La Storia della Chiesa spiegata a mia nonna

Premessa: A volte le date sono approssimative.

FASE PRE-CRISTIANA

Faraone Akhenaton (1400 a. C.)
Tutto inizia quando un bel giorno il Faraone Akhenaton decide di inventare il Monoteismo, ed impostarlo come religione di stato. Viene adorato il Dio Aton (che rappresentava il Sole) e tutte le altre divinità vengono cancellate, così decade la fede in quelle divinità e il potere politico dei loro rappresentanti sulla Terra. Indovinate perché il Faraone ha inventato il monoteismo, quindi.
Questa idea però non piace ai suddetti sacerdoti, quindi il Faraone fa una vita breve, dando spazio ad un altro faraone, che anch’esso dura poco, e poi subito un’altro, che fa la genialata di rinserire il politeismo per placare il popolo, e anche per questo diventa uno dei faraoni più famosi della storia di sempre. Tutankhamon.
C’è da dire che questo rigirio di peripezie, che sembra completamente inutile, ha invece covato qualcosa di nascosto, che con il tempo si è schiuso. L’idea di una religione monoteista da parte di alcuni sacerdoti vecchio stampo, che hanno preso il nome di giudei.

Faraone Tutankhamon (1335 a.C.)
Tutankhamon sale al trono all’età di 9 anni. Data la giovane età, venne sottoposto ad un consiglio di reggenza di cui faceva parte Ay, lo Zio di Akhenaton, che fa ripristinare il politeismo e inizia a dare la caccia ai seguaci del nipote, il faraone monoteista Akhenaton, i quali per fuggire dalle persecuzioni scappano dalla città Akhet-Aton, l’ attuale Tell el-Armana, e andarono a rifugiarsi nella terra che si estende a nord del Mar Morto, la terra di Canaan. Tutankhamon muore verso i 19 anni, e viene sostituito definitivamente dal ormai settantenne Ay, che dopo aver fatto parte del Consiglio di Reggenza di diversi altri faraoni rimarrà al potere per altri quattro anni. Poco dopo la sua salita al trono l’intera corte abbandonò completamente la capitale di Akhenaton per fare ritorno a Tebe.

Esodo (1331-1326 a. C.)
Il giovane generale egizio, Ra-Messou (ovvero Mosè) sostenitore della riforma religiosa promossa dal faraone Akhenaton, guidò la massa del popolo egiziano degli Yahouds, gli adoratori del faraone, fino a fondare poi il regno di Yahouda ovvero la Giudea. Abramo è la traslitterazione aramaica di Akhenaton. Gli Yahouds adoravano un solo dio, Aton, e hanno fondato la Giudea, questo loro dio si è fuso con Javhè, divinità delle tribù semitiche che insieme ad essi hanno fatto nascere Israele.

La spedizione di Giosuè, il successore di Mosè, è l’ impresa militare del faraone Seti Primo che regnò tra il 1297 e il 1283.

Primo Re di Israele Saul (1022 a.C.)
Il culto monoteistico di Aton crollò subito dopo l’avvento della monarchia in Israele. Il profeta Samuele, Giudice di Israele, ultimo Gran Sacerdote del culto di Aton, spinto dalle pressioni dei notabili di Israele, fu costretto a scegliere un sovrano. Saul venne consacrato Re da Samuele con la stessa liturgia con cui furono incoronati gli immediati successori di Akhenaton, cioè con il sacramento dell’unzione, seguito dal bacio del Gran sacerdote di Aton-Adonai:

Samuele prese allora l’ampolla dell’olio e gliela versò sulla testa, poi lo baciò dicendo: “Ecco: il Signore ti ha unto capo sopra Israele suo popolo. Tu avrai potere sul popolo del Signore e tu lo libererai dalle mani dei nemici che gli stanno intorno” (I Samuele, 10, 1)

L’avvento della monarchia ebbe delle conseguenze immediate. Saul, spinto dalle continue guerre con i popoli vicini e in particolare con i Filistei, si rese conto che l’antico culto di Aton-Adonai per il suo carattere universale e per il suo messaggio di amore e di pace non avrebbe mai potuto rendere compatto il popolo di Israele contro i nemici esterni.

A Saul serviva il culto di un Dio nazionale, simile a quello dei popoli circostanti. Ogni popolo del Medio Oriente osservava il culto di uno o più dèi, che avevano il copito di proteggere il popolo da guerre, pestilenze e carestia. L’occhio di Saul cadde sul culto palestinese di Jhavè (Geova), ma sul momento non ebbe il coraggio di abbattere l’antico culto di Aton-Adonai grazie al quale aveva conquistato il trono.

Saul si era recato da Samuele a Ramah per consultarlo, ed il sacerdote lo unse segretamente come Re, per ispirazione di “YHWH”. In seguito Saul condusse molte guerre vittoriose:
– contro gli Ammoniti, con cui si confermò il favore popolare e nella carica;
– contro i Filistei, che con un’incredibile condotta aggressiva disgustò l’anziano Samuele, che si allontanò da lui (La guerra fu vinta per l’audace imboscata di Gionata, figlio prediletto del Re, contro il campo filisteo);
– contro gli Amaleciti, dove Saul si rifiutò di obbedire al comando di Samuele di distruggere completamente la popolazione e di giustiziare il loro re Agag. Questa disobbedienza spinse Samuele stesso a rimuovere l’unzione di re da Saul, a smettere di esserne consigliere e a ungere segretamente, come nuovo re, Davide. Tuttavia la successione non avvenne che diversi anni dopo. Davide giunse a corte come arpista, per alleviare le sofferenze del re, che, dopo la perdita dell’unzione regale si sentiva perseguitato da uno spirito malvagio. Nella successiva guerra contro i Filistei, Davide ottenne un grande successo sconfiggendo Golia, il campione dell’esercito nemico, ed ottenendo così la vittoria nella battaglia di Gath. Nella successiva guerra contro i Filistei, Samuele predisse la sconfitta degli israeliti, ma Saul mosse ugualmente battaglia a Ghilboa, dove venne duramente sconfitto e perse la vita assieme a tre dei suoi figli, incluso Gionata. La narrazione biblica ne descrive il suicidio nelle ultime fasi dello scontro.

Secondo Re d’Israele Davide
Davide è quello dello scontro con Golia, il gigante filisteo che terrorizzava e insolentiva gli ebrei, sfidandoli a duello. Dopo quaranta giorni Davide accettò la sfida e riuscì ad avere la meglio sulla forza, tramortendo Golia con un sasso lanciato da una fionda e poi decapitandolo con la spada del gigante. La vittoria lo rese popolare presso gli ebrei e gli valse l’amicizia di Gionata, figlio del re Saul. Successivamente Davide sposa Micol, la figlia del re Saul, e la sua crescente fama fa ingelosire Saul che tenta di ucciderlo con una lancia. Davide fugge, conducendo una vita da bandito e chiedendo anche ospitalità ad Achis re dei Filistei.  Poi viene eletto re di Giudea e, dopo la morte del successore di Saul, anche d’Israele. In questa veste conquista Gerusalemme, prepara la costruzione del Tempio per l’arca dell’alleanza, e conduce vittoriose e spietate guerre contro le popolazioni nemiche (Filistei, Ammoniti, Moabiti, ecc). Nell’ultima parte della vita Davide, pur avendo un numeroso harem, si invaghì di Betsabea, moglie del suo ufficiale Uria l’Ittita. Per non avere intralci lo fa morire mandandolo a combattere in guerra. Davide si pentì dopo che il profeta Natan lo riproverò per questa colpa, ma non risparmiò comunque una tragica fine al figliastro Assalonne che sarebbe stato ucciso dopo essersi rivoltato contro di lui. Alla morte del re gli sarebbe successo al trono il figlio Salomone, avuto da Betsabea.

Quando le tribù furono a poco a poco unificate, reclamarono un re: il primo re fu Saul, seguito da Davide, il quale combatté contro i filistei (una popolazione che abitava in Palestina) e fondò la “Città di Davide”, che successivamente prese il nome di Gerusalemme. Il figlio di Davide, Salomone, diede inizio alla costruzione del primo Tempio di Gerusalemme. Alla morte di Salomone, dieci delle dodici tribù di Israele si separarono, mentre le due tribù che restarono fedeli al figlio di Salomone, Roboamo, formarono il regno di Giuda, o Giudea (da cui viene la parola “giudeo”).

Assiri (722 a.C.)
Il regno di Israele, settentrionale, viene invaso dagli Assiri e distrutto. Le tribù appartenenti a questo stato, che ormai professavano un culto sincretico tra ebraismo e le religioni cananee, vengono disperse.

Re Nabucodonosor (587 a.C.)
Gerusalemme viene distrutta dal Re babilonese, il Tempio bruciato e gli ebrei esiliati in Babilonia. L’esilio in Babilonia da il via alla diaspora, ovvero alla dispersione del popolo ebraico nel mondo. Spesso viene riferito alla storia ebraica e alla dispersione cui furono costretti gli ebrei la prima volta nel 587 a.C. quando il Regno di Giuda fu conquistato dai Babilonesi.

