Thomas Huxley

“La sua intelligenza è rapida come il lampo e tagliente come il rasoio. È il miglior parlatore ch’io conosca e le cose che scrive non sono mai banali. Dalla sua conversazione non si sospetterebbe ch’egli possa far giustizia dei suoi avversari in modo tanto tagliente e decisivo. È stato un ottimo amico, sempre pronto a prendersi ogni sorta di fastidi per me. […] È un uomo meraviglioso, che ha lavorato sempre per il bene dell’umanità.”
– Charles R. Darwin 

Thomas Henry Huxley (1825 – 1895) è stato un zoologo anatomista e filosofo positivista, nonno del biologo Julian Sorell Huxley, su cui ebbero notevole influenza le sue idee guida sia scientifiche che filosofiche, e di Aldous Leonard Huxley, lo scrittore de “Il nuovo mondo”.

Convinto sostenitore dell’evoluzionismo darwiniano, tanto da essere soprannominato il “mastino di Darwin”, si batté incessantemente per il superamento del fissismo teologico[1].

In prima persona, durante un soggiorno in Australia dal 1846 al 1850, verificò e confermò quanto già anticipato privatamente da Darwin. Importanti sono i suoi studi relativi a forme inferiori di vita animale, classificando tra l’altro in modo nuovo gli idrozooi in radiati e nematofori.

Attaccò duramente la dottrina del teologo George Berkeley per quanto riguarda la concezione della mente umana e della conoscenza, ma con essa anche tutti gli immaterialismi e gli spiritualismi posteriori. Il suo pensiero è materialistico ed agnostico, ed è una diretta conseguenza delle sue ricerche ed esperienze di biologo alla luce della teoria evoluzionistica e a sua conferma sul campo.

In campo filosofico sono notevoli le sue opere Science and Culture del 1881 ed Evolution and Ethics del 1893. Ha dato una definizione dell’agnosticismo che si continua a considerare soddisfacente anche nella filosofia contemporanea e alla quale si fa correntemente riferimento.

Nel saggio On the Hypothesis That Animals Are Automata, and Its History criticò la teoria cartesiana che intendeva gli animali come semplici macchine, date le «terribili conseguenze per gli animali» che potevano derivare da tale teoria, e considerando come invece sia bene «occuparci di loro come di fratelli minori»[2].

Dal 1883 al 1885 è stato presidente della Royal Society britannica.

 

Ha coniato il termine filosofico “Epifenomeno” per descrivere un fenomeno secondario che accompagna o segue un fenomeno primario senza apparente necessario rapporto con esso.

Questi vedeva nella coscienza un tipico epifenomeno, avente chiara origine nel sistema nervoso dell’uomo in certe condizioni, ma tale da venire percepito comunemente come ad esso non attribuibile e avente un’origine non fisicama metafisica. Si possono considerare esempi di epifenomeno il fischio di una locomotiva a vapore (Huxley), come pure l’ombra proiettata da un oggetto in movimento o il rumore di un ingranaggio in azione.

 

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