La Religione inventata

Tutto quello che oggi è considerato Cristianesimo è stato copiato da altre religioni. Avrei potuto dire “quasi tutto”, ma non ho trovato praticamente niente di originale.

ANTICO TESTAMENTO

GENESI – Lo Zend-Avesta, la raccolta dei sacri scritti dei Parsi (gli antichi Persiani), afferma che l’essere supremo Ahura Mazda (conosciuto anche come Ormuzd) creò l’universo e l’uomo in 6 successivi intervalli di tempo, secondo il seguente ordine: il cielo, le acque, la terra, gli alberi e le piante, e infine l’uomo. Dopo aver finito il creatore si riposò.

Il racconto della creazione contenuto nell’Avesta si limita ad un semplice elenco, ma nel libro chiamato Bundehesh, in cui viene esposta una completa cosmogonia, c’è una storia molto più dettagliata dell’origine della specie umana. Questo libro dichiara che Ahura Mazda creò il primo uomo e la prima donna insieme, uniti di schiena, poi dopo averli divisi li dotò di movimento e attività, diede loro un’anima intelligente e gli ordinò di “avere un cuore umile, di osservare la legge, di essere puri nel pensiero, nella parola e nell’azione”. Così erano nati Mashye e Mashyana, la coppia da cui discendono tutti gli esseri umani.

Anche nella leggenda persiana, dopo la creazione, l’uomo venne tentato e cadde: un demone malvagio, mandato dal principe dei diavoli AHRIMAN (ANGRA MAINYU) si presentò sotto forma di serpente e gli offrì il frutto dell’albero fantastico, un frutto che li avrebbe resi immortali. Nei loro cuori entrarono quindi pensieri diabolici e la loro eccellenza morale ne uscì distrutta, di conseguenza essi caddero e persero il diritto alla felicità eterna a cui erano destinati. Essi uccisero delle bestie, e si vestirono delle loro pelli. Il demone malvagio riuscì a soggiogare le loro menti ed evocò invidia, odio, discordia e ribellione che cominciarono a imperversare ovunque.
George Smith del British Museum ha poi scoperto delle iscrizioni cuneiformi che provano definitivamente che i Babilonesi conoscevano la leggenda della creazione e della caduta dell’uomo circa 1500 anni prima degli ebrei.
L’albero della vita di cui si legge nella Genesi sembra corrispondere al bosco sacro di Anu, che era difeso da una spada rivolta a tutti e quattro i punti cardinali.
Nel racconto della Genesi c’è l’albero della conoscenza, il frutto e il serpente. Smith osserva che:

 

Un importante reperto antico appartenente al British Museum mostra due figure, ognuna seduta a un lato di un albero, che allungano le loro mani verso un frutto, mentre alle spalle della donna c’è un serpente. Noi tutti sappiamo bene che in queste sculture antiche niente era lasciato al caso, anzi rappresentavano tutte eventi, o supposti eventi, e leggende; perciò è evidente che una variante del racconto della caduta, simile a quello della Genesi, era già conosciuto nell’antica Babilonia”.

 

Già gli antichi Egizi consideravano il regno terrestre del dio Ra, che aveva creato il mondo e la vita umana, come un’età dell’oro alla quale loro continuavano a guardare con rimpianto e invidia, come se non fosse mai esistito niente del genere dopo.
Gli antichi greci si vantavano della propria “età dell’oro”, quando non esistevano né dolori e né problemi come ce la descrive Esiodo, un antico poeta greco.
Tuttavia con il passare del tempo cominciarono a presentarsi dolori e problemi, perlopiù causati dalla curiosità; la storia di Epimeteo che riceve in dono da Zeus una bellissima donna (Pandora) parla proprio di questo.
Pandora aveva con sé un vaso che, secondo le disposizioni di dio, doveva rimanere sigillato; tuttavia la curiosità spinse il marito ad aprirlo, e da esso uscirono problemi, stanchezza, malattie, tutte cose da cui l’uomo non si sarebbe mai più liberato. Rimaneva solo la Speranza.
Anche gli antichi Egizi avevano una leggenda riguardante “l’albero della vita”: nei loro libri è scritto che Osiride ordinò che il nome di alcune anime venisse scritto su questo albero il cui frutto aveva il potere di trasformare in dio colui che l’avrebbe mangiato.
La leggenda indù si avvicina molto a quella tramandata dalle sacre scritture ebraiche: essa racconta che Siva, l’essere supremo, desiderava tentare Brama( che aveva preso sembianze umane e veniva chiamato SWAYAMBHURA, il figlio auto esistente) e per fare ciò fece cadere dal cielo il fiore del sacro albero di fico.
SWAYAMBHURA, istigato dalla moglie SATARUPA, la quale gli fa credere che il possesso di questo fiore lo avrebbe reso immortale e divino, riesce a ottenerlo, ma proprio mentre realizza ciò viene maledetto da SIVA, che lo condanna alla miseria e al degrado.
I bramini e i buddisti assegnano un significato misterioso al sacro fico indiano ed esso viene indicato come “albero della conoscenza” o “ dell’intelligenza”.
Anche i cinesi hanno la loro Età dell’Oro. Nei libri sacri cinesi si narra di un giardino misterioso dove c’era un albero da cui pendevano le “mele dell’immortalità”, e questo albero era difeso da un serpente alato chiamato drago. Poi, in parte causa di un’eccessiva sete di conoscenza e in parte a causa della donna estremamente sensuale che lo sedusse, l’uomo cadde. Da lì in poi passione e lussuria governarono la sua mente, e cominciò la guerra contro gli animali. Nel CHI-KING, uno dei sacri testi cinesi, è scritto:

