Liberalismo Antiliberista

Il liberalismo che si lega ai dogmi diventa l’antitesi di se stesso.

Al giorno d’oggi molte persone tendono a confondere liberalismo con liberismo, oppure, nel migliore dei casi, pensano che non si possa avere l’uno senza l’altro.

Questo errore di comprensione è dovuto principalmente dai liberisti, i quali giovano dall’accumunare le due ideologie affinché si arrivi a dire, in extremis, che senza il liberismo si ha per forza una società che tende automaticamente ad un’organizzazione illiberale, e cioè autoritaria.

Finché sono i liberisti a definirsi liberali non c’è nulla di strano, in quanto la differenza prima dell’avvento di Croce non è mai stata molto chiara. Ma da Croce in poi si sono create chiaramente due forme di liberalismo:

– un liberalismo crociano, avverso appunto al totale liberismo, quindi non economico ma di carattere filosofico, sociale e politico;

– e un liberalismo einaudiano, cioè il liberismo vero e proprio, e cioè il liberalismo a cui si riferiscono oggi tutte le think tank liberiste e i politici ed economisti liberisti di oggi.

La storia ha dimostrato come il liberismo e il liberalismo siano effettivamente in antitesi, ma l’informazione nell’attuale società capitalista è gestita da chi dispone le ricchezze per influenzare media e posizioni accademiche.

Infondo, come diceva Sandro Pertini:

“La libertà senza la giustizia sociale non è che una conquista fragile, che si risolve per molti nella libertà di morire di fame.”


Il problema della lingua

Un altro motivo per cui scappa spesso questa confusione è dovuto al fatto che questi termini hanno tendenzialmente significati diversi in base al contesto storico e alla lingua utilizzata.

Il termine “liberale” è nato in Spagna nel 1812 per indicare un partito parlamentarista e costituzionalista; oggi invece in inglese identifica qualcuno a favore dell’intervento statale.

Il termine “liberal“, diffuso sia in USA che, per successiva esportazione, anche in Gran Bretagna, è un termine nato negli anni trenta per indicare una politica di espansione delle garanzie dell’assistenza sociale e della redistribuzione dei redditi. In pratica, ciò che si intende attualmente in Europa per “socialista”. Probabilmente, la negatività associata a quest’ultimo termine in USA ha indotto alla ricerca di un eufemismo, ovvero di un termine alternativo per lo stesso significato.

Ad esempio Bernie Sanders si definisce liberale, anche se preferisce il termine progressista in quanto lui stesso riconosce che esistono anche i liberali liberisti.

“Neoliberalism” si traduce conNeoliberalismo” (termine politico) e cioèNeoliberismo” (termine economico), ovvero l’ideologia liberista (Privatizzazioni, azzeramento delle tasse e dello stato sociale) rispolverata dopo il suo primo esilio dalla storia.

Alcuni dicono che non esiste la traduzione di “liberismo” in inglese. In realtà questo è falso, esiste “liberism“, così come esiste “libérisme” in francese e “liberismo” in spagnolo. Il punto è che questi termini sono poco usati, in quanto si preferisce usare il termine di derivazione francese Laissez-faire.

In ogni caso, se le altre lingue sono difettose e hanno pochi vocaboli questo non dovrebbe costituire un nostro limite e un modo per censurarci, al contrario, dovrebbe metterci nella posizione di avanguardia intellettuale e culturale per gli altri Paesi come l’Italia è stata molto spesso nel corso della storia.


Costituzione: liberale o antiliberale?

Alcuni sostengono che la Costituzione italiana stessa sia antiliberale o illiberale, ma anche qui non si comprende che in realtà, quando si trova scritto “vecchio liberalismo”, “liberalismo puro”, “liberalismo individualistico”, “liberalismo agnostico”, “liberalismo economico”, “economia liberale”, “economia capitalistica liberale pura”, ordinamento economico liberale” o “concezione liberale in materia economica” ci si riferisce in tutti i casi al liberismo, non al liberalismo.

Non a caso il liberale Lucifero ci “tiene subito a fare una distinzione fra vecchio e nuovo liberalismo, rilevando che quest’ultimo accetta le concezioni di nazionalizzazione, di controllo e di coordinamento dello Stato che non appartengono certo al vecchio liberalismo.”

