MMT, e quei simpatici ignoranti di Lega Nerd

LEGANERD

 

Nuovo debunking di uno (pseudo)debunking.

Stavolta è il famoso sito Lega Nerd ad aver preso di mira la MMT, senza averla mai letta, ed essersi macchiata della colpa di ignoranza e disinformazione.

È molto più grave di quel che si pensi. Finché scrivono inesattezze su videogiochi e film non c’è alcun problema, ma quando fanno “istruzione” economica errata alle giovani menti, essendo l’economia la base della politica e quindi della democrazia in uno Stato, le cose iniziano a diventare un attimino più gravi.

Vediamo quali errori/orrori contiene il seguente pseudodebunking:
www.nicolasmicheletti.wordpress.com/mmt-e-quei-simpatici-ignoranti-di-lega-nerd/

Auspico che Lega Nerd abbia l’onestà di chiedere scusa ai suoi lettori.

 

Articolo originale: http://leganerd.com/2014/01/15/la-modern-money-theory/

 


 

 

Visto che noi nerd siamo persone medie e ci piace capire le cose, in questa una nuova puntata di da quando parlo di queste cose sono senza amici il quarto d’ora di economia didubbia utilità, faremo un po’ di bonsaikittening economico e cercheremo di capire come funziona la moderna teoria della carta straccia moneta.

Innanzitutto, un po’ di informazioni di base: la MMT è, a detta dei suoi sostenitori, un affinamento delle teorie keynesiane, tornata in auge negli ultimi tempi come antidoto alla crisi, ci sarebbe da discutere anche su sta storia dell’antidoto: se mi stacco un braccio a morsi non è che poi mi serve un antidoto, mi serviva il buon senso di non mangiarmi la spalla prima, ma non è obiettivo di questo post.

Il fatto è che qualsiasi teoria economica funziona bene quando l’economia si espande, è quando l’economia si contrae che sorgono i problemi:

Che è esattamente quello che dice la MMT.

in questo caso, tutti gli economisti sono d’accordo sul fatto che si dovrebbe cercare di combattere la contrazione con degli investimenti, ma sul come ottenere i soldi per fare tali investimenti inizia la discussione.

Non è questione di opinioni, le opzioni sono due: o i fondi li trovi all’estero o te li da lo Stato, e cercarli all’estero significa sacrificare livello di occupazione, livello salariale e diritti lavorativi, a cui consegue una riduzione della domanda aggregata alla quale consegue a sua volta un aumento dei licenziamenti e dei fallimenti, specie nelle piccole medie imprese, e un aumento degli standard necessari per essere considerati creditori affidabili dalle banche. Questa è un analisi precedente al cartalismo che aveva già elaborato Marx e che troviamo ancora oggi nei testi di Krugman dove spiega come mai alcuni paesi si siano ripresi dalla crisi del 2007 mentre altri no.

Le teorie keynesiane dicono che uno Stato in crisi dovrebbe spendere indebitandosi (con i cittadini, con le banche o con nazioni straniere), cioè creando deficit per poi ripianare il debito quando l’economia torna in fase espansiva: in pratica il deficit corrisponde a tasse future.

Contrapposti ai keynesiani, i neoliberisti (in particolare la scuola austriaca) per i quali uno Stato in crisi dovrebbe recuperare il denaro tagliando i costi di politica sociale: in pratica il deficit corrisponde a tagli sociali.

Casomai è corretto dire che, in questo caso, la spesa corrisponde alle tasse. Non ha molto significato affermare che il deficit dello Stato (ovvero quanti soldi ha speso, meno quanti ne ha incassati, in un determinato periodo) corrisponde a(i) tagli sociali (ovvero un quota di riduzione della spesa).

Per i neomonetaristi, ossia i seguaci della MMT, lo Stato non dovrebbe preoccuparsi del deficit e semplicemente stampare la moneta che gli serve da spendere in deficit.

Per la precisione la MMT rientra nei postkeynesiani da non confondere con i neokeynesiani che:
1) fanno parte di scuole ortodosse;
2) almeno sulla carta auspicano l’intervento statale solo per periodi temporanei.