 

All’inizio tutto era sottomesso all’uomo, ma poi la donna ci ha trasformato in schiavi. L’uomo tentò di difendersi innalzando un muro ma la donna, spinta da un ambizioso desiderio di conoscenza, lo demolì. La nostra miseria non viene dal cielo ma dalla donna, è lei che ha causato la perdizione dell’uomo. Ah infelice POO SEE! Sei tu ad aver appiccato il fuoco ce ci consuma, ed esso divampa ogni giorno sempre più. La nostra miseria dura da molti secoli. Il mondo è perduto. Il vizio inonda tute le cose come un veleno mortale”.

 

Anche i cinesi quindi conoscevano la dottrina del peccato originale, da sempre infatti essi credono che l’uomo sia un essere caduto.
Ellis studiando gli abitanti di Tahiti trovò una leggenda della creazione simile a quella ebraica e la riportò nelle sue “ricerche polinesiane”. Eccola:

 

Dopo aver creato il mondo Taarao creò l’uomo dall’arsea, la terra rossa, che fu anche il cibo dell’uomo fino a quando non fu creato il pane. Taarao un giorno chiamò l’uomo per nome. Quando egli arrivò lo fece cadere addormentato e mentre dormiva gli prese un osso, e con esso fece la donna che poi diede all’uomo come moglie, ed essi divennero i progenitori dell’umanità. Il nome della donna era IVI, che significa “osso”.

 

Ormai è assodato che la concezione secondo la quale l’uomo fosse originariamente un essere perfetto, e oggi è solo un avanzo caduto e corrotto di quello che era, è un semplice mito, non solo infondato, ma anche, al di là di tutto, falso.
Ma dire e accettare che tutto ciò sia falso è davvero inaccettabile per le comunità religiose, in quanto tutta la loro teologia inclusa quella cristiana si fonde su questo mito della creazione. La dottrina delle scritture ispirate da Dio, la caduta dell’uomo, la sua totale depravazione, l’incarnazione, la redenzione, il diavolo, l’inferno, insomma tutta la teologia della Chiesa cristiana cade a pezzi a causa di questa storia inverosimile, perché l’intera struttura si fonda proprio su questo.
Secondo il dogma cristiano l’incarnazione di Gesù Cristo è vista come necessaria perché gli deve salvare l’uomo dal male comparso nel mondo in seguito alla sua caduta.
Allora coloro i quali vedono in Gesù un dio e un salvatore, ma tuttavia non riescono a dimostrare la storicità della caduta dell’uomo, dovrebbero risolvere questa incoerenza.

 

DILUVIO UNIVERSALE – Il mito del Diluvio Universale è di origine sumerica. La causa del Diluvio viene fatta risalire a una scelta divina. In un poema, in lingua sumerica, conosciuto come Enki e Ninḫursaĝa risalente agli inizi del secondo millennio (tre testi: Nippur, Ur e uno di provenienza sconosciuta).

PENTATEUCO – Torah significa “Legge di Dio”. All’origine era un solo “rotolo” “il sacerdote Chelkia trovò il libro della legge del Signore, data per mezzo di Mosè. 2 Cron. 34,14
Pentateuco (di origine greco) significa “5 teche” dei 5 rotoli della Torah. Dov’è la differenza?  Lo mostriamo con un esempio. Se intitolassimo il primo libro della Divina Commedia «34 canti» anziché «Inferno» cosa cambierebbe? Inferno è il tema, mentre “34 canti” è una suddivisione tecnica dell’opera.

