Le Menzogne della Chiesa su Voltaire

3140581261_2245147d14_zVoltaire è stato uno dei più grandi combattenti contro l’oscurantismo delle schiavitù mentali religiose.

Guerriero del razionalismo e della ragione, dopo la morte, è stato detto di tutto e di più su di lui.
La Chiesa, falsa come sempre, e migliore di tutti a raccontare bugie nel corso della storia, ha ovviamente iniziato in tutti i modi a cercare di diffamarlo. Le accuse più frequenti sono le seguenti.

Accusa di Traffico di Schiavi

«Mi è sempre sembrato significativo che Voltaire abbia investito buona parte dei suoi lauti redditi come intellettuale di corte proprio in una società di navigazione negriera, che assicurava cioè il trasporto degli schiavi africani verso l’America» (Qualche ragione per credere, Ares 2008, pag. 101).

Non mi limiterò ad un’analisi ad hominem, anche se un libro dal titolo Qualche ragione per credere qualche pensiero sulla sua poca neutralità lo potrebbe lasciar intendere. Veniamo a noi.
Tralasciando che il fatto ad oggi non abbiamo la minima fonte storica al riguardo, trovo molto curioso che trattasse schiavi, quando lui stesso nei suoi libri spergiura contro la schiavitù.
Quello che sappiamo dagli storici invece è che, citando Wikipedia, l’attribuzione della libertà intesa come diritto naturale non avvenne nel medioevo cristiano, ma solo nel XVIII secolo grazie ai contributi di John Locke e, guarda caso, Voltaire.  [wiki:Traffico_di_esseri_umani]

Voltaire è stato il primo proprietario terriero a trattare umanamente con gli umili contadini, e non per affittargli le sue terre, ma per donargliele. Fu il primo proprietario terriero d’Europa a farlo. Una concezione del tutto nuova di fare il “padrone”. [FONTE]

«Voltaire non esitò a diventare azionista di un’impresa di Nantes per la tratta dei negri, investimento eminentemente remunerativo» (L. Poliakov, Storia dell’antisemitismo, La Nuova Italia 1976, vol III, pag. 122) [FONTE: uccronline]

Miei cari vermi infamatori di Unione Cristiani Cattolici Razionalisti, la presunta lettera dove Voltaire in cui si complimenta con un armatore negriero di Nantes, l’unica fonte esistente che citate voi, è stata dimostrata dagli storici come un evidente falso, scritta nel 1877 dal falsario Jacquot (Jean Ehrard, Lumières et esclavage. L’esclavage colonial et l’opinion publique en France XVIIIe siècle, André Versaille éditeur (2008), p. 28). In realtà, esiste solo una lettera di Voltaire indirizzata all’armatore Montadouin, datata 2 giugno 1768, in cui il filosofo illuminista semplicemente ringrazia l’armatore per aver dato il suo nome ad un vascello (Voltaire, Oeuvres complètes, tomo XII “Correspondence générale”).

Perché non create nuove lettere false più credibili la prossima volta?

Accusa di Razzismo

Un’altra è l’accusa di razzismo. Questa è parzialmente vera. Voltaire era un poligenista, riteneva che i neri fossero una razza inferiore a bianchi. Meno civilizzati e con un intelletto inferiore. Ma se la gente sapesse contestualizzare, saprebbe che a quel tempo tutti erano razzisti. Saprebbe che gli  stessi scienziati dell’epoca diffondevano tesi razziste.

Tutti gli abitanti del 1700 erano razzisti. Non solo il volgo, ma anche i colleghi illuministi come Diderot e D’Alembert che ritenevano i neri come tendenzialmente viziosi e “per lo più inclini al libertinaggio, alla vendetta, al furto e alla menzogna” e Hume che invece diceva « Sospetto i Negri e in generale le altre specie umane di essere naturalmente inferiori alla razza bianca. Non vi sono mai state nazioni civilizzate di un altro colore che il colore bianco. Né individuo celebre per le sue azioni o per la sua capacità di riflessione… Non vi sono tra di loro né manifatture, né arti, né scienze. Senza fare menzione delle nostre colonie, vi sono dei Negri schiavi dispersi attraverso l’Europa, non è mai stato scoperto tra di loro il minimo segno di intelligenza. »

Qui non si tratta di difendere il razzismo, ma di metterci nei panni di queste persone. Se voi, candidi moralisti moderni, foste vissuti in quell’epoca, sareste stati razzisti anche voi.

