MMT per Austriaci

La Scuola Austriaca è una delle maggiori oppositrici a quella Keynesiana fin dagli albori. Eredi di un pensiero di darwinismo sociale dove persone di serie A posseggono il diritto divino di governare su persone di serie B, da loro chiamati “masse ignoranti”, cerca di disarcionare politiche di benessere pubblico con i mezzi più meschini, fallendo miserabilmente ogni volta davanti alle dimostrazioni empiriche. Questa lotta è sempre stata monodirezionale, dai tempi di Hayek, il quale si considerava il rivale di Keynes, ma che nella realtà non è mai stato preso in considerazione seriamente. La Scuola Austriaca ha ottenuto un po’ di successo negli ultimi anni perché sostiene il neoliberismo, e perché finanziata dai grossi capitalisti di cui gli austriaci curano gli interessi, a discapito del popolo.

Non poteva quindi mancare un tentativo di smontare l’arma finale contro il darwinismo sociale, la MMT, e il mio relativo debunking. 😉

 


carbone

MMT FOR DUMMIES

Articolo originale: http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&view=article&id=923:mmt-for-dummies&catid=14:macroeconomia&Itemid=175

Perché da bambini crediamo a Babbo Natale? Potremmo scoprirlo leggendo questa intervista ad uno psicoterapeuta grazie al quale troviamo conferma del fatto che “quando un bimbo smetterà di crederci, sostituirà questa bella storia con altre credenze fantastiche”. Una di queste credenze fantastiche che ultimamente va per la maggiore, anche per il motivo che rappresenta una summa di diverse credenze ben consolidate, si chiama MMT, modern money theory.

Volendo riassumere la MMT all’osso è sufficiente lo spazio di un Tweet: “Ottime notizie: Babbo Natale è tornato anche per i grandi, si chiama Stato e la sua slitta è la stampante monetaria”. Fine della MMT. I doni che promette e di cui è prodigo, però, sarebbe bene non riceverli mai: nell’aprirli potreste invidiare tantissimo quel bambino cattivo che invece per punizione riceverà dalla befana solo qualche pezzo di carbone.

Iniziamo subito col vedere l’alto livello di serietà delle argomentazioni economiche tipiche degli austriaci.

 

La MMT non è una teoria nuova. Un secolo fa veniva chiamata Chartalism. Per una curiosa ironia tra i termini Ciartalista e Ciarlatano passa poca differenza, più o meno la stessa che nella sostanza divide il Ciartalismo da una cialtronata.

Appunto.

 (Per chi non lo sapesse si dice “Cartalismo” e non “Ciartalismo”, ma il nostro simpatico amico voleva farci la battuta)

Essa era nota anche come teoria nominale della moneta o teoria statale della moneta e venne inizialmente propugnata da un certo Knapp su cui già scrisse Mises nel suo Teoria della moneta e dei mezzi di circolazione. Tra le altre cose Mises chiosò: La teoria di Knapp non è una cattiva teoria monetaria, non è affatto una teoria! (e a tal proposito si legga anche questo mio articolo).

Ah beh, se lo dice Mises!

Ludwig Von Mises è il Padre della Scuola Austriaca e il Maestro di Hayek. Per di più, Mises fa parte dell’ala estrema dei Libertari, lobbisti che mirano ad un mondo di estremismo nel Libero Mercato caratterizzato dalla sostanziale scomparsa di tutto ciò che è regola dello Stato. I libertari concepiscono lo Stato come un mero controllore dell’ordine pubblico ed esattore delle tasse, ma escludono che debba agire con interventi economici nell’interesse dei cittadini, lasciando tutto in mano alla “mano invisibile” di Smith, che inevitabilmente porta i grossi possessori di capitali a prevaricare economicamente sulla “massa ignorante”.

