Storia dell’Unione Europea

Storia dell’ideologia europeista

FASE 0 – La “Nobile” Europa (1100-1700)

Dinastia Wendel (1600)

Nasce la Dinastia dei Wendel, una famiglia di cavalieri e artigiani metallurgici. Nel corso dei secoli passerà ad avere dimensioni industriali, soprattutto quando iniziaranno le commesse per gli armamenti.

FASE 1 – I Tradizionalisti (1700 – 1900)

Nascono i Tradizionalisti, intellettuali che condividono il sogno di ripristinare un ordine sociale erede di una Antica Tradizione, risalente a un mitologico passato di saggezza, che era stata distrutta prima dai filosofi greci e poi, in parte, restaurata con l’incoronazione di Carlo Magno a capo del Sacro Romano Impero Tedesco. (800 d.C.) Approvarono la caduta dell’Impero Romano, erede della cultura filosofica e razionale dell’Antica Grecia.

La scuola di pensiero tradizionalista è fondata da due francesi:
– Il Visconte Chateau-briand  (1768 – 1848), con il suo “Il Genio del Cristianesimo”;
René Guénon,  (1886 – 1951), Il Re del Mondo

Spinti da una profonda avversione per la modernità, non smisero mai di esaltare il declino e caduta della santa vecchia Europa, la cui morte era stata siglata dal trattato di Versailles (1919), e di condannare la tentazione sempre più vicina di seguire l’anti-ordine, l’America, il modello basato sul denaro, che aveva portato la “Plebe” ignorante al potere in nome della “Democrazia”.

Gli “Europeisti” di questa fase stilarono due “Sacre Regole” che, in un lontano futuro, avrebbero ricondotto al ripristino della tradizione:

europa[1]1) L’Europa del futuro avrebbe dovuto basarsi sul dominio di Germania e Francia, veri eredi dell’antica tradizione, sui paesi industriali: Portogallo, Spagna, Italia, Benelux e Scandinavia. Inghilterra, Polonia e paesi dell’Est erano considerati alla stregua di paesi satelliti.

2) Il futuro nuovo ordine sarebbe stato una gerarchia di “ordini sociali”/”comunità” soggetti all’assoluta autorità della “élite tradizionale” sulle “masse ignoranti”. Necessario un “terzo modello” contrapposto al capitalismo federalista degli USA (che richiede una democrazia) e la lotta di classe dell’URSS. Un terzo modello che adattasse ai tempi moderni l’antico sistema feudale.

Comitato delle Fucine – Comité de Forges (1864)

Fondato da Charles de Wendel e dalla Dinastia Schneider, il Comitato è una consorteria di difesa degli interessi dei grandi industriali siderurgici e dei settori ad essa collegati. I membri vengono scelti tra gli appartenenti delle lobby dominanti.

FASE 2 – I Tecnocrati Tradizionalisti (1900 – 1970)

Il Comitato e la Dinastia Wendel (a capo della Banca di Francia e delle banche d’investimento francesi) collaborano con grandi gruppi tedeschi bramosi della supremazia del capitalismo franco-tedesco. Pur rimanendo con una concezione nobiliare, e quindi disprezzo per i politici, collaborano passivamente con il Regime di Vichy, e con il Terzo Reich, ma senza intervenire, bensì come semplici strumenti da gettare nel momento in cui sarebbero stati d’intralcio per il progetto europeo.

Ebbero successo in due attuazioni:
A) – riuscirono ad attuare una piena integrazione delle economie francese e tedesca;
B) – iniziare un progetto di Unione Monetaria che l’integrazione economica richiedeva.

A) L’Integrazione Economica di Francia e Germania

1920 – Robert Schuman e Jean Monnet, accomunati dal disprezzo per la Terza Repubblica (a loro avviso in balia di masse ignoranti) sognano di fermare la decadenza della Francia che i nemici della Tradizione (massoni, sindacalisti, insegnanti) stanno provocando.