Carlo Ginzburg rifletteva su questo tema: “Voltaire, che era senza dubbio un razzista in senso lato, non aderì mai pienamente al razzismo in senso stretto” e conferma che questo atteggiamento “nei confronti della questione della razza, e più specificamente nei confronti dei neri, era largamente condiviso dai philosophes” [Carlo Ginzburg, Il filo e le tracce: vero, falso, finto, Feltrinelli Editore, 2006, p. 123.].

Se vogliamo andarla a vedere fino infondo, in realtà, la visione di Voltaire su questo lato era molto più aperta dei suoi contemporanei. Pur considerando i neri come animali (ed effettivamente, purtroppo per loro, erano a livelli animali seriamente) e senza nascondere questa antipatia etnistica, si mostra comunque meno razzista dei suoi contemporanei, da come si capisce da alcuni suoi libri, come il famoso “Candido”, dove il personaggio più intelligente di tutto il libro è Cacambo, il servo mulatto dell’ingenuo e stupidotto protagonista “ariano”.

Inoltre, pur ritenendo i neri incapaci di pensieri profondi, come abbiamo visto nel paragrafo antecedente Voltaire ha il merito di essere stato uno dei primi uomini del suo tempo a combattere contro la schiavitù.

Accusa di Antisemitismo

“Voi non troverete in essi che un popolo ignorante e barbaro, che raggiunse dopo lungo tempo la più sordida avarizia e la più detestabile superstizione e il più invincibile odio per tutti i popoli che li tollerano e li arricchiscono” [Voltaire, Dictionnaire philosophique, Vol. 5, 1829, Parigi, pp. 462-463.]. L’antropofagia era la sola cosa mancate al popolo israelitico “per essere il più abominevole popolo della terra” [Voltaire, Oeuvres complètes de Voltaire, Vol. 7, Chez Thomine et Fortic, Paris, 1821, p. 274.].
Qui vale la stessa cosa del discorso precedente. Contestualizziamo. Voltaire non ha mai detto di mandare gli ebrei al rogo o altro (ma qualcuno che lo accusa sì) anzi ha sempre combattuto contro la pena di morte e i l’intolleranza. Detto ciò, quello che dice è veramente falso? Analizziamo un attimo la frase.
“Voi non troverete in essi che un popolo ignorante e barbaro (Riflettiamo)
che raggiunse dopo lungo tempo la più sordida avarizia (no gli ebrei non sono affatto famosi per l’avarizia, no no)
e la più detestabile superstizione (affermazione sostenuta anche da ebrei come Freud e pacifisti come Bertrand Russell)
e il più invincibile odio per tutti i popoli che li tollerano e li arricchiscono (Qui basterebbe leggere qualche libro di storia)

Se pensate che queste cose siano false, aprite gli occhi per favore. Informatevi sulle lobby composte da fondamentalisti ebraici. Non si tratta di razzismo biologico, ma avversione al sionismo integralista che con la sua mentalità religiosa, violenta e supremazista ha sempre creato odio e divisioni e tutt’oggi stermina bambini innocenti nel medio oriente. Quella nei confronti degli ebrei è una critica analoga a quella che muove ai cattolici, non si riferisce in termini di razzismo ma in termini di degrado culturale provocato dalle religioni.

Poi, personalmente, non sopporto che la Chiesa venga a fare la morale su questo argomento quando lei più di chiunque altro ha dato la caccia e sterminato gli ebrei, ha creato campi di concentramento, e ha ideato per prima l’idea di far indossare una stella ebraica sui vestiti degli ebrei per riconoscerli.