“Torah” indica i testi legislativi di Dio; veri e propri libri giuridici perché le Leggi religiose e civili erano un tutt’uno. La Torah ha anche un valore privilegiato, è collocata al vertice del corpus gerarchico della Scrittura.
Ma quella Legge divina, nonostante la Parola di Dio sia perenne e immutabile, oggi è arcaica e insostenibile. L’esegesi cattolica ha sostituito il titolo originale “Torah” (Legge) con una formulazione tecnica “Pentateuco” per non rammentare ogni volta che in quei libri c’è il “Codice civile e penale” dell’Altissimo.

DECALOGO – ESODO / DEUTERONOMIO

Troviamo il testo del decalogo in Esodo 20,2-17 e in Deuteronomio 5,6-21.

Le 42 leggi di maat (dea della giustizia degli antichi Egizi), comprendono anche i 10 comandamenti, che qualcuno abbia “copiato”? Ecco l’elenco:
1) Non uccidere e non permettere che nessuno lo faccia.
2) Non tradire la persona che ami o il tuo coniuge.
3) Non vivere nella collera.
4) Non spargere terrore nelle persone.
5) Non assalire e non provocare dolore al prossimo.
6) Non sfruttare il prossimo e non praticare la schiavitù.
7) Non fare danni che possano provocare dolore all’uomo o agli animali.
8) Non causare spargimento di lacrime.
9) Rispetta il prossimo.
10) Non rubare ciò che non ti appartiene.
11) Non mangiare più cibo di quanto te ne spetti.
12) Non danneggiare la Natura.
13) Non privare nessuno di quello che ama.
14) Non dire falsa testimonianza.
15) Non mentire per far del male ad altri.
16) Non imporre le tue idee agli altri.
17) Non agire per fare del male agli altri.
18) Non parlare dei fatti altrui.
19) Non ascoltare di nascosto fatti altrui.
20) Non ignorare la Verità e la Giustizia.
21) Non giudicare male gli altri senza conoscerli.
22) Rispetta tutti i luoghi sacri.
23) Rispetta e aiuta chi soffre.
24) Non arrabbiarti senza valide ragioni.
25) Non ostacolare mai il flusso dell’acqua.
26) Non sprecare l’acqua per i tuoi bisogni.
27) Non inquinare la terra.
28) Non nominare il nome dei Neteru invano.
29) Non disprezzare le credenze altrui.
30) Non approfittare della fede altrui per fare del male.
31) Non pregare né troppo né troppo poco gli Dei.
32) Non approfittare dei beni del vicino.
33) Rispetta i defunti.
34) Rispetta i giorni sacri anche se non credi.
35) Non rubare le offerte fatte agli Dei utilizzandole per te stesso.
36) Non disprezzare i riti sacri anche se non ti aggradano.
37) Non uccidere gli animali senza una ragione seria.
38) Non agire con insolenza.
39) Non agire con arroganza.
40) Non vantarti del tuo benessere di fronte ad altri.
41) Rispetta questi principi.
42) Rispetta la legge se non contrasta con questi principi.

Siamo sicuri che i famosi 10 comandamenti siano stati dati a mosè direttamente da dio, o forse potrebbe anche essere che essendo mosè un sacerdote egiziano già conosceva queste leggi (che quindi in realtà sono state “date” da un dio pagano..)? Anche questa è storia, e nessuno lo può negare dato che ci sono i geroglifici…
Comunque la si voglia pensare o si voglia credere, i 10 comandamenti esistevano PRIMA che il dio dei cristiani si manifestasse a mosè, io qualche dubbio a questo punto ce lo avrei, ma ognuno poi è libero di credere a ciò che vuole, nel rispetto delle leggi n° 16 e n° 29 di cui sopra (opportunamente “trascurate” da mosè o da chi per lui..).
Quindi a questo punto è chiaro che mosè per liberare il proprio popolo dalla schiavitù, ricordandoci che certo a quei tempi non dovevano essere esattamente delle “cime” (e molti a quanto pare non lo sono manco ora..), ed in qualche modo dovevi dar loro dei regolamenti, dovevi in qualche modo “indottrinarli” per farti seguire, pensò bene di attingere a quello che già conosceva (le 42 leggi di maat), ma ovviamente non poteva certo dire che quelle regole erano state dettate dalle credenze dello stesso popolo che li aveva shiavizzati e quindi che fare? La conclusione più logica la conosciamo tutti, ma se si vuol per forza credere che, giusto giusto, in quel momento gli si presentò un nuovo dio (quello “vero”?) che per pura coincidenza gli dettò 10 delle 42 leggi già dettate dal vecchio dio (quello “falso” ?), beh che dire fate pure.