 

In ogni caso, La prima apparizione del termine “ebreo” o di una parola assonante, risale agli archivi egizi: i khabiri erano un popolo nomade del territorio a ovest del Giordano, una regione alla quale tali documenti si riferiscono come R-t-n-u (pronuncia Rechenu).

La Bibbia racconta che l’eroe eponimo degli ebrei fu Eber, che abitava il territorio della Mesopotamia. Il padre spirituale invece fu Abramo, un arameo errante, cui JHWH chiese di spostarsi da Ur dei Caldei a Nord, verso Harran, per poi scendere fino in Palestina, la terra promessa.

Nipote di Abramo fu Giacobbe, ribattezzato “Israele” dopo la lotta con l’angelo. Giacobbe impersonifica quindi tutti gli ebrei, del quale è progenitore.

I caratteri dell’attuale popolo e religione ebraici si delineano nel periodo post-esodo, definito delle dodici tribù di Israele, nominate dai figli di Giacobbe. Questo periodo si conclude con la comparsa dei Giudici, la prima forma di potere centrale nel popolo ebraico, che dimostra quindi una coesione nazionale. Il popolo si è ormai radicato nella attuale Palestina.

Nel X sec. a.C. queste compagini tribali si riuniscono a formare un Regno, con capitale Sion, poiché Sion è il monte dove risiede JHWH, esattamente come Zeus stava sull’Olimpo. Davide ribattezza Sion come Gerusalemme, cioè città della pace, poiché JHWH è un dio di pace. E qui Salomone costruisce il Tempio: uno solo, a sottolineare si l’unicità di JHWH, sia la coesione del popolo ebraico. Tuttavia dopo Salomone il regno si divide in due, a Sud il Regno di Giuda, cioè costituito dalla sola tribù di Giuda (e dalla tribù di Levi, però senza terra) ed a Nord il Regno di Israele, costituito dalle altre tribù.

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Conquista della Palestina (XII-XI secolo a.C.)

Secondo il racconto del biblico Libro di Giosuè, alla morte di Mosè la guida del popolo ebraico passò a Giosuè. Questi guidò gli Ebrei alla conquista militare delle piccole città-stato della terra di Canaan passando da est, attraverso il fiume Giordano, in seguito al precedente fallito tentativo di ingresso da sud.

Secondo il differente racconto del biblico Libro dei Giudici, dopo l’iniziale e non completa campagna di Giosuè gli Ebrei, organizzati autonomamente per gruppi sociali e territori nelle dodici tribù, convissero in stato di continuo conflitto con la popolazione locale. Saltuariamente alcune tribù si alleavano per far fronte comune ad alcuni nemici, soprattutto re cananei locali ma anche popoli limitrofi (Filistei, Madianiti), sotto la guida dei giudici, una sorta di capi militari temporanei.

La ricostruzione storica della conquista della Palestina è particolarmente problematica a partire dallo stesso resoconto biblico. Secondo il Libro di Giosuègli Ebrei agirono in maniera concorde, con tutte le tribù a formare un vero e proprio esercito, e la conquista del paese fu totale. Secondo invece il Libro dei Giudici la conquista fu lenta e frammentaria e si sarebbe limitata alle zone scarsamente popolate, lasciando inizialmente intatte le città cananee delle pianure, e avrebbe visto in azione singole (o gruppi di) tribù. Sono stati proposti diversi scenari:

  • conquista militare unitaria, come descritto dal Libro di Giosuè (W.F. Albright). A favore vi sono scavi archeologici che hanno mostrato la distruzione violenta di diversi insediamenti cananei intorno al 1250-1200. D’altro canto queste distruzioni possono essere dovute ad altri motivi (lotte cananee, incursioni egizie…), e soprattutto alcune delle città che Giosuè avrebbe conquistato erano in quel periodo disabitate: Arado, Ai e soprattutto Gerico, città con la quale si apre la campagna di Giosuè. Per questo l’ipotesi non gode attualmente di largo consenso.
  • infiltrazione graduale e pacifica almeno nella fase iniziale, come descritto dal Libro dei Giudici (A. Alt; M. Noth). A favore vi sono scavi archeologici che documentano la nascita, attorno al 1200, di almeno 250 nuove piccole comunità soprattutto nelle regioni montuose, tra le quali probabilmente anche quelle degli Ebrei. La cultura di questi insediamenti non si differenzia da quella cananea: se si tratta di insediamenti di Ebrei, questi hanno assimilato la cultura cittadina locale.
  • rivoluzione di classi sociali contadine (G.E. Mendenhall, N.K. Gottwald). In tal caso gli Ebrei non sono un gruppo immigrato ma autoctono cananeo. L’ipotesi godette di notevole diffusione negli anni sessanta e settanta, in concomitanza col prosperare del comunismo.

La seconda ipotesi è pertanto quella che attualmente gode di maggiore consenso, suggerendo un insediamento inizialmente lento e pacifico poi anche conflittuale, solitamente datato tra il 1200-1050 a.C.

Monarchia (1030-933 a.C.)

Secondo il Primo libro di Samuele, soprattutto per motivi di difesa dai nemici esterni, gli Ebrei chiesero al profeta Samuele di nominare un re. La scelta, guidata da Dio, cadde su Saul, che fu quindi il primo re degli Ebrei. La cronologia, la capitale, l’estensione del dominio e la gestione interna del regno non sono chiari: probabilmente regnò attorno al 1030-1010 a.C. (l’indicazione di 2 anni del Testo Masoretico di 1Sam13,1 è inverosimile e variamente corretta dalle varie traduzioni bibliche), probabilmente principalmente sulle tribù del nord, e ancora probabilmente il suo regno non sancì la nascita di un vero e proprio stato centralizzato burocratico e amministrativo ma fu limitato alla conduzione di campagne militari di difesa.

A Saul seguì Davide, “re di Giuda e re d’Israele”, l’archetipo del re degli Ebrei, descritto nel Primo e Secondo libro di Samuele. Nel suo regno, tradizionalmente datato attorno al 1010-970, Davide conquistò la città gebusea di Gerusalemme che stabilì come capitale essendo intermedia tra le tribù del nord e quelle del sud. Organizzò uno stato centralizzato sul modello egizio con funzionari, esercito (prevalentemente mercenari), tasse. Combatté vittoriosamente i popoli vicini (filistei, moabiti, ammoniti, edomiti, aramei di Damasco) riducendoli in stati vassalli o tributari e creando un forte regno “dall’Eufrate fino all’Egitto”, approfittando della relativa debolezza di Egitto e Assiria per i quali rappresentò una sorta di comodo stato cuscinetto.

Alla morte di Davide il regno passò a uno dei suoi figli, Salomone il cui lungo regno, descritto nel Primo libro dei Re, è tradizionalmente datato tra il 970-933 (o 931). Diversamente dal padre fu un re prevalentemente pacifico. Costruì il tempio a Gerusalemme (probabilmente restaurando un tempio cananeo preesistente), stabilì rapporti diplomatici e commerciali con i popoli confinanti creando anche un porto sul Mar Rosso, perfezionò il sistema statale centralizzato abbozzato da Davide, creò un sistema di tassazione e di corvées che generarono malcontento, fortificò diverse città del regno. Durante il suo regno si ribellarono e riottennero la piena indipendenzaDamasco ed Edom. Cedette anche al re di Tiro parte della Galilea.

Israele e Giuda

Nel 933 (o 931 o 926), alla morte di Salomone, le tensioni sempre presenti tra le tribù del nord e quelle del Sud (Simeone, la maggior parte di Beniamino e soprattutto Giuda) si acuirono per la pesantezza delle corvées, fino a giungere alla scissione del regno: le tribù del nord non accettarono come re Roboamo (933-916), figlio di Salomone, e si impose il regno di Geroboamo (933-911). A nord si costituì così il Regno d’Israele, con capitale aTirza, mentre nel sud continuò a regnare da Gerusalemme la dinastia davidica sul Regno di Giuda. La storia dei re del nord e del sud è descritta dal Primo e Secondo libro dei Re. I due regni furono profondamente diversi. Il rapporto tra essi fu prevalentemente conflittuale, sebbene questi conflitti siano stati poco più che scaramucce di frontiera.

Regno d’Israele (933-722 a.C.)

Il regno d’Israele, più vasto, ricco e popolato, era collocato sulle principali vie di comunicazioni internazionali e dunque più aperto agli influssi culturali e religiosi stranieri. Il primordiale culto monoteistico di YHWH si fuse già con Geroboamo con culti cananei. Dal punto di vista politico fu caratterizzato da una forte instabilità: i 19 re finirono spesso assassinati o deposti con colpi di stato militari. Numerosi furono gli scontri con gli Aramei. I principali re furono:

  • Omri (885-874). Trasferì la capitale a Samaria, probabilmente fondata ex novo. Durante il suo regno Moab riguadagnò l’indipendenza, come testimoniato anche dalla stele di Mesha, ritrovata nel 1868 in Giordania e datata al 842-840.
  • Acab (874-853). Guidò una coalizione antiassira di re palestinesi con rinforzi egizi dalla quale ne uscì sconfitto a Qarqar. Da allora il regno divenne un vassallo tributario dell’Assiria. Il fatto non è riportato dalla Bibbia ma testimoniato da una cronaca assira.
  • Geroboamo II (783-743). Riportò il regno a un relativo benessere e riconquistò alcuni territori in Transgiordania. Di esso testimonia un sigillo ritrovato a Meghiddo di “Shema, funzionario di Geroboamo”.