In ogni caso, i socialisti, avversi chiaramente al liberismo, non rifiutano il liberalismo storico, come appare evidente nelle parole Luigi Preti:

Noi ci consideriamo eredi dei valori eterni del liberalismo, di quel liberalismo che la nuova scuola liberale, che ha per leader al Parlamento l’onorevole Corbino e per vice leader l’onorevole Lucifero, ha messo in soffitta confinandolo nel campo economico in funzione conservatrice; di quel vecchio liberalismo ottocentesco di cui ci ha recato l’ultima fiammella Benedetto Croce.”

E allo stesso modo il rispetto per il liberalismo si ritrova anche nelle parole dei comunisti, anch’essi chiaramente anti-liberisti, come Palmiro Togliatti:

“Quando voi mi dite che questo Governo non solo non potrà essere messo in minoranza, create una situazione costituzionale assolutamente inammissibile, contraria a tutto quello che è il costume di un regime liberale. Ritengo che, se questa Assemblea accettasse questa norma, essa effettivamente si metterebbe sotto i piedi i principî del liberalismo. Una cosa simile non si può mai scrivere in un testo costituzionale di uno Stato liberale. Prego il Presidente di porre ai voti questa mia proposta. Credo, di agire per la difesa delle tradizioni liberali del nostro Paese.”

Appare quindi evidente che è stato il liberalismo in termini economici, cioè il liberismo, ad essere rifiutato da tutte le parti, mentre il liberalismo nella sua forma filosofica ed interventista è stato di fondamentale importanza nella scrittura della Costituzione stessa.


Liberali Antiliberisti: esempi famosi

Anche se il liberalismo si può considerare fin dalle sue origini anti-liberista, i liberisti hanno sempre cercato di rigirare la frittata, ad esempio l’economista austriaco Schumpeter ha dichiarato ‹‹come supremo, anche se non intenzionale, complimento, i nemici della libera impresa si sono appropriati dell’etichetta››

In realtà, sono loro che hanno cercato in ogni modo di rendere inseparabili i due termini, andando contro quella che è la verità storica, semplificandola con in due poli estremi della dicotomia socialista-liberista.

Schermata 2018-03-20 alle 19.34.59

Adam Smith (Kirkcaldy 1723 – Edimburgo 1790)

Smith era un filosofo morale e viene considerato il padre del liberismo, ma in realtà non lo era.

A differenza di quello che molti sedicenti liberali possono affermare, Adam Smith non ha mai descritto un sistema dove lo Stato non ha alcun potere.

Al contrario il filosofo suggerisce e vede in certe occasioni anche l’obbligo da parte dello Stato d’intervenire.

Qui un approfondimento a cura del giornalista Paolo Barnard: www.paolobarnard.info

Schermata 2018-03-20 alle 22.37.40Jeremy Bentham (Londra 1748 – Londra 1832)

Il liberale antiliberista Jeremy Bentham è considerato il padre dell’utilitarismo e dei diritti animale.

Jeremy Bentham si occupò della riforma della legislazione britannica in senso liberale, prendendo posizione a favore del suffragio universale, dell’ampliamento del sistema scolastico a beneficio degli strati sociali più bassi e di un più diffuso intervento statale nell’ambito assistenziale. (fonte)

Il liberalismo di Bentham non conduce a una teoria dello Stato minimo. Lo Stato e il diritto sono essenziali per realizzare la felicità dei cittadini (e la libertà individuale costituisce un ingrediente centrale di questa felicità) perché solo il governo e le leggi possono garantire certe condizioni necessarie per proteggere gli individui dalle interferenze dello Stato medesimo e di altri cittadini. (fonte)

Bentham si dichiara in linea di massima d’accordo con il diritto di proprietà, finché il rispetto di tale diritto si dimostra utile per il perseguimento della felicità comune. (fonte)

Edwin Chadwick (1800 – 1890)

Allievo e segretario personale di Jeremy Bentham, fu uno dei principali fautori delle riforme sociali vittoriane. (fonte)

E’ noto per il suo lavoro di riforma delle leggi per i poveri e per migliorare i servizi igienico-sanitari e la salute pubblica.

fee-john-stuart-millJohn Stuart Mill (Londra 1806 – Avignone 1873)

Considerato uno dei massimi esponenti del liberalismo.