CANTICO DEI CANTICI – Questo capitolo biblico è totalmente laico e non ha niente a che fare con la religione. Viene fatto passare come una poesia simbolica tra Dio e Israele, ma in realtà è un canto erotico scritto da due innamorati. La parola “Dio” inoltre non è minimamente mai menzionata, ed è decisamente lontano dalla visione moralista dell’amore di Jahvè.

 

 

 

NUOVO TESTAMENTO

IL PENSIERO DI GESU’ – Come spiegato approfonditamente nei capitoli precedenti non è altro che Essenismo aperto a tutti.

PRIMATO DI SAN PIETRO – La figura di Simone detto Pietro la ritroviamo negli Atti degli Apostoli nel ruolo di capo che guida la prima comunità cristiana di Gerusalemme e la istruisce fino a quando non viene catturato insieme a Giacomo per volere di Erode Agrippa (41-44) con l’ordine che vengano entrambi giustiziati. Ma, per un miracolo divino, mentre Giacomo fu ucciso di spada, Simone si salvò perché un angelo lo liberò dalle catene e lo fece fuggire aprendogli la porta della prigione: «In quel tempo il re Erode Agrippa (41-44) cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa e fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni. Vedendo che questo era gradito ai Giudei, decise di arrestare anche Pietro il quale però non venne ucciso perché mentre era in prigione in attesa dell’esecuzione, un angelo lo liberò dalle catene, gli aprì la porta del carcere e lo fece fuggire». (At.12- 1 e segg.).
È così, con questa fuga dalla prigione, che finisce la biografia di Simone secondo le Sacre Scritture; tutto il resto che riguarda la sua venuta a Roma e la nomina a primo Papa è stato aggiunto dai Padri della Chiesa.
Per ciò che riguarda la sua morte nessun documento testamentario ne parla. Essa è stata costruita nel IV secolo quando la Chiesa lo dichiarò primo Papa per dare il primato a Roma sul cristianesimo. Prima di quella che viene oggi riconosciuta come vera, nella quale ci viene presentato nel coraggio di un Papa eroe che affronta la crocifissione sorridendo dopo aver assistito impavido al supplizio di sua moglie, e nell’umiltà di un discepolo che chiede di essere crocefisso con la testa all’ingiù perché non si ritiene degno di morire nella stessa posizione di Cristo, a Simone furono attribuite altre due morti. In una si diceva che era morto come un pusillanime che era andato al patibolo piangente e tirato con forza, e in un’altra si diceva che era stato crocefisso per volere di Nerone perché in una sfida di magia aveva provocato la morte di Simone il Mago facendolo cadere, con le sue preghiere, dall’alto mentre volava.
Tre morti differenti ma tutte aventi un preciso significato. La prima che gli fu data in relazione al mago Simone, doveva dimostrare la superiorità dello Spirito Santo su ogni forma di magia, la seconda, quella che affronta piangente, doveva confermare il suo carattere pusillanime che lo aveva portato a rinnegare tre volte Gesù, e la terza, quella definitiva che viene sostenuta dalla Chiesa, fu costruita per confermare la forte personalità di colui su cui Cristo aveva costruito la sua Chiesa. Il fatto della testa all’ingiù fu escogitato dai padri della Chiesa per evitare che un secondo crocifisso potesse creare dei problemi nella catechesi cristiana.

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La scena pare aggiunta a bella posta per affermare il primato pastorale di Pietro, al quale Gesù dice per tre volte : “pasci i miei agnelli e le mie pecorelle”. Un primato che, però, si basa soltanto su questo testo e sull’altrettanto traballante fondazione del “tu sei Pietro, e su questa pietra fonderò la mia Chiesa”, oltre che sulla leggenda che pietro sia stato il primo vescovo di Roma. Leggenda, perché non solo non vi sono testimonianze di nessun genere (neppure bibliche) a suo favore, ma ce ne sono di contrarie. Ad esempio, la Lettera ai Romani 94 del 57 o 58 e.V. saluta per nome una trentina di esponenti della comunità cristiana romana, ma non Pietro.
La lista dei primi vescovi di Roma compilata da Ireneo verso il 200 elenca i primi dodici, ma parte da Lino e non da Pietro. E una Costituzione Apostolica del 270 precisa che Lino fu nominato direttamente da Paolo, senza menzionare Pietro.

