che durante la storia ha portato solo morte e violenza, non come la religione.

Ho peccato, ho peccato padre, perché ho creduto che eretici come Bertrand Russell e Gandhi meritassero il paradiso più di sant’uomini come Papa Bonifacio VIII e Torquemada.

Ho peccato, ho peccato padre, perché ho pensato che uomini come Giordano Bruno e Savonarola non meritassero di morire arsi per le loro offese alla religione.

Ho peccato, ho peccato padre, perché non credo più in un Dio che non ci ha mai amato e che ha preteso soltanto di essere venerato.

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