Mosler, insieme a un certo Mitchell, è uno dei guru indiscussi della MMT. Pare che abbia affermato di averla elaborata senza mai aver letto niente di Knapp e del Chartalism, neanche aveva mai letto Keynes se non in qualche passaggio citato da altri. La MMT sarebbe quindi frutto esclusivo dei suoi ragionamenti, una creazione indipendente avulsa da qualunque pensiero economico espresso in precedenza.

La MMT non è solo Knapp, questa è una menzogna. Il Cartalismo è la base, ma la MMT si basa su più di 100 anni di studi economici, cui sono compresi autori come Robinson, Lerner, Godley, Goodhart, Minsky, Kalecki, Lerner, e molti altri.

Gli austriaci come al solito devono banalizzare tutto, sennò non sono felici.

Di menti veramente bacate ne nascono di certo più di una per secolo, quindi nessuna strana coincidenza, Knapp peraltro era nato nel XIX secolo e Mosler arriva a dire le stesse idiozie quasi con cento anni di ritardo. Pensate d’altro canto che nel 1871 Jevons, Menger e Walras arrivarono tutti e tre indipendentemente uno dall’altro alla definizione di utilità marginale che apri la strada in economia alla rivoluzione marginalista. Questa possiamo chiamarla una curiosa coincidenza.

Discorsi a caso.

Pensate anche che, mentre nel 1870 in economia ancora si doveva scoprire una delle prime leggi basilari, in matematica (non una scienza sociale, però senza dubbio una scienza aprioristico-logico-deduttiva, come d’altronde lo è l’economia, almeno secondo l’approccio della Scuola Austriaca) veniva precisata la definizione delle basi del calcolo infinitesimale, mentre le basi del calcolo integrale erano già state sviluppate quasi due secoli prima. Non ci si meravigli quindi se nel terzo millennio di economia se ne sappia ancora così poco. Forse dovrebbe più sorprendere il fatto che si continui a tornare su errori già puntualmente confutati.

Il nostro amico non ha specificato quali, ma gli austriaci non sono tenuti darvi spiegazioni.

Plebei.

Ma insomma cosa è questa MMT dietro alla quale stanno andando come topi al seguito di un pifferaio quegli adulti nostalgici che vogliono ancora credere ancora a Babbo Natale? Ne abbiamo parlato in diversi articoli che, lo ammetto, sono troppo lunghi e anche un po’ complicati per il lettore medio che corre dietro a certa fantaeconomia (Il più grande crimine, Lost in Translation, MMT: la via monetaria al socialismo, Ancora sulla e contro la MMT, Alla fiera delle speranze e delle illusioni).

Bòn. Materiale per i prossimi debunking.

Servirebbe qualcosa di più sintetico, semplice e breve. Il Tweet sopra dovrebbe bastare a spiegare la MMT ma comprendo che sia troppo breve per soddisfare la curiosità minima di due neuroni che vogliono capirne qualcosa mentre giocano a ping pong.

Che… cosa…. ?!

Di seguito cercherò quindi di abbozzare qualcosa in più su questo stravagante approccio al mondo degli aggregati economici.

Grazie… Stiamo ancora aspettando un’argomentazione.

Fatta la premessa che la MMT non è una teoria…

…bensì l’esatta spiegazione del funzionamento dei sistemi monetari moderni…

…bisogna distinguere tre componenti della MMT. Una descrittiva, una esplicativa (o definitoria) e una propositiva.

Emh… ok… Stiamo al gioco e cerchiamo di capire dove vuole arrivare…

Quella descrittiva semplicemente ci racconta come funziona il sistema monetario odierno. Benché al margine compia qualche piccolo errore (che in seguito però darà adito a deduzioni e definizioni insensate) sostanzialmente si tratta di una descrizione corretta.

Quali errori? Ma dicceli, no?