Robert Schuman diventa deputato della Mosella, dipartimento francese e suprema lobby dell’industria pesante in mano alla dinastia De Wendel. Da buon Tradizionalista nemico dell’Illuminismo e cattolico ultraconservatore, decide di forgiare una solida alleanza con la classe capitalista dominante (industria pesante, metallurgia, carbone e acciaio) e con il Vaticano.

Schuman convinse i capitalisti che il loro potere e la loro sopravvivenza dipendevano dal sopprimere le interferenze dello Stato, perché ciò avrebbe permesso di sbarazzarsi di tutte quelle forze disgregatrici che il pensiero ultraconservatore demonizzava.

ischumr001p1Fu indubbiamente lungimirante, perché capì che i capitalisti francesi  e tedeschi non avrebbero potuto prevalere se avessero perseguito i propri individuali obiettivi. Così li convinse ad unirsi in un’integrazione, destinata a diventare una fusione, una simbiosi perfetta, capace di competere con gli USA e trasformare la Nuova Europa nella più grande potenza economica del mondo.

1930/1945 – Sotto sforzi congiunti inizia l’integrazione. La grande industria francese diviene la maggior fonte di importazioni dalla Germania di carbone, acciaio, ferro, prodotti tessili e alimentari.

1945 – Monnet pubblica “Il Piano di modernizzazione della Francia”.

1949 – Monnet pubblica, stavolta insieme a Schuman, il famoso “Piano Schuman”, approvato nel 1951 con la creazione della CECA.

1951 – Nasce la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio). Il futuro regime dittatoriale europeo, alias UE, nasce governata da una commissione sovranazionale di tecnocrati che promuove, con la scusa del libero mercato, il potere assoluto dei capitalisti della grande industria.

La CECA ha l’obiettivo di mettere in comune la produzione del carbone e dell’acciaio. Vi aderiscono Francia, Germania Ovest, Lussemburgo, Paesi Bassi, e Italia. La sede era vicina alla regione mineraria, in Lussemburgo. Gli Stati aderenti cedono le prime parti di sovranità: quelle che riguardano le decisioni riguardanti la siderurgia e l’industria bellica, prerogative essenziali strategiche di uno Stato.

Il primo Presidente, chiamato Alta Autorità, fu lo stessso Monnet.

B) Verso l’Unione Monetaria

Di nuovo due francesi, economisti, continuano il progetto di restaurazione del mitologico passato.

François Perroux, della destra più tradizionalista e anti-repubblicana, e Jacques Rueff, un tecnocrate di destra puro.

Franç1L’idea vincente di Perroux fu che per incatenare gli stati e creare un nuovo ordine fu quella di creare un’Europa dotata di una valuta sovranazionale  in mano ad una Banca Centrale dotata di poteri assoluti. In questo modo, questa BCE, tramite poteri dittatoriali di emissione, avrebbe conferito alla moneta un supremo valore aureo, che avrebbe garantito permanentemente all’Unione Monetaria un’inflazione uguale a zero.

RueffIl piano di Rueff invece mirava al pareggio di bilancio permanente, ma la Francia non raggiunse mai tale obiettivo. (Dal 1958 al 1968 la percentuale di PIL si attestò intorno al 5%). L’obiettivo di Rueff era ottenere una moneta forte, un nuovo Gold Standard.
Fu lui a chiedere al Generale De Gaulle a richiedere la conversione in oro delle riserve francesi in dollari. E fu questo il motivo per cui Nixon decise di abolire il Gold Standard.

Entrambi non credevano nel libero mercato e nel liberalismo economico “borghese” del XIX secolo. Perreux sognava un’Unione Monetaria permanente e “autarchica”, libera dal rischio dei “mercati internazionali”. Rueff enfatizzò la necessità di una bilancia di pagamenti che evitasse la necessità di importazioni dal resto del mondo. Entrambi elaborarono le norme per conferire alla BCE un potere assoluto sugli stati membri.

Leggere la bozza di Perreux del 1943 è come leggere il Trattato di Maastricht. In sintesi:

1 – Gli stati dovevano essere privati del potere di emettere moneta, perché questo avrebbe aperto la porta all’inflazione e alla questione dei “falsi diritti”, e alla sua gemella politica, la democrazia parlamentare.