Definito da molti come un liberale classico, la sua collocazione in questa tradizione economica è controversa per il discostarsi di alcune sue posizioni dalla dottrina classica favorevole al libero mercato. J. S. Mill infatti, riteneva che solo le leggi di produzione fossero leggi naturali, e quindi immutabili, mentre considerava le leggi di distribuzione come una fenomenologia etico – politica, determinate da ragioni sociali e, quindi, modificabili. Di conseguenza, è favorevole alle imposte, quando giustificate da argomenti utilitaristi. Inoltre Stuart Mill ammette un uso strumentale del protezionismo, quando questo sia funzionale a consentire ad una “industria bambina” di svilupparsi fino al punto da poter competere con le industrie estere. (fonte)

Durante l’assemblea costituente, il democristiano Paolo Taviani disse:

“Il discorso, veramente notevole, dell’onorevole Cortese (liberale, ndr), ha rivelato un liberalismo sensibile alle esigenze di giustizia sociale, un liberalismo più simile a quello del grande espositore della dottrina liberale: lo Stuart Mill (liberale, ndr), che non al rigido schematismo, al fanatismo rigido del Bastiat (liberista, ndr).”

marshall_alfred_2.jpgAlfred Marshall (Londra 1842 – Cambridge 1924)

Economista britannico. Considerato il padre della scienza economica.

Ebbe come suoi discepoli importanti economisti come Keynes e Pigou.

Studiò alla Merchant Taylor’s School e al St. John’s College di Cambridge, dove si laureò in matematica nel 1865.

Fu professore di economia politica al Balliol College di Oxford (1883-1885) e all’Università di Cambridge (1885-1908).

Trasformò Cambridge nella principale facoltà di economia dei paesi di lingua inglese.

Per essendo a favore del libero mercato riteneva necessario l’intervento statale in diversi settori, ad esempio nell’istruzione (fonte) e avrebbe visto di buon occhio le moderne autorità anti-trust. (fonte)

Una parte del lavoro più importante di Alfred Marshall fu diretta all’indagine dei casi più notevoli in cui l’interesse privato e l’interesse sociale non sono armonici. (fonte)

Leonard Trelawny Hobhouse (Liskeard, 8 settembre 1864 – 21 giugno 1929)

È stato un politico liberale britannico, è stato il primo professore di sociologia in una università britannica, e ha coniato il termine “liberalismo”.

Fu un fervente sostenitore delle posizioni del Partito Laburista e molto vicino alle idee di John Stuart Mill.

Compito dello Stato è imporre una soluzione razionale, non è uno Stato che si limita a fare il “guardiano notturno” ma deve intervenire per assecondare la libertà individuale. L’esempio che fa Hobhouse è quello della contrattazione in ambito lavorativo: non deve avvenire per forza tra individui, ma anche con l’autorità garante dello Stato. Allo stesso modo lo Stato deve garantire l’istruzione pubblica.

La libertà non è qualcosa di preordinato ma può anche essere un fatto compromissorio: deve essere un qualcosa che viene tutti i giorni dal basso. Lo Stato deve promuovere lo sforzo individuale, può e deve guidare l’autorealizzazione dell’individuo. Lo Stato non si deve dimenticare di nessuno, chi non ce la fa deve essere aiutato dallo Stato.

benedettoCroce-552x550Benedetto Croce (Pescasseroli 1866 – Napoli 1952)

Croce non si legge più, ma qualcosa della sua filosofia della storia ancora aleggia nella testa degli intellettuali, specie quelli di orientamento liberale, quelli che sanno che liberalismo non equivale a liberismo, e che Croce fu un liberale tanto anti-comunista quanto anti-liberista. (fonte)

Benedetto croce negli anni trenta tentava di dimostrare al liberale e liberista Luigi Einaudi che uno Stato liberale in certi periodi può adottare una politica economica contraria al liberismo, e anzi deve fare ciò proprio per rimanere liberale. (fonte)

“La difficoltà si scioglie col riconoscere il primato non all’economico liberismo ma all’etico liberalismo, e col trattare i problemi economici della vita sociale sempre in rapporto a questo. Il quale aborre dalla regolamentazione autoritaria all’opera economica in quanto la considera mortificazione delle facoltà inventive dell’uomo, e perciò ostacolo all’accrescimento dei beni o della ricchezza che si dica; e in ciò si muove nella stessa linea del liberismo, com’è naturale, posta la comune radice ideale. Ma non può accettare che beni siano soltanto quelli che soddisfano il libito individuale, e ricchezza solo l’accumulamento dei mezzi a tal fine. Ciò posto, il problema si configura, per il liberalismo, nel determinare, secondo luoghi e tempi e nel caso dato, non già se un certo provvedimento sia ‘liberistico0 (meramente o astrattamente economico), ma se sia ‘liberale’; non se sia quantitamente produttivo, ma se sia qualitativamente pregevole.” (fonte)