Quella esplicativa cerca di articolare e riassumere il funzionamento del sistema economico a livello macro. Lo fa utilizzando una serie di identità (sulla scia della macroeconomia ortodossa) e nei diversi passaggi giunge a definizioni tuttalpiù sterili, se non addirittura prive di alcun senso e fuorvianti. In questa fase vengono commessi molteplici e grossolani errori dovuti principalmente al fatto di non avere maturato alcuna previa analisi relativa ai concetti di risparmio,  struttura produttiva, imprenditorialità, denaro etc, o più in generale con riguardo alla prasseologia (ovvero la scienza dell’azione umana) e la catallattica (ovvero la teoria degli scambi).

Verremo mai a sapere l’identità di questi fantastici errori?

La terza, quella propositiva, è semplicemente una grande favola: è qua che la MMT confeziona in carta colorata i doni di Babbo Natale che fanno scintillare gli occhi di molti, ma che una volta aperti cambieremmo volentieri con il carbone della befana.

Oh, vedo che il livello di serietà sta aumentando, finalmente.

Questo per grandi linee. Adesso scendiamo un po’ più in dettaglio.

La parte descrittiva. Che oggi si utilizzi come denaro la fiat money, ovvero la moneta di Stato, imposta per legge, è sicuramente una descrizione corretta dell’attuale sistema monetario. Un po’ meno corretta è l’idea implicita che il sistema non possa che funzionare così. Accettando, anzi sigillando per definizione la moneta come istituzione di esclusiva emanazione statale, la MMT già si perde il problema per intero ancora prima di imboccare la strada. Il denaro infatti non dovrebbe essere sottratto al libero mercato. I diritti di proprietà sul denaro dovrebbero essere garantiti e protetti dallo Stato, non calpestati.

E non ci spiega come la MMT calpesti i diritti di proprietà sul denaro. Ok.

Il problema al fondo di questa crisi e dietro questa sorta di capitalismo corporativista corrotto che ci ritroviamo nasce proprio da questo vizio enorme del sistema monetario odierno.

Quale?

Per la MMT invece il problema non sussiste ed è da cercarsi altrove.

Ma quale???

La parte definitoria è un disastro totale. La presunzione di poter costruire una sorta di teoria economica sulla base di identità contabili, in forma di entrate e uscite di bilancio, ignora ovviamente tutta l’azione umana, la teoria degli scambi (in virtù della quale scopriamo come entrambe le controparti guadagnino qualcosa concludendo una transazione volontaria) e inevitabilmente si risolve in una fallacia dietro l’altra.

Cose che la MMT non ignora, ma ok. 

L’apice delle assurdità è il voler definire la ricchezza finanziaria netta come esclusivo risultato dell’acquisto di un titolo di debito emesso dallo Stato.

Cosa che la MMT non dice, ma ok.

In realtà lo Stato quando emette titoli sottrae risorse dal sistema privato, in cambio di una promessa di pagamento, per destinarle ai propri scopi e al contempo pospone nel futuro la tassazione necessaria per coprire le proprie spese correnti.

Innanzitutto non quando emette titoli, ma quando essi vengono comprati, perché possono anche essere emessi e rimanere invenduti, o essere comprati dalla banca centrale se ciò è permesso.

Comunque il Governo sottrarrebbe risorse finanziarie al settore privato solo se i soldi acquisiti dalla vendita dei titoli non venissero reinvestiti con la spesa pubblica, il che dipende unicamente dalla politica finanziaria: che lo Stato usi i titoli per finanziare i propri deficit (come in eurozona) o che lo faccia attraverso accreditamento di conti correnti al netto è indipendente la decisione di quanto fare di deficit (in eurozona dipende dai limiti del 3% di Maastricht e poi 0,5% del Fiscal Compact).