 

Spesa, consumi e tasse

Prima di incamminarci per questa selva oscura dobbiamo avere ben chiari un paio di concetti di macroeconomia.

Partiamo dal PIL che d’ora in avanti chiameremo GDP perché è così che si chiama in giro per il mondo, e perchè i termini che introdurremo di seguito sono indicati con le loro iniziali in inglese.
Il GDP è così composto:

GDP = C + I + G + ( X – M ).

C = Consumi
I = Investimenti
G = Spesa pubblica
(X – M) = Esportazioni – Importazioni = Bilancia commerciale

E fin qui sono tutti d’accordo.
Esiste però un secondo modo di definire il GDP, che è il seguente:

GDP = C + S + T.

C = Consumi
S = Risparmi (Savings)
T = Tasse

Entrambe le formule sono ovviamente corrette: è solo un modo diverso di strutturare le variabili a seconda di cosa ci interessa misurare.

Nella prima abbiamo che l’intera ricchezza prodotta dallo Stato (inteso come insieme di persone, non entità legislativa) arriva dai consumi, gli investimenti, la spesa pubblica e la bilancia commerciale (ovvero abbiamo le “fonti” da dove la ricchezza parte).
Nella seconda abbiamo che l’intera ricchezza dello Stato finisce in consumi, tasse o risparmi (ovvero abbiamo i “pozzi” dove la ricchezza finisce).

Le formule sono corrette perchè tutto quello che si produce deve andare a finire da qualche parte: questa è fisica, non c’entra un tubero con l’economia, resta vera sempre.

Avendo un GDP in entrambe le equazioni, possiamo unirle con un tipico gioco di prestigiomatemagico:

C + I + G + ( X – M ) = C + S + T.

Siamo però ancora lontani dalla MMT, per arrivarci abbiamo bisogno di un atto di matemagia:

C + I + G + ( X – M ) = C + S + T.

Da qui possiamo ancora agire con la matemagia:

G – T + ( X – M ) = S – I

Procedendo infine con un atto di fede:

G – T + ( X – M ) = S – I

FALSO: la MMT tiene di conto la bilancia commerciale con l’estero, questo non toglie minimamente veridicità all’affermazione per cui il deficit pubblico corrisponde al surplus privato dato che si sottintende che nel surplus dei privati sia incluso il saldo dei privati con l’estero.
Come puoi notare in questo articolo, del relatore economia memmt toscana Daniele Della Bona, la MMT non tralascia nulla:
http://memmt.info/site/formula-dei-saldi-settoriali/
dopo tutto sono formule elementari studiate al primo anno di facoltà.

Eccoci alla formula da cui partire per spiegare la MMT.

G – T = S – I

 Ok la fede è per gli hippie, non per i nerd: nella MMT si ignora la bilancia dei pagamentiperché si’! perché in un ottica meramente macroeconomica la somma delle bilance di pagamento di tutte le economie del mondo è a somma 0 (e fin qua siamo d’accordo).

Hai praticamente bestemmiato con una simile affermazione dato che le fondamenta della MMT si trovano proprio nei bilanci settoriali di Wynne Godley (che guarda caso fu un esponente della MMT): i deficit del settore governativo corrispondono esattamente ai surplus del settore privato (bilancia commerciale inclusa).

Inoltre la MMT tende a semplificare questo passaggio perché non è il core del suo ragionamento. Va detto che la teoria della MMT “funziona” quando viene presentata in campo macroeconomico, appena si passa alla microeconomia iniziano i dolori.

La MMT si occupa solo di macroeconomia, e una delle sue critiche al neoliberismo è proprio il voler gestire la macroeconomia come se fosse micro, ovvero ignorando di sana pianta il fatto che i governi facenti uso di moneta fiat siano creatori di valuta e non utilizzatori come i soggetti privati. Una differenza da poco insomma.

Comunque siamo in casa d’altri, quindi accontentiamoci della spiegazione.