Uno dei motivi per cui Voltaire ce l’aveva con gli ebrei, e questo i cattolici non velo dicono, è che questi invece di collaborare con gli illuministi hanno deciso di rimanere dogmaticamente bigotti come la Chiesa, se non di più. Avevano il potenziale, ma hanno deciso di ostacolare l’illuminismo. E non solo. Diversi anni dopo la morte di Voltaire, in seguito ai fatti del 1789, mentre una piccola parte del giudaismo soccombette remissivamente all’avanzata della rivoluzione e ne ratificò gli esiti (si pensi al Sinedrio rabbinico convocato da Napoleone), un’altra parte molto importante si oppose ostinatamente, in nome della tradizione, al dilagare della modernità che gli editti francesi propagavano.

Accusa di Conversione Pre-Morte

Questa è, secondo me, la peggiore accusa che si potesse fare mai a Voltaire. Qui abbiamo toccato il fondo. Mille volte peggiore dell’accusa di essere uno schiavista e un filo-nazista. Questa è la menzogna più grave di tutte. Molti uomini di Chiesa sostengono che prima di morire Voltaire abbia rinnegato i valori dell’Illuminismo e si sia convertito al cattolicesimo.

A testimonio di ciò, vengono portate a prova due testmonianze. Una di fronte all’abate Mignot, e l’altra di fronte ad un clericale di nome Gauthier. In Le creature: ampio libro dell’uomo si afferma che “si contano due ritrattazioni di Voltaire, l’una del 30 marzo 1769, l’altra del 2 marzo 1778.”

La prima si rifà all’opera di Eduard Mennechet, pubblicata nel 1840 intitolata “Le Plutarque Francais: vies des hommes et femmes illustres de la France”. A pag. 31 del tomo settimo dell’opera, si riferisce come Voltaire, tornato a Parigi, dopo aver avuto una forte emorragia, facesse chiamare il sacerdote cattolico Gauthier al quale “..consegnò una dichiarazione…”. Può essere sufficiente?

La seconda, riportata nel numero XII della rivista francese Correspondance Littéraire, Philosophique et Critique (1753-1793) ambientata nella casa del marchese di Villete, alla presenza dell’abate Mignot e del marchese Villevielle, tutti e tre firmatari, in qualità di testimoni, dove Voltaire si sarebbe “confessato dall’Ab. Gauthier, e di aver domandato perdono a Dio ed alla Chiesa degli scandali che avesse potuto dare”. [Raimondo Sabunde, Le creature: ampio libro dell’uomo, Reggio, 1818, p. 195.]. 

Dunque. La famosa dichiarazione citata da Eduard Mennechet non è mai stata trovata. Mai.
Addirittura, il parroco di parrocchia di San Sulpicio, dove Voltaire viveva, la giudicò insufficiente considerando chi l’aveva scritta e chi erano i testimoni.
L’altra conversione invece venne detto “Considerata la peculiare qualità delle persone che ne attestarono e firmarono, tale documento può essere considerato un narrazione non documentata e di parte, in quanto in totale contraddizione con opera, filosofia e cultura di Voltaire”.

Bisogna notare inoltre che anche personaggi come Diderot e l’ateo barone d’Holbach, dopo aver preso accordi con sacerdoti, furono sepolti in una chiesa (l’alternativa era la fossa comune) pur riconosciuti da tutti come soggetti non convertiti. Se Voltaire si fosse davvero convertito come si dice, che motivo avrebbe avuto la curia parigina per opporre il veto alla sepoltura come ad un morto privo di assoluzione?


Infine la versione degli amici che gli stettero accanto fino all’ultimo contrasta totalmente la questione della conversione. Si racconta che, in punto di morte, il filosofo respinse un sacerdote, che lo invitava a confessarsi e ad abbandonare Satana, dicendo: “Non è tempo di farsi nuovi nemici”.

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3 Comments

  1. Allora perche non “contestualizzare” anche Inquisizione e Crociate invece di utulizzarle sempre come vessilli del dispotismo ecclesiastico?

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