I titoli di stato sono uno strumento finanziario, questo è un dato di fatto, esattamente come banconote e denaro elettronico, un’emissione di titoli di stato non è differente da un’emissione di banconote o denaro elettronico. Se il governo non fa surplus i soldi con cui i titoli sono stati comprati sul mercato primario rimangono in circolo, e in più ci sono anche i titoli di stato, quindi ciò si traduce in un arricchimento di risorse finanziarie al netto nel settore privato. Tra l’altro chi investe in titoli lo fa con soldi che altrimenti molto probabilmente rimarrebbero in risparmi, quindi non circolanti nell’economia reale.

Qualora semplicemente emettesse moneta per finanziare le spese il risultato non cambierebbe, l’unica differenza è che in questo secondo caso la sottrazione di risorse sarebbe forzata, avverrebbe attraverso le successive variazioni del potere di acquisto del denaro e la tassazione sarebbe immediata.

Il potere d’acquisto non dipende dall’inflazione, la quale a sua volta non dipende dalle politiche monetarie. Negli anni 70-80 il tasso di inflazione era sui 15-20% e il potere d’acquisto era superiore a oggi che è intorno allo 0% (fonti istat). Che l’inflazione di norma non dipende da politiche monetarie ma tutt’al più finanziarie (ovvero non di quanto viene speso ma in che modo) è un’evidenza empirica (andate sul database del fondo monetario internazionale e mettete a confronto i dati sul deficit e sul tasso di inflazione di un qualunque Paese in un qualunque intervallo storico e ditemi quanti casi di corrispondenza fra picchi di deficit e picchi di inflazione troverete. I casi in tutta la storia recente del mondo si potranno contare forse su una mano e sono tutti circoscritti a un intervallo temporale breve, 1-2 anni, in corrispondenza a crisi valutarie, politiche o di altra natura) oltre che di buon senso.

L’inflazione è un fenomeno di mercato che dipende da domanda e offerta, con l’aumento della domanda di una merce i produttori di tale merce tenderanno a rincararla ma allo stesso tempo di norma cercheranno anche di aumentare la produzione e ottimizzare i processi produttivi, facendo quindi aumentare successivamente l’offerta e ridurre i costi di produzione. Merci come automobili, elettrodomestici o personal computer inizialmente erano prodotti di lusso e oggi sono nelle case di chiunque.

L’inflazione diventa problematica quando l’aumento della domanda non può essere bilanciato dall’aumento della produzione, il che può accadere in caso di catastrofi naturali o belliche che si traducono in altissima disoccupazione, distruzione o necessità di riconversione delle industrie (iperinflazione come quella di Weimar), oppure nel caso in cui la produzione non possa aumentare semplicemente perché ha raggiunto il livello massimo (stagflazione) e, a parte il fatto che sia assurdo preoccuparsi del diventare troppo ricchi soprattutto quando si fa la fame, la stagflazione è risolvibile semplicemente minando la domanda aggregata (il che non è criminale se si è in una fase di alto benessere economico distribuito nelle classi sociali) attraverso l’aumento delle imposte, niente di più facile.

Nessun gioco delle tre carte operato tramite identità contabili può alterare queste verità che in ultima analisi devono rispondere al problema dell’incapacità del pianificatore centrale di dare, rispetto alle transazioni private e volontarie, un uso produttivo ed efficiente a tali risorse.

Se è come dici te come hanno fatto gli Stati che hanno attuato politiche keynesiane a sopravvivere fino ad oggi? 

La terza parte, quella propositiva, ci presenta il paradiso terrestre in cui ogni problema di scarsità apparentemente è risolto dallo Stato che stampa denaro.

Il tema della “scarsità delle risorse” è ricorrente negli oppositori a politiche di interesse pubblico. In realtà le risorse non sono scarse, ma mal distribuite. La MMT permetterebbe una distribuzione più equa, e lo sviluppo e l’attuazione di impianti per ottimizzare il tutto. Nelle teorie alternative questo non è proposto, né preso in considerazione. Il Progresso per gli altri è un optional, per la MMT invece è un obiettivo.