La “Theory” della Modern Money

Analizziamo la formula che abbiamo trovato.

G – T = S – I.

Da un lato abbiamo G – T, aka spesa pubblica meno le tasse, cioè il deficit pubblico.
Dall’altro abbiamo S – I, aka risparmi meno investimenti, cioè il risparmio netto privato (nel mondo noto come NPS, Net Private Saving).

Se il deficit pubblico è quanto resta allo Stato dopo aver speso le tasse che ci ha prelevato (e il fatto di chiamarlo deficit indica che di solito non resta molto), il Net Private Saving è quanta ricchezza rimane in tasca alla popolazione dopo che ha investito.

Per precisione quando resta qualcosa allo Stato dopo aver speso, quello si chiama surplus e non deficit, e il fatto che tu mostri quest’ultimo come una cosa negativa è pregiudizievole sul suo significato macroeconomico che pure hai già tu stesso mostrato nelle formule dei saldi settoriali.

Questa equazione è sempre vera (è una tautologia) ed è quello che permette di fare le seguenti affermazioni:
1) La prima regola della modern money theory è “mai parlare della modern money theory”
2) Se si riduce il deficit dello Stato si riduce la ricchezza della popolazione
3) Se si aumenta il deficit dello Stato si aumenta la ricchezza della popolazione
4) Quattro

Questo è quello che ci dice l’equazione li sopra che, ricordiamocelo, è vera per definizione (sopratutto riguardo al punto 4).

 

Soprassediamo sull’inutilità e la faziosità di quanto scritto finora.

 

 

La Spesa in Deficit

Sgombriamo il campo da alcuni dubbi: spendere in deficit è una cosa che si è sempre fatta e sempre si farà, a volte è servita di più, a volte di meno, a volte è stata dannosa ma non è nulla di nuovo.

Esatto, come è facilmente verificabile da database come quello del Fondo Monetario Internazionale (http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2014/02/weodata/index.aspx ). Teniamolo a mente la prossima volta che sentiamo retoriche sullo “Stato spendaccione”.

 

Lo facciamo anche noi quando acquistiamo un’automobile a rate, figurarsi se non lo può fare uno Stato per pagare laute pensioni a cinquantenni in cambio di voti costruire un’autostrada.

Parzialmente falso: i privati di norma si indebito nei confronti di altri soggetti privati, che quindi esigeranno la restituzione dei soldi prestati con gli interessi, mentre uno Stato che usi una valuta nazionale a tassi di cambio variabili (fiat) può pagare i propri fornitori e dipendenti senza dover richiedere in dietro i soldi così come può sempre ripagare i detentori dei propri titoli senza ottenere un vantaggio per le proprie finanze da tale prestazione.

 

Ma, come detto più innanzi, come gestiamo questa spesa in deficit?
Per i neomonetaristi la risposta è semplice: stampiamo il denaro che ci serve.

Bene direi che qui i vostri sensi da nerdeconomisti staranno pizzicando.

In pratica la MMT si propone di fare ciò: ho bisogno di rilanciare l’economia spendendo? Ottimo, ecco qua un po’ di moneta fresca fresca, appena stampata, spendiamola!

Divulgatori MMT quali Paolo Barnard usano talvolta il termine stampare moneta per interfacciarsi con un  pubblico ignorante, di fatto si tratta di accreditare al netto in conti correnti presso la banca centrale.

Personalmente ritengo che fare simili semplificazioni sia rischioso, in quanto qualcuno potrebbe cadere in simili interpretazioni grottesche.

Ovviamente l’economia (che ricordiamo essere una bella ragazza con le treccine) è come tutti noi e non sa resistere all’odore di carta appena stampata e quindi l’accetterà e la userà per comprarsi un nuovo paio di scarpe incrementare la produttività!

Presupposto per la MMT è quindi che lo Stato sia padrone e unico gestore della sua moneta (fiat money) e che possa imporre non solo il valore di essa ma anche la sua accettazione nell’economia: in pratica lo Stato usa la moneta come un oggetto per il quale decide un valore al di fuori delle logiche economiche.