Francesco Nitti (1868 – 1953)

Economista, politico, saggista e antifascista italiano. Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d’Italia, più volte ministro. Fu il primo Presidente del Consiglio proveniente dal Partito Radicale Italiano e il primo nato dopo l’unità d’Italia. La sua attività di economista fu apprezzata a livello internazionale e diverse sue opere furono distribuite anche all’estero.

Si è scontrato spesso con i gli economisti liberisti, ad esempio quando nell’aprile 1911, anno in cui fu nominato da Giolitti Ministro dell’Agricoltura, industria e commercio, Nitti presentò alla Camera il progetto di legge sulla monopolizzazione delle assicurazioni sulla vita, che produsse forti dissensi da parte delle grandi compagnie private e di economisti di pensiero liberista come Luigi Einaudi. La proposta divenne comunque legge nel 1912 e portò alla nascita dell’Istituto Nazionale delle Assicurazioni (INA), conosciuto oggi come INA Assitalia.

«Nitti non è un economista “teorico”, nondimeno conserva una reale importanza per gli economisti che attualmente si dedicano allo studio dello sviluppo. Non è uno statalista, ma non è nemmeno un liberista. Direi che è un economista “liberale”, consapevole dell’insopprimibile logica del mercato, ma anche delle responsabilità e del ruolo dello Stato in un dato contesto storico, per innescare e consolidare il meccanismo dello sviluppo. Inoltre, ha grande rilevanza il rapporto sviluppo civile-sviluppo economico che si ritrova nel suo pensiero.» (fonte)

lord-beveridgeWilliam Beveridge (1879-1963)

Il liberale antiliberista Beveridge è considerato il Padre dello Stato Sociale (Welfare State).

Nel 1907, i Webb introdussero Beveridge a Winston Churchill, il neoeletto Presidente liberale del Board of Trade. Nel luglio del 1908, Beveridge divenne un funzionario statale non stabilito nel Board of Trade, in un momento in cui il governo liberale stava elaborando un ambizioso piano di legislazione sociale. Durante la prima guerra mondiale, Beveridge appoggiò pienamente la posizione di Lloyd George che combattere la guerra richiedeva un impegno totale delle risorse nazionali, anche se ciò comportava una sospensione delle libertà civili. Beveridge ha partecipato al movimento Liberal Summer School (1922-24) e ha presieduto l’Assicurazione contro la disoccupazione Comitato dal 1934. Fino al 1944, sebbene fosse stato un partecipante al movimento della “Scuola estiva liberale”, Beveridge non aveva avuto alcun legame formale con nessun partito politico. Quasi immediatamente dopo la pubblicazione del rapporto, tuttavia, è stato invitato a candidarsi come liberale per la sede parlamentare di Dunfermline da Lady Glen-Coats, un funzionario della Federazione scozzese liberale. Ha mostrato un certo interesse, a condizione che potesse avere sufficiente indipendenza di posizione e non essere legato troppo da vicino alle politiche liberali ufficiali; ma a quel punto l’opportunità di Dunfermline era passata. Nell’agosto del 1944 fu adottato come candidato liberale per la selezione di Berwick-upon-Tweed e fu costretto a dimettersi dal suo incarico di college universitario. Berwick era una roccaforte liberale, un collegio elettorale di confine di contadini e piccoli commercianti, che aveva costantemente votato come liberale durante gli anni tra le due guerre; Beveridge fu eletto con sei volte più voti del suo unico avversario, un Indipendente di destra (nessun altro partito combatté il seggio sotto la tregua elettorale della guerra). Quindi si trasferì a Tuggal Hall, un maniero nel collegio elettorale, e si dedicò agli affari locali e alla rinascita nazionale del liberalismo. Ha preso il suo posto ai Comuni in ottobre e ha fatto il suo primo discorso sul Libro bianco sulla sicurezza sociale del governo. Ha parlato spesso nei prossimi mesi, sostenendo la riforma elettorale, lo sviluppo dell’industria su piccola scala e criticando i poteri del proposto Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Quando furono convocate le elezioni generali del 1945, Beveridge fu considerato da molti liberali come la loro principale risorsa elettorale. Fu incaricato della campagna liberale, nonostante il fatto che la sua esperienza formale di propaganda elettorale fosse stata minima. I liberali hanno vinto solo dodici seggi nelle elezioni, tuttavia, e Beveridge ha perso Berwick dai conservatori. Fu elevato alla nobiltà come il primo Barone Beveridge di Clement Attlee nel 1946, seduto sui banchi liberali. Nella sua vecchiaia, divenne capo dei liberali nei Lord, presidente della Newton Aycliffe New Town Corporation (1947-52) e presidente del comitato che si opponeva alle trasmissioni commerciali (1949-51). (fonte)