 

NATALE – festa pagana legata al solstizio invernale, godeva di grande importanza in tutto l’Impero Romano.
Ricordiamo che il solstizio invernale è il giorno più corto dell’anno, e cade intorno al 21 dicembre. In questo giorno, tra l’altro, il sole tocca il punto più basso rispetto all’orizzonte.
Il 25 dicembre la durata del giorno rispetto alla notte ricomincia a crescere in modo evidente (in base alle osservazioni empiriche fatte dagli antichi) come anche la sua altezza.
Ovvio che per le popolazioni antiche tale evento astronomico fosse visto come un rinnovamento della speranza, una festa della luce, una possibilità di sopravvivenza, pertanto fu mitizzato come nascita del Dio-Sole, partorito dalla Dea-Vergine (personificazione della notte). Tale mito prese varie forme religiose: Horus partorito da Iside in Egitto, Thammuz partorito da Mylitta, o Ishtar, nelle religioni iranico-caldee, ecc.
La tradizione giunse fino a Roma nella forma del culto di Mitra ed entrò nelle abitudini dei romani.
Quando il cristianesimo iniziò a diffondersi, dovette venire a patti con queste tradizioni molto radicate, per cui la Chiesa tentò, tutto sommato con successo, di “appropriarsi” della festa del Natale, proponendo Gesù Cristo come “vero sole divino” che nasce di notte da una vergine.
Questo accomodamento contribuì in modo determinante a modificare la teologia cristiana nel senso di una progressiva “divinizzazione” di Gesù.
Fu Costantino a ufficializzare il giorno 25 dicembre come “nascita di Cristo”, all’inizio in aggiunta, e non in sostituzione, del natale di Mithra.
Volendo cristianizzare il paganesimo, alla fine si giunse al risultato opposto, ovvero di paganizzare il cristianesimo.

PASQUA – In questo giorno i cristiani festeggiano la “resurrezione” di Gesù. La Pasqua cade la prima domenica dopo il primo plenilunio di primavera. Si tratta quindi di una festività legata all’equinozio di primavera.
Tutti i popoli pagani dell’Impero Romano, e non solo, conoscevano già questa festa, che non è altro che una festa primaverile: gli alberi germogliano, nei prati sbocciano i primi fiorellini e quindi la natura, dopo il freddo inverno, “risorge”.
L’idea di resurrezione della natura diventò resurrezione di Cristo, e anche questo mito, in qualche modo, fu “incorporato” nella nuova religione che andava diffondendosi in antitesi al paganesimo ma, al tempo stesso, paradossalmente, non c’è tradizione pagana che non sia stata “rubata” e fatta propria dalla chiesa cristiana dei primi secoli.