 

FALSO: il valore della moneta non è deciso dallo Stato ma dal mercato attraverso il semplice meccanismo della domanda e dell’offerta come per qualsiasi altra merce. Lo Stato può intervenire aumentando la domanda interna della valuta che utilizza attraverso le tasse. Infatti per la mmt è questa la funzione principale delle tasse, considerando che in uno Stato con valuta nazionale fiat le tasse non servono a finanziare la spesa pubblica.
Il valore della nostra valuta nel mercato di una nazione estera dipenderà invece dalle nostre quantità di riserve della valuta di quella nazione e dalla domanda nel suo mercato di nostri beni e servizi, dal momento che per acquistarli dovranno pagare con la nostra valuta.

 

Per quanto questo presupposto sia molto poco applicabile al mondo moderno (e con “molto poco” intendo “non”) il tutto sembra una buona idea, e tra l’altro l’equazione di cui sopra sembra supportarla: quindi, quale è il problema?

 

 

 

Moneta e Ricchezza

Il problema è che si tende a confondere la ricchezza con il denaro: la ricchezza è l’insieme di beni e servizi prodotti, il denaro è un mezzo per scambiarli.

Non è nemmeno l’unico, ma è talmente comodo che nessuno considera le alternative, ad es. il barattolo.

Ricchezza e denaro coincidono finchè esiste un sistema che lo garantisce.

In quanto sarà sempre vero che una pagnotta vale un litro di latte, ma per rendere vero che un soldo valga una pagnotta ci deve essere qualcuno, ad esempio lo Stato, che lo garantisca.

Il denaro è una bella cosa, molto comoda, ma l’economia non è fatta di denaro, è fatta di beni e servizi che sono prodotti.

Sono d’accordo

E mentre posso creare denaro dal nulla (basta uno scantinato e una pressa da stampa) non posso creare ricchezza da nulla.

Quando il denaro aumenta di quantità senza motivo e senza controllo si va in inflazione: se di una qualsiasi cosa c’è grande abbondanza, la singola cosa di quel tipo vale di meno.

Parzialmente falso: ogni bravo venditore sa che è la domanda che guida l’offerta: aumento dell’offerta significa aumento della produzione e la produzione aumenta solo se c’è prima un aumento della domanda che garantisca la vendita del prodotto.  Più denaro in circolo può corrispondere ad un deprezzamento della nostra valuta sul mercato estero ma non un ad aumento del tasso di  inflazione nel mercato interno: il valore di ogni singola merce o servizio infatti continuerà ad essere determinato dalla domanda e dall’offerta relativa a quella specifica merce o servizio.

Casi di iper-inflazione come nella repubblica di Weimar infatti si sono verificati a causa dell’impossibilità materiale di aumentare la produzione di beni: quindi ad un aumento della domanda non è potuto conseguire un aumento dell’offerta come normalmente accade in qualsiasi economia che non presenti un industria devastata da una guerra persa, una disoccupazione sopra il 50%, e un governo costretto a competere con i privati per recuperare i fondi necessari a ripagare un pesante debito di guerra. Dettagli irrilevanti insomma.

La stagflazione invece, che si verifica quando non è possibile aumentare la produzione in quanto si è già raggiunta la capacità produttiva massima (lamentiamoci pure), è facilmente arginabile aumentando le imposte indirette: in questo modo si aumenta il costo delle merci e se ne riduce la domanda. A prendere un simile provvedimento lo Stato non ci mette nulla, invece per recuperare un economia plagiata da alti tassi di disoccupazione e di fallimento causati da politiche di austerità ci vogliono anni/decenni. Qual è quindi il male peggiore? anzi, l’unico male.

Linflazione normale invece, che si verifica fra l’aumento della domanda e l’aumento della produzione, e che si attesta su tassi bassi e/o prevedibili, non mina minimamente il potere d’acquisto dato che è prassi comune dei governi occidentalizzati stabilire periodicamente lo standard salariale dei propri dipendenti in base al tasso di inflazione previsto per il successivo periodo preso in considerazione. Anzi l’inflazione non solo non mina il potere d’acquisto ma va anche a favorire chi ha un mutuo.

