L’Età della Ragione

Il titolo provocatorio trae volontariamente in inganno. Non si riferisce ad un’età come “era”, o fase temporale, bensì all’età cronologica di chi può aver ragione.

Siamo abituati a pensare che una persona più anziana dica cose più vere di una persona giovane. I molti casi può esser così, ma non per questo dobbiamo pensare che sia una regola ferrea e non cambiabile. Soprattutto se in quei casi “l’aver ragione” del soggetto più anziano concorda esattamente con un suo utile, economico o di altro tipo.

Un’importante fallacia smonta questo ragionamento: argumentum ad experientiam, ma la “dialettica” non è una materia che viene insegnata nelle scuole, quindi il popolo non ci arriva a conoscenza. Se, come io spesso ripeto, la gente conoscesse a memoria tutte le fallacie, o almeno le classificazioni principali, vivremmo indubbiamente in un mondo più democratico.

Perché la comunicazione è tutto. E perché è esattamente una fallacia ad hominem il problema a monte di tutto questo. Pensare che una persona sia giovane sia una dimostrazione dell’invalidità della sua tesi.

Niente di più sbagliato.

Mai valutare la validità di una tesi in base alla persona che la espone, ma valutala in base alla tesi stessa.

Gli antichi latini dicevano “barba no facit philosophum”. Eppure al giorno d’oggi, nella società dell’apparenza, la “barba” è sempre richiesta per la credibilità del “philosophum”.

Sempre dall’antichità ci viene la frase “Intellegentior sum senibus”, versetto estrapolato dalla Bibbia, che alla lettera significa: ho più senno di chi precede negli anni.

Nel mondo ebraico l’anzianità costituiva un elemento molto importante nella gerarchia sociale. L’affermazione del salmista era, perciò, rivoluzionaria per la cultura dell’epoca. L’espressione è entrata nell’uso comune tutte le volte che si rivendica solo ad elementi oggettivi relativi ai contenuti e non all’età anagrafica l’autorevolezza delle asserzioni proposte.

Bertrand Russell, riferendosi in special modo alla libertà accademica, ma anche a quella in generale, disse:

“La libertà è minacciata da due fronti: la plutocrazia e le Chiese, in gara fra loro per rafforzare la censura economica ed ecclesiastica. L’una e le altre si coalizzano per scagliare accuse di comunismo contro chiunque non abbia opinioni “conformi”. Ad esempio, ho osservato con interesse che, sebbene io abbia criticato severamente il governo sovietico fin dal 1920, e in anni più recenti abbia energicamente affermato che esso è un governo non meno bestiale di quello nazista, i miei critici ignorano tutto questo, e citano trionfalmente quei pochi passi nei quali, in una parentesi di ottimismo, ho accennato alla possibilità che qualcosa di buono possa venire anche dalla Russia. La tecnica del procedimento contro uomini, le cui opinioni non sono bene accette a certi gruppi potenti, è stata molto perfezionata, costituendo un grave pericolo per un progresso ordinato. Se l’uomo preso di mira è ancora giovane e relativamente sconosciuto, i suoi diretti superiori possono essere indotti ad accusarlo di incompetenza professionale, e questo basta per metterlo tranquillamente da parte. Contro persone più anziane o troppo note, si provoca l’ostilità pubblica con false insinuazioni.”

Quest’ultime due frasi, vere quanto mai, dovrebbero essere capite dalla popolazione, in quanto sono uno degli strumenti maggiormente usati dalle elitè per mantere lo status quo e far si che le cose non cambino.

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