MADONNA – Il Cristianesimo antico non prevedeva alcun tipo di devozione che non fosse rivolta esclusivamente a Dio. La penetrazione della nuova religione in territorio greco-romano ha fatto sì che fossero importati culti pagani, opportunamente rivisitati per dare loro quantomeno una sfumatura nominalmente cristiana.
La Chiesa ha sempre tollerato di buon grado queste contaminazioni, in quanto hanno favorito l’adesione al cristianesimo da parte delle popolazioni pagane, che potevano ritrovare elementi a loro familiari. Di tutte le contaminazioni pagane, la creazione del culto della “madonna” rivolto a Maria madre di Gesù è forse il più appariscente e anche quello che contrasta di più con i testi dei Vangeli.
Gesù, da buon ebreo monoteista, non ha mai proposto il culto di sé stesso, né ha mai avuto pretese divine. Men che meno ha mai accettato che sua madre diventasse meritevole di particolari onori solo per motivi di parentela fisica.
Al contrario, nel vangelo di Matteo si legge che quando Gesù iniziò a predicare, sua madre lo venne a prendere per portarlo a casa, considerando probabilmente una stramberia il fatto che il figlio si dedicasse a problematiche religiose piuttosto che aiutare il padre nel lavoro di carpentiere.
Quando Gesù seppe che sua madre e i suoi fratelli volevano parlare con lui, rispose con questa frase: “Chi è mia madre? E chi sono i miei fratelli?”. Poi, con la mano indicò i suoi discepoli e disse: “Guarda: sono questi mia madre e i miei fratelli: perché se uno fa la volontà del Padre mio che è in cielo, egli è mio fratello, mia sorella e mia madre” (Matteo 12, 46-50).
Ma non è tutto: nel vangelo di Luca si racconta di una donna che fu probabilmente la prima persona a rivolgere delle parole di devozione alla madre di Gesù, in presenza di quest’ultimo. La donna disse infatti: “Beato il seno che ti portò e le mammelle che ti allattarono!” Ma Gesù disse: “Beati piuttosto quelli che odono la Parola di Dio e l’osservano.” (Luca 11:27-28).
Come si vede chiaramente, i vangeli sottolineano che l’insegnamento di Gesù è teologicamente rigoroso, centrato sull’osservanza degli insegnamenti e non su devozioni sentimentali.
Ma i popoli pagani che aderivano, per fede, per paura o per convenienza, alla nuova religione, non potevano certo dedicarsi alla lettura dei vangeli (a parte l’analfabetismo, siamo in un’epoca dove ogni comunità cristiana possiede solo una piccola porzione del nuovo testamento) e preferivano seguire una religiosità istintiva, che li portava addirittura a preferire il culto di qualche divinità “materna” piuttosto che l’austera adorazione dell’unico Dio. Esistono anche motivazioni psicologiche profonde, che rendono la figura materna più protettiva e rassicurante di quella paterna.
Il culto della madonna, sebbene contenga elementi sincretistici di varia provenienza, deriva principalmente dal culto di ISIDE.
E’ Iside che era definita “la Vergine”, come del resto molte altre madri di eroi divini secondo i miti mediterranei.
Poiché Iside rappresentava la notte (nei miti pagani sono rappresentati anche eventi astronomici – vedi anche sotto la voce “natale”) molte sue statue erano nere (come le tenebre appunto) e questo spiega l’esistenza di “madonne nere”. Tuttora esistono più di 450 luoghi in cui si trovano Madonne Nere. E’ stato appurato, da reperti, che moltissime chiese cattoliche sono sorte su antichi templi di Iside, ad esempio la Chiesa di S. Stefano a Bologna, come pure Notre Dame a Parigi. Nei secoli passati molte immagini e statue delle originali Madonne Nere sono state distrutte o si trovano in collezioni private. Alcune sono state riprodotte e spesso sono diventate bianche (a volte riprodotte su marmo bianco!) forse per cancellare la loro origine “pagana”!
La chiesa cattolica, nei secoli, pur non avendo alcun conforto nei testi evangelici, anzi in antitesi agli stessi vangeli, è andata elaborando una “teologia mariana” che ha concentrato sempre di più su Maria le mitologie pagane sulle divinità femminili, materne, vergini.
Persino le FESTE dedicate a Maria sono la trasformazione, anzi per meglio dire il proseguimento, di antiche feste dedicate alle madonne pagane.
Fu il concilio di Efeso a introdurre ufficialmente nella chiesa cristiana il mito pagano della Dèa madre che fecondata da un Dio padre fa nascere un essere semidivino. Maria fu proclamata “Madre di Dio” nel 431, ben 4 secoli dopo la predicazione di Gesù.
Non è un caso che ciò sia avvenuto proprio ad Efeso, città che aveva un forte attaccamento al culto di una madonna (in questo caso si trattava di Artemide o Diana).
Negli Atti degli Apostoli si racconta che quando Paolo arrivò in questa città con il proposito di fondare una comunità cristiana, incontrò una forte ostilità da parte della folla, che l’accusava di minacciare la sopravvivenza del culto della loro “madonna”.
Le grida “grande è l’Artemide degli Efesini!” (Atti 19,28) mostravano la potenza di un culto che indusse Paolo a lasciare la città. Se Paolo avesse proposto agli Efesini la venerazione di Maria, certamente non avrebbe istigato una simile contrapposizione.
Il fatto è che per i primi cristiani era assolutamente impensabile la sola idea di poter avere un culto di tipo “mariano”.
Chi l’avrebbe detto che dopo 4 secoli i pagani non avrebbero più temuto che il cristianesimo entrasse in competizione con il mito della dèa madre? Anzi, al contrario, i pagani sono riusciti ad introdurre i loro miti nel cristianesimo.

SANTI – “miracoli” compiuti dalle Divinità e dai Santi? Nient’altro se non far notare che, guarda caso, essi si inseriscono costantemente in ambienti dove regnano sovrane l’ignoranza, la povertà, l’analfabetismo e la superstizione. Guarda caso, nessuna apparizione miracolosa si è mai verificata alla Borsa di Milano, alla Borsa di Wall Street, oppure al cospetto del Parlamento o del Consiglio Superiore della Magistratura in seduta plenaria. Anche il “sangue” di San Gennaro continua a fluidificarsi “miracolosamente” dinanzi ai fedeli imploranti e sbigottiti, ad onta della circostanza che San Gennaro sia stato ufficialmente depennato dalla Chiesa Cattolica perché …mai esistito (e a nessuno è consentito, ovviamente, sottoporre ad analisi chimica il supposto “sangue” coagulato).