 

 

Usciamo per un attimo dal mondo dorato della MMT e torniamo al mondo vero.

Ipotizziamo che io Stato faccia fessi felici i miei cittadini: stampo soldi nel sottoscala e li butto dalla finestra distribuisco dicendo “Ecco qua, i soldi li ho ricevuti in prestito da una potenza straniera che ha comprato i miei titoli di stato, spendete!”.
Questa è la situazione in cui si spende tranquillamente in deficit senza apparenti controindicazioni.

Aumentare il denaro in circolazione può in un primo breve momento dare una spinta positiva: i cittadini si fidano, accettano il denaro e lo usano.

Lo Stato usa il denaro così ottenuto per fare ad esempio opere strutturali.
“Ciao Carpentiere, eccoti soldi, costruiscimi una nuova flotta di navi!”
“Va bene Stato!”
“Ciao Ingegnere, eccoti soldi, costruisci un nuovo sistema di dighe! ”
“Va bene Stato!”
“Ciao Architetto, eccoti soldi, costruisci nuovi panini!”
“Ma certo Stato! Senza cipolle vero?”
E così via.

Il problema nasce a sera quando Carpentiere, Ingegnere e Architetto (e i mille altri che hanno ricevuto soldi) vanno da Panettiere.
“Ciao Panettiere, eccoti soldi, dammi pane!”
“Pure a me!”
“Pure a me!”
“Momento ragazzi, qui tutti avete soldi, ma io non ho abbastanza pane per tutti, quindi darò la precedenza a chi me ne darà di più!”
Questa si chiama inflazione: il valore della moneta si abbassa, a volte molto velocemente.

Come detto precedentemente un aumento della domanda comporta un aumento della produzione e quindi un successivo calo dei prezzi, ma la domanda non può salire se per prima cosa non salgono gli stipendi.

esatto ed esiste anche una cosa che si chiama “aumento della produzione” che, guarda un po, avviene quando ci sono investimenti, ovvero quando aumenta la velocità di circolo del denaro.

A questo punto la gente va al mercato con carriole piene di soldi sperando di prenderci almeno una carota, e lo Stato deve metterci una pezza.
Le strade sono due.

La prima è deflazionare.
La deflazione avviene o quando la quantità di beni prodotta cresce o quando la moneta in circolo diminuisce. Quindi Stato potrebbe prendere moneta dal sistema (tramite tassazione), bruciarla (tanto l’ha creata nel sottoscala) e incrementare così il valore di quella rimasta in giro.

In effetti già ora è prassi per le banche centrali distruggere le banconote ritirate perché risulta più sicuro che metterle in cassaforte, e ristamparle all’occorrenza, dato che rimane sempre il dato contabile sui loro server (scusate l’OT ma ogni tanto anche a me viene voglia di scrivere cose inutili).

 

In soldoni si riprende i soldi che prima ha dato con tanta prodigalità, lasciandosi alle spalle un’economia devastata, una bilancia dei pagamenti in frantumi e un mercato del lavoro in rovina.

È una cosa che si fa e che si è fatta in passato: ma si fa se hai la pistola dell’economia alla testa, non per giocare all’apprendista cartaio.
Nota che la produzione di beni non dipende da Stato, a meno che non siamo nell’economia preferita dal nostro @camo.

La seconda strada è far finta di nulla.
Lo Stato continua a imporre l’utilizzo della sua moneta nella sua economia, ignorando il fatto che al di fuori la sua moneta non valga nulla.
Si può fare ovviamente, ma si esce dall’economia e si entra nella politica, più in particolare nell’autarchia e della limitazione delle libertà (economiche) individuali.
Inoltre, anche facendo finta di nulla non si risolve il problema del commercio: dentro i tuoi confini puoi fare un po’ quello che ti pare, fuori no.