0 R

John Maynard Keynes (Cambridge 1883 – Tilton 1946)

Keynes è stato un importante economista liberale e antiliberista, membro del Partito Liberale del Regno Unito. Nella sua Teoria Generale, capitolo 24, emerge con chiarezza la sua posizione liberale riguardo l’importanza dell’individuo:

“…l’individualismo, se lo si può mondare dei suoi difetti e dei suoi abusi, è la miglior salvaguardia della libertà personale; nel senso che, in confronto a qualunque altro sistema, esso allarga grandemente il campo dell’esercizio della scelta personale. E’ pure la miglior tutela della varietà della vita, che deriva proprio da questa ampiezza del campo di scelta personale, e la cui perdita è la massima fra tutte le perdite dello stato omogeneo o totalitario. Giacché questa varietà preserva le tradizioni in cui si sostanziano le scelte più sicure e più felici delle generazioni passate; colora il presente con la sua variata fantasia; e, ancella dell’esperimento oltre che della fantasia e della tradizione, è lo strumento più potente per un futuro migliore”.

Invitato a tenere una relazione alla Liberal Summer School di Cambridge nel 1925, John Keynes parla della propria collocazione all’interno degli schieramenti politici britannici. Non riconoscendosi nei laburisti, di cui critica la tendenza catastrofista, né nei conservatori, intrappolati nell’ortodossia liberista, Keynes dichiara che il suo posto naturale sarebbe tra i liberali. Essere un liberale, però, significa coniugare lo sviluppo economico con la giustizia sociale, e non tutti i sedicenti liberali, sostiene Keynes, sono pronti ad affrontare una sfida così ambiziosa. Queste considerazioni trovano un ulteriore sviluppo in un breve scritto autobiografico degli anni Trenta, intitolato “Sono un liberale?” in cui il celebre economista riflette sulle basi filosofiche e morali della propria visione del mondo. (fonte)

Piero Gobetti (1901 – 1926)

Giornalista, filosofo, editore, traduttore ed antifascista italiano.

Creò La Rivoluzione liberale, la sua seconda rivista di cultura politica, uscita nel 1922 e terminata nel 1925.

Piero Gobetti, cessate le pubblicazioni della rivista Energie Nove, tra il 1920 e il 1921, sotto l’influenza di L’Ordine Nuovo (al quale collaborò, dietro invito di Antonio Gramsci, come critico teatrale) e delle lotte operaie di quel periodo, maturò la propria linea politica, staccata decisamente dal modello di Gaetano Salvemini e improntata all'”operaismo liberale” che animerà il nuovo settimanale La Rivoluzione liberale.

Schermata 2018-03-20 alle 20.32.19Warren Mosler (Manchester 1949)

Mosler è un liberale antiliberista, fondatore della Teoria monetaria moderna. L’articolo Revisiting the Liberal Agenda pubblicato sul sito del Centro per la Piena Occupazione e la Stabilità dei Prezzi inizia dicendo:

“Questo rapporto speciale descriverà dettagliatamente un’agenda liberale economicamente fattibile e coerente con i desideri della stragrande maggioranza degli americani di costruire un’economia che fornisca un tenore di vita dignitoso per tutti, fornendo al tempo stesso opportunità a coloro che sono rimasti indietro sotto politiche esistenti.”

E si conclude ribadendo:

“Questi cambiamenti di politica sono coerenti con gli obiettivi dell’agenda liberale, mentre si conformano anche alle realtà economiche di una nazione come gli Stati Uniti che opera con una valuta nazionale e tassi di cambio fluttuanti. Accolgo con favore commenti su queste proposte, nonché proposte politiche aggiuntive che migliorerebbero la crescita economica con la piena occupazione e la stabilità dei prezzi.”

Annunci