CULTO DEI SANTI – I primi cristiani avevano la più totale repulsione per ogni tipo di onore o devozione sia per le persone che per le statue o immagini, essendo rigidamente monoteisti come gli ebrei. Negli Atti degli Apostoli si racconta che Pietro rimproverò Cornelio perché si era inginocchiato davanti a lui, con la frase: “Levati, anch’io sono uomo!” (Atti 10:25-26).
Non appena il cristianesimo iniziò a diffondersi in terre pagane, la prima e più immediata esigenza dei nuovi convertiti era di trovare un corrispettivo alle divinità protettrici del politeismo. La chiesa, da sempre intollerante solo quando si mette in discussione la sua autorità, ma estremamente compiacente nell’assecondare ogni compromesso spirituale pur di espandersi numericamente, ha pensato bene di istituire, prima a livello ufficioso, poi come vero e proprio dogma, il culto dei santi.
In realtà, per i primi cristiani il termine “santo” era esteso a tutti i credenti. Tutte le epistole di Paolo terminano con dei saluti, e spesso si leggono frasi del tipo “salutatemi tutti i santi che sono nella tale città”, ecc.
Tuttavia, dopo circa un secolo dall’inizio dell’espansionismo cristiano, si cominciò prima a parlare di “martiri” a proposito di coloro che erano morti a causa di persecuzioni, e successivamente di “santi” per designare coloro che erano riusciti a mettere in pratica in modo efficace tutta la dottrina. Entrambi, martiri e santi, furono oggetto di culto in sostituzione della pluralità di dèi che, a livello psicologico, non potevano trovare una adeguata sostituzione nella semplice e austera adorazione dell’unico dio monoteista giudeo-cristiano.
Poiché i dèi pagani erano sempre protettori di qualche categoria di persone, si pensò bene di attribuire ad ogni santo una particolare predisposizione nel proteggere persone, luoghi o eventi.
La festa del dio locale diventò la “festa del patrono”.
Anche molti templi dedicati agli dèi e alle dèe pagane furono rinominati con nomi di santi simili ai nomi delle antiche divinità.
Cosicché, ad esempio, molti templi di Giove divennero chiese di San Giovenale. Ci sono poi innumerevoli luoghi dedicati alle divinità femminili, principalmente templi di iside, che sono poi diventate chiese dedicate a Maria.

CANDELORA – I romani, per le calende di febbraio, illuminavano la città per tutta la notte con fiaccole e candele, in onore della dea Februa, madre di Marte, dio della guerra, e imploravano dal figlio la vittoria contro i nemici. La chiesa cattolica ha mantenuto la festa modificandone il significato, dedicandola alla commemorazione del rito di purificazione di Maria che, come tutte le donne ebree, dopo aver partorito, si sottopose al prescritto periodo di isolamento, una sorta di quarantena dettata da precauzioni igieniche sia pure codificate sottoforma di pratica religiosa.

MAGGIO – Secondo la chiesa cattolica, “mese della madonna”. In realtà il mese di maggio era dedicato dalla religione romana alla Dèa Maia. E’ sempre a lei che erano dedicate anche le rose.

SAN GIOVENALE – Questo santo non è mai esistito, si tratta di una denominazione vagamente “cristianizzata” con cui si rinominavano i templi di Giove trasformati in chiese.

PADRE NOSTRO – Questa preghiera è un plagio. Qui il testo dell’originale.

“Oh Amon, Amon, che sei nei Cieli
Padre di Chi non ha Madre.
Quanto e’ dolce pronunciare il tuo nome.
Dacci come la gioia di vivere, il sapore del pane per il bimbo,
sia fatta la tua volonta’ come in Cielo cosi in Terra.
Tu che mi hai fatto vedere le tenebre, crea la luce per me.
Fammi dono della tua grazia, fa che io veda te ininterrottamente!

Amen”

FONTE: (A. Barucq – F. Daumas, Hymnes et prières de l’Egiypte ancienne, Le Cerf, Paris 1980)

“Ritroviamo l’Assioma del Mondo anche nella preghiera più importante della Religione Cristiana, il “Padre Nostro”, esattamente nel passo “Come in Cielo così in Terra”. Anche la parola Amen detta a fine preghiera, che molti pensano sia latina, in realtà è egizia e veniva usata come vocativo nelle preghiere al dio Ra (il dio del Sole) noto anche come Amon o Amen Ra, che era il corrispettivo dello Zeus- Ammone dei Greci.”
Sembra evidente come l’autore del salmo biblico, assai posteriore al periodo in cui è stato scritto l’inno al dio Amon, ne era a conoscenza.

– L’AVE MARIA: Altro plagio:

“Lode a te Iside-Hathor,
Madre di Dio, Signora del Cielo,
Padrona di Abaton, Regina degli Dei.

Tu sei la divina madre di Horus,
Il Possente Toro, protettore di suo padre,
Che fa cadere i ribelli.”