Se la tua moneta è creata sul momento per coprire le tue necessità nessun altro Stato la accetterà in pagamento, o ne accetterà solo quantità indecenti per coprirsi dai rischi. Quindi la possibilità di importare qualsiasi cosa sarà drasticamente ridotta.
La possibilità di esportare sarà incrementata (la mia moneta non vale un tubero, chiunque verrà a comprare da me), ma la ricchezza che si produce nello Stato sarà svenduta perché la moneta vale quanto la carta igienica e non perché le cose prodotte valgono poco: ricordate che una pagnotta equivale a un litro di latte, ma il fatto di dire che una pagnotta valga N soldi è deciso dallo Stato.

Questo va a tutto vantaggio di altre economie e a svantaggio per la mia, a meno che la mia non sia un’economia di sussistenza che produce solo bietole, ma allora sarebbero pochi a voler comprare da me in ogni caso.

 La mmt vede per l’appunto nelle esportazioni un costo necessario solo per garantire le importazioni che significano aumento della ricchezza reale nel nostro mercato.

Conclusioni

Ma quindi la formula su cui si basa la MMT mente?
No, la formula è corretta, ma se ne dà un’interpretazione sbagliata.

Rivediamola:

G – T = S – I

G-T = S-I – X+M

Facciamo i keynesiani (i quali dichiarano che aumentando la spesa pubblica le famiglie avranno più soldi) e incrementiamo il lato sinistro dell’equazione, questo ci garantisce che S (ossia la ricchezza privata) cresca? No, il lato sinistro può crescere anche se I diminuisce, magari perchè nessuno investe più spaventato da future strette economiche.

Ovvio, però tu non puoi costringere i privati a investire: se l’economia va male i privati saranno sempre più restii a investire quindi l’unico che può aumentare i finanziamenti utili per far ripartire l’economia è lo Stato. E questo non significa entrare in regime comunista: lo Stato finanzia imprese private perché offrano beni e servizi al pubblico uso.

Tutti i soldi che i dipendenti pubblici ricevono poi diventeranno a loro volta reddito di altri privati e una volta che l’economia si è ripresa i privati cominceranno a reinvestire autonomamente.

Questo discorso esula da quello dei bilanci settoriali comunque, rimane sempre invariata l’equivalenza.

 

Facciamo i neoliberisti (i quali dichiarano che tagliando spesa pubblica e tasse gli investimenti crescono) e decrementiamo G, siamo sicuri I cresca? No, magari S diminuisce perché la gente si deve pagare G da sola non perchè spende in I.

La morale della favola che tu stesso fai notare è che la bilancia commerciale e gli investimenti sono variabili fondamentalmente indipendenti: ne consegue che se vogliamo salvaguardare i risparmi privati l’unica sicurezza in tempi difficili ce la può dare lo Stato.
Una cosa certa però è che in un paese di cittadini i cui risparmi tendono ad erodersi gli investimenti dei privati caleranno. Non solo, la carenza di liquidità farà aumentare la competizione sia dentro il mercato che fuori favorendo inevitabilmente le multinazionali che potendosi permettere di assumere e di tenere prezzi bassi monopolizzeranno anche il mercato lavorativo oltre a quello dei consumatori.

Da ciò si capisce che lo Stato facente uso di valuta nazionale fiat è l’unica garanzia contro la sperequazione finanziaria, che poi le leve monetarie e finanziarie non vengano sempre usate correttamente è vero ma d’altra parte non possiamo certo aspettarci che scenda la manna dal cielo.

 

Facciamo ora un’ulteriore ipotesi (questa l’ho fregata a Murphy) e diciamo che G sia tutto ciò che spende Google e T le entrate di Google, mentre C sia tutto ciò che viene consumato dal mondo intero eccetto Google, ed S i risparmi del mondo intero eccetto Google etc. (è ammissibile perchè G è per convenzione la spesa pubblica, ma nessuno ci vieta di usarla per una singola azienda).
Possiamo quindi tranquillamente dimostrare, con rigore matematico, che a meno che Google non aumenti il suo debito l’anno prossimo il mondo intero avrà seri problemi di gestione del suo Net Private Saving.