2 – In questo modo gli Stati non avrebbero potuto gestire dei deficit, perché con i deficit la Banca Centrale potrebbe garantire “falsi diritti” legati alla produzione reale.

3 – Recessioni e crisi dovranno essere combattute soltanto con politiche deflattive, cioè tagli alla spesa e tassazioni sempre più elevate.

4 – Nell’Unione gli Stati dovranno rimuovere tutte le leggi che potrebbero ostacolare il libero mercato.

Quindi con la bozza di Perreux e la “Dottrina dei Falsi Diritti” di Rueff la BCE sarebbe diventata il tutore dell’ordine di un nuovo Sacro Romano Impero in pieno Medio Evo.

La bozza venne studiata dai tecnocrati del Terzo Reich, e risultò essere praticamente la gemella di un’altra bozza di Unione Monetaria, quella del nazista Walter Funk, presidente della Reichbank (1943). Si rivela così l’esistenza, all’epoca, di un incessante scambio di idee tra Francia e Germania a proposito del futuro dell’Europa.

Era ormai fin chiaro ad entrambi che sottrarre agli Stati il potere sulla moneta era la sine qua non per la distruzione dello “Stato moderno” giunto a noi dal Rinascimento. Avevano ben capito che vietare l’emissione di moneta, toglie agli Stati la sua ragion d’essere, il potere di concedere “falsi diritti” ai cittadini; permette di eliminare in un colpo solo il sistema parlamentare e la democrazia.

Perroux e Rueff contro le Banche Commerciali

Per loro il potere delle banche di concedere un prestito che eccedesse dai depositi dei risparmiatori era un pericoloso succedaneo della creazione di moneta da parte dello Stato. Quindi alle banche dell’Unione Monetaria sarebbe stato concesso solo di riciclare “risparmio reale” pre-esistente, in modo così da eliminare per sempre l’inflazione del credito.

Custode dell’Ordine

Per finire, il trasferiento della sovranità monetaria alla Banca Centrale pensata come Custode dell’Ordine avrebbe distrutto persino il “capitalismo liberale”, lascito dell’Illuminismo. Si sarebbe ripristinata la legge suprema della scarsità o del risparmio, costringendo l’economia moderna a funzionare come se si trovasse in un sistema feudale di tipo agricolo. Proibire allo stato la spesa a deficit avrebbe distrutto il suo potere di ricorrere a fondi di salvataggio e questo avrebbe tolto alla imprese private i fondi necessari agli investimenti. Questo spiega perché sarebbero stati imposti forti vincoli agli Stati da parte della Banca Centrale e da enti di supporto indipendenti da qualsiasi controllo elettorale.

La Guerra contro i Keynesiani

13862Il rifiuto assoluto dell’economia keynesiana fu conseguenza ultima dell’Unione Monetaria. Perroux stesso scrisse una critica devastante della Teoria Generale. Come Hayek prima di lui (Hayek 1941), egli accusava Keynes, in quanto assoluto nemico della tradizione, di ignorare la legge fondamentale della scarsità.

Il Paradosso della Nuova Antica Tradizione

Due ultime regole erano dunque da inserire nel patto fondativo dell’Unione Monetaria. Sarebbe stato impossibile distruggere il potere dello Stato senza imporre la deflazione come sola via percorribile per rispondere a una crisi.
I lettori di oggi resteranno perplessi di fronte alla contraddizione insita nella dottrina anti-statale dei padri dell’Unione Monetaria.

Da una parte desideravano smantellare lo Stato, dall’altra solo lo Stato poteva imporre il crollo dei salari reali richiesto dalla deflazione. Una contraddizione insita nel loro strano progetto di restaurazione: sognare il futuro come una modernizzazione di un passato idealizzato “prima della caduta”.