 

ROSARIO: Il “Santo Rosario ” è una catena di 15 serie di piccole perle, ogni serie separata dalla successiva da una perla di maggiori dimensioni. Alla fine di questa catena c’è una medaglia che porta l’effigie di Maria, poi c’è una catenella più corta ed infine, un crocifisso. Il Rosario è strettamente connesso all’adorazione di Maria ; infatti le perle servono per contare le preghiere.
Vediamo alcune notizie da : The Catholic Encyclopedia volume 13, pagina 185, articolo ” Rosary” :
” In quasi tutte le nazioni incontriamo qualcosa di simile, allo scopo di contare le preghiere….. nell’antica Ninive….per secoli tra i Musulmani una collana di 33,66 o 99 perle è stata usata per contare i nomi di Allah…Marco Polo,nel tredicesimo secolo fu sorpreso che il re di Malabar usasse un rosario di pietre preziose per contare le sue preghiere…San Francesco Saverio ed i suoi compagni furono meravigliati di vedere che i rosari erano universalmente familiari ai Buddisti Giapponesi…. ”

Tra i Fenici veniva usato un rosario per contare le preghiere ad Astarte, la Dea Madre , all’incirca verso l’800 A.C. (Seymour- The Cross in Tradition, History and Art- pag.21 )

Nel Bramanesimo si è sempre usato un rosario con decine e centinaia di perle . Gli adoratori di Visnù danno ai loro figli rosari di 108 perle. Un rosario simile è adoperato dai Buddisti in Cina e Tibet. Gli adoratori di Shiva usano un rosario sul quale ripetono, se possibile, tutti i 1.008 nomi di questa divinità ( Encyclopedy of Religions- vol.3- pagine 203-205 )

la preghiera più spesso ripetuta, mediante il Rosario,è l'”Ave Maria” della quale The Catholic Encyclopedia dice :
” Non esiste traccia, seppur minima, dell’Ave Maria quale preghiera di accettata formula devozionale prima dell’anno 1050 ” ( vol .7 pag.111, articolo ” Hail Mary” )

la completa recitazione del Rosario consta di 53 Ave Maria, 6 Padre Nostro, 5 Misteri, 5 Meditazioni, 5 Gloria Padre ,ed 1 Credo.
Si noti come l’Ave Maria sia ripetuta quasi 9 volte più frequentemente rispetto al Padre Nostro.
Una preghiera composta da uomini e rivolta a Maria è dunque più importante di una preghiera insegnata da Gesù Cristo e rivolta a Dio ?

Gli adoratori della dea Diana, in Efeso , ripetevano più e più volte, una frase religiosa :
Atti 19:34
… si misero tutti a gridare in coro per quasi due ore: «Grande è l’Artèmide degli Efesini!».
ma Gesù ebbe da dire, a riguardo delle preghiere ripetute, che sono una pratica PAGANA.
Matteo 6:7-9
7 Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole.
8 Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate.
9 Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli,…..
Quindi, in questo passo, ecco che Gesù avvisa chiaramente i suoi seguaci di NON RECITARE una preghiera più e più volte, ed inoltre avvisa di pregare il Padre.

 

PONTEFICE: Il pontefice massimo o pontifex maximus era una figura della religione romana.

La carica di pontefice massimo, anche se di carattere più che altro rappresentativo, era il massimo grado religioso al quale un romano poteva aspirare, secondo la tradizione istituita da Numa Pompilio.

Era il capo del collegio di sacerdoti, i pontefici, che presiedevano alla sorveglianza e al governo del culto religioso. Nominava le vestali, i flamini e il rex sacrorum (sacerdote al quale erano affidate le funzioni religiose compiute un tempo dai re).

Ha avuto per anni il totale controllo del diritto romano. Infatti regolava i fasti e compilava annualmente la tabula dealbata e gli annales pontificum oltre ad avere il compito di interpretare i mores e collaborava per l’emanazione della lex regia insieme al rex. Gaio Giulio Cesare fu pontefice massimo, come anche gli imperatori che regnarono dopo di lui, fino al 375, quando Graziano rinunciò alla carica, perché ritenuta incompatibile con la religione cristiana ch’egli professava.

Il Potefice massimo successivo fu Damaso I, nominato Santo dalla Chiesa. Da quel momento diventa un titolo cattolico.

1 thought on “La Religione inventata”

  1. Ho letto tutto. Ben scritto! Ma per me, le RELIGIONI sono tutte, dico tutte, INVENTATE per poter soggiogare le persone. I preti sono bugiardi, perche’ hanno inventato il paradiaso e l’inferno. BALLE. Se esistesse l’inferno, STUPREBBERO i BAMBINI, sti luridi bastardi? Ne ho conosciuti tanti di preti quando ero bambina e uno andava due volte la settimana a farsi la madre di 39 anni e la figlia di 16. Ovviamente quando il marito della madre era al lavoro e non solo io lo vedevo.La figlia rimase incinta e lui la fece abortire. Razza BASTARDA, ma un giorno le religioni finiranno.

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