Ecco come con l’equazione dei monetaristi abbiamo spiegato come il destino del mondo economico sia nelle mani di Google (e mi fiderei di sicuro di più delle sue che di molte altre).
Il bello è che allo stesso modo potevamo anche mettere il destino del mondo nelle mani di Agostino, il cartolaio sotto casa mia.
O nelle vostre.

Corretto, tuttavia se le divisioni in settori fra un qualsiasi soggetto privato e il resto del mondo sono del tutto arbitrarie, la divisione fra settore privato e governativo ha l’utilità di dividere il settore che utilizza la moneta dal settore che la crea/distrugge (cosa del tutto innocua se chi governa capisce il  meccanismo dell’inflazione spiegato sopra).

Appurato che la Modern Money Theory non è granchè come money theory, ci rimane da capire se è “modern”.
Il fatto che la moneta possa avere un valore estrinseco e che lo mantenga anche creandola a piacimento non sembra richiedere grossi sforzi intellettuali (ecco perchè piace ai grillini ).
Probabilmente idee simili circolavano ben prima di essere formalizzate, in ogni caso il primo a scriverci un trattato fu un crucco di nome Knapp, nel 1895, nel suo State Theory of Money coniò infatti il termine Chartalirism, dichiarando che la moneta può avere qualsiasi valore (deciso politicamente), slegato dal suo valore intrinseco.
Va detto che ai suoi tempi c’era ancora la convertibilità fissa con l’oro, quindi la cosa poteva avere più senso.

Il valore della moneta fiat, come per ogni merce, è determinato dalla domanda di tale merce, in questo sento lo stato ha il pieno controllo della domanda della propria valuta attraverso le tasse.

Poco dopo (1914) Alfred Mitchell-Innes rincarò la dose, gettando le basi che saranno poi riprese dalla MMT.

In conclusione cosa ci rimane?

Ci rimane l’interpretazione fantasiosa di una formula corretta, spacciata per grande rivelazione.
Per quanto sia strano da credere anche l’economia è una scienza, che deriva dalla matematica, e nella scienza vale il solito principio: ogni teoria è sottodimensionata dalla realtà (grazie Quine), ossia io posso usare diverse teorie per spiegare la realtà, anche molto complesse e tirare fuori tutte le formule che voglio ma alla fine della fiera è la realtà che decide che farsene.

Spesso si tende anche dimenticare che l’economia è una cosa complessa, molto complessa.
I modelli sono utili a descriverla e in una certa qual misura a prevederla ma la quantità di variabili coinvolte fa si che spesso sia il caso a farla da padrone.
Chi dice che i problemi complessi richiedono soluzioni semplici non ha capito un tubero, i problemi complessi sono tali perchè richiedono di prendere in esame moltissime variabili e quello che può sembrare utile per qualcosa magari è distruttivo per qualcos’altro all’interno dello stesso problema.
I problemi complessi non accettano soluzioni semplici, accettano soluzioni complesse (quando ce ne sono).

Quindi come non si risolvono i problemi dei computer quantistici chiedendo al salumiere, così non si risolvono i problemi dell’economia con slogan discutibili: un po’ di umiltà farebbe bene.
In alternativa si può sempre usare la moneta come fa lo Zimbabwe.

Ecco il solito misticismo da inquisizione medioevale traslato nell’era moderna.

Citando quanto hai affermato tu stesso primaIl denaro è una bella cosa, molto comoda, ma l’economia non è fatta di denaro, è fatta di beni e servizi che sono prodotti., ti faccio una domanda: perché l’Italia si trova nel G8 mentre lo Zimbabwe è un paese del 3° mondo? Dipende solo da quanto in ordine sono le finanze dei governi o forse dipenderà da “beni e servizi che sono prodotti”? Il fatto che l’italia sia uno fra i paesi più industrializzati del mondo non conta vero?

Prendiamo come un modello di paese virtuoso a caso come la Svezia che intanto nella classifica dei paesi industrializzati è oltre il 20° posto. Chi è che produce più ricchezza quindi? Ricchezza reale non carta straccia.