Nel 734 il re Pekach, alleato con Rezin re di Damasco, cercò di coinvolgere il regno di Giuda in una coalizione antiassira, e al rifiuto organizzò una “spedizione punitiva” nota come guerra siro-efraimita. Il re assiro Tiglat-Pileser III nel 733 attaccò il regno e ne annetté una parte, insediando un certo Osea (732-722) e deportando parte della popolazione in Assiria (2Re15,29;1Cr5,26). Quando Osea si ribellò agli assiri intervenne il re Salmanassar V che nel 722 distrusse Samaria. Deportò gran parte della popolazione israelita in varie zone del nord della mesopotamia (2Re17,6), dove si fusero con le altre popolazioni (vedi Dieci tribù perdute d’Israele), e deportò nella neoistituita provincia assira di Samaria popolazioni di diverse origini (2Re17,24).

Nel regno del nord furono diversi profeti: Elia (c.a 850); Eliseo (c.a 800); Amos e Osea (c.a 750).

VI SECOLO A.C.

Alcuni studiosi[26] ritengono che la figura di Angra Mainyu abbia ispirato negli ebrei la figura di Satana, come avversario di Dio, questo dopo il ritorno dall’esilio in Babilonia .

(ad esempio Paul Du BreilZarathustra (Zoroastro) e la trasfigurazione del mondo. Genova, ECIG, 1998, pagg.220 e segg.)

 

Regno di Giuda (933-587 a.C.)

Diversamente dal nord, la popolazione del piccolo Regno di Giuda è più omogenea e riunita attorno a Gerusalemme e al tempio, centro della fede in Yahweh. La posizione è decisamente marginale e isolata. I re di Giuda furono tutti della dinastia di Davide. I principali re furono:

  • Acaz (735-716?). Nel 734 rifiutò di partecipare alla coalizione anti-assira del re d’Israele Pekach e del re di Damasco Rezin, subendo la guerra siro-efraimita. Chiese aiuto a Tiglat-Pileser III facendo del regno un vassallo tributario degli assiri.
  • Ezechia (716-687). Attuò una riforma religiosa eliminando i culti cananei, sconfisse i Filistei. Nel 705 si ribellò all’Assiria alleandosi con l’Egitto. Nel corso di una campagna nell’occidente, nel 701 il re assiro Sennacherib annesse parte della Giudea e assediò Gerusalemme. L’assedio fu però interrotto: secondo 2Re19,35-36 si trattò di una miracolosa liberazione da parte di Dio, ma probabilmente si trattò di un’epidemia di peste, oppure motivi politici interni che richiedevano il ritorno del re nella capitale, oppure un pesante tributo versato da Ezechia e taciuto nella Bibbia (il successivo reManasse risulta tributario dalle cronache assire). Comunque il regno del sud non subì la conquista e la deportazione come avvenne per quello del nord.
  • Manasse (687-642). Ristabilì il pluralismo religioso precedente a Ezechia e passò alla storia come il re empio per eccellenza.
  • Giosia (640-609). Crollata l’Assiria (Ninive fu conquistata dai Babilonesi nel 612) divenne vassallo dell’Egitto. Nel 622 intraprese un’importante riforma religiosa in base al ritrovamento nel tempio di un “libro della legge” (verosimilmente il Deuteronomio o parte di esso, composto probabilmente da leviti provenienti dall’inviso nord e per l’accettazione del quale fu inscenato il ritrovamento). Morì nel 609 in uno scontro a Meghiddo col faraone Necao, dal quale sperava di riscattarsi con l’aiuto della nuova potenza babilonese.

In seguito alla battaglia di Karkemish del 605 tra egiziani e babilonesi, vinta da questi, la regione siro-palestinese cadde sotto il dominio babilonese. Nel 601 il re di Giuda Ioakim (609-598) si ribellò confidando nell’aiuto egiziano. Il re babilonese Nabucodonosor mosse contro Giuda e conquistòGerusalemme il 16 marzo 597. Deportò il re Ioiachin (598-597) e parte della classe dirigente del regno e nominò re Sedecia (597-587). Nonostante il parere contrario del profeta Geremia e di Baruc, che consigliavano realisticamente la sottomissione a Babilonia, Sedecia si ribellò contro Babilonia nel 589, e Nabucodonosor tornò in Giudea e conquistò Gerusalemme nel luglio-agosto del 587. Il tempio fu distrutto e gran parte della classe dirigente e della popolazione esiliata.

Nel regno del sud furono attivi diversi profeti: Isaia (c.a 750-700); Michea (c.a 750); Naum (c.a 660); Sofonia (c.a 630); Geremia (c.a 626-587); Ezechiele (c.a 593-571).

Efraim e Yehudah

La discordia sorse anche con riferimento a quanto avvenne con i veri Samaritani d’allora, alle varie “ribellioni” ed alla suddivisione della Terra d’Israele.

Esilio babilonese (587-538 a.C.) e diaspora

Con la deportazione di Nabucodonosor del 587 il baricentro del popolo ebraico si spostò presso Babilonia. Tuttavia gli strati più poveri della popolazione rimasero in Giudea. A questi due nuclei bisogna aggiungerne un terzo, seppure di minore entità, dato dalla cosiddetta diaspora egizia.

Giudea

Dopo la conquista di Gerusalemme e la deportazione del luglio-agosto 587, i babilonesi affidarono la Giudea a un certo Godolia, una sorta di governatore generale. Il popolo rimasto era costituito prevalentemente da agricoltori e la produzione era limitata a una mera economia di sussistenza. Godolia venne assassinato poco dopo (settembre-ottobre 587) da un certo Ismaele, di discendenza davidica, che aveva probabilmente l’intento di ripristinare la monarchia. Il tentativo non ebbe successo e Ismaele fuggì in Egitto con un altri e costringendo il profeta Geremia a seguirli. Nel 582/581 vi fu una terza e minore deportazione.

Sugli anni della Giudea prima del ritorno dei rimpatriati le fonti storiche non trasmettono nient’altro. Una descrizione poetica e tragica è trasmessa dal biblico Libro delle Lamentazioni.

Diaspora babilonese

I Giudei deportati in più fasi tra il 597 e il 582 a.C., probabilmente in totale circa diecimila, furono insediati dai babilonesi a Tel-Aviv, presso il fiume Chebar, non distante da Babilonia. Il profeta Ezechiele, anch’egli deportato, secondo quanto testimoniato dall’omonimo libro biblico deve aver tenuto desta la speranza di un ritorno in Giudea. La situazione dei deportati comunque fu caratterizzata da una relativa libertà e tranquillità, al punto che al momento del successivo rimpatrio diversi decisero di restare a Babilonia. Nella città mesopotamica di Nippur sono stati ritrovati gli archivi di una sorta di banca risalenti al 450-400 a.C., e i nomi di alcuni possidenti locali erano ebrei.

Nella diaspora babilonese viene solitamente collocato l’inizio della sinagoga.

L’opera di riflessione degli esiliati sulla storia del popolo ebraico ha probabilmente dato inizio alla stesura dei testi del Pentateuco, terminata poi nel successivo rientro in Giudea.

Diaspora egizia

Nel V secolo, al tempo della accennata fuga di un gruppo di Giudei con Geremia in Egitto, sono testimoniati in questo paese alcuni insediamenti ebraici. Non è chiaro se queste comunità fossero state fondate dai profughi o se questi si aggiunsero a nuclei preesistenti. I profughi con Geremia si stanziarono a Tahpanes, Dafne in greco (Ger43,7), mentre sono citate comunità ebraiche anche a Migdol e Menfi (Ger44,1).

Particolarmente significativo era l’insediamento di Elefantina, nell’alto Egitto nel quale era presente un tempio nel quale si adorava oltre a YHWH altre due divinità. L’ultimo testo relativo a questa comunità isolata risale al 399 non si sa come finisce

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Persiani (539-332 a.C.)

Ciro, re dei Persiani, conquista Babilonia. Uno dei primi provvedimenti del re (538) fu quello di permettere il ritorno in patria delle popolazioni forzatamente esiliate dai Babilonesi, tra i quali anche i Giudei, ma comunque gran parte degli Ebrei preferì restare a Babilonia. Il ritorno degli esiliati avvenne sotto la guida di Sesbassar, nome aramaico di Zorobabele che in seguito il re Dario fece diventare governatore della Giudea, con al fianco il sommo sacerdote Giosuè.

Ricostruzione del Tempio di Gerusalemme (520-515 a.C.)

In questo periodo furono attivi i profeti Aggeo, Gioele e Zaccaria che testimoniano la forte speranza messianica di una restaurazione della monarchia nella figura di Zorobabele, speranza poi non adempiuta. Il fallimento di questa profezia è all’origine del cosiddetto movimento apocalittico, nel quale si collocano le redazioni delle diverse apocalissi, fino al II secolo.

Inviati persiani (445-398 a.C.)