Se veramente così fosse ogni problema economico della storia umana sarebbe già stato risolto da lungo tempo e in ogni luogo, non avremo di certo dovuto attendere gli stregoni della MMT all’alba del XXI secolo.

Adoro quando ci chiamano stregoni.

In realtà dietro le improbabili soluzioni si punta solo a socializzare ulteriormente l’economia tramite una totalizzante manipolazione del mezzo monetario. Come aveva brillantemente concluso Matteo Corsini: la MMT non è altro che la via monetaria al socialismo.

Ma qualche vera argomentazione economica in questo articolo l’avremo o no?

A questo punto capiamo anche perché tanti si diano da fare a diffondere questa presunta teoria, oltre ovviamente ai motivi da me già evidenziati in passato.

E’ bellissimo il metodo che usa.

In tutti i suoi articoli cita fantomatiche prove in altri articoli, i quali però rimandano a loro volta ad altri articoli, per compiere alla fine una sorta girotondo, un castello di carte senza capo né coda. E’ un’idea geniale. Mettere direttamente argomentazioni valide (ma soprattutto trovarle) è effettivamente più stancante.

La MMT ci dice che sotto la nuova gestione statalista del denaro tutti avrebbero un lavoro grazie alla Garanzia di Assunzione (Job Guarantee), un programma mirato a mantenere permanentemente il livello di disoccupazione non volontaria pari a zero dal quale emergerà senza dubbio il più grande apparato burocratico mai sperimentato nella storia, tale da fare invidia a quello della vecchia Unione Sovietica.

I lavori garantiti del PLG servono a far ripartire l’economia in recessione, non diventano una cosa perenne.

Ogni lavoratore del PLG riceverà un paga leggermente più bassa che percepirebbe per lo stesso lavoro nel settore privato. Questo significa che, ripartita l’economia, il dipendente pubblico ha tutto l’interesse a rientrare nel settore privato. Se paragoni la MMT al Comunismo è perché non l’hai studiata, perché non ci hai capito niente, o perché semplicemente vuoi diffarmarla.

Immaginatevi la gola che fanno già oggi le cariche direttive di questo mostruoso apparato pubblico. Ce ne sarà davvero per tutti i gusti. La corsa per garantirsi una poltrona nei nuovi Soviet è appena cominciata, quindi se ne vorrete una non attardatevi a studiare la MMT e soprattutto a contattare direttamente Mosler e Mitchell. Nel caso non conosciate bene l’inglese in Italia potrete sempre far riferimento a Paolo Barnard o a Giovanni Zibordi. Una buona parola dei grandi guru della MMT potrebbe darvi la spinta giusta per la sottopresidenza a qualche nuovo ministero, magari quello predisposto a stampare le tessere annonarie. Non fate troppo affidamento sul Ministero dell’Intrattenimento, pare averci già messo gli occhi sopra Riccardo Scamarcio.

Ok. Vuoi diffarmarla.

Se invece volete cercare di capire veramente cosa sia l’economia e il denaro, allora lasciate perdere tutto questo e compratevi i nostri due testi di riferimento: Cosa è il Denaro e A Scuola di Economia. Da oggi e fino all’uscita del prossimo libro, previsto per il 15 novembre, in sconto speciale del 15% utilizzando il coupon “MMT”.

Ecco, gran finale!

Un po’ di sana auto-promozione, che non guasta mai. Bravo. Gli austriaci criticheranno il denaro in tutti i modi, ma cavolo, nella realtà come lo amano loro non se ne trovano in giro!

Belli i miei mattacchioni! Alla prossima!

 

1 thought on “MMT per Austriaci”

  1. Ahhahahaahhahah…. fantastici gli austriaci. Nazi-darwinismo allo stato puro, sopraffazione e genocidio senza uno straccio di argomentazione logica (peraltro, visto che sostengono che “i mercati” sono dio e si autoregolano e non c’è bisogno di Stati nè di leggi, è chiaro di chi sono servitori…).

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