Affermare che una determinata politica monetaria porti alle medesime conseguenze, indipendentemente da quale nazione si prenda in considerazione e indipendentemente da quale situazione finanziaria presenti, significa credere, senza averne le prove, che una correlazione implica necessariamente un rapporto di causalità, ovvero la stessa medesima fallacia che commettevano i fanatici religiosi affermando che la peste era un castigo divino causato dai peccati degli uomini.

Meno male che la fede è per gli hippie, non per i nerd.

Detto ciò, auspico vivamente che Lega Nerd abbia l’onestà di chiedere scusa ai suoi lettori.

 

Alla prossima!

6 thoughts on “MMT, e quei simpatici ignoranti di Lega Nerd”

  1. Ah lo sweet trolling \ click baiting.
    Soprassedo al fatto che potevi commentare l’articolo su LN se non eri d’accordo, in molti l’hanno fatto e si è discusso.
    Soprassedo anche il fatto che LN è un social blog, c’è un bel tastino “+” in alto che ti permette di scrivere un articolo anche a te e mostrarci le gioie della MMT.

    Potrei ovviamente discutere ogni punto che sollevi ma ho imparato che discutere con i neomonetaristi è come discutere con il calcestruzzo, non serve a granchè.
    Inoltre il mio tempo è limitato, se dovessi andare a ribattere a ogni corbelleria che la gente scrive su blogghetti di provincia non avrei più tempo per il porno vittoriano, e io amo il porno vittoriano.

    Quindi mi limiterò a porre due interessanti domande (che sono poi le domande standard che si fanno a tutti i complottisti e che valgono per ogni teoria strampalata):

    a) se questa teoria è così buona come mai nessuno stato la implementa e i pochi che lo fanno falliscono miseramente?
    b) se questa teoria è così geniale come mai non viene insegnata in tutte le facoltà di economia? Come mai ogni economista serio che la scopre se la ride? E come mai non viene propagandata dagli organismi economici sovranazionali europei e americani?

    Probabilmente sono tutti scemi e non hanno studiato economia bene come i seguaci della MMT, oppure i seguaci della MMT sono dei beoti che credono alle favole.
    Delle due l’una, ti presto il mio rasoio di Occam, potrebbe aiutarti a capire quale delle due è quella più corretta.

    1. Guarda, non ti rispondo nemmeno perché mi accusi di “click baiting”.

      Se tu avessi un cervello noteresti che molti articoli sul blog non li ho mai condivisi sulla pagina, e che molti articoli pubblicati sulla pagina non li ho messi sul blog.
      Cosa vuol dire questo?
      Forse che ho messo il link sulla pagina al blog perché l’articolo era troppo lungo? No eh? Non ci arrivi?

      Tu parti con pregiudizi al 100% in questa discussione, e io dovrei sprecare tempo a darti risposte?

      Impara il rispetto per la prossima volta, magari ti va meglio.
      Buffone.

      PS: e fatti più seghe sui porno vittoriani invece di perdere tempo dietro l’economia che tanto ti è inutile.

      1. Rispondo sempre a tutti miei lettori, quando vengono con dubbi, domande o critiche costruttive.

        Cercare di rigirare la frittata è assolutamente patetico, patetico quanto l’articolo che avete pubblicato.

        Se volete che io vi dia delle risposte prima mi chiedete scusa per come vi siete posti e l’arroganza, e chiedete scusa ai vostri lettori per la disinformazione che avete fatto sulla MMT, e poi avrete tutte le risposte che volete.

        Se i vostri genitori non vi hanno insegnato il rispetto, qualcuno ve lo dovrà pur insegnare.

  2. …”se questa teoria è così geniale come mai non viene insegnata in tutte le facoltà di economia? Come mai ogni economista serio che la scopre se la ride? E come mai non viene propagandata dagli organismi economici sovranazionali europei e americani?”…

    Quando ho letto questo non ho saputo scegliere se ridere o piangere.

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