L’Unione Monetaria Feudale

Nell’Unione monetaria gli Stati avrebbero dovuto essere come i nobili e i re del passato, vassalli di un Sacro Imperatore depositario di un supremo potere di ordine temporale e spirituale. Quel ruolo sarebbe stato svolto dalla BCE e dagli istituti di supporto. Smantellare lo Stato avrebbe significato abolire la sua capacità di agire contro le leggi del supremo ordine incarnato dall’Europa. L’Unione Monetaria non avrebbe privato (e non lo fece) lo Stato dell’autorità di imporre con ogni mezzo il suo ordine alle popolazioni. Gli Stati avrebbero potuto tagliare le loro spese, aumentare le loro tasse, mettere fuori legge i sindacati, distruggere a volontà la democrazia, fin qui tutto bene! In tal modo si sarebbero comportati come i signori e i re del passato feudale! Si sarebbero chiamati “riformatori”.
Ove riforma significa far rivivere nel futuro il passato mitologico.

Il progetto era dunque quello di lasciare agli Stati il compito di eseguire il “lavoro sporco”, salvando l’immagine pubblica degli organismi centrali europei e riuscendo a trasformare lo Stato moderno, da garante dei diritti a Stato pre-moderno, le cui uniche funzioni significative erano: funzioni amministrative a sostegno di un apparato minimo, poteri di controllo, di polizia e di monitoraggio sul ritiro delle tasse.
Lo Stato doveva diventare una sorta di “Sceriffo di Nottingham”, e così fu.

FASE 3 – I Social-Futuristi (1980)

Arrivati a questo punto. dopo la fine della seconda guerra mondiale, la fiducia nei tradizionalisti e la loro credibilità erano svaniti completamente. Come continuare il progetto di Unione Monetaria nato dalla destra più tradizionalista? Cioè, chi, fingendosi un progressista, avrebbe sedotto la sinistra europea per portarla a continuare il progetto ultra-tradizionalista?

Qui i tecnocrati trovarono la riposta grazie a Francois Mitterrand, che prese il controllo del Partito Socialista, diventandone Segretario e poi, nel 1981, diventando Presidente della Francia. Diventati segretari o Ministri e alti funzionari del nuovo regime, gli europeisti di questa nuova generazione poterono fin da subito, con il pieno sostegno del Presidente, realizzare il sogno dei primi europeisti con i Trattati di Maastricht e di Amsterdam.

Ebbero, come in precedenza, il supporto degli economisti della scuola di Berlino (Riese, 1981) e più tardi, anni 90, della scuola di Brema.

1-format2101Scuola Ordoliberale

La scuola ordoliberale (cioè il neoliberismo tedesco per un capitalismo e un libero mercato che fossero compensati nei loro fallimenti dello Stato, il quale però non doveva intervenire sui Mercati) di Walter Euken supportò fin da subito, persino durante il periodo nazista.

Resta il fatto che, fin da principio, i socialisti francesi, o meglio, i neo-socialisti aprirono la strada. Fra di loro c’erano Jacques Attali, il massimo consigliere economico di Mitterrand, della cosiddetta scuola regolazionista, con Aglietta, Boyer, Lipietz, come principali portavoce, ma anche Jacques Delors e un intimo amico di Mitterrand, Trichet, l’attuale presidente della BCE.

Senza la cultura dei tecnocrati francesi della nuova sinistra nulla sarebbe potuto accadere. Ma per due ragioni essi condividevano con i tradizionalisti un sentimento d’odio verso i keynesiani.

La prima è che si erano formati con la versione francese dell’economia neoclassica dell’equilibrio generale ereditata da Walras, Attali e Aglietta erano anche stati influenzati dalle idee di Perroux, il maestro di Raymond Barre, sotto il quale avevano studiato economia.

La secoda è che la maggior parte di loro (specialmente Attali e Aglietta) erano sotto l’incantesimo di una visione rozza e ingenua del marxismo di forte derivazione staliniana. La loro visione dell’economia era una strana sintesi fra due tradizioni che si potrebbero chiamare “liberalismo anti-statuale autoritario”. Essa può essere espressa in quattro proposizioni che spiegano la completa convergenza con i vecchi tradizionalisti della destra estrema.

Liberalismo anti-statuale autoritario

(continua)

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