Arrivano a Gerusalemme diversi inviati dei Persiani. Prima Neemia che fa ricostruire le mura della città, impedisce i matrimoni misti con donne pagane, cerca di incrementare la popolazione della città. Poi arriva il sacerdote Esdra che riaffrontò la questione dei matrimoni misti. e con un decreto del Re di Persia la Torah, la cui compilazione definitiva era probabilmente già stata terminata al tempo di Neemia, diventa legge statale per gli Ebrei.

Maccabei (332-134 a.C.)

Alessandro Magno, diretto verso l’Egitto, occupa la Palestina e con questo gli Ebrei in Giudea vennero quindi a contatto con la cultura ellenistica. Come anche per gli altri territori conquistati Alessandro assicurò libertà di culto e riconobbe l’autorità del sommo sacerdote. Secondo Giuseppe Flavio è in questo contesto che si creò lo scisma con i samaritani, quando Alessandro concesse loro il permesso di costruire il tempio sul monte Garizim. Alla morte di Alessandro nel 323, in accordo alle direttive della Spartizione di Babilonia, la Giudea passò sotto il dominio dei re Tolomei d’Egitto, i quali proseguirono la politica di tolleranza.

Antioco III (200 a.C.)

Antioco III, re seleucide di Siria, con l’aiuto degli Ebrei conquista la Palestina. Per ringraziarli gli garantì notevoli privilegi fiscali. I rapporti tra Ebrei e re ellenistici cominciarono a incrinarsi dal 187 quando Seleuco IV, in difficoltà finanziarie, saccheggiò il tempio di Gerusalemme (2Mac3 riferisce però che il tentativo fu mandato a vuoto da un intervento miracoloso di Dio).

Antioco IV Epifane (175-164)

Il successore di Antioco porta all’aperta rottura. Nel 169 saccheggia il tempio. Nel 167 ordina la costruzione di un altare a Zeus nel tempio e proibì la circoncisione e la celebrazione delle feste ebraiche, incluso il sabato, pena la morte. In questa opera di ellenizzazione forzata trovò appoggio in un forte partito filoellenista che comprendeva tra l’altro il sommo sacerdote.

Questa persecuzione antigiudaica scatenò l’opposizione degli Ebrei tradizionalisti che si definirono hasidim, i “pii”. Da questi gruppi derivarono probabilmente i farisei. La rivolta antiseleucide scoppiò a Modin, per opera di un sacerdote di nome Mattatia, un cui antenato si chiamava Asmoneo. Suo figlio Giuda, soprannominato Maccabeo (martello), divenne capo della resistenza e riuscì a conquistare Gerusalemme nel dicembre del 164. Il 18 dicembre di quell’anno riconsacrò il tempio, evento ricordato nella festa ebraica della Hanukkah (dedicazione). Antioco V (164-162), successore di Antioco IV, concesse un editto di tolleranza.

Demetrio I (162-150)

Il nuovo re riprese la lotta uccidendo Giuda Maccabeo nel 161. A questi successe suo fratello Gionata (161-143) che ottenne nel 152 dal pretendente al trono seleucide Alessandro Balasl’autonomia per la Giudea e la carica di sommo sacerdote. In reazione a quest’ultima nomina si costituì probabilmente il gruppo degli esseni attorno al sommo sacerdote legittimo. Gionata fu ucciso a tradimento nel 143 e capo del movimento divenne un terzo fratello, Simone (143-134), anch’egli sommo sacerdote e governatore.

Diaspora ellenistica

L’ellenismo vide anche il fiorire delle comunità ebraiche della diaspora, in particolare in Egitto, in particolare nella città di Alessandria dove arrivò a contare circa 40.000 individui, forse 1/5 della popolazione. In questa città venne tradotta la Bibbia in greco (Septuaginta).

Filone di Alessandria (c.a 13 a.C.-45 d.C.) cercò di armonizzare la religione ebraica con la cultura e i concetti greci.

Dinastia Asmonea (134-63 a.C.)

Sebbene la Giudea raggiungesse l’indipendenza già nel 164 a.C. con la liberazione di Gerusalemme da parte di Giuda Maccabeo, è solo con il regno di Giovanni Ircano I (134-104), figlio di Simone Maccabeo, che ebbe inizio la vera e propria dinastia asmonea. Sotto il regno di Iracano vennero conquistati e convertiti forzatamente gli Idumei e si consolidarono i gruppi dei sadducei, farisei e forse anche esseni. Nel 128 distrusse il tempio dei samaritani sul monte Garizim. Successori:

  • Aristobulo (104-103), figlio di Giovanni. Conquistò la Galilea.
  • Alessandro Ianneo (103-76), fratello di Aristobulo. Scontratosi con i farisei, ne fece crocifiggere qualche centinaio attorno a Gerusalemme.
  • Alessandra Salomé (76-67), vedova di Alessandro.

Alla sua morte si scatenò una lotta di successione tra i figli Ircano II e Aristobulo II. Ircano si rivolse a Roma e Pompeo occupò Gerusalemme nel 63 a.C.

Dominazione/protettorato romano (63 a.C.)

Pompeo confermò Ircano II nel ruolo di sommo sacerdote e spedì Aristobulo a Roma prigioniero. La Giudea diventa uno stato vassallo di Roma senza un re ufficiale, guidata dal sommo sacerdote.

Erode Family (50 a.C. 4 a.C.)

L’idumeo Erode Antipatro ottenne la carica di governatore della Giudea da Giulio Cesare. Il figlio, Erode “il Grande”, conquista Gerusalemme con l’aiuto dei romani e viene riconosciuto come re dei Giudei fino alla morte. Per consolidare il potere fece uccidere buona parte del Sinedrio, il cognato Aristobulo, la moglie Mariamne, la suocera Alessandra, i figli Alessandro, Aristobulo e Antipatro. Attorno al 20/19 a.C. intraprese il restauro e l’ampliamento del tempio di Gerusalemme. Fece costruire o ricostruire diverse città e fortezze: Samaria, Cesarea Marittima, l’Erodium, Macheronte, Masada, la Fortezza Antonia. Alla sua morte, secondo la sua volontà il regno fu diviso tra i suoi figli:

  • Erode Archelao (4 a.C. – 6 d.C.) fu etnarca (titolo inferiore a quello di re) di Giudea e Samaria. Nel 6 d.C. l’imperatore Augusto esiliò forzatamente Archealo inGallia in seguito alle proteste di una delegazione di Ebrei giunti a Roma. La Giudea divenne una provincia romana legata alla Siria con capitale a Cesarea Marittima.
  • Erode Antipa (4 a.C. – 39 d.C.) fu tetrarca (titolo inferiore a re ed etnarca) di Galilea e Perea (cioè la Transgiordania), regnando da Tiberiade.
  • Erode Filippo (4 a.C. – 34 d.C.) fu tetrarca della parte nord-orientale del regno di Erode, regnando da Cesarea di Filippo.

Nonostante l’autonomia formale, tutte le entità politiche della Palestina erano sottomesse a Roma.

Alla morte di Erode Filippo nel 34 l’imperatore Caligola nominò successore Erode Agrippa I. Nel 39 riuscì a far esiliare Erode Antipa, ottenendo anche la Galilea e la Perea. Nel 41 Claudio gli affidò anche il territorio della Giudea: tra il 41 e il 44, anno della sua morte, regnò sull’intero territorio palestinese che fu del nonno Erode il Grande. Alla sua morte la Giudea tornò a essere una provincia romana.

 

FASE CRISTIANA

Joshua (7 a.C. – 30)
Joshua ben Yosef nasce in Palestina e cresce in una comunità di esseni, religiosi ebrei studiosi della Legge della Torah e conoscitori di arti mediche. Con queste conoscenze, o forse con veri miracoli, Joshua riesce a convincere molti suoi coetanei ad essere il Messia, ovvero il prescelto che secondo l’antica profezia d’Isacco avrebbe liberato gli ebrei dal dominio degli stranieri. Gesù crea quindi un movimento di pensiero, “La Via”, basato sui tipici concetti esseni, ovvero amore per il prossimo, condivisione dei beni, vegetarianismo, povertà materiale e ricchezza spirituale, ed altri, con l’unica differenza che, mentre gli Esseni (trad. i “Puri”) sono, come tutti gli ebrei, chiusi in sé stessi e disinteressati al proselitismo, Joshua decide di diffondere a tutti le sue idee, quindi anche a non-ebrei, a pagani, a prostitute e a lebbrosi. A proprio tutti.
Joshua non è l’unico a definirsi Messia, anzi, ce n’è una vera marea, ma sicuramente è uno di quello che risulta più convincete e che attira di più l’attenzione, tant’è che i romani decidono di farlo fuori su ordine di sadducei e farisei, due partiti politici ebraici che sono sempre stati contro, ma che su una questione si sono messi d’accordo, la sua condanna. Questo perché l’economia del tempio era basata sulla vendita di animali per sacrifici, e Joshua voleva diffondere l’idea di diventare tutti vegetariani, e poi anche perché Joshua ha fatto una scenata distruggendo tutti i banchi nel tempio e liberando gli animali in vendita. Insomma, alla fine Joshua viene arrestato e fatto crocifiggere, così decide di lasciare il mandato di continuare a diffondere il verbo.

