Quando Mosler salvò l’Italia

Nel 1992, l’inventore della MMT, Warren Mosler, attraverso uno dei sui fondi d’investimento, si trovò ad essere il maggiore detentore al mondo di titoli pubblici italiani e di lire italiane.

In quel momento tutto il resto del mondo stava puntando al fallimento dell’Italia.

Se non fosse stato per Mosler, che aveva creduto alla forza dell’Italia, e a Luigi Spaventa, all’epoca coordinatore del Consiglio degli esperti presso la Direzione generale del Tesoro, poi Ministro del Bilancio e della Programmazione Economica, che capì cosa Mosler gli stava proponendo, l’Italia sarebbe già finita tra le braccia dell’usura FMI.

Mosler andò al Ministero del Tesoro e discusse approfonditamente con Spaventa, quest’ultimo capì perfettamente di cosa Mosler stava parlando.

«Qui c’era un responsabile della politica monetaria che comprendeva perfettamente come funzionava il sistema monetario! Dopo un poco Spaventa ebbe come un balzo sulla sedia e dichiarò: “Sì! … e loro (il Fondo Monetario Internazionale) ci costringono a comportarci in modo prociclico (cioè a esasperare il ciclo invece che compensarlo)!” Il meeeting che doveva durare 20minuti durò 2 ore e Spaventa chiamò i suoi collaboratori e fece fare dei cappuccini per tutti. Una settimana dopo usci un comunicato del Ministero delle Finanze a Roma: “No, non prenderemo nessuna misura straordinaria [per la crisi della lira e BTP]. Effettueremo tutti i pagamenti dovuti dal Tesoro senza problemi.”»

Che significa questo? Significa che Mosler scommise una marea di soldi sulla solvibilità dell’Italia per via del fatto che egli, differentemente da tutti gli altri economisti dell’epoca, riteneva che UNA NAZIONE DOTATA DI SOVRANITA’ MONETARIA (ossia di moneta a corso legale che è in libera fluttuazione sul mercato valutario e la cui facoltà di emissione è nella pertinenza esclusiva di istituzioni nazionali controllate dallo stato in modo diretto o indiretto e di debito denominato esclusivamente in tale moneta) NON PUO’ FALLIRE IN QUANTO LA SUA “CAPACITA’ DI PAGAMENTO (“ability to pay” in inglese) E’ ILLIMITATA PARIMENTI A COME E’ ILLIMITATA LA SUA CAPACITA’ DI STAMPARE MONETA.

Warren Mosler raccontò successivamente gli avvenimenti di quei giorni scrivendo che fu proprio in quell’occasione che iniziò a elaborare la Modern Money Theory.

(Luigi Spaventa era a capo della corrente interna al PCI che si opponeva alla nascita dell’euro. Per questo motivo egli fu in seguito completamente marginalizzato dai ruoli politici venendo dunque relegato in posizioni di prestigio ma esclusivamente e prettamente “tecniche”.)

Questa è la sua storia, narrata da egli stesso nella sua biografia.

Buona lettura.


Questa storia iniziò nei primi anni ‘90, quando i titoli di stato italiani denominati in lire rendevano circa il 2% in più del costo dei prestiti in lire richiesti alle banche. Era possibile acquistare titoli italiani con un rendimento di circa il 14%, e prendere in prestito lire per ripagarli con un tasso di circa 12%, per il periodo di durata dei titoli. Questo era un pasto gratis di circa il 2% di entità, a parte una cosa: il rischio percepito di default da parte del Governo Italiano. Il prof. Rudi Dornbusch, influente economista accademico, insisteva che l’Italia fosse sul punto di fare default a causa del fatto che il rapporto debito/PIL fosse oltre il 110% e che il tasso di interesse in lire fosse più alto del tasso di crescita Italiano. Questa situazione catturò la mia attenzione, in quanto c’era la possibilità di un facile guadagno se uno avesse saputo per certo che il governo italiano non avrebbe dato default.

Così iniziai a discutere il problema con i miei partner. Sapevamo che nessuna nazione aveva mai dato default nella propria valuta in presenza di una politica di tasso di cambio e che erano accaduti default solo con il Gold Standard, con tassi di cambio fissi, debito estero in valuta straniera, e debito interno indicizzato. Ma perchè? La risposta risultante fu: “perchè loro possono sempre stampare moneta”. Abbastanza chiaro, ma mai nessuno aveva “stampato i soldi”, così doveva esistere una spiegazione più corretta.

Qualche tempo dopo, parlando con il nostro analista, Tom Shulke, mi venne in mente. Dissi: “Tom, se compriamo titoli dalla FED o dal Tesoro, funzionalmente non c’è differenza. Inviamo i pagamenti allo stesso posto (la FED) e otteniamo la stessa cosa, così funzionalmente tutto deve essere la stessa cosa. Tuttavia, presumibilmente il Tesoro vende i titoli per finanziare la spesa (dello Stato, ndt), mentre quando la FED vende titoli è un drenaggio di riserve bancarie per compensare i fattori operativi e gestire il tasso di interesse interbancario. Ovviamente di fatto sono la stessa cosa, tutto è solo un drenaggio di riserve bancarie!

Non molto tempo dopo Maurice Samuels, all’epoca portfolio manager presso Harvard Management, fissò degli incontri a Roma con dei funzionari del Governo Italiano, per discutere di questi argomenti. L’incontro fondamentale era quello con il Prof. Luigi Spaventa, al Ministero del Tesoro Italiano. Io aprii la discussione con: “Professor Spaventa, questa è una domanda retorica, ma perché l’Italia sta emettendo Titoli di Stato? Per ottenere lire da spendere o, piuttosto, perché se voi non emetteste Titoli il tasso interbancario della lira cadrebbe fino a 0 mentre il vostro tasso obiettivo è 12% ?”

Il prof. Spaventa inizialmente sembrò perplesso, stupito da questo tipo di domanda, prese un minuto per pensarci, e replicò: “no, il tasso interbancario scenderebbe a 0.5% perché noi paghiamo 0.5% di interesse sulle riserve bancarie.” Risposta perfetta per noi – qui c’era un Ministro delle Finanze che comprendeva effettivamente le operazioni monetarie e la gestione contabile delle riserve!

Pochi secondi dopo saltò su dalla sedia esclamando: ” Sì! E loro (il FMI) ci stanno facendo operare in senso pro-ciclico! Un meeting di 20 minuti divenne lungo 2 ore, lui chiamò gli impiegati, fece preparare dei cappuccini per noi prima che iniziassimo il meeting successivo.

Una settimana dopo venne diramato un comunicato dal Ministero delle Finanze Italiano: “Non saranno adottate misure straordinarie. Tutti i pagamenti saranno effettuati puntualmente”

Noi e i nostri clienti, ci fu detto dopo, diventammo i maggiori detentori di Titoli di Stato denominati in lire fuori dall’Italia, e ottenemmo un buon profitto da tale posizione di mercato per alcuni anni. L’Italia non diede default, né ci fu alcun rischio di insolvenza. L’insolvenza non è mai un problema con valuta non convertibile e tassi di cambio fluttuanti.

 

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