Vaticano e Cocaina

La Chiesa è un’organizzazione mafiosa legalizzata, e ciò la rende una delle organizzazioni criminali più potenti al mondo.

Sappiamo che i suoi vertici sono coinvolti in protezione di pedofili, abusi di minori, estorsione, prostituzione, riciclaggio di denaro, ecc… ma quello che non tutti sanno è che la Chiesa è la rampa di lancio della cocaina in Europa.

Come ogni mafia che si rispetti non possono certo farsi mancare il traffico di droga.

 

GERMANIA – GENNAIO 2014

Dei doganali tedeschi hanno intercettato 340 grammi di cocaina liquida con un valore di circa 40.000 € dirette alla Santa Sede. La droga era nascosta all’interno di 14 preservativi- qualcosa che nemmeno il Papa Francesco, per ora, sentiva il caso di approvare. Secondo un rapporto doganale, riportati dal giornale tedesco Bild am Sonntag, gli ufficiali presso l’aeroporto di Lipsia hanno trovato la cocaina all’interno di una spedizione di cuscini provenienti dal Sud America. Il pacchetto è stato semplicemente indirizzata all’ufficio postale del Vaticano, il che significa che potrebbe essere stato raccolto da chiunque degli 800 abitanti di quello Stato.

Successivamente, gli ufficiali tedeschi hanno consegnato il pacchetto alla polizia del Vaticano, che ha istituito un’operazione col tentativo di catturare il destinatario, ma nessuno ha rivendicato la droga. Le autorità tedesche sostengono che questo indica che la persona è stata avvisata.

Il portavoce vaticano, il gesuita Federico Lombardi, ha confermato che la polizia del Vaticano aveva collaborato con la polizia tedesca, nel tentativo di identificare il trafficante, aggiungendo che l’indagine rimane aperta.

Tutto questo accadeva il 19 gennaio 2014, ma per qualche strano motivo se ne è saputo solo molti mesi dopo.

 

 

FRANCIA – SETTEMBRE 2014

Due italiani di 30 e 41 anni sono stati incaricati dal cardinale argentino Jorge Maria Mejia, bibliotecario emerito dell Santa Sede, attraverso il suo segretario, di andare in Spagna con 4 kg di coca (e 200 grammi di cannabis) nascosti in delle valige, con la scusa di far revisionare la Ford targata Vaticano. I nostri erano sicuri che con la targa diplomatica nessuno li avrebbe fermati, ma così non è stato.

Sono stati infatti intercettati, domenica 14 settembre 2014, al casello autostradale di Chambery, in Francia dopo poco il confine d’Italia, nei pressi di Lione.  I due sono stati posti in stato di fermo per 48 ore, già prorogato a 96. Dovranno comparire davanti ad un magistrato con l’accusa di traffico di stupefacenti.

Ovviamente la Chiesa ne esce pulita come al solito. Il portavoce vaticano padre Federico Lombardi è stato pronto a smentire totalmente il coinvolgimento del Vaticano, come se potesse fare diversamente:

« Posso affermare che non sono coinvolte persone della Santa Sede, né ovviamente il cardinale Mejia, che è anziano e malato. »

 

ITALIA (Genova)

Arrestato Don Riccardo Seppia, oltre alla classico abuso di minori, si è macchiato anche di uso e spaccio di sostanze stupefacenti, anche in cambio di rapporti sessuali. Da intercettazioni telefoniche sono emersi dialoghi che lasciano poco spazio all’equivoco: “Ho la neve, viene da me, basta portare il solito regalino”. “è tanto che non ti vedo, perchè non vieni a confessarti?” “è un bel ragazzo, me lo sc…”. Questi che avete appena letto sono alcuni degli sms che Don Seppia inviava ai ragazzi. Secondo quanto dichiarato dalle forze dell’ordine li preferiva con “problemi di dipendenza seri” così da poter meglio plasmare le deboli menti degli adolescenti a suo uso e, pare proprio il caso di dirlo, consumo.

Oltre a Don Riccardo ci sarebbero altri 3 indagati, ovvero un commerciante genovese ed un uomo di Milano, molto probabilmente colui che forniva la cocaina al prete, la cui identità non è stata rivelata, e un ex seminarista di 40 anni, indagato per prostituzione minorile in quanto sarebbe stato lui il “procacciatore” di ragazzi tossico dipendi così disperati da concedersi carnalmente al prete.

Secondo le indagini Don Riccardo può aver avuto un aiuto economico dagli ignari genitori, ma certo non avrebbe potuto giustificare richieste di denaro così ingenti. (6.000 euro di spese mensili contro uno stipendio di 1.200)
E più le indagini vanno avanti e viene alla luce la doppia vita del sacerdote, più riesce difficile capire come nessuno in Curia si fosse mai accorto di niente.

 

ITALIA (Milano)

Ci spostiamo verso Carciano, un paese vicino a Stresa sul Lago Maggiore, dove Don Stefano Maria Cavalletti, è stato beccato ad un coca party bello intento a spacciare cocaina.

Don Stefano ha 45 anni, è originario di Monza, ed è stato fermato poco dopo le 23 di giovedì scorso, proprio nel cuore della festa: si trovava in zona Corvetto, a Milano e durante la festa ha tentato di liberarsi della roba dopo che uno degli invitati ha iniziato ad urlare, tanto da allarmare i vicini che hanno chiamato la polizia.

Gli agenti sono riusciti a fermarlo dopo aver trovato nello scarico del bagno non solo la cocaina ma anche brandelli di passaporto: per paura di essere identificato, il prete ha cercato di liberarsi anche dei suoi documenti.

 

 

COLOMBIA

Il Vescovo di San Vicente del Caguán, Luis Augusto Castro Quiroga, ha abbracciato un progetto chiamato “Non di sola coca” che spinge i contadini colombiani a diversificare le coltivazione, senza però abbandonare la coltivazione della coca.

Nella Colombia amazzonica, la Chiesa è unanime: il proibizionismo è sbagliato, coca e cocaina vanno legalizzate e strappate ai circuiti criminali. «Ma da sola la legalizzazione non basta», ammonisce il vescovo Castro. «Dobbiamo far nascere una nuova cultura». Narváez cita l´economista Milton Friedman: «Liberalizziamo la droga e tassiamola. E i proventi investiamoli nell´educare a far tesoro della propria libertà. Della coca conosciamo più di cento usi benefici, a partire da quelli antichissimi degli indios».

Per questo il progetto “Non di sola coca” punta tanto sull´educazione. Nella diocesi di San Vicente sono già nate scuole create su misura per dare competenze agricole di coltivazione della coca ai ragazzi della foresta, perché restino sulle loro terre e resistano non entrino nella guerriglia anti-imperialista (FARC) la quale invece è contro la coltivazione di droghe.

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/7537

 

 

 

 

 

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