E lo lascia a Giacomo il Minore.

Stefano (33-34)
A Gerusalemme Stefano era a capo dei cristiani ellenisti che avevano avuto un atteggiamento piuttosto sovversivo nei confronti delle istituzioni ebraiche, in particolare del tempio, e ciò portò ad uno scontro con il sinedrio (il “parlamento” ebraico di Gerusalemme), con la morte di Stefano e l’allontanamento della comunità da Gerusalemme. Essi si trasferirono quindi ad Antiochia e lì cominciarono a predicare anche a proseliti dell’ebraismo di origine non ebraica, costituendo le prime comunità cristiane composte da membri non nati nell’ebraismo.

In special modo ad Antiochia si erano costituite diverse comunità cristiane di non-ex-ebrei, ma ex-pagani, grazie a Stefano, che ci era andato dopo che lui e cristiani “ellenisti” erano stati scacciati da gerusalemme.

I giudeo cristiani capeggiati da Pietro e dai gerosolimitani, seguaci di Giacomo il Minore, che praticavano integralmente la legge ebraica e pregavano regolarmente nel tempio di Gerusalemme, ed erano tollerati dalle altre componenti del giudaismo tant’è che quando Giacomo venne ucciso, nel 62, la sua morte provocò sconforto presso i farisei della città.
I gentili, greci e proseliti che provenienti dal paganesimo, convertiti e capeggiati da Paolo (e dal suo braccio destro Barnaba), la cui interpretazione della predicazione di Gesù metteva in disparte la legge mosaica, rispettata invece a Gerusalemme.

Saulo di Tarso (34 – 49)

A Damasco, all’esecuzione del primo apostolo martire Stefano, il giudeo-fariseo Saulo di Tarso, allievo dell’importante rabbino Gamaliele, assiste come custode dei mantelli. Lui stesso ha partecipato alla caccia ai giudei-cristiani, ma dopo questo avvenimento, forse vedendo con quale fede e passione questi giudei sostenessero le loro idee, inizia a nascere in lui una fiducia verso questo movimento messiniaco denominato “La Via” e dispregiativamente “cristiani”. Entra a contatto con questa filosofia di pensiero grazie al discepolo giudeo-cristiano Anania, e né rimane totalmente affascinato, tanto da diventare uno dei più grandi evangelizzatori che la storia ricordi (inizia a predicare a Damasco, in Arabia, Siria, Cicilia, ecc) ed uno dei tre capi definitivi. Arriva quindi alla stessa importanza di San Pietro, ovvero il primo convertito al pensiero di Gesù, e suo fratello Giacomo, a cui è stato lasciato il compito di gestire il movimento fino al Suo ritorno.

La presenza di tre capi porta inevitabilmente alla creazione di schieramenti interni con visioni discordanti. San Pietro e Giacomo rimangono più o meno sulla stessa lunghezza d’onda, ovvero molto vicini al pensiero di Gesù. San Paolo invece, che si è dato un gran da fare a convertire un sacco di elleni e gentili, che è l’ultimo arrivato, e che non ha mai visto Gesù di persona, inizia a formulare ovviamente un proprio pensiero.

San Paolo Vs San Pietro (34-49)
Dopo la morte del Leader carismatico gli Apostoli decidono di diffondersi nel mondo. Chi va in Asia, chi in Africa, chi in Europa, e chi resta alla base. Pietro diventa Vescovo di Antiochia. Questo gran diffondersi di idee si estende come una macchia d’olio e si iniziano a formare un po’ ovunque delle comunità cristiane. Purtroppo il fatto che iniziano ad essercene tante comporta che ogni comunità agisca un po’ a modo suo, quindi bisogna che qualcuno dei Capi invii delle lettere a queste comunità per spiegargli nei dettagli tutte le varie cose, regole, divieti, dogmi, ecc.

Ci pensa San Paolo, che gli viene l’idea di rimuovere il vegetarianismo dai dogmi del “Vero Cristiano” perché secondo lui difficilmente la gente si sarebbe convertita alla loro religione se avessero mantenuto quel dogma. San Pietro non è d’accordo. Nasce una lite.

 

Caligola (12 – 41)

A Roma, nel 37, sale al potere l’Imperatore Caligola, che nei primi otti mesi fece molti atti di bontà e clemenza. Abolì il reato di lesa maestà e diminuì le tasse. Organizzò a Roma spettacoli e feste, di giorno e di notte, con distribuzioni di doni. Fu molto amato, tanto che all’affettuosità dei romani si aggiunse la benevolenza degli stranieri. I greci di Alessandria gli dedicarono una quadriga in bronzo. (Studi Miscellanei, 29 «L’ERMA», 1996 )

Purtroppo un anno dopo, nel 38 dC,  Caligola fu colpito da una malattia, che lo portò dalla benevolenza alla perversione. Si dedicò a cerimonie orgiastiche in compagnia di Pirallide, nota meretrice. Ai banchetti invitava le matrone di Roma per poi strapparle ai mariti e portarle a letto. A fatto compiuto, lodava le prestazioni sessuali delle donne parlandone agli stessi mariti. Caligola si unì incestuosamente con le sorelle. Intanto, nei bordelli si praticava continuamente l’aborto o l’abbandono in gran segreto dei bimbi appena nati. Di fatto, nel periodo di pace romana (Ara Pacis  9 a.C.–180 d.C.) si diffuse la depravazione dei costumi.

Nel suo delirio di onnipotenza e narcisismo arrivò ad autoproclamarsi “dio vivente”. Fece pervenire dalla Grecia le più suggestive statue delle divinità elleniche sostituendo la loro testa con la sua. Ordinò di collocare una sua statua presso tutti gli edifici religiosi dell’impero, comprese le sinagoghe di Alessandria d’Egitto dove viveva Filone, l’autore di Sapienza.

Filone di Alessandria (38)

L’autore di Sapienza, che rappresenta i giudei ellenizzati, e che scrive mentre i fatti sono in atto, assiste alla degenerazione di Caligola. Assiste a «il misfatto più abominevole» di Caligola, il quale viola il primo e il secondo Comandamento: Non avrai altri dèi di fronte a meNon ti farai idolo né immagine alcuna. Proviamo a immaginare se oggi si decidesse con un decreto-legge di collocare una statua di Buddha o di Maometto in ogni chiesa cattolica: sarebbe un sacrilegio alla fede cristiana e un atto di sopraffazione. Di sicuro scoppierebbero rivolte, come quella del 38 dC ad Alessandria, di cui accenna Sapienza.

Il libro Sapienza viene completato dopo il secondo viaggio di Filone d’Alessandria a Roma, nel 41, quando incontrò Tiberio. In ogni caso, anche escludendo la paternità di Filone le conseguenze non cambiano. Chiunque sia colui che scrisse il libro della Sapienza sotto il nome di Salomone, la Parola di Dio rinnega la Resurrezione e la natura divina di Cristo. [approfondimento]

Filone conosceva Gesù, ma non credeva nei suoi miracoli. Ruppe con i cristiani di Gerusalemme perché, come ci dice Sant’Agostino, «Pietro costringeva i pagani a giudaizzare» perché «quei riti (circoncisione) erano ancora necessari alla salvezza» (Lettera di Agostino a Girolamo – Epistolario di Girolamo Lettera LXVII – paragrafo 5)

Nasce la prima comunità cristiana a Roma (40)

Concilio di Gerusalemme (50)

Viene indetto il primo Concilio della storia del Cristianesimo, ovvero viene fatta una riunione, presieduta da Giacomo il Giusto fratello di Gesù, che vede da una parte San Paolo con gli etno-cristiani da lui convertiti (pagani elleni e gentili) che non accettano di seguire a fondo i precetti giudaici come la pasqua e, soprattutto, il discorso della circoncisione, e dall’altra San Pietro con i giudeo-cristiani che invece sostenendo che per essere cristiani bisogna essere prima di tutto giudei, ritengono che sia di necessaria importanza la circoncisione come tutto il resto. Il significato del discorso verte quindi sul dubbio se i Cristiani costituiscano una variante del giudaismo o siano proprio una religione a sè.

La formula concordata dal concilio dimostra, comunque, che il problema viene superato solo in parte, perché di fatto una divisione permase e ne troviamo traccia nella maggior parte delle Lettere di San Paolo, nelle quali risalta la sua continua lotta contro le problematiche create nelle Chiese dai cristiani giudaizzanti.

FASE PAOLINA / POST-CRISTIANA

Prima Guerra Giudaica (66-74)

Scoppia una grande rivolta contrastata prima da Vespasiano poi Tito, che porta alla conquista di Gerusalemme e alla distruzione e saccheggio del tempio nel 70. Fu sedata definitivamente nel 74 con la presa di Masada. I morti complessivi tra gli Ebrei furono circa 600.000, circa metà della popolazione palestinese.

 

Ignazio di Antiochia (110)

Anche se Gesù aborriva l’idea di un Clero e di una Chiesa Istituzionalizzata, il vescovo di Antiochia, Ignazio (? – circa 110), faceva sapere scrivendo agli Efesini che il vescovo era unico, era la massima autorità dell’ecclesia, doveva essere rispettato allo stesso modo di Dio. A lui si deve una prima suddivisioni di incarichi nell’ecclesia tra vescovi, presbiteri e diaconi(2) e l’uso, per la prima volta, delle parole Chiesa e Cristianesimo.

