La Nascita dell’Omofobia

Essere atei ed omofobi è un controsenso assurdo che può essere giustificato solo dalla mera ignoranza.

L’omofobia è da sempre andata a braccetto con la religione, ed è nata per motivi religiosi.

Nel medio-oriente di 2000 anni fa c’era la classica usanza di attribuire a maledizioni divine tutte le azioni che, in qualche modo inspiegabile, comportavano la morte di chi le compieva.

Ad esempio mangiare carne di maiale e avere relazioni sodomite (cioè anali). Considerato l’igene di quei popoli mangiare carne di animali malati comportava sicuramente problemi come la tenia, così come avere relazioni sessuali alternative comportava quasi inevitabilmente malattie venere.

Presso questi popolo il concetto di malattia non esisteva. Le malattie erano maledizioni, quindi si sviluppo’ così l’idea che relazioni tra soggetti dello stesso sesso erano sbagliate. Non erano volute da Dio ed erano contro natura.

Questo solo per l’igiene. Per la mancanza di igiene.

Nello stesso periodo, andando qualche centinaia di chilometri più in alto, le relazioni omosessuali erano accettate normalmente. Perché?
Vi inviterei a rispondervi da soli. Perché gli Dei di quei posti non consideravano l’omosessualità una cosa negativa?

Per l’igiene.

I popoli greci erano molto più puliti di quelli medio-orientali, quindi l’omofobia non era nata allo stesso modo delle popolazioni semite.

L’omofobia è un sentimento religioso che persiste da tempi antichi, e che se Costantino non avesse messo il critianesimo al posto del paganesimo, probabilmente oggi sarebbe assente nel continente europeo.

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I Romani dell’ Impero si affidavano alle proprietà benefiche e igieniche dell’acqua e del vapore: si lavavano, spugnavano, strofinavano, strigliavano, ungevano e profumavano. Ovunque terme, piscine, bagni, fontane. Poi arrivò il cristianesimo e l’antica civiltà del bagno fu diffamata e cancellata. Da quel momento l’ odore della santità coincise con i fetori delle secrezioni del corpo e dei cadaveri dei santi. Sant’ Agnese al momento del martirio a 13 anni, non era mai stata “contaminata” da acqua nè da sapone. Santa Caterina da Siena beveva acqua sudicia, evitava di lavarsi e praticava la ritenzione delle feci e dell’ urina come forma di penitenza. San Francesco annoverava il sudiciume tra le necessarie umiliazioni e mortificazioni della carne e ammirava certi frati minori d’ Inghilterra per la sporcizia delle celle in cui vivevano. Molti prelati, come Adalberto, arcivescovo di Brema, e Brunone di Colonia, si astenevano dal bagnarsi. San Girolamo rimproverava le dame perchè si lavavano troppo, Gregorio Magno raccomandava ai fedeli di non prendere l’ abitudine a lavarsi affinchè questa non divenisse “un lusso che faceva perdere tempo”. San Benedetto prescriveva: “a coloro che stanno bene di salute, e specialmente ai giovani, il bagno si dovrà concedere assai di rado”. Alcuni conventi prevedevano che i bagni dei monaci avvenissero 3 o 4 volte all’anno e il lavaggio dei piedi ogni sabato. Al precetto della mortificazione del corpo i cristiani abbinavano il rispetto della pudicizia. San Girolamo consigliava alle fanciulle di non fare assolutamente il bagno perchè avrebbero potuto vedere il loro corpo nudo, e se era necessario spogliarsi, che attendessero l’oscurità della notte o che serrassero le persiane. Con le invettive dei Padri della Chiesa la sporcizia si ammantò di proprietà celesti. Una mano ai teologi cristiani ansiosi di rigenerare moralmente i fedeli, la diedero i barbari, che nelle loro scorribande distrussero ville, terme e acquedotti. Quando le legioni romane si ritirarono, tutta l’ Europa chiuse i rubinetti…
( Fonte: Wright, “Civiltà in bagno”. Heiner, “Storia del bagno”. Duerr, “Nudità e vergogna”. Spadanuda, “Storia del bidet” ).

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