LE PAROLE SONO IMPORTANTI

 

Trovo di un’importanza assoluta scrivere questo pezzo, sopratutto perché il tema
è sottovalutato dalla maggior parte delle persone.

Al giorno d’oggi se osi mettere in discussione alcune cose vieni subito additato negativamente
rendendo impossibile il dialogo.

Hai dubbi e vuoi fare ricerche storiche sull’olocausto? Sei un negazionista.
Hai dubbi sulla immigrazione incessante in Italia? Sei un razzista.
Hai dubbi sulla politica bellica israeliana contro il popolo palestinese? Sei un antisemita.
Hai dubbi su questo sistema? Sei un complottista.

Quest’ultima parola, tra le tutte, mi sembra quella più fastidiosa e la più difficile da abbattere.
Oggi siamo arrivati ad un punto, molto grave secondo me, che come osi sollevare anche il minimo dubbio
sulla classe politica o economica dominante, tu sia additato come un complottista che crede ai rettiliani e simili.

Certo, i complottisti esistono, così come esistono i razzisti, gli antisemiti, i maschilisti, etc.

Ma qui la cosa ha sorpassato la possibilità di dialogo.

Questo è dovuto alla nascita di una categoria di fanatici, che chiamerei “anti-complottisti”.

Cioè, dove da una parte esistono veri e propri “complottisti” che vedono complotti ovunque, dall’altra esistono
persone che non osano mettere in dubbio nulla di nulla di ciò che gli viene propinato dai media,
anche quando i media ritrattano le info che avevevano dato tempo prima.

Come diceva Voltaire “se qualcuno contraddice qualcun’altro, entrambi hanno ragione, ognuno nel suo tempo”.

Ovviamente la frase è sarcastica, ma per gli “anti-complottisti” è una verità, una verità da non mettere in dubbio, come le altre.

Il miglior modo per combattere questa categoria e non lasciargliela vinta è, ahimè, trovare una parola negativa che descriva loro.

Trovare un sostantivo che renda vergognoso il non porsi mai dubbi su ciò che ci viene propinato dai media, così
come oggi è ritenuto vergognoso dubitare sempre.

Ma quale potrebbe essere?

Scettico? No, scettico è più un complimento. Inoltre non mi sembra il caso di parlare di scetticismo, visto che gli
“anti-complottisti” non mettono mai in dubbio ciò che gli propinano i media.

Ignavo? Forse. I complottisti sentono il bisogno di schierarsi anche quando non è necessario, gli “anticomplottisti”
invece rimangono passivi alla società, pensano di vivere “nel migliore dei mondi possibili”, e se il mondo va male
è solo colpa degli stupidi che li circondano. Loro sono esuli da qualsiasi colpa.
Sono ignavi dunque? Sì, ma non è nemmeno questa la parola che li descrive meglio, in quanto alla fine prendono una posizione.
Prendono la posizione di voler ridicolizzare i complottisti, per questo li fa sentire più intelligenti.

Convenzionalista? Parola non molto famosa, ma da molti viene usata come l’opposto di complottista.

Debunker? Assolutamente no. Molti ritengono che l’opposto del complottista sia il debunker. I debunker sono le  persone che analizzano le teorie del complotto e le smontano.

Qualunquisti? Molto meglio. Secondo me il vero contrario della parola “complottista” è “qualunquista”.
So che dagli anticomplottisti questo viene usato come sinonomo di “complottista”, ma è giusto? ha senso?
Pensateci.
Il complottista è una persona che vede complotti ovunque, anche dove non ci sono.
Il qualunquista, invece, è quello che attribuisce ai problemi in circolazione delle soluzioni trite e ritrite dai media.
Il complottista cerca soluzioni fantasiose ai problemi. Magari sono rettiliani? Magari scie chimiche?
Vero o falso che sia, c’è una ricerca, non un’accettazione passiva.
Non a caso degli studi scientifici hanno dimostrato che i complottisti tendono ad essere più intelligenti della media,
ma non voglio approfondire questa cosa, perché sembrerebbe quasi un elogio al complottismo, e io non sono affatto la
persona che ne farebbe uno.

Ma disprezzo ancor di più gli anticomplottisti, che domande non se ne pongono, e che deridono i primi dall’alto piedistallo
della loro ignoranza.

Ma insomma quindi, qual è quindi la migliore parola per descrivere questi soggetti?

Una poco conosciuta in italia è “tiepidi”. E’ così che in america descrivono i passivi della società. (continua)

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