E’ l’inizio della costruzione di una gerarchia nella Chiesa. Un vescovo rappresenta il luogo e dal vescovo dipendono i diaconi ed i presbiteri che venivano nominati con l’imposizione delle mani. In tal modo entravano in un ordo risultando ordinati. E’ d’interesse notare che l’ordo era una istituzione imperiale romana. Vi erano tre ordo che distinguevano i cittadini per importanza. Il primo era quello che raggruppava senatori e governanti, il secondo quello che metteva insieme i vari notabili, il terzo quello che caratterizzava la plebe. La Chiesa distinse in due gli ordo che la riguardavano, quello delle gerarchie (i minus ter o ministri che via via divennero magis ter o maestri, con un passaggio epico e tipico da minus a magis) e quello della plebe (chiaro no ?).

San Cipriano (200-258)

A questo punto fu San Cipriano a rendere sacerdoti (persone sacre, consacrate, diverse dal gregge dei fedeli) i ministri, attingendo direttamente dalla tradizione ebraica e costruendo quindi la categoria di chierici contro i quali Gesù si era battuto, dati i risultati, inutilmente.

E questo uso divenne generalizzato dopo il Concilio di Nicea (325) perché Costantino voleva un gruppo di persone di riferimento ed affidabili cui assegnare la cura dei sudditi dell’impero. La codifica della figura del sacerdote (prima delegata ai vescovi quindi ai presbiteri) avvenne nel V secolo, quando l’eucarestia che precedentemente ogni fedele poteva officiare divenne sempre più una esclusiva del clero.

San Girolamo (347-420)

Fino al IV secolo molte persone si opposero con fermezza alla clerizzazione dei Cristiani. E’ il caso, ad esempio, di San Girolamo che nel rifiutare i sacerdoti affermava che nei testi sacri si parlava solo di diaconi e di presbiteri e non di vescovi e quindi il diventare vescovo significava essere fuori dall’ecclesia. San Girolamo, che era personaggio di rilievo in quanto tradusse la Bibbia in latino (la famosa Vulgata), rifiutò di conseguenza la carica di vescovo e la sua posizione la fece presente anche nella traduzione della Bibbia, quando in luogo del termine che propriamente significa diacono mise quello di minus ter o ministro che vuol dire colui che è sottoposto agli altri. Fu la Chiesa post Girolamo a cambiare quel termine in magis ter, che vuol dire colui che è più su degli altri.

Papa Libero (354)

Rimpiazza artificialmente la nascita del Maestro Israelita con la tradizionale festa pagana del Solstizio d’Inverno, con un atto di puro marketing e colonialismo culturale.

Papa Leone I (390-461)

Occorre comunque osservare che a partire dal III secolo e fino a più o meno l’anno Mille valeva quanto aveva introdotto San Leone Magno poi Papa Leone I (390-461) e cioè che ogni comunità sceglieva i suoi ministri e, attenzione, li poteva revocare. Dopo l’anno Mille il sacerdote iniziò ad essere imposto dall’alto e venne eliminata quella norma di salvaguardia della revoca. Oggi un vescovo indegno, ad esempio pedofilo, arrivato lì non scelto dai fedeli ma dal vertice, non può essere rimosso non solo dall’ecclesia, dall’assemblea dei fedeli, ma neppure dalle massime autorità della Chiesa.

 

FASE COSTANTINA / POST-POST-CRISTIANA

Costantino (285-337)

L’imperatore Costantino sostenne la Chiesa cristiana, le concesse la libertà di religione, inserendola nella struttura politico-amministrativa dell’Impero e promulgando numerose leggi che favorirono il clero. In cambio anche la Chiesa lo sostenne, nonostante Costantino non fosse di certo da meno dei suoi predecessori per quanto riguardava la mania del potere, la sete di dominio e la sua crudeltà. Egli condusse molte guerre. I cristiani delle origini che volevano restare fedeli ai loro ideali pacifici furono costretti, con la minaccia della tortura, ad andare in guerra per l’imperatore. Si dice che l’imperatore Costantino facesse riempire di piombo liquefatto la gola di coloro che non volevano mangiare carne.
Da quel momento, e in tal modo, il cristianesimo delle origini fu totalmente pressoché cancellato. Da quel momento, i cristiani vennero costretti ufficialmente a prestare servizio in guerra, a mangiare animali e a bere alcolici.

Nel Concilio di Nicea (325) egli impose alla Chiesa il proprio concetto di cristianesimo.
A questo punto era necessario adattare anche i vangeli allo spirito del tempo che soffiava e per farlo furono impiegati i cosiddetti “correctores”. Soprattutto nel periodo che seguì il Concilio di Nicea, si dice che molti testi vennero falsificati intenzionalmente. Non si sa in modo certo fino a che punto molte cose fossero state cambiate anche da Paolo ed è possibile presupporlo solamente sulla base di alcune citazioni che sono state tramandate.

Ma chi era Costantino?

Quei vescovi corrotti che parteciparono al Concilio di Nicea definirono Costantino condottiero amato da Diovescovo di tutti, nominato da Dioesempio di vita nel timore di Dio, che illumina l’umanità tutta; e prelibatezze del genere. In realtà Costantino era noto per essere un imperatore di una crudeltà ineguagliabile, fu un pagano nel senso peggiore del termine, fu sanguinario, massacrò intere popolazioni, organizzò al circo spettacoli in cui gli oppositori venivano sbranati da varie fiere affamate, sgozzò suo figlio Crispo, strangolò sua moglie, assassinò suo suocero, ammazzò suo cognato, … Sua madre, Elena, era una baldracca (stabularia, letteralmente stalliera) dei Balcani che suo padre, Costanzo Cloro, aveva conosciuto sbronzo in una taverna nei suoi viaggi di conquista. La Chiesa, quella di cui parlo, la fece Santa. Addirittura Ambrogio ebbe a dire che la Chiesa aveva elevato Sant’Elena dal fango al trono. Si può dire che la Chiesa non ha perso da allora i suoi costumi: si è sempre legata, come oggi in Italia, con il meglio della fauna mondiale.

 

Lupacchiotto (311 – 388) 

Ulfila converte molti goti al Cristianesimo ariano. Tradusse (con estrema difficoltà) la Bibbia dal greco in gotico antico, di cui creò l’alfabeto (detto appunto gotico): tutto questo prima ancora che venisse realizzata la Vulgata, la traduzione in latino dell’intera Bibbia, da parte di Girolamo.

Tuttavia già nel 325 l’arianesimo venne giudicato eretico dal Concilio di Nicea (a cui partecipò lo stesso Eusebio di Nicomedia in difesa della concezione ariana del cristianesimo), così Ulfila ed il suo testo in seguito furono accusati di eresia.

Morì a Costantinopoli nel 388, quando la maggioranza dei goti era ormai convertita al Cristianesimo.

 

Editto della Tolleranza (361)

Dopo la morte di Costantino il Grande i Cristiani avviarono una progressiva e sistematica opera di abbattimento di Templi e altari politeisti. Nel 361 d.C., al fine di arrestare il processo persecutorio contro i pagani e le rispettive divinità, appena acclamato Imperatore dai suoi legionari, Flavio Claudio Giuliano, passato alla storia come “l’Apostata“, promulgò l”Editto della Tolleranza” sanzionando per legge il rispetto reciproco fra tutti i culti praticati nell’Impero.

 

Semidei pagani (375)

Mentre i primi cristiani veneravano solo Dio (Gesù stesso rifiutò di essere considerato oggetto di Culto) in quet’anno la Chiesa introdusse il culto dei SANTI e degli ANGELI, per compiacere le tendenze pagane del popolo.

 

Editto di Tassalonica (380)

Di tutt’altro avviso, nel 380 d.C., gli Imperatori Augusti, Flavio Teodosio, Flavio Graziano e Flavio Valentiniano, in nome di Dio, emanarono l”Editto di Tessalonica” con il quale imposero il Cattolicesimo come dottrina unica da professarsi nelle Province dell’Impero Romano. Pertanto, la prima volta dalla sua fondazione, l’Impero Romano stabilì che tutte le fedi pagane, come le cristiane eretiche, venissero dichiarate illegittime.

Concilio di Costantinopoli (381)

L’anno seguente, in coerenza con l’Editto di Tessalonica, convocati i Vescovi dell’Impero nel “Concilio di Costantinopoli” del 381 d.C., fu confermato il precedente Credo niceno del 325 ma ne venne forzato l’assioma fino a comprendere la Santa Trinità e Maria Vergine madre di Gesù Cristo unigenito.
Nel settembre del 394 d.C., presso l’attuale fiume Isonzo (Friuli), venne ingaggiata la conclusiva “battaglia del Frigido” che vide l’esercito pagano sconfitto dalle armate cristiane condotte da Teodosio I il Grande: fu così sancito il definitivo trionfo del Cattolicesimo.

I vangeli attuali furono trascritti ex novo in esecuzione del Credo cattolico, definito nel Concilio di Costantinopoli del 381 d.C. Una dottrina alla quale venne aggiunta la “Natività” di Gesù, nei vangeli di Luca e Matteo, allo scopo di fornire la documentazione teologica utile ai Vescovi per decretare, nel successivo Concilio di Efeso del 431 d.C., l’ultimo dogma che conclamò la SS. Vergine Maria, Madre di Dio.

Priscilliano (385)

Il Vescovo Priscilliano, dopo aver ricordato a tutti che il vegetarianesimo era un Principio voluto da Gesù Cristo e fondamentale per i cristiani, viene torturato e giustiziato insieme ai suoi seguaci, e le loro ricchezze vengono tutte confiscate dalla Chiesa. Priscilliano è ufficialmente il primo eretico messo a morte dalla Chiesa Cattolica.

 

Teodosio I il Grande (392)

Una volta insediato Teodosio I come Signore unico dell’Impero Romano Cattolico, l’alto Clero redasse i nuovi codici biblici, intenzionalmente corredati dei riscontri storici del I secolo (ricavati dai rotoli giacenti nella bibioteca imperiale) al fine di comprovare la “sequela christi” iniziata con l’Avvento del “Salvatore” e i suoi successori (Mt 19,21). Alcuni anni dopo, a spese dello Stato, furono inviati i Clerici nelle Province dell’Impero a diffondere la “buona novella” manoscritta nei testi nuovi. Al contempo i Vescovi avviarono la distruzione di tutte le biblioteche private e provinciali, tranne quella imperiale e quella di Roma, quest’ultima assegnata in proprietà alla Chiesa di Pietro.

 

Concilio di Efeso (431)
Sulla base di forti pressioni popolari che “reclamavano” per l’assenza di “divinità femminili” nel Cristianesimo, proclamò MARIA “Madre di Dio”. Tale rassicurante e superstiziosa venerazione colmava il “vuoto” lasciato dalle varie Dee della religione pagana. Maria prese dunque il posto, nella devozione popolare, di Diana, Iside, Artemide, e varie altre dee.

Molte caratteristiche del culto della “madonna” risalgono a divinità femminili precristiane. L’iconografia della Vergine con in braccio il bambino, è ispirata al culto di Iside (ivi comprese le “grotte” come tipico luogo di “apparizioni”). Lo stesso racconto della verginità di Maria e della nascita “miracolosa” di Gesù fu aggiunto ai Vangeli posteriormente, per facilitare la diffusione del Cristianesimo fra i pagani che già erano “abituati” ai racconti riguardanti esseri “semidivini” figli di un dio e di una donna vergine (Eracle, Mithra, Horus, ecc.)

Concilio di Braga (561)

Per eliminare ogni dubbio sul vegetarianismo voluto da Cristo ed effettuato dai Cristiani, la Chiesa decide di inserirlo addirittura tra le eresie, diventando così “l’eresia di Priscilliano”.

Gregorio Magno (593)
Il vescovo di Roma Gregorio inventa il PURGATORIO. Questa leggenda permetterà alla Chiesa, per molti secoli, fino a tutt’oggi, di “vendere” suffragi, indulgenze, “promozioni” in paradiso, per inculcare nella mentalità della gente che il potere della chiesa arriva fino… all’aldilà!

Il Primo Papa (610)
Per la prima volta un vescovo di Roma viene chiamato “papa”. L’idea fu dell’imperatore Foca, che prese il potere facendo assassinare il suo predecessore. Per tale atto criminale, il vescovo Ciriaco di Costantinopoli lo scomunicò, ma Foca, per ritorsione, proclamò “papa” (ossia capo di tutti i vescovi) il vescovo di Roma, ossia Gregorio I, il quale, bontà sua, rifiutò un simile titolo, fedele alla tradizione episcopale della chiesa cristiana dell’epoca. Tuttavia, il vescovo di Roma successivo, cioè Bonifacio III, accettò di avvalersi del titolo di “papa”.

Il Cristianesimo antico era nettamente contrario a capi spirituali, l’Autorità era esercitata più o meno democraticamente per mezzo di CONCILI. Ma il messaggio originale di Gesù era ben più radicale:“Ma voi non vi fate chiamare ‘Maestro’; perché uno solo è il vostro Maestro, e voi siete tutti fratelli. Non chiamate nessuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli. Non vi fate chiamare guide, perché una sola è la vostra Guida, il Cristo…” Matteo 23:8-10

 

La Croce (788)
La chiesa cattolica adotta ufficialmente l’adorazione della croce, delle immagini e delle reliquie dei santi. Ovviamente si tratta di pratiche superstiziose, adatte a sottomettere psicologicamente il popolo e a mantenerlo in una suggestionabile ignoranza. I primi cristiani, proprio come gli ebrei, consideravano IDOLATRIA ogni pratica di questo tipo. Poiché il secondo dei famosi DIECI COMANDAMENTI di Mosè proibiva il culto delle immagini, e ciò poteva turbare i sinceri devoti, la chiesa MODIFICO’ addirittura la lista dei dieci comandamenti, CENSURANDO il secondo e dividendo i 2 l’ultimo.

A tutt’oggi, anche nelle Bibbie cattoliche, la lista dei comandamenti è riportata fedelmente, mentre il CATECHISMO cattolico continua ad alterare la lista. Una contraddizione EVIDENTE che non suscita particolare scandalo solo perché la stragrande maggioranza dei cattolici sono pressoché indifferenti nei confronti delle questioni spirituali.

Ma ecco la lista dei DIECI COMANDAMENTI di Mosé come è riportata nel libro dell’ESODO al capitolo 20:

I “VERI” 10 COMANDAMENTI DELLA BIBBIA

Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, in schiavitù:
1. Non avrai altri dèi all’infuori di me.
2. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. 
3. Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano.
4. Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te.
5. Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio.
6. Non uccidere.
7. Non commettere adulterio.
8. Non rubare.
9. Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
10. Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo.

Si noti anche la SOSTITUZIONE, operata dalla chiesa, del comandamento “non commettere adulterio” diventato nel Catechismo cattolico “non fornicare” oppure “non commettere atti impuri”.

Giovanni 14° (995)
Giovanni 14° introduce la “canonizzazione dei santi”. Nel Nuovo Testamento il termine “santi” si riferisce a TUTTI I MEMBRI della comunità. Paolo conclude le sue lettere con la tipica espressione “un saluto a tutti i santi”. Si potrebbero fare molti altri esempi. L’idea che essere “santo” sia una condizione pressoché IRRAGGIUNGIBILE per le persone comuni ha una precisa funzione POLITICA in quanto avvalora l’idea di una società GERARCHICA, dove i poveri, i semplici e gli umili possono soltanto sottomettersi ai “potenti” (sia del Cielo che della… Terra!) ed invocare la loro MISERICORDIA piuttosto che reclamare GIUSTIZIA!

Gregorio 7° (1079)
Papa Gregorio 7° introduce il CELIBATO DEI PRETI.
Nel Nuovo Testamento si dice l’esatto contrario, ovvero secondo Paolo il “vescovo” DEVE avere famiglia, in quanto:

“…bisogna che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola moglie, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare,  non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro. Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità,  perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?” (1a Epistola a Timoteo, cap. 3)

Il rosario (1090)
Viene introdotto il ROSARIO. Ciò costituisce l’ennesimo capovolgimento dell’insegnamento di Gesù, che disse:

“… E nel pregare non usate inutili dicerie come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per la moltitudine delle loro parole…. Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, e serratone l’uscio fai orazione al Padre tuo che è nel segreto…..” (Matteo 6:5-8)

Concilio di Verona (1184)
Viene istituita l’INQUISIZIONE per gli eretici. Di tutte le invenzioni della chiesa cattolica, questa è quella più immensamente lontana sia dallo spirito e dalla lettera del vangelo sia da ogni minimo spirito umanitario.

DA QUESTA DATA, PER OLTRE 5 SECOLI, LA STORIA DELLA CHIESA CATTOLICA SARA’ UNA STORIA CRIMINALE, FATTA DI OSSESSIVA RICERCA DI POTERE, DI INTRIGHI POLITICI ED ECONOMICI, DI STERMINI, DI TORTURE, DI ROGHI, DI REPRESSIONE DI OGNI ATTEGGIAMENTO DI SIA PUR VAGA OPPOSIZIONE, MA SOPRATTUTTO LA RELIGIONE SARA’ USATA PER SFRUTTARE LE ISTINTIVE PAURE DELL’UOMO E PER SOTTOMETTERE LA GENTE SEMPLICE ED UMILE.

Vendita delle Indulgenze (1190)
Inizia la “vendita di indulgenze”. Che il denaro possa far acquisire MERITI SPIRITUALI, oltre ad essere un concetto del tutto OPPOSTO allo spirito del Cristianesimo primitivo, rappresenta una notevole degenerazione MORALE sia per la chiesa che per la gente comune.

Che Dio stesso si lasci “corrompere” dal denaro rappresenterà uno “schema mentale” che avrà delle conseguenza catastrofiche sull’etica dominante dei paesi cattolici.

Innocenzio III (1198-1216)

Senti nonna, su sto stronzo ci sarebbe veramente tanto da dire, ma riporto solo le cose più importanti. Intanto nel 1208 ha bandito una crociata verso i catari, la prima crociata della storia identta da cristiani contro i cristiani. In seguito, per debellare completamente l’esistenza dei catari papa Gregorio IX creo appositamente il Tribunale dell’Inquisizione, che impiegò settant’anni ad estirpare il catarismo dal sud della Francia.

Transustanzazione (1215)
Papa Innocenzo 3° proclama il “dogma” della TRANSUSTANZAZIONE. Ovvero, il pane dell’eucarestia (in seguito ostia) cessa di essere un semplice SIMBOLO della COMUNIONE per diventare “vero corpo e vero sangue” di Gesù.
Dopo aver RINNEGATO in mille modi lo SPIRITO dell’insegnamento di Gesù, fondato sull’amore, sull’interiorità e sulla libertà, ora la chiesa riduce il povero Nazareno a una piccola particella farinacea da far mangiare ai fedeli!
Una aberrante cerimonia pagana, un “pasto sacro” sanguinario e cannibalesco!
Anche in questo la chiesa ha sapientemente manipolato la psicologia dei fedeli: se i PRETI hanno il POTERE di TRASFORMARE particelle di pane nel “VERO” corpo (e sangue) di Gesù, evidentemente occorre SOTTOMETTERSI A LORO CON TIMORE!

Nello stesso anno in cui fu introdotta la “transustanzazione”, Innocenzo 3° rende OBBLIGATORIA la cosiddetta “confessione auricolare” ovvero quella fatta all’orecchio del prete. E pensare che i primi cristiani offrivano solo a Dio il loro pentimento, nella loro interiorità.

Tommaso d’Aquino
La persecuzione dei cristiani che vivevano in modo vegetariano-vegano continuò anche nel periodo del Medioevo. In tutti i secoli la Chiesa perseguitò i cristiani delle origini che seguivano un’alimentazione vegetariana e che non approvavano lo sfarzo della chiesa di Stato pagano. Essi furono in genere denigrati con il marchio di eretici e settari e quindi calunniati e perseguitati ed uccisi.

La base filosofica per la persecuzione avvenuta nel periodo del Medioevo fu posta dal dottore della chiesa Tommaso d’Acquino. Secondo i suoi insegnamenti, gli animali non sentono dolore e sofferenza. I cristiani liberi che nel periodo dell’inquisizione si rifiutavano di uccidere animali pubblicamente, venivano impiccati come eretici. Nel 1051, ad esempio, furono condannati a morte numerosi cosiddetti eretici, perché si erano rifiutati di uccidere e di mangiare dei semplici pollastri.

L’ATROCE STERMINIO DEI CATARI
Nel medioevo c’erano numerosi gruppi che volevano ritornare ad un modo di vivere proprio del cristianesimo originario. Un esempio in tal senso furono i Bogomili o i Catari Albigesi. Essi erano vegetariani-vegani. Si proponevano di “non uccidere alcun animale, di non mangiare carne e vivere soltanto di frutti”. Furono tutti sterminati in modo atroce dalla Chiesa di Stato. Molte persone hanno ancora profondamente radicati nel subconscio questi pregiudizi della Chiesa, nonostante siano convinte di essere persone progressiste. È sufficiente sentir parlare di una “setta” per risvegliare i loro antichi pregiudizi presenti, nonostante non ce ne sia alcun motivo.

La Nascita Definitiva della Classe Sacerdotale (1225)

Le varie contorsioni teologiche sul sacerdozio terminarono nel 1225 con il Concilio Laterano IV, quando Papa Innocenzo III stabilì che l’eucarestia poteva essere officiata solo da un sacerdote validamente e lecitamente ordinato. Nascevano i professionisti di Dio, coloro che rendevano i fedeli degli spettatori di un atto che li dovrebbe vedere partecipi, l’eucarestia(3). Un esercito che iniziò ad arruolare fannulloni, persone con il vitto e l’alloggio garantiti in ogni disastro ed avversità, che intrapresero una carriera di corruzione senza precedenti che raggiunse il suo apice tra il XIV e XV secolo tanto da originare la Riforma. In nome di Gesù.

(3) Pepe Rodriguez – Verità e menzogne della Chiesa cattolica – Editori Riuniti 1999 [un commento all’edizione italiana di questo libro è d’obbligo. Il titolo spagnolo è Las mentiras de la Iglesia catolica. Anche chi non conosce lo spagnolo può osservare che si parla delle menzogne della Chiesa e in nessun lato si parla di verità. L’ipocrisia ed il servilismo regnanti in questo Paese hanno dovuto cambiare financo il titolo di un libro].

 

L’ignoranza è forza (1229)
La chiesa cattolica, ormai abissalmente lontana dal Cristianesimo delle origini, per prudenza e per evitare contestazioni, decide di mettere LA BIBBIA(ivi compresi i Vangeli) nell’indice dei LIBRI PROIBITI. 
Un fedele che avesse “osato” leggere il Vangelo, rischiava dunque la PENA DI MORTE come sospetto ERETICO!

Evidentemente sono provvedimenti che “lasciano il segno” anche nel DNA, perché a tutt’oggi la maggioranza dei cattolici ignora che il contenuto dei Vangeli e della Bibbia è in aperto contrasto con la chiesa cattolica e non sospetta minimamente che esistano punti di vista DIVERSI da quelli che sono stati loro inculcati sin dalla primissima infanzia.

Concilio di Ravenna (1311)
Viene inventato il battesimo per aspersione dei fanciulli. I primi cristiani battezzavano solo gli adulti, in quanto il battesimo rappresentava un semplice rito simbolico di rinascita, adatto a sottolineare l'”iniziazione” dei convertiti.
Gesù non invitava le persone a compiere riti religiosi, ma a cambiare vita, a scoprire il Regno di Dio nel proprio cuore, non nelle cerimonie o nelle formalità.

Confilio di Firenze (1439)
La leggenda popolare del Purgatorio diventa un “dogma” di fede. Non c’è assolutamente nulla nelle scritture cristiane che alluda ad un simile “luogo” metafisico. Tale credenza viene incoraggiata dalla chiesa cattolica con il solo scopo di spaventare i fedeli e, al tempo stesso, per renderli più dipendenti dalle interessate indulgenze della Chiesa.

Madonna 2.0 (1854)
Papa Pio IX proclama il nuovo dogma della cosiddetta Immacolata Concezione. Prosegue dunque il processo di “divinizzazione” di Maria, perché la chiesa cattolica, abile manipolatrice di menti e di popoli, sa molto bene che più si accentua il ruolo delle divinità “materne” e più la gente regredisce a livello infantile, diventando così ancora più sottomessa all’autorità della Chiesa (che guarda caso, anch’essa si autodefinisce come “santa madre”).
Il concetto di “concezione immacolata” non ha alcun senso rispetto all’insegnamento di Gesù, bensì deriva dalla metafisica greca e dal paganesimo.

Il Papa Infallibile (1870)
Papa Pio IX impone alla chiesa cattolica un assurdo privilegio che nessun papa precedente aveva osato mai reclamare: quello della INFALLIBILITA’ DEL PAPA. Guarda caso, ciò è accaduto nello stesso anno in cui la Chiesa, con la presa di Roma, ha perso definitivamente il potere temporale. Quasi una “rivincita” dunque, sul piano di una pretesa autorità assoluta in campo spirituale e morale.
Che un uomo possa considerarsi una “autorità religiosa” oltretutto “infallibile” è uno dei massimi STRAVOLGIMENTI dell’antica fede cristiana e dell’insegnamento di Gesù.

Super Madonna (1950)
Pio XII proclama che il corpo di Maria sarebbe “volato via”, in cielo (dogma della cosiddetta ASSUNZIONE). Dove si troverebbe ora? In orbita intorno alla Terra? I fedeli cattolici, ormai immunizzati ad ogni senso del ridicolo, privi di ogni capacità critica, si accontentano del fatto che nel calendario ci sarà un giorno festivo in più, ovvero il 15 agosto, ripristinando un’antica festa in onore della dèa Diana.

Perché la chiesa cattolica impone come “verità” queste leggende pagane? Perchè sa benissimo che così facendo, la gente si “abitua” ad obbedire passivamente. Più sono assurdi i dogmi da credere, più sottomesso e servile sarà l’atteggiamento mentale del fedele. E’ una tecnica ben conosciuta anche dai capi militari, che a volte impongono comandi illogici proprio per “addestrare” ad una cieca obbedienza.

Oggi (2000)
Il cristianesimo ecclesiastico odierno, in particolare modo quello cattolico, non ha più quasi nulla a che fare con il cristianesimo originario vero e proprio, con il Nazareno e quindi con il vero insegnamento di Gesù, ma è in primo luogo un insegnamento autoredatto che si basa quasi esclusivamente sull’esercizio e sul mantenimento del potere. Sono sufficienti l’inquisizione, i roghi su cui sono state arse le streghe, le crociate, l’odio nei confronti degli ebrei e delle donne e la collaborazione con i nazionalsocialisti nel cosiddetto Terzo Reich per macchiare di sangue la storia della chiesa cattolica. Con questo sangue si potrebbero riempire i bacini di tanti mari.

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Infine consiglio la visione di questo video e  questo video, a parer mio molto ben